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domenica 12 luglio 2026

“La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin” di Emma Cortesi: un intrigante giallo nel quartiere più affascinante di Parigi

La portinaia del 17, Emma Cortesi

“Parigi si svegliava, quella mattina, sotto un cielo indeciso, in bilico tra pioggia e sole. La luce lattiginosa si appoggiava delicata sui tetti, come un velo ancora umido di sogni. Si era in quell’orario incerto tra il torpore della notte e il baccano del giorno, quando anche i clacson sono poco inclini alla protesta e le finestre esitano ad aprirsi.”

Avevo alte aspettative per questo giallo – thriller ambientato in uno dei quartieri più belli di Parigi e posso ora dire che non mi ha per nulla deluso, anzi!

Ma prima ecco un minimo di trama: nel cuore di Montmartre, in rue des Saules, la vita scorre tranquilla in un palazzo signorile e la portinaia, Berthe, sa tutto degli inquilini tutti un po’ strampalati a modo loro. 

Così, quando una mattina Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, Marthe si allarma immediatamente e con l’aiuto del commissario in pensione Lefevre s’introduce nell’appartamento di Gorin dove lo trovano morto. Si tratta di un semplice infarto, lo dimostra anche la posizione, dice il collega di Lefevre ancora in servizio ma con non troppa volontà di andare oltre, ma i due novelli investigatori capiscono che qualcosa non va, è tutto troppo perfetto e su quel tappeto ci sono delle strane macchie. 

Quando poi trovano alcuni vecchi diari e misteriose fotografie realizzano che c’è molto di più e che quell’uomo solitario e sempre cordiale nascondeva un passato tanto affascinante quando doloroso.

“La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin” (Fazi Editore, luglio 2026) è il romanzo di esordio della giovane Emma Cortesi, classe 2001, un bellissimo mistery che ci trasporta in una delle zone più belle e particolari di Parigi, tra i suoi abitanti e le loro abitudini ma senza quei luoghi comuni che spesso e volentieri infastidiscono solamente.

I gialli ambientati in palazzi, condomini, sono sempre affascinanti e quando uno scrittore o una scrittrice riesce, come in questo caso, a delineare dei personaggi così interessanti e a creare una trama degna dei più grandi, allora l’esperienza di lettura è al top. Ancora meglio se le atmosfere e le situazioni ci ricordano quelle di alcuni libri di Georges Simenon. 

“Ma so che il male, quando arriva, non fa rumore. E che a volte basta un’ombra su una porta per farlo entrare.”

Emma Cortesi
A rendere ancora più bello questo romanzo è una storia d’amore tra i palchi dei teatri della
capitale francese nei quali si mescolano libri e arte e subito ci immaginiamo in uno dei caffè storici parigini nel fermento culturale dei primi del Novecento, tra gli artisti più importanti e influenti di quegli anni che il quartiere di Montmartre lo vivevano e riproducevano nelle loro tele e nei loro libri.

Oltre duecento pagine in cui investigare con Berthe e Lefevre, immergersi in un passato parigino tra i più interessanti e misteriosi, con quel tocco di ironia che non guasta mai, e le atmosfere rétro che fanno di questo romanzo una vera e propria dichiarazione d’amore per la città francese.

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martedì 2 giugno 2026

“Ogni passo che fai” di C. L. Taylor: quando la paura ci porta a non avere più fiducia di nessuno


“Dov’è? Era vicinissimo quando gridato: era sicura che avrebbe scoperto il suo nascondiglio. Rimane impietrita, respirando a stento, e tende l’orecchio per percepire lo schianto di un ramoscello o lo scricchiolio di una foglia – o qualcosa, qualsiasi cosa che lo tradisca -, ma non si sente niente, neanche un rumore. Come se anche il bosco trattenesse il respiro e stesse a guardare, in attesa che lui la trovi.”

“Every breath you take / And every move you make / Every bond you break /Every step you take/ I'll be watching you […] Oh, can't you see / You belong to me? / How my poor heart aches / With every step you take?” Così cantavano The Police in “Every Breath You Take” del 1983 e come non pensare a questa canzone leggendo il titolo dell’ultimo romanzo dell’inglese C. L. Taylor, “Ogni passo che fai” (Fazi Editore, collana Darkside, febbraio 2026, traduzione dall’inglese di Giuseppe Marano).

Natalie, Alexandra, Lucy, Bridget e River sono cinque amici londinesi incontratisi per qualcosa che hanno in comune: sono tutti perseguitati da anni da uno stalker. Natalie viene uccisa pochi giorni dopo l’uscita di prigione del suo ex fidanzato e gli altri non sanno come comportarsi.

La tensione è alle stelle e tutto peggiora quando al matrimonio dell’amica i quattro ricevono una corona funebre con una scritta che dice che tra dieci giorni uno di loro morirà. Dieci giorni dopo è proprio il compleanno di Bridget, forse a lasciare il messaggio è stato il suo stalker? L’unica cosa da fare è restare uniti e pianificare un piano per proteggersi a vicenda e provare a rimanere vivi. Qualcosa però non torna, alcuni fatti sono sospetti, forse qualcuno non dice la verità?

“Ogni passo che fai” è un thriller agghiacciante, disturbante e reso ancora più realistico dal fatto che sia tratto da una storia vera accaduta all’autrice.

La tensione non manca mai, la scrittura è scorrevole e le sensazioni che qualcuno stia seguendo i protagonisti diventa sempre più tangibile.

C.L. Taylor
L’intreccio è interessante e ben pensato e grazie ad asso il finale risulta inaspettato e da brividi.

