mercoledì 26 luglio 2017

“Il dolore del tiglio” di Laura Scanu: quando l’amore si trasforma in violenza, sofferenza e morte

Il dolore del tiglio, Laura Scanu
“Le mie gambe flesse una sull’altra, il vestito leggero appiccicato sulla coscia nuda, un rivolo di sangue che mi attraversa il collo e bagna la schiena. Sono una donna piacente, ben curata, i lineamenti mi conferiscono un alone di dolcezza, gli orecchini mi impreziosiscono l’ovale del viso, ma il rossetto, ora sbavato, impronta una smorfia di dolore sul mio volto. Una fessura nel cranio lascia uscire liberi tutti i miei pensieri, anche quelli più intimi; i miei segreti sembrano catapultati fuori con la materia e col sangue depositandosi ovunque. Una nuvola improvvisa oscura il cielo sopra di me: mi sembra quasi di toccarla, la sento leggere, leggera: ha il profumo del tiglio.”
Tre parti, tre diversi livelli di cognizione. Una sola donna ed un solo aguzzino. Questi sono i protagonisti de “Il dolore del tiglio” (David and Matthaus Edizioni, 2016), l’ultima opera di Laura Scanu, scrittrice originaria di Todi oggi cittadina di Magliano Sabina dove insegna.

La conobbi anni fa con “Prima che cali il silenzio” (Laura Capone Editore, 2012), storia di un marito, di un padre, di un pedofilo. Uno scritto forte, dall'intento divulgativo, che ha girato mezza Italia. 

La stessa forza comunicativa l’ho ritrovata ne “Il dolore del tiglio” storia di una donna, una tra le tante, purtroppo, vittima di violenza domestica. Lucilla si è sposata giovane con un uomo più grande di lei e le è bastato poco per innamorarsene, nonostante i pareri negativi della madre e la strana evoluzione del loro rapporto. Lui non la rispetta ma lei si colpevolizza di ciò ed è così faticoso comprendere che un amore simile è malato e che la fuga è l’unica via di uscita.

Il dolore non dovrebbe fare parte della vita di nessuno e tantomeno ci si dovrebbero addossare colpe che non appartengono a noi.

Laura Scanu
“Ho ripetuto a me stessa che in fondo era successo una sola volta, e che poi era anche un po’ colpa mia, dovevo soltanto capire come provare a migliorare il mio modo di fare e tutto sarebbe tornato come se niente fosse successo.”

La solitudine è la grande paura di Lucilla, quel sentimento che può attanagliare l’esistenza di chiunque: ma esiste isolamento maggiore di quello scaturito da una convivenza con una persona che viene da noi solamente per sfogarsi con atti di violenza, fisica o psicologica che sia?

“Il dolore del tiglio” è così attuale, in una società, non solamente italiana, in cui la cronaca nera ci riporta quotidianamente notizie riguardanti omicidi di donne da parte di uomini che hanno trovato come unico mezzo di non-comunicazione la violenza.

È anche la speranza di riuscire a creare una nuova coscienza nelle donne, negli uomini, in ogni individuo. Le parole sono importanti, così come lo sono i fatti.


E il girovagare in Italia di Laura Scanu, per la quale scrivere è un vero e proprio impegno civico, è perciò ancora più importante, per sensibilizzare le persone e diffondere una nuova cultura. 

Così come l’azione dell’Associazione Be Free, autrice di un’importante e significativa prefazione. 

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sabato 22 luglio 2017

“La vita in due” di Nicholas Sparks: la bellissima storia d’amore tra un padre e una figlia

La vita in due, Nicholas Sparks
“È proprio questo il problema. Quando cominci ad analizzare cosa è andato storto, o più precisamente dove tu hai imboccato la strada sbagliata, è un po’ come sbucciare una cipolla. C’è sempre uno strato successivo, un errore commesso nel passato o un ricordo imbarazzante che emerge e ti riporta ancora più indietro nel tempo alla ricerca della verità ultima. A questo punto della mia vita ho smesso di cercare di capire: ciò che adesso conta veramente è non commettere di nuovo gli stessi errori.”
Russell ha 34 anni, una bella casa in una città del North Carolina, una moglie dal carattere forte e una splendida bambina di nome London. Tutto era andato come aveva sempre immaginato fino a quando lui non decide di licenziarsi dal lavoro e mettersi in proprio e la moglie Vivian riprende a lavorare. Sono sufficienti pochi mesi per ritrovarsi con una vita stravolta e solo con la sua London. 

