“Si chiede ancora una volta se sta agendo nel modo migliore. Tutto questo, tutto quanto. Forse chiamare il loro figlio con un nome diverso sarebbe una liberazione. Non all’inizio, magari, ma in seguito.”
“Cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa,
anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso odore soave.” – scriveva
William Shakespeare in “Romeo e Giulietta” – ma varrà anche per i nomi che
diamo ai nostri figli e le nostre figlie?
È una notte di tempesta quella in cui nasce il secondo
figlio di Cora.
È felice di poterlo finalmente vedere, toccare e cullare ma sa
che a questa felicità seguirà presto una scelta per lei difficile, quella del
nome da dare al bambino. Sarebbe semplice accettare l’imposizione del marito
che vorrebbe che il figlio si chiamasse Gordon come lui, come suo padre e come
tutti i maschi della famiglia ma Cora sente che non è la scelta giusta e che
questo potrebbe irrimediabilmente influenzarne l’intera esistenza.
Pensa che
potrebbe chiamarlo Julian, il cui significato è Padre del cielo, forse in
questo modo il padre si sentirebbe celebrato, oppure Bear come vorrebbe la
sorella Maia, un nome tenero e forte al tempo stesso.
Cora si reca quindi all’anagrafe e ci vengono mostrati
tre scenari: uno per ogni nome. Le vite del bambino saranno differenti a
seconda del nome scelto, ma lo saranno anche quelle della madre, che dovrà
subire le reazioni del marito, e della sorella spettatrice inerme.
“Tre nomi” (Garzanti, febbraio 2026, traduzione di
Federica Merati) è l’esordio letterario di Florence Knapp”, londinese, che con
questo romanzo ha conquistato le classifiche inglesi e le case editrici di
mezzo mondo.
Solitamente diffido dei libri in alto nelle
classifiche ma questa volta ho sentito che non potevo non leggerlo perché tutte
e tutti abbiamo un nome che è stato scelto per noi e che tante volte non ci
piace o non ci fa sentire a nostro agio o che perfino decidiamo di modificare
all’occorrenza.
“Questa certezza, tuttavia, non le risparmia continue
diatribe con se stessa: basti pensare a tutte le volte in cui ha contemplato la
possibilità che un nome potesse aver influenzato il corso della vita di una
persona.”
Un nome può essere una condanna, tanto più se deciso,
o meglio imposto - nessuno appena nate o nati ci chiede quale nome desideriamo - da
un genitore per il quale si nutrono
Florence Knapp
sentimenti contrastanti.
Ed è così che la Knapp ci regala una storia di dolore,
di perdita ma anche rinascita.
Una storia che ci porta a riflettere su tanti temi,
l’amore, il non amore, la fratellanza e la sorellanza, il rapporto tra figli e
genitori.
“Tre nomi” scorre sotto i nostri occhi (o tra le
nostre orecchie nel caso di audiolibro) con potenza e tenerezza, un romanzo
molto bello, molto attuale, in tanti momenti irrimediabilmente toccante e
impossibile da dimenticare.
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