“Ogni passo che fai” è una storia di paura, quella profonda e difficile da scacciare provata dai singoli protagonisti le cui storie ci vengono raccontate per capire come sono arrivati alle situazioni attuali.

A un certo punto le loro storie si intersecano con il rischio di complicare maggiormente il tutto ed è qui che intervengono amicizia, solidarietà e paranoie che hanno origine dal controllo psicologico esercitato sulle vittime.

Un romanzo molto attuale, che fa riflettere, perfetto per gli amanti della suspense e delle storie ricche di colpi di scena dalle quali non ci si riesce a staccare fino all’ultima pagina.

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mercoledì 16 luglio 2025

“Pesca estiva in Lapponia” di Juhani Karila: un luccio, un giallo, un balorso tra stagni e folclore lappone

Pesca estiva in Lapponia, Juhani Karila

“A quel punto, all’altra estremità dello stagno si materializzò Näkki. Sorse dall’acqua lentamente, come un’antica statua rivelata dalla marea. Bello come un dio greco. Elina sapeva che Näkki assumeva sembianze maschili, femminili o androgine a seconda della persona che voleva attrarre. Chiunque commettesse l’errore di guarda i suoi occhi vi si perdeva.”

Elina Ylijaako giovane donna, torna ogni estate nella sua terra di origine ma stavolta ha un unico pensiero: catturare quel luccio, non uno a caso, entro il 18 giugno. Il luccio non abbocca e il tritone Näkki, dio delle acque capace di far innamorare perdutamente chiunque lo guardi negli occhi, è deciso a ostacolare Elina. A complicare la situazione l’arrivo in paese della detective finlandese Janatuinen, che sta indagando proprio sul suo conto e che non è abituata ad un luogo che sembra autogovernarsi.

Ben presto scoprirà che la famiglia Ylijaako non gode affatto di una buona reputazione e decide di accertarsene di persona. A farle compagnia un enorme balorso che la seguirà ovunque andrà. Ma perché Elina vuole catturare a tutti i costi il luccio? Forse ha a che fare con il suo passato? 

La Lapponia orientale è una terra selvaggia, ricca di laghi e paludi, la terra dei sami, di tradizioni antiche, di una mitologia per la quale la natura non doveva essere disturbata o distrutta senza motivo e non sorprende che una storia così originale e divertente venga ambientata proprio qui.

“Pesca estiva in Lapponia” (Fazi Editore, 2025, traduzione di Delfina Sessa) è l’esordio letterario del finlandese Juhani Karila.

Ciò che inizia in modo strano, con questa donna che sta impazzendo per un luccio di stagno, prosegue poi con una storia molto bella che vede Elina silenziosa e solitaria a causa di una storia d’amore non finita come avrebbe sperato. I ricordi rischiano di ammazzarla, così come la maledizione che incombe su di lei ma c’è chi le vuole bene e riceverà aiuti inaspettati tra dei furiosi e accuse più o meno fondate.

“Era maggio, e la neve ancora resisteva nei fossi e ai bordi delle case, dove d’inverno era stata raccolta in grandi cumuli. Intorno a quelle montagnette gorgogliavano senza sosta rivoli e rivoletti d’acqua. I fringuelli cinguettavano sui pini, sui campi imperversavano i chiurli. Dalle grondaie cascavano grosse gocce d’acqua sfavillanti, ma Elina non sapeva ancora che da quel momento in poi lo scorrere dell’acqua e i versi degli uccelli le avrebbero riportato alla mente quei giorni felici.”

Oltre trecento pagine che ci portano nel suggestivo paesaggio lappone, tra leggende e credenze a noi sconosciute. La storia è surreale ma realistici sono i sentimenti della protagonista e la sua adolescenza.

“Figlia insignificante di una casa insignificante. Però è nata nel bel mezzo di un temporale e perdipiù in un punto del pianeta dove le creature fantastiche migravano tra i mondi e facevano volare scintille.”

Juhani Karila
Realismo fantastico, magia e giallo si alternano in un romanzo davvero bello, particolare e divertente. Provate a immaginare una finlandese sempre vissuta in città che finisce in un paese lappone con una specie di grosso orso che la segue persino nella sua piccola utilitaria: già solo questo fa ridere per la sua assurdità.

“Osservò la luce argentea della notte degli spettri
illuminare a poco a poco le pareti e accolse la paura che filtrò nella stanza insieme alla luce, perché la paura era un’alternativa auspicabile al malessere. Senza neppure andare alla finestra sapeva che dall’altra parte c’erano i suoi genitori che guardavano dentro, nella casa che era stata loro.” 
 

Aggiungete una storia d’amore ed un contesto affascinante con una natura rigogliosa e una volta letto non vi scorderete più di questo libro. Anche perché, purtroppo, di scrittori finlandesi tradotti in Italia, ce ne sono ancora troppi pochi. Ma ogni volta è una garanzia di originalità e di umorismo.

“Dall’altro lato della strada, nel piazzale della stazione di servizio, c’era un’anziana con le braccia abbandonate lungo i fianchi che pareva imbambolata. L’agente si domandò per quale motivo in Lapponia si vedessero in giro poche persone alla volta. Come se, per uscire di casa, bisognasse aspettare il proprio turno.”

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lunedì 16 giugno 2025

“Erin. The Beast Player” di di Nahoko Uehashi: dal Giappone un fantasy che incontra folclore e manga

Erin. The Beast Player, Nahoko Uehashi

“Quel pensiero tornò ad affacciarsi alla sua memoria un giorno alle porte dell’estate mentre, appoggiata al recinto del pascolo, osservava le ōjū. A quel punto, Erin aveva capito cosa non le quadrava nelle bestie reali del rifugio: il loro manto era opaco. Il pelo delle ōjū selvatiche brillava di una luce splendente quando volavano contro il sole del mattino: uno splendore stupefacente, che mancava completamente alle bestie in cattività.”