Il primo periodo è terribile ma con il tempo Russ riesce a reinventarsi e a scoprire delle doti inaspettate. Lui e la figlia si avvicineranno come mai prima e il loro diventerà un rapporto bellissimo, con anche l’aiuto dei genitori di lui e della sorella Marge, suo punto di riferimento di una vita.

Da tempo non leggevo un libro di Nicholas Sparks e questa volta, notando l’uscita del nuovo romanzo, “La vita in due” (Sperling & Kupfer, luglio 2017) mi sono detta: perché no! 

Inizialmente non mi era chiaro dove l’autore volesse arrivare, con questa visione di una madre che si distacca dalla figlia in maniera così netta ed un padre disorientato e apparentemente incapace di rifarsi una vita. Poi però si va avanti e, sebbene alcuni parti iniziali (delle riflessioni prima di ogni capitolo uniti a flashback della vita del protagonista) le avrei evitate, ci si immerge completamente nella storia, un po’ perché la situazione risulta coinvolgente e perché nasce la curiosità su ciò che accadrà.

Nicholas Sparks
“E comunque era pazzesco. Che importanza aveva che London fosse corsa da me dopo essere stata punta? Io non mi sarei offeso se fosse andata da Vivian; le coppie felicemente sposate non si abbassano a meschine lotte di potere. Vivian e io eravamo una squadra. Giusto?”

I sentimenti non mancano neppure stavolta e neppure le sofferenze

Verso la fine le pagine si tingono di tristezza e alcune scene strazianti restano ben impresse nel lettore.

Nonostante tutto prevalgono una sensazione di speranza e la consapevolezza che anche un padre, se dotato di sufficiente volontà, e andando oltre i soliti luoghi comuni, può tranquillamente crescere ed occuparsi di un figlio quanto una madre.

Forse le oltre cinquecento pagine potevano essere ridotte ma dopotutto la lettura risulta scorrevole, come quasi sempre capita con Sparks, e se avete voglia di una lettura (parzialmente) leggera allora è il libro che fa per voi. 

Forse manca la solita storia d’amore coinvolgente e passionale ma se non altro non ci si annoia e ci si ritrova con qualcosa di differente dal suo solito.

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sabato 15 luglio 2017

“Prima che sia domani” di Clare Swatman: cosa faremo se potessimo riavvolgere il tempo e cambiare il passato?

Prima che sia domani, Clare Swatman
“Sono passati soltanto dieci giorni e fa così male che Zoe si stupisce di riuscire ancora a respirare. Un singhiozzo le squassa il petto, le scappa dalla bocca; lei si copre con una mano, cercando di ricomporsi. Sua madre le stringe l’altra mano ancora più forte. E poi inizia la cerimonia. Zoe rimane immobile, gli occhi asciutti, mentre il celebrante pronuncia parole gentili su suo marito.”
Davo un’occhiata alle nuove uscite quando, qualche giorno fa, mi sono imbattuta in questo libro dalla copertina davvero bella. Bella anche la trama e avendo voglia di leggere qualcosa di leggero mi ci sono immersa immediatamente.

Comincia subito con l’incidente di Ed, investito mentre andava in bicicletta. La disperazione della moglie, Zoe, è immensa ed è accentuata dal fatto di non avergli potuto dire tante cose e non essersi saluta in maniera adeguata. La loro è una storia lunga, iniziata il primo giorno di università e mai veramente interrotta. 

Un amore profondo che li ha portati a superare innumerevoli difficoltà. Ma ultimamente le cose non andavano per nulla bene e Zoe vorrebbe solo poter tornare indietro nel tempo e rimediare. 

Ormai è troppo tardi, o così pensa, perché alcuni giorni dopo il funerale accade qualcosa di inaspettato e incredibile e, forse, qualcosa si può ancora fare.


