“István ha qualcosa di strano, qualcosa che non gli quadra del tutto. Come entrambi però sottolineano, è un periodo in cui il personale qualificato scarseggia e alla fine gli offrono il posto di lavoro.”
Se questo romanzo fosse terminato con un E visse
felice e contento sarebbe stato corretto formalmente ma non
contestualmente.
Perché dire che il protagonista di questo romanzo è o
è mai stato felice è davvero complicato da affermare, così come asserire che
qualcuno sia mai riuscito a non trovarlo un tipo enigmatico.
A pensare questo sono in tanti ma per un motivo o per
un altro un lavoro István lo trova sempre.
La storia inizia quando a quindici anni si trasferisce con la madre in una
nuova città, fatica a farsi degli amici ma lega con un ragazzo, anch’esso un
tipo solitario, fissato con il sesso.
La madre si accorge dell’attitudine del figlio e decide di metterlo a disposizione della vicina di appartamento che ha bisogno di qualcuno che l’aiuti con la spesa.
Parte così la storia di
formazione di un ragazzo dall’infanzia non semplice che trascorre i suoi anni a
tentare di sperimentare e scoprire se stesso e, suo malgrado gli altri.
Ogni cosa, che sia cercare un lavoro o approcciarsi ad
una donna, la fa con indifferenza, partendo dalla sua Ungheria, arrivando a
Londra e attraversando alcuni tra i fatti storici europei più importanti degli
ultimi quarant’anni come il crollo
della Cortina di ferro, la pandemia, la seconda guerra del Golfo e l’ingresso
nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico.
István è in balia di
forze più grandi di lui e non ci è sempre chiaro se gli vada bene essere
trascinato o se ancora una volta sia la sua indifferenza a farla da padrone.
“Nella carne” (Adelphi,
2025, t
raduzione
di Anna Rusconi) è il quarto romanzo dello scrittore canadese con cittadinanza
ungherese David Szalay, una storia che per tanti aspetti ricorda lo “Stoner” di
Edward Williams ma che, a differenza di quest’ultimo, ci porta a sentimenti
ancora più contrastanti, tra dispiacere per le sorti del giovano uomo,
smarrimento e repulsione. 
David Szalay
“Forse è a quell’età,
pensa István, che hai la prima
percezione di non coincidere esattamente con il
tuo corpo, di occupare lo stesso spazio senza essere proprio la stessa cosa,
perché una parte di te resta indietro rispetto alla trasformazione fisica e ne
è sorpresa come potrebbe esserlo un osservatore esterno, e a quel punto non ti
senti più in totale armonia, ma ti viene da parlare del tuo corpo come fosse
un’entità leggermente separata, benché ti riesca sempre meno di opporti ai suoi
desideri”.
Alcuni diranno che in queste pagine non accade poi
così tanto e che si saranno addirittura annoiati, altri, come me, racconteranno
di essere rimasti sorpresi e ammaliati da questo romanzo carismatico e di aver
terminato con un pizzico di delusione per la curiosità, al limite del morboso,
sulla vita futura dell’ambiguo e disturbante István.