Si può colmare la distanza che separa gli esseri umani dagli animali? È l’amore a unire tutte le forme di vita, o la paura?

Quando si parla di letteratura giapponese non è mai semplice individuare chi si dedica al genere fantasy. Spesso lo si accosta, per parte della sua produzione letteraria, a Banana Yoshimoto, ma il suo è più un connubio tra onirico e trascendentale.

Nahoko Uehashi, invece, classe 1962, scrittrice e antropologia, è diventata famosa proprio per i suoi romanzi e manga fantasy per ragazzi, tra i quali "Erin. The Beast Player" (Fazi Editore, 2025, traduzione di Roberta Lo Cascio) che ha riscosso notevole successo in patria.

Erin vive insieme alla madre Soyon nel villaggio dei custodi del granducato dell’Aruhan. Quest’ultima ha l’importante responsabilità di prendersi cura dei temibili serpenti d’acqua dell’esercito del granduca, i tōda. Accade però che alcuni esemplari muoiono improvvisamente e Soyon viene condannata a morte per non essersene occupata come avrebbe dovuto. Qualcosa non torna nella morte di quegli animali ma non c’è altro da fare, Erin deve scappare e grazie all’ultimo coraggioso gesto della madre riesce a mettersi in salvo.

Approdata sulla remota costa di un lago nel regno di Ryoza, Erin viene accolta da un vecchio apicoltore che le insegna tutto sulle api e sulle ōjū selvatiche, gigantesche e in apparenza pericolosissime creature alate. Erin è una mezzo sangue ma ha un dono e sarà il primo essere umano a creare, grazie anche alle note di un’arpa, un legame speciale con un cucciolo di ōjū.

Il suo rapporto con questi esseri viventi è unico ma tutto ciò la coinvolge in complotti politici che mettono in pericolo lei, chi le sta intorno e le amate creature alate. Dovrà combattere e farsi valere o tutto ciò che ha costruito nella sua giovane vita verrà distrutto.

Nahoko Uehashi
“Erin. The Beast Player”, dalla copertina davvero bella, è una saga fantasy coinvolgente, che si fonde con il romanzo di formazione, il cui centro è il rapporto tra uomo e animali, la volontà da una parte di lasciare libere le creature che sempre lo sono state e il desiderio umano, dall’altra, di domare tutto ciò che ancora non lo è.

Quasi 450 pagine di scoperta di un mondo fantastico con tanti tratti a noi, purtroppo, noti: dal maltrattamento degli animali al razzismo nei confronti di etnie differenti o di persone dalle origini miste.

“Avevano sempre fatto così da che Erin ne aveva memoria, e fino a quel momento non le era sembrata una cosa degna di nota. Ma quel giorno, immersa nella vasca tiepida delle terme deserte, non poté fare a meno di chiedersi come mai la madre avesse sempre scelto di fare il bagno quando non c’era più nessuno in giro. Era come se loro due fossero in qualche modo separate dagli altri abitanti del villaggio.”

Se siete amanti delle saghe fantasy, del Giappone, del suo aspetto folcloristico, degli animali, delle storie che emozionano, questo è il libro che fa per voi!

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giovedì 12 giugno 2025

“La vita contro” di Rita Ragonese e l’amore, perché nessuno si salva da solo

La vita contro, Rita Ragonese

“Umberto se l’è chiesto più volte, in effetti, che cosa li lega, loro due. Perché di legame si tratta, anche se sembrano condividere solo il freddo della macelleria. Qualcosa scorre, tra l’essere di uno e l’essere dell’altro, come proveniente da lontano, come da un nonno in comune ormai morto, mai conosciuto.”

Umberto e Angela non avrebbero mai immaginato prima di potersi incontrare. Lui sta per andare in pensione, è un alcolista, è cresciuto a CEP, un quartiere popolare affacciato sulla laguna di Venezia.

Lei ha da poco superato i venti anni, è appena uscita dal carcere della Giudecca, proveniente da una rispettata famiglia ottusamente cattolica, la cui infanzia è stata scandita dalle ossessioni di un padre bigotto.

Umberto e Angela si incontrano in un supermercato di Mestre dove lui è un burbero e apprezzato macellaio e lei, ospite di una comunità con la speranza di ottenere l’affido di suo figlio Martin, è una stagista proprio in quel reparto.

Lui è stato abbandonato dalla moglie e dal figlio dopo una terribile tragedia accaduta vent’anni prima che non ha mai smesso di tormentarlo; lei ha creduto a Florian, il giovane padre di suo figlio, che l’ha coinvolta in modo attivo e subdolo in una serie di attività criminali.

“Che deboli le persone, a volte basta niente per piegarle. E poi ancora niente per raddrizzarle.”

Come era prevedibile inizialmente Umberto e Angela si scontrano ma sono più vicini di quanto pensano, con due passati diversi all’apparenza ma non nella sostanza, e si ritrovano a proteggersi a vicenda, a scoprirsi con tenerezza e con quella comprensione che da tempo mancava ad entrambi.

Con un finale inaspettato ma intimamente toccante e importante.

“Sale in gola un fremito leggero. Una dolcezza, un senso di pietà. Può anche provare ad ascoltarli, questi piccoli sussulti che increspano il mare di stanchezza in cui galleggia. Tanto, da perdere non c’è più niente. L’assenza è una forma di vita che non può durare.”