“Prima che sia domani” (Mondadori, maggio 2017, traduzione di Enrica Budetta) è il primo romanzo di Clare Swatman, giornalista inglese che ha ottenuto un grande successo in ogni parte del mondo grazie alla storia d’amore tra Zoe e Ed.

La trama non è sicuramente tra le più originali e avevo un po’ paura di ritrovarmi in qualcosa di sdolcinato e letto e riletto.

È stato così solamente in parte. “Prima che sia domani” è un lungo flashback nel quale si rivive il passato di Zoe, con Ed co-protagonista, dal loro primo incontro all'innamoramento, dal ritrovo anni
Clare Swatman
dopo alla vita insieme.

La cosa interessante è senza dubbio comprendere come le cose andarono una prima volta e come Zoe tenta di modificare ciò che lei ritiene di aver sbagliato

Personalmente non ho amato troppo il tono fatalista e avrei preferito ci fosse un po’ più di pathos, ma devo dire che si tratta di un romanzo che si legge con rapidità ed è difficile staccarsi dalle sue pagine una volta iniziato.

In definitiva un libro carino, adatto all'estate e senza troppe pretese, dal finale colmo di speranza


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venerdì 7 luglio 2017

“Stazione di Baranovitch. Tre racconti ferroviari” di Shalom Aleichem: un viaggio in treno tra speranze, umorismo e luoghi lontani

Stazione di Baranovitch, Shalom Aleichem
“Alcuni presero a dire che una storia del genere era accaduta anche da loro. Cioè, non proprio quella, ma una che si era sviluppata allo stesso modo. E insistettero per raccontare la loro vicenda, tanto che nella carrozza sembrava di essere a una fiera. Almeno finché non torno l’uomo di Kamink: a quel punto tutto tacque. La folla si strinse, gli uni vicini agli altri, quasi a formare una parete. E tutti ripresero ad ascoltare la storia dell’uomo di Kamink con attenzione.”
Tre racconti, tante storie di altrettanti uomini e donne alle prese con le vicissitudini della vita. Il luogo di incontro, involontario, ma forse non troppo, e fortemente significativo, è un treno. Uno di quelli antichi, con la divisione in classi e le persone che si incontrano, parlano e raccontano storie

Immaginate se questi viaggiatori e narratori sono poi degli ebrei! Non possono nascerne che incredibili storie dai finali imprevedibili e dal classico umorismo ebraico, il Witz, così conosciuto ma sempre così nuovo e differente da autore ad autore.

E ancora più se parliamo di Shalom Aleichem, pseudonimo (il cui significato è ‘la pace sia con voi) dello scrittore e drammaturgo Shalom Rabinowitz, nientedimeno che uno dei fondatori della letteratura yiddish e tra i suoi maggiori umoristi. Lui in prima persona fu un viaggiatore instancabile, in continuo girovagare tra Ucraina, patria di origine, Svizzera e Stati Uniti d’America. Lo fu anche dal punto di vista letterario, tra novelle, monologhi, storie per ragazzi, testi teatrali e romanzi.

In “Stazione di Baranovitch. Tre racconti ferroviari” (EDB, Edizioni Dehoniane Bologna, 2017, a cura di Daniela Leoni) ci imbattiamo prima (in “Stazione di Baranovitch”) in un ebreo che, costretto ad abbandonare il suo paese, fugge e una volta lontano comincia a fare richieste di denaro alla comunità che inizialmente acconsente, felice che il ragazzo non sia morto come pensato inizialmente, ma poi le cose cambiano.
Shalom Aleichem

“L’uomo di Buenos Aires” è invece la storia di un uomo, giunto dopo tante peripezie a Buenos Aires, il quale si vanta delle ricchezze acquisite non si sa bene come e che è atteso da anni al suo paese di origine come se fosse il Messia.

“Tomba di famiglia” è infine il racconto di un padre che fatica a comprendere le scelte dei giovani ed in particolare della figlia Etke con la quale ha un rapporto discordante. E le cose non mutano quando lui scopre che lei pratica letture non troppo consone ad una ragazza di quella età e di buona famiglia.

Non c’è pagina che non faccia ridere e al tempo stesso riflettere. I finali sono talvolta drammatici ma narrati con una tale leggerezza da lasciare il lettore disorientato, ma non negativamente.


Quando si leggono autori di origine ebraica non si può mai sapere verso quali strade si verrà condotti e questa piacevolissima raccolta di racconti, un volumetto davvero carino, pratico e di notevole fattura, non fa certo eccezione. 

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martedì 4 luglio 2017

"Crepapelle" di Paola Rondini: alla ricerca dell’eterna giovinezza e dell’accettazione di sé tra turbamenti e falsi miti

Crepapelle, Paola Rondini
“Il suo cuore, scrigno di doveri, cassetto stracolmo di scadenze rispettate e piccoli risparmi, si aprì a un mondo tutto nuovo, sbilanciato, tagliato e ricucito in modo inedito, volgare, libero. Volava sopra la città gocciolando sangue dalle cicatrici. Un sospetto di imprecisione lo assalì.”
Una donna fiorentina di circa cinquant’anni decide di rivolgersi ad un chirurgo plastico, uno dei migliori, per poter riuscire a guardare nuovamente il suo viso, per renderlo più giovane. Il giorno prima dell’intervento però accade una cosa che destabilizza il dottor Giacomo Selvi: uno sconosciuto anziano gli lascia in macchina un bigliettino firmato “Crepapelle” con una scritta misteriosa ed incomprensibile: “Due espressioni/ Vedi l’occhio diverso?/ Vibrazioni, spostamenti/ La porta è sempre aperta”. 

Cosa significa questo? E come non pensare a tutte le persone che gli sono passate sotto le mani e a quelle che lo faranno in futuro? L’unica cosa certa è che nulla potrà più essere come prima.

“Crepapelle” (Intrecci Edizioni, 2017) è un romanzo davvero particolare e originale. Paola Rondini (è nata e vive a Città di Castello; già autrice di “Miniature”, “I fiori di Hong Kong”, Fanucci, e “Il salto della rana”, Fernandel) ha sondato, in meno di duecento pagine, l’animo umano alla ricerca degli effetti di una delle paure più ancestrali, quella della morte che si accosta al timore di invecchiare, di non riconoscersi più di fronte ad uno specchio.

Disorientamento è il sentimento che prevale in questa storia. Quale significato ha la vita? Vale realmente la pena di essere portata avanti? Tutti prima o poi ci siamo posti tali quesiti e darsi una risposta non è mai stato semplice.

Da una parte abbiamo perciò il mito dell’eterna giovinezza, dall'altra la sensazione di non riuscire più a concepire nulla, compresi noi stessi. Il tutto a causa, forse, della società attuale, nella quale la perfezione, falso mito di ogni tempo, vorrebbe divenire padrona delle nostre esistenze.
Paola Rondini

“In ascensore, diede le spalle allo specchio che, di sicuro, avrebbe mostrato impietoso lo scempio patetico delle ultime ore e forse, indagando più dentro, un cuore a budino a corto di elettricità.”

“Crepapelle” è tanto paradossale quanto realistico e il linguaggio e lo stile adoperati dall’autrice vanno oltre ciò che normalmente siamo abituati a leggere. 

C’è della poesia in questa storia che si presenta spietata, come la vita, come ciò che di brutto e di bello può accadere nel corso di un’esistenza. C’è amore, anche dove questo ormai è stato dimenticato in maniera che pareva indelebile.

Nulla è come sembra e l’intreccio delle vicende dei tre protagonisti porta verso nuove riflessioni, oltre ciò che possiamo aver ascoltato nel passato: ne scaturiscono una nuova consapevolezza ed una nuova storia da accogliere senza timore di rimanerne intrappolati.

Perché alla fine “Crepapelle” non è altro che una deformazione di noi stessi, come la splendida copertina pseudo-cubista, in continuo mutamento, ma con la speranza, o il desiderio, che il meglio possa sempre giungere quando meno ce lo aspettiamo.  