Quella che ci regala Rita Ragonese con “La vita contro” (Fazi Editore, 2024) è una favola per adulti in cui un uomo e una donna tentano di ritrovate la propria dignità, il primo in silenzio, senza disturbare, pensa di averlo fatto fin troppo nella sua vita; la seconda con veemenza, trascinata dalla voglia di avere tutto e subito ma senza credere abbastanza in se stessa.

Rita Ragonese
Un romanzo che tocca nel profondo, due personaggi che si fanno sentire e ricordare oltre la lettura, un'ambientazione differente che ci permette di conoscere una realtà poco nota dei dintorni di Venezia e Mestre. 

“Lasciare là Martin e andarsene, che follia. Angela però ci pensa, a come sarebbe: andare via da sola, finalmente liberata da quel fardello che è la maternità.”

Un’immagine di maternità, tra le tante, che esprimono la non meccanicità di tale esperienza.

Una storia difficile che si riempie di speranza e amore, la consapevolezza che nessuno si salva da solo perché siamo esseri sociali e nulla vi è di più importante del supporto reciproco, se sincero, desiderato e voluto.

“Lo amava di amore filiale, perché alla fine qualcuno bisognerà pure amare nella vita. Che se non ami qualcuno non potrai mai capire quando odi qualcun altro.”

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martedì 10 giugno 2025

“Vita nostra. Tentativi ed errori” di Marina e Sergej Djačenko: il capitolo conclusivo della magica duologia

Vita nostra. Tentativi ed errori, Marina e Sergej Djačenko

“Saška respirava con affanno dalla bocca. Non riusciva ad afferrare nessun livello semantico, mentre lo schema tracciato in blu sulla lavagna bianca si snodava, si protraeva, si disponeva nel tempo e nello spazio. L’intreccio dei simboli creava un buco nella realtà che apriva un varco nel mondo del caos, e da quel varco – da quella frattura – spirava un freddo atroce. Proprio nell’istante in cui Saška desiderò allontanarsi, lo schema, come una creatura vivente, percepì la sua presenza. Irruppe nella sua testa come una piovra metallica, ficcandole i tentacoli negli occhi e nelle orecchie, e la sensazione fu talmente netta, talmente fisica, che Saška avrebbe voluto urlare.”

Saška ha superato i tre anni all’Istituto di Tecniche speciali di Torpa, ha affrontato l’esame finale per riconoscersi parte del Grande Discorso, scoprendo di essere una Parola d’ordine.

Il suo ruolo è importante come le era stato predetto e la potenza di questo la potrebbe condurre al sovvertimento dell’ordine delle cose. La giovane ragazza però è stanca e nonostante la voglia di lavorare duramente non sia mai scemata si rende conto di non avere le forze necessarie. Farit, che sa sempre esser convincente, trova il modo per farla tornare a scuola per correggere i propri errori e provare a riecheggiare come parte del Discorso.

Qui ritrova i suoi compagni, scopre accaduti che fino a quel momento ignorava e soprattutto capisce che grazie e a causa dei suoi poteri non può più permettersi di fallire, il prezzo da pagare sarebbe peggiore delle morte e dovrà scegliere se lasciarsi andare o farsi valere e andare fino in fondo, ricordando che nulla può fermare l’amore da lei tanto cercato.

“Vita nostra. Tentativi ed errori” (Fazi Editore, 2024, traduzione di Silvia Carli 2024) è il seguito, e la conclusione, di “Vita nostra” dei coniugi Marina e Sergej Djačenko, originari di Kiev e attualmente residenti in California.

Siamo tornati a Torpa, paesino affascinante ed inquietante al tempo stesso, nessuno pare sapere cosa accado dentro le mura di quella scuola ma noi sì e vogliamo saperne ancora di più.

“Il centro storico di Torpa, per quanto strano, era accogliente e pittoresco. I ciottoli brillavano sotto la luce dei lampioni, le stradine serpeggiavano tortuose e i muri in mattoni ospitavano oscure nicchie misteriose.”

Saška è cresciuta ma ancora non pienamente consapevole del suo potere vaga alla ricerca di qualcosa che forse è amore, forse è solo rivalsa per tutto ciò che ha subito per arrivare fino a lì.

Ancora una volta ci troviamo avvolti da un’aura magica, un mix di avventura e incanto, fantascienza e filosofia; gli scenari sono davvero particolari e la storia è di quelle che fanno pensare e ripensare alla ricerca di un senso logico che in un certo momento ci rendiamo conto non essere fondamentale.

“Le affiorò un sorriso sardonico: cos’era giusto fare, chiarirsi con lui? La persona che aveva dentro imbrogliò la sua volontà da verbo, come una farfalla in un barattolo che finge di essere morta, in attesa che il tappo si sollevi per librarsi verso la libertà con un ultimo sforzo.”

Marina e Sergej Djačenko
Morti e rinascite sono sempre protagoniste ma Saška, e noi con lei, vorrebbe solamente riecheggiare e risuonare. Spesso tutto ciò che accade non ha senso ma affascina ancora di più proprio per questa ragione. 

Saška scopre anche l’amore, forse per la prima volta, e si rende conto di quanto questo possa farla sentire fragile e inconsistente, un po’ come Perelà che, nel romanzo futurista di Palazzeschi, si trasforma in nuvola di fumo dopo una vita complicata.

“Saška si era fermata sulla soglia del salotto. Si sentì a disagio: all’improvviso ebbe paura che il tempo smettesse di nuovo di essere una successione di secondi ma diventasse un odore o un sapore, e temette di perdere i confini del proprio corpo, di sbriciolarsi in polvere o espandersi in nuvole di fumo.”