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Sito Internet Intrecci Edizioni qui
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lunedì 26 giugno 2017

Alla scoperta delle librerie e dei librai indipendenti d’Italia: la Libreria Magna Charta di Stefano Ricci

“Una città senza libreria è un luogo senza cuore.” Gabrielle Zevin
Ci eravamo lasciati con Giampiero Carta e la sua splendida Libreria Paese d’ombre, a Villacidro, cittadina sarda del Medio Campidano, tra cascate marmoree e verdeggianti montagne

Questa volta andiamo invece al mare, più precisamente a Lavinio, frazione di Anzio, a circa cinquanta chilometri da Roma, in via Ardeatina 460.

Le spiagge di sabbia chiara e sottile e il mare cristallino fanno da sfondo alla Libreria Magna Charta, a conduzione familiare, con titolare Stefano Ricci. La libreria, naturalmente indipendente, nasce a Lavinio nell'aprile del 2007 e si contraddistingue per la passione di chi ci lavora. 
Si tratta di un luogo in cui acquistare libri ma non solo. Nasce infatti con l’idea di diventare uno spazio di aggregazione, di scambio di idee, un luogo in cui la cultura è la vera protagonista.

Chi ci è stato ne parla come di una libreria accogliente, con un libraio gentile e competente, e nella quale vi è anche la possibilità di acquistare libri usati in buono stato.
Sono poi molto amati gli incontri che si svolgono con personaggi del panorama culturale. Eventi all'insegna dei libri in grado di coinvolgere piccoli e grandi.

Un nome importante, Magna Charta, per un’attività che promuove quel patrimonio mondiale di conoscenze che fanno sì che le persone continuino a leggere, ad informarsi e che aprano le loro menti a nuove culture, luoghi incredibili e alla condivisione.

Ma lasciamo parlare ora lo stesso Stefano Ricci. Conosceremo meglio questa libreria attraverso le sue parole e sono sicura che al termine della lettura gli sarete grati, se già non lo siete, per l’impegno che quotidianamente assume in questa non semplice, ma fondamentale per tutti noi, impresa.


Benvenuto nel mio blog Stefano. Quando e per quale motivo hai deciso di intraprendere il mestiere di libraio?

Sono sempre stato un amante della lettura e, dieci anni fa, andando in libreria per acquistare dei libri, il proprietario (che conoscevo da vari anni) mi propose di rilevare la sua attività: “Sei il mio miglior cliente e ti vedo bene come libraio”. Io ero in un momento di passaggio; si era appena chiusa un’esperienza lavorativa e così ne parlai a mia moglie la quale, invece di dirmi “Tu sei matto” mi disse “Prova, ti vedo bene come libraio”. A questo punto non rischiando il divorzio mi buttai nell'impresa. Il motivo, come puoi immaginare, è la passione per i libri e la lettura.


Parlaci della tua Magna Charta. Come è, fisicamente, come nasce questo nome e cosa rappresenta per te?

La libreria Magna Charta nasce il 31 marzo 2007 in un piccolo locale di circa 30 m. quadri; dopo nove anni esatti, il primo aprile 2016 la libreria si trasferisce in un ambiente di circa 90 m. quadri, fronte strada e con cinque vetrine; un bel salto in avanti in termini di visibilità e di potenzialità; è un ambiente abbastanza irregolare formato da tre zone rettangolari angolate tra loro più un piccolo soppalco; l’aspetto della libreria, così come è oggi è il frutto di un lavoro di gruppo effettuato con l’intero gruppo familiare. L’idea del nome è venuto a mia moglie; La Magna Carta costituì un importante simbolo di libertà; quella libertà ed indipendenza mentale che la lettura può donare.


Tu e la tua libreria vi trovate a pochi passi dal mare. Tra i clienti vi sono anche turisti? E tra questi vi sono richieste di libri in lingua straniera?

Trovandoci in un posto di mare il nostro lavoro si svolge prevalentemente in estate, ma da dieci anni a questa parte stiamo lavorando per offrire anche nei mesi invernali, alla popolazione locale, l’occasione di scegliersi un buon libro tra gli ultimi usciti o magari una copia di un titolo uscito 40/50 anni fa ed ormai fuori catalogo che il lettore appassionato si va a cercare nella sezione dei libri usati.
Il turismo straniero è abbastanza scarso ho comunque una discreta scelta di titoli fondamentalmente in inglese e sempre nella sezione dei libri d’occasione.


 C’è un genere più richiesto tra i lettori adulti?

Le richieste sono abbastanza diversificate, ma il genere giallo/thriller/noir è senz'altro il più richiesto nella narrativa; nella saggistica direi che si vendono bene testi a carattere psicologico e quelli che si rifanno alle filosofie orientali.



Immagino ti arrivino richieste di ogni tipo ma qual è la più assurda che ricordi?

Francamente non ricordo di aver ricevuto richieste assurde; a volte è capitato di dover cercare testi di difficile reperibilità, ma questo fa parte del gioco ed è anche il bello di questa attività.


Tra le varie attività della tua libreria vi è l’organizzazione di incontri dedicati a scrittori, a periodi della letteratura ben precisi e persino ai bambini. Per citare alcuni eventi di recente Giuseppe Scalici si è occupato di fantasia e disegno, mentre il Prof. Paccagnani ha parlato di letteratura irlandese. Come è nata questa idea e quale riscontro hai al riguardo?

La conoscenza con il Prof. Paccagnani è avvenuta per caso; una mia cliente/amica lavora al Comune di Anzio e seguiva degli eventi sulla letteratura americana organizzati dal professore; ha parlato della mia libreria con Paccagnani il quale si è detto interessato a conoscermi; è iniziata, così una collaborazione che si è concretizzata in due cicli di tre incontri ciascuno sulle Letterature Americana ed Irlandese; dopo la pausa estiva riprenderemo con i grandi autori della Letteratura Francese, Russa e Tedesca. Con Giuseppe Scalici ed Ivana Calabrese abbiamo organizzato dei laboratori di disegno per bambini e adolescenti non dimenticandoci degli adulti che hanno potuto seguire un corso di disegno a loro dedicato. E poi presentazioni di libri, corsi di fotografia, incontri con psicologi e tante altre iniziative per rendere la libreria sempre di più non solo un luogo dove ci sono degli scaffali con dei libri, ma un luogo di incontro e socializzazione dove magari scambiarsi delle idee davanti ad un caffè.



Quanti libri leggi in media in un anno?

Circa uno al mese per me seguendo i gusti personali; per lavoro ne leggerò circa una ventina l’anno in maniera completa più quelli che leggo solo parzialmente per farmi un’idea di quello che vado a vendere per poter dare un consiglio, se richiesto.


L’ultimo libro letto?

“SPQR” un saggio molto interessante sulla storia di Roma e nella narrativa “I fantasmi dell’Impero” un libro molto ben scritto ambientato nell'Etiopia italiana del 1936/37.



Come il diffondersi delle nuove tecnologie ha influenzato il tuo mestiere di libraio?

Ogni mezzo è valido per far leggere le persone, quindi ben vengano gli audiolibri e riconosco la comodità degli e-book, anche se personalmente non mi piacciono, io sono troppo amante della carta, del piacere che provo dal contatto con il libro. Li troverei utili per l’utilizzo scolastico.



Qual è il tuo cliente ideale?

Quello che entra in libreria per il gusto di stare in mezzo ai libri, trascorre del tempo tra gli scaffali con il piacere della ricerca e poi, quando ha trovato qualcosa di interessante (se ha trovato) si ferma a commentare la sua scelta; insomma l’esatto opposto di quello che entra di corsa, chiedendoti “scusi mi dà il libro che si vende di più?”
Purtroppo capita anche questo!



Per quale motivo un lettore dovrebbe preferire una libreria indipendente ad una grande catena?

Per il servizio e la competenza; il mestiere del libraio lo puoi fare se sei un appassionato del tuo lavoro; non è un mestiere semplice, anche se spesso non viene considerato; devi avere una conoscenza di massima di ciò che offri al cliente, spesso ti chiedono dei consigli su cosa leggere o cosa regalare e quindi devi cercare di capire chi hai davanti per scegliere il titolo giusto e fare in modo che il lettore rimanga soddisfatto e magari, come qualche volta capita, torni a dirti quanto è stato apprezzato quel libro che tu hai consigliato; devi, inoltre, essere disposto ad impiegare del tempo nella ricerca di libri non facilmente reperibili. Quindi riassumendo: preparazione e servizio alla clientela, due cose che nelle librerie di catena non sempre si riescono a trovare.