Definirlo fantasy sarebbe riduttivo, racchiuderlo in un genere vero e proprio non sarebbe corretto, ma vi è tutto ciò che cerchiamo da un romanzo che sia coinvolgente, ricco di suspence, talvolta commovente e senza dubbio indimenticabile.

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martedì 17 dicembre 2024

“Il villaggio perduto” di Camilla Sten: brividi ed orrore alla ricerca di un passato misteriosamente occultato

Il villaggio perduto, Camilla Sten

“Un suono mi sale in gola. Porto la mano alla bocca per soffocarlo. Una risata folle mi graffia e mi lacera il petto, tentando di farsi strada tra le dita. Ho paura di quello che potrà succedere se tolgo la mano. Se la lascio uscire.”

Alice Lindstedt è una giovane regista di documentari precaria convinta che quella storia che da sempre la ossessiona possa essere la via per il successo.

Nell’estate del 1959 il piccolo villaggio minerario di Silvertjärn è stato teatro di un evento inspiegabile: i suoi novecento abitanti sono svaniti nel nulla, lasciandosi dietro soltanto una città fantasma, il cadavere di una donna lapidata nella piazza del paese e una neonata di pochi giorni abbandonata sui banchi della scuola. 

Nonostante le indagini e le perlustrazioni a tappeto della polizia, non si è mai trovata alcuna traccia dei residenti, né alcun indizio sul loro destino. La nonna di Alice viveva nel villaggio, e tutta la sua famiglia è scomparsa insieme a loro. 

Le domande senza risposta sono troppe, e Alice decide di realizzare un documentario per ricostruire ciò̀ che è realmente accaduto. Raggruppa una troupe di amici fidati, o presunti tali, e si reca sul posto per i primi sopralluoghi: ben presto capiranno che non tornare indietro sarà più complicato di quanto avrebbero mai immaginato.

“Il villaggio perduto” (Fazi Editore, luglio 2024, traduzione Giuseppe Marano) è il coinvolgente thriller di Camilla Sten, autrice svedese classe 1992, figlia della famosa scrittrice di gialli Viveca Sten.

Una storia che parte con un mistero per sfociare poi in una serie di vicende terrificanti che ci accompagnano in un crescendo di tensione all’interno delle case diroccate di questo piccolo villaggio abbandonato la cui storia surreale nasconde un passato spaventoso.

Un inizio alla The Blair Witch Project che vira presto verso uno scenario inquietante con quel legame con il reale e vicende del passato che aiuta a rendere il tutto più credibile e veritiero.

“Eccola, finalmente. Ecco la svolta che stavo cercando. Uno scoop incredibile. Solo che non avrei mai potuto immaginare quale sarebbe stato il prezzo da pagare.”

Camilla Sten
Trecentosessanta pagine durante le quali è difficile staccarsi, attirati dalla narrativa della scrittrice, dalla tensione crescente che ci conduce in uno scenario dal fascino macabro.

Quando tra i libri ritroviamo l’orrore della vita reale e quotidiana non possiamo non pensare a Stephen King e questa storia lo ricorda tanto, con in più l’atmosfera scandinava che già di per sé risulta cupa ed affascinante al tempo stesso.

“Sente il rumore già quando superano la schiera di case. È un rumore orribile, come di un animale che soffra di un dolore insostenibile. È un mugghio sordo che non sembra poter giungere da una gola umana.”

Il romanzo perfetto per questo freddo periodo dell’anno e per un regalo di Natale sentito e da brividi. 

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domenica 27 ottobre 2024

“Inseparabili” di Michael Robotham: un nuovo caso per lo psicologo forense Cyrus Haven

Inseparabili, Michael Robotham

“Se potessi raccontarvi una sola cosa di mio fratello, sarebbe questa: due giorno dopo il suo diciannovesimo compleanno ha ucciso i nostri genitori e le nostre sorelle gemelle, perché sentiva delle voci nella testa.”

Vent’anni fa il fratello di Cyrus Haven ha ucciso i loro genitori e le due sorelle gemelle e ora Elias sta per uscire dall’ospedale psichiatrico dove è rimasto recluso per tutti quegli anni. Cyrus lo aiuterà a far parte nuovamente della società ma i dubbi sono tanti e nonostante il tempo trascorso non è semplice dimenticare quanto accaduto: riuscirà a fidarsi di quel fratello che è ormai diventato uno sconosciuto? Ed Evie, che ora vive stabilmente a casa di Cyrus e che non ha perso il dono di capire quando le persone mentono, come prenderà questa convivenza?

Nel frattempo, Cyrus, psicologo forense, viene convocato per un misterioso duplice omicidio; un pensionato è stato ucciso nel suo appartamento e pochi giorni dopo anche la figlia viene trovata morta in un canale, legata in modo molto particolare e con la testa rasata. Chi è stato? E per quale motivo? Si tratta di un sadico o c’è dietro qualcosa d’altro?

Evie dovrà imparare a vivere nel mondo reale, mentre Cyrus dovrà scavare nel profondo di se stesso per non ricadere in quel dolore con il quale forse non si è ancora abituato a convivere veramente.

“Inseparabili” (Fazi Editore, settembre 2024, traduzione di Giuseppe Marano) è il terzo capitolo della serie con Cyrus Haven, dopo “Brava ragazza, cattiva ragazza” (aprile 2022) e “La ragazza cheviene dal buio” (novembre 2022).

“Lo psicanalista Jung ha coniato il termine ‘sincronicità’ per descrivere avvenimenti che sembrano più di una semplice coincidenza. Li abbiamo vissuti tutti. Pensiamo a qualcuno che non vediamo e non sentiamo da anni e all’improvviso squilla il telefono, oppure lo incontriamo per caso al supermercato, o veniamo a sapere che è morto o sta male. Spesso attribuiamo a questi eventi un significato particolare, come se esulassero dal rapporto di casualità. È il motivo per cui alcuni credono in Dio o nei segni zodiacali, o che il nostro destino sia predeterminato.”

Cyrus ed Evie sono più uniti che mai e lui non desidera altro che guidarla verso qualcosa di simile alla normalità. Un intento non semplice per uno psicologo forense con un nuovo inquietante caso ed un fratello paziente psichiatrico da gestire.

Entrambi hanno un passato terribile alle spalle e lottano per dimenticarlo o se non altro per imparare a convivere con quei traumi che hanno identificato le loro esistenze per troppo tempo.

“La gente pensa che gli eventi traumatici debbano essere messi in tavola come un mazzo di carte da dividere per seme o per figure uguali, perché sembri tutto ordinato e preciso. Io invece voglio mischiare il mazzo e dare le carte di nuovo. Non voglio una ‘conclusione’, voglio un’altra mano.”

Michael Robotham
In questo terzo capitolo la figura di Evie, giovane ragazza che solo ora sta vivendo una sorta di adolescenza, emerge come mai prima, con tutte le sue paure, con la tenerezza di chi prende consapevolezza solo ora del suo corpo, di come gli altri potrebbero percepirlo e non ancora conscia della sua bellezza.

“Il sacchetto di carta è rimasto nello spazio tra i sedili in fondo, in attesa di una proprietaria migliore. Qualcuna che può apparire bella esteriormente senza sentirsi brutta dentro.”

Ogni trama di questa serie è solida e coinvolgente e anche stavolta Robotham non delude e ci trascina nelle sue indagini e nei suoi timori con un finale che ci fa tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora.

Un romanzo veloce, trascinante, ben congegnato, trame e storie che si incrociano ma che riescono magistralmente a mantenere il giusto equilibrio.

Se si ama il genere, il thriller psicologico, Michael Robotham è lo scrittore con il quale si sa di andare sempre sul sicuro, con quel giusto dosaggio di tensione sempre in crescendo, di violenza, di indizi seminati un po’ ovunque, di atmosfere cupe e misteriose e di sentimenti profondi.

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mercoledì 24 luglio 2024

“Sirene” di Emilia Hart: dall’Australia la storia di quattro donne che non potranno mai essere separate

Sirene, Emilia Hart

“La cosa strana era che anche gli altri sembravano evitarla: i suoi compagni di corso si ritraevano al suo passaggio, mormorando tra di loro; un Mar Rosso di pettegolezzi. Lucy aveva pensato che fosse perché tutti sapevano di lei e Ben, che erano una coppia o che lo stavano diventando. Si era permessa di provare un pizzico di orgoglio. Quanto si era sbagliata.”

2019. Lucy si sveglia di soprassalto, si trova nella stanza del suo ex ragazzo e sta tentando di strangolarlo. Non ricorda il motivo per il quale si trova lì e terrorizzata decide di allontanarsi dal campus universitario e di rifugiarsi dalla sorella Jess che spera possa aiutarla a capire il sogno che da qualche tempo popola le sue notti: la scena vivida e inquietante di due sorelle che stanno naufragando.

Jess però non è a casa e Lucy non capisce perché abbia deciso di trasferirsi in quella cittadina di cui si parla perfino nei podcast su casi di uomini scomparsi improvvisamente e il panico aumenta quando inizia a sentire voci femminili tra le onde.

Ma oltre al presente c’è anche il passato: nel 1800 le sorelle Mary ed Eliza dall’Irlanda vennero imbarcate su una nave diretta in Australia, insieme ad altre donne tacciate delle colpe più assurde. Il viaggio fu straziante e con l’avanzare dei giorni le due ragazze iniziarono a notare degli strani cambiamenti nei loro corpi, fino al giorno del naufragio.  

Cosa unisce queste donne? Si tratta di una fantasia o forse qualcosa di reale è accaduto e sta per accadere nuovamente?

“Sirene” (Fazi Editore, luglio 2024, traduzione di Enrica Budetta) è il secondo romanzo dell’australiana Emilia Hart dopo il bellissimo "Weyward" pubblicato sempre dalla Fazi esattamente un anno fa.

“Aveva chiesto a Lucy di fare una scelta. A volte, però, non c’è scelta. C’è soltanto amore.”

Ancora una volta veniamo catapultati in un mondo di donne che lottano per la loro indipendenza, per fuggire da un patriarcato che tenta da sempre di soffocarle.

Ma le voci di chi lotta non possono essere soffocate ed è questo che rende il romanzo così attuale e intenso: pensate solo a quanto spesso sentiamo parlare di abusi all’interno delle mura scolastiche o di violazione della privacy in riferimento, tra le altre cose, alla diffusione di immagini senza consenso.

Sono storie che si ripetono da secoli e che in “Sirene” si mescolano alla cultura millenaria degli aborigeni australiani e alla storia dell’Australia che venne adoperata come enorme colonia penale per i detenuti europei.

“Come tutti gli australiani, conosce già le informazioni basilari: i criminali britannici e irlandesi vennero esiliati in Australia, che all’epoca era solo un pugno di colonie. Sa di Arthur Phillip e della Prima Flotta, le undici navi che approdarono a Botany Bay il 26 gennaio del 1788, distruggendo le popolazioni indigene che prosperavano in quei luoghi da millenni.”