Cos'è ciò che più ami dell’essere libraio, nello specifico di una libreria indipendente?

Il contatto con la clientela, la socializzazione, il piacere di vedere la soddisfazione nel cliente quando riesci a venire incontro alle loro esigenze, il gusto nell'organizzare eventi entrando in contatto con gli autori.



Un augurio per il libraio che ti succederà in questa rubrica?

Che riesca a mantenere sempre alto il livello di entusiasmo necessario per svolgere questo mestiere.


Ti ringrazio Stefano per la tua disponibilità e per ciò che quotidianamente fai con la tua libreria e la tua passione. Non posso che invitare i lettori a farti visita e chissà che prima o poi non capiti anche a me di passare da quelle parti!

Alla prossima libreria italiana indipendente! 

Sito Internet Libreria Magna Charta




giovedì 22 giugno 2017

"Dente per dente" di Francesco Muzzopappa: perché farsi una risata è sempre la migliore delle scelte

Dente per dente, Francesco Muzzopappa
“Perlustro mentalmente ogni istante della scoperta, mi piazzo di fronte alla scena del tradimento e immagino di stringere i pugni e di vare più forza. E mentre mi soffio il naso con il fazzoletto numero quarantuno del mio quinto pacchetto, immagino una versione di me determinata e violenta che risolve la faccenda con una bella carambola di mazzate, una sottospecie di Bruce Lee senza tutina ma con indosso il mio pigiama a rombi.”
Siete stati traditi e vi siete vendicati? Oppure temete di esserlo in futuro e volete capire come restituire la gentilezza? O ancora avete voglia di leggere semplicemente una storia che fa morire dal ridere? In qualunque caso “Dente per dente” (Fazi, collana Le Meraviglie, giugno 2017) è il nuovo esilarante romanzo dello scrittore e copywriter pugliese, milanese di adozione, Francesco Muzzopappa.

Tutto parte da quelle due dita mancanti di Leonardo, dalle prese in giro per questo e dal lavoro come guardiano al MU.CO (Museo d’arte Contemporanea) di Varese, un luogo in cui padroneggiano alcune delle opere peggiori dei più famosi artisti del panorama mondiale (non mancano tra le pagine le foto di tali lavori). 

Poi c’è Andrea, la sua ragazza, cattolica, e perciò devotissima, di sani principi, che non fa sesso, o meglio non più o ancora, per comprendere meglio, non con lui. Andrea onora sempre i dieci comandamenti e questi saranno molto utili a Leo nel momento in cui deciderà di prendere in mano la sua vita e riprendersi ciò che da troppo tempo gli spetta. E, con l’aiuto dell’amico comunista Ivan, mette in atto il suo VEV, il piano Virile e Vendicativo.

“L’opera 24 è CERCHIONAUTA, di Gian Giacomo Giacco. Con il quadrato nel cerchio, l’artista vuole significare la quadratura del cerchio. Un pensiero raffinato che ritroviamo in SEGA CIRCOLARE, la sua opera maggiore.”
Francesco Muzzopappa

Con una storia (non troppo) paradossale Muzzopappa intrattiene e fa riflettere: era da tempo che non leggevo un libro così divertente, di quelli che dopo che li cominci non vorresti più smettere!

Si parla di amore, di arte, di percezione degli altri, di disabilità, di amicizia, di auto, di animali (e al solo pensieri mi viene da ridere!) ma mai in maniera seriosa.

La disillusione provocata da un amore finito in maniera inaspettata si potrebbe, nella realtà, trasformare in qualcosa di negativo mentre in “Dente per dente” muta in 218 pagine (con ben quattro finali dedicate alle scuse) tutte da ridere. 

Nessuno vuole insegnare nulla con questo libro ma certamente può essere l’occasione per comprendere che certe situazioni possono essere prese con leggerezza e che farsi una risata può essere la migliore delle soluzioni.

Una commedia nera con personaggi che più irriverenti non potrebbero essere che non lascerà deluso neppure il più esigente dei lettori.

Un’ottima lettura con la quale rinfrescare questa estate appena iniziata.

Consigliatissimo!

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