Quasi quattrocento pagine appassionanti con quel tocco di magia finalizzato a raccontare le storie delle quattro donne, alle quali se ne aggiungono delle altre, alla ricerca di una qualche giustizia e di una parvenza di serenità per le loro esistenze.

Emilia Hart

“La direttrice non aveva voluto accettare ciò che Ben aveva fatto a Lucy o magari l’idea che innumerevoli altri giovani uomini – persino, forse, il suo stesso figlio – potessero essere capaci di fare la stessa cosa. Era una realtà troppo sgradevole, troppo spaventosa, e così aveva voltato la testa dall’altra parte.”

I colpi di scena non mancano e la scrittura di Emilia Hart ci trascina, come una marea, dall’inizio alla fine tenendoci per mano e chiedendoci di avere coraggio per unirci ad una storia che può apparire in parte fantastica ma che in fondo, riguarda semplicemente tutte noi.

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martedì 25 giugno 2024

“L’amore è un fiume” di Carla Madeira: lo spiazzante esordio letterario della scrittrice brasiliana

L'amore è un fiume, Carla Madeira

“Se c’è qualcosa che non manca al mondo è la gente destinata a non incontrarsi mai. Si nasce in paesi lontani e non ci si incrocia nemmeno per caso. Un vero spreco. Chissà quanti incontri destinati a non verificarsi mai si sarebbero rivelati travolgenti. Per affinità, per improbabile attrazione, per i casi della vita, per qualche reagente occulto, chi può dirlo? Quanto amore perduto in queste asincronie.” 
Venâncio e Dalva sono sposati e si amano in modo profondo e totale e sono l’invidia di chiunque li osservi. La loro unione va oltre ogni legame terreno e sembrerebbe che nulla possa turbarli. 

Così non sarà a causa di un qualcosa che stravolgerà completamente e in maniera devastante il loro equilibrio. 

In questo non-equilibrio si insinua Lucy, prostituta dal passato complicato, orgogliosa del suo lavoro e del suo essere desiderabile e desiderata. Nessuno può dirle di no e nessuno lo aveva mai fatto prima di Venâncio che arriva, si trascina la prima prostituta che trova e ignora Lucy accendendo in lei una passione incontenibile. Il giorno in cui lei otterrà ciò che voleva arriverà ma sarà ben diverso da come immaginava e sarà lui a volerlo. 

“L’amore è un fiume” (Fazi Editore, traduzione di Daniele Petruccioli, da oggi, venticinque giugno, in tutte le librerie fisiche virtuali, è il romanzo di Carla Madeira, classe 1964, divenuta il nuovo fenomeno della letteratura brasiliana. Un libro veramente forte, spiazzante, commovente e capace di far riflettere travalicando tutti i concetti di morale. 

“Perdere l’amore è un annottare interno, una memoria del corpo evocata dal tramonto, che tinge di rosso il cielo. Per chi rimane solo, dopo avere amato, l’arrivo della sera è intollerabile.” 

Dalva e Lucy, apparentemente così diverse, combattono contro una realtà patriarcale e si ritrovano più vicine di quanto avrebbero mai immaginato. 

È una storia di donne, di uomini sbagliati, di coraggio, di violenza, di lotta e di crescita. Una climx di emozioni e fatti che non possono non disorientare portandoci a giudicare qualcosa che va soppesato con attenzione. 

Ci si ama, ci si odia e ci si perdona ma in quale ordine e con quali motivazioni? 

“Si chiese se una donna abbia il diritto di perdonare l’uomo che la prende a botte. Non trovò risposta, forse non c’era.” 

Carla Madeira dà il meglio di sé in questo suo romanzo d’esordio dalla scrittura riconoscibile,
Carla Madeira

delicata e forte al tempo stesso, senza fronzoli e con immagini e parole dirette. Una vertigine che culmina in un fatto sconvolgente, da brividi. 

Dall’amore si passa a qualcosa difficilmente descrivibile per terminare poi con un finale che tenta di rimediare al peggio e che lascia a noi il compito di trovare possibili scenari futuri che possano essere adeguati. 

Come dice il titolo “L’amore è un fiume” e come tutti i fiumi può essere cheto ma anche imprevedibile e straripare improvvisamente e senza avvertimento. 

“L’amore, quando nasce forte, ha fretta di diventare eterno. Non considera di essere fatto di carne madida. Quei due presero a vivere il loro desiderio impreparati a qualunque limite, badavano sempre meno alle regole, agli altri, all’obbligo della compunzione. Gli interessava solo la vertigine. E si sa, ignorare il resto del mondo dà noia al mondo, così incapace di sopportare una dose troppo abbondante di felicità.”
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domenica 25 febbraio 2024

“La mia Ingeborg” di Tore Rengberg: dalla Norvegia un’oscura storia familiare

La mia Ingeborg, Tore Rengberg

“L’amavo in maniera totale, come nessun altro uomo ha mai amato una donna e maledico le forze demoniache che me l’hanno portata via.”

Sono ormai trascorsi anni dalla scomparsa di Ingeborg, un giorno il marito, Tollak, tornò a casa e non la trovò. La cercarono tutti per i boschi che lei attraversava durante le lunghe camminate ma nessuna traccia fu trovata. 

“La mia Ingeborg” (Fazi Editore, febbraio 2024, traduzione di Margherita Podestà Heir) è il lungo racconto di Tollak che finalmente ha deciso di parlare e di far sapere ai suoi figli, ora lontani da casa dopo un’infanzia complicata, e al mondo cosa è accaduto realmente.

Un uomo ormai vecchio e solo che trovava il suo equilibro in quella moglie tanto desiderata e amata, nonostante la rabbia e il disprezzo nei confronti degli altri e di quel mondo che non è più come lo conosceva lui.

Quella che leggiamo è tutta la verità o solamente la sua? E chi in realtà Oddo, accolto da quella famiglia in seguito all’abbandono da parte della madre, lo scemo del villaggio, l’unico che è rimasto con Tollak?

Una storia oscura, un personaggio complesso e distruttivo, un thriller non-thriller che fa riflettere, disgustare e fortemente attuale.

“All’improvviso era arrivato il periodo buio. Si era insinuato come fa la bruma notturna quando cala sui campi.”

Una lettura trascinante, a tratti inquietante, a tratti toccante, impossibile ad un certo punto non chiedersi se siamo più interessati a scoprire che fine ha fatto Ingeborg o alle tenebre che dominano pensieri e azioni di Tollak.

Tore Rengberg
Un uomo testardo, a momenti sensibile, un padre inesistente ed una famiglia che a fatica può essere definita tale.

“Novembre era agli sgoccioli. Mi ero diretto verso la lampada, quella che Ingeborg accendeva sempre dopo cena, quella sotto cui sedeva tutti i giorni, con i suoi libri, i suoi giornali, era una donna che leggeva.”

Redenzione o desiderio di essere protagonista ancora una volta, per l’ultima volta, in quella che nasce come storia d’amore e si trasforma in inferno?

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, “La mia Ingeborg” spiazza e colpisce per la forza della scrittura e la potenza del linguaggio adoperato. 

In poche parole, terribile e bellissimo.

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martedì 13 febbraio 2024

“L’aria innocente dell’estate” di Melissa Harrison: la nostalgia del passato e la crudeltà del presente

L'aria innocente dell'estate, Melissa Harrison

“Ero una strana bambina, ora lo capisco; di sicuro secondo i flemmatici, pratici criteri delle famiglie di agricoltori della zona. Preferivo la compagnia dei libri a quella dei miei coetanei e venivo spesso rimproverata dai miei genitori perché abbandonavo i doveri a metà, distratta dal mondo più ricco e fervido della mia mente.”

Inghilterra, primi anni Trenta. Edith ha quattordici anni e vive con la sua famiglia in una fattoria nella quale il lavoro non manca mai per nessuno. Il paesaggio è quello rurale che affascina da sempre ma la gente non se la passa troppo bene, impoverita dalla recente Grande Guerra e dalla Grande depressione. 

La quotidianità ben consolidata viene però turbata dall’arrivo di Constance FitzAllen, giornalista di Londra giunta in paese per scrivere sugli usi e costumi dei contadini del luogo. 

Edith, che si è sempre sentita diversa dagli altri e che da sempre preferisce la compagnia dei libri ai giochi, è subito affascinata da questa donna che indossa i pantaloni e che svolge un lavoro solitamente svolto da uomini. Solo con il tempo si renderà conto che Constance, che lei considerava una mentore, non è come lei pensava e sta provando a diffondere le sue idee politiche, portate lì da Londra, che potrebbero essere molto pericolose e danneggiare il piccolo villaggio.

Il tempo del raccolto si avvicina, le pressioni sono tante per tutti e in particolare per Edith, comprendere cosa fare e con chi schierarsi non sarà semplice e basterà poco perché tutto precipiti improvvisamente.

“L’aria innocente dell’estate” (Fazi Editore, 2023, traduzione di Stefano Bortolussi) è il primo romanzo tradotto in Italia della scrittrice britannica Melissa Harrison, classe 1975.

Un vero e proprio capolavoro, l’immagine di un mondo arcaico e patriarcale, l’incontro tra ciò che fu e ciò che ora è, con la paura del nuovo visto con gli occhi della giovane protagonista e con quella dei genitori e degli abitanti del paese.

“È difficile immaginare, quando stai crescendo, che il mondo potrebbe essere diverso da come lo vedi, poiché la normalità ammonta a ciò che sperimenti per la prima volta, e solo il passare del tempo ti fa capire che la tua infanzia avrebbe potuto essere diversa da quello che è stata.”

I dettagli, le descrizioni dei paesaggi che incontrano pensieri e speranze di Edith, sono affascinanti e vividi, pregni di libertà e tormento, di natura incontaminata minacciata dall’avvicinarsi delle città.

“L’aria innocente dell’estate” è la visione di un mondo scandito dai ritmi della campagna accompagnata dai grandi temi di quel periodo storico inglese: la divisione in classi sociali, il patriarcato, le tradizioni contadine, gli ideali politici che si credevano potessero rivoluzionare ogni cosa.

“È inutile che una donna si arrabbi, bambina mia. Non cambia nulla, oppure cambia tutto. E nessuna delle due cose va bene.”

Melissa Harrison

Melissa Harrison è forse nata nell’epoca sbagliata perché in lei, nella sua scrittura e nelle sue storie, c’è così tanto di autori come Thomas Hardy o Charlotte Brontë.

Una narrazione netta e delicata al tempo stesso, protagonisti ben delineati che contribuiscono, ognuno a modo proprio, a mostrarne la realtà, i luoghi e la quotidianità.

Ed un finale potente e spiazzante che davvero non ci saremo mai aspettate.

“Ora mi rendo conto che erano gli ultimi vittoriani, che abitavano un mondo ormai scomparso da tempo, e che visitandoli si godeva di una tregua momentanea dalle ansie dell’età moderna, da quella sensazione sotterranea che in quegli anni tormentava tutti, me compresa: la percezione che le cose stessero andando velocemente nella direzione sbagliata.”

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