martedì 2 giugno 2026

“Ogni passo che fai” di C. L. Taylor: quando la paura ci porta a non avere più fiducia di nessuno


“Dov’è? Era vicinissimo quando gridato: era sicura che avrebbe scoperto il suo nascondiglio. Rimane impietrita, respirando a stento, e tende l’orecchio per percepire lo schianto di un ramoscello o lo scricchiolio di una foglia – o qualcosa, qualsiasi cosa che lo tradisca -, ma non si sente niente, neanche un rumore. Come se anche il bosco trattenesse il respiro e stesse a guardare, in attesa che lui la trovi.”

“Every breath you take / And every move you make / Every bond you break /Every step you take/ I'll be watching you […] Oh, can't you see / You belong to me? / How my poor heart aches / With every step you take?” Così cantavano The Police in “Every Breath You Take” del 1983 e come non pensare a questa canzone leggendo il titolo dell’ultimo romanzo dell’inglese C. L. Taylor, “Ogni passo che fai” (Fazi Editore, collana Darkside, febbraio 2026, traduzione dall’inglese di Giuseppe Marano).

Natalie, Alexandra, Lucy, Bridget e River sono cinque amici londinesi incontratisi per qualcosa che hanno in comune: sono tutti perseguitati da anni da uno stalker. Natalie viene uccisa pochi giorni dopo l’uscita di prigione del suo ex fidanzato e gli altri non sanno come comportarsi.

La tensione è alle stelle e tutto peggiora quando al matrimonio dell’amica i quattro ricevono una corona funebre con una scritta che dice che tra dieci giorni uno di loro morirà. Dieci giorni dopo è proprio il compleanno di Bridget, forse a lasciare il messaggio è stato il suo stalker? L’unica cosa da fare è restare uniti e pianificare un piano per proteggersi a vicenda e provare a rimanere vivi. Qualcosa però non torna, alcuni fatti sono sospetti, forse qualcuno non dice la verità?

“Ogni passo che fai” è un thriller agghiacciante, disturbante e reso ancora più realistico dal fatto che sia tratto da una storia vera accaduta all’autrice.

La tensione non manca mai, la scrittura è scorrevole e le sensazioni che qualcuno stia seguendo i protagonisti diventa sempre più tangibile.

C.L. Taylor
L’intreccio è interessante e ben pensato e grazie ad asso il finale risulta inaspettato e da brividi.

“Ogni passo che fai” è una storia di paura, quella profonda e difficile da scacciare provata dai singoli protagonisti le cui storie ci vengono raccontate per capire come sono arrivati alle situazioni attuali.

A un certo punto le loro storie si intersecano con il rischio di complicare maggiormente il tutto ed è qui che intervengono amicizia, solidarietà e paranoie che hanno origine dal controllo psicologico esercitato sulle vittime.

Un romanzo molto attuale, che fa riflettere, perfetto per gli amanti della suspense e delle storie ricche di colpi di scena dalle quali non ci si riesce a staccare fino all’ultima pagina.

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lunedì 22 dicembre 2025

"Il cacciatore di colori" di Giorgio Valerio Galli: un viaggio da incubo tra le emozioni e la ricerca di sé

Il cacciatore di colori, Giorgio Valerio Galli

“Continuò a urlare, gridando a lungo la sua frustrazione, fino a sentire raspare gola, e la voce incepparsi in estenuanti colpi di tosse; fino a che quel dolore straziante che le mordeva la testa e le lacerava le spalle e riuscì a domare ogni traccia della sua furia. Era orribile: non solo il fatto di essere prigioniera, nuda e totalmente indifesa, ma anche dover reprimere ogni gesto, ogni scatto e non poter dare libero sfogo a tutto l’orrore e la pena che le si agitavano dentro.”

Quanto le dinamiche di famiglia influiscono sul nostro presente, sul nostro futuro e sulle nostre azioni? Julie, ragazza timida e taciturna, lo sa bene e vorrebbe solamente potersi distanziare da tutto questo e vivere la vita che ha sempre sognato, senza paure, con un lavoro che la soddisfi e con l’unica compagnia dell’amato gatto Hans.

Poi, una sera, decide finalmente di lasciarsi andare, di andare oltre la sua routine e di uscire a ballare. Qui viene avvicinata da un ragazzo che le dice di essere un cercatore di colori. Per lei è la scoperta di qualcosa di nuovo, la prova che nel mondo c’è un posto anche per lei.

Qualcosa però non va come aveva immaginato e da quel momento di supposto riscatto si ritrova in una stanza buia, nuda e incatenata ad una sedia. Quel ragazzo non è chi dice di essere ma si rivela un sadico carceriere che ha visto in Julie la preda perfetta da drogare, rapire e rendere protagonista di un raccapricciante rituale.

“Il cacciatore di colori”, menzione d'onore al premio SetArt 2023 e vincitore del concorso letterario "Romanzi e generi" 2023 indetto da Edizioni Italiane che ne ha garantito la pubblicazione nel 2024, è il thriller psicologico di Giorgio Valerio Galli.

Quello che dovrebbe essere un viaggio alla ricerca di se stessa si trasforma in un vero e proprio incubo e Julie rischia di non poter mai portare a compimento il suo desiderio di cambiamento.

Giorgio Valerio Galli
Tutto ciò che le accade ha un significato simbolico, i colori non sono casuali, vi troviamo persino della filosofia, e presto Julie capirà che se non vuole rinunciare a quanto ha iniziato a costruire dovrà resistere e non arrendersi.

“Ma non sarebbe stato quello il modo di ritornare a
prendere le redini della sua vita, lo capiva bene: se voleva cercare di darsi una smossa doveva per forza di cose smetterla di arrendersi e non continuare ad accettare passivamente tutto ciò che il mondo le propinava.”

Si può uscire indenni da una situazione simile senza avere un briciolo di fiducia in sé?

“Non contava nemmeno il dolore che tornava vivo sul collo ora che, afflosciandosi su sé stessa, premeva con forza sul filo spinato: era tutto distante, insignificante e inutile. Proprio come lei.”

Due personaggi interessanti, una storia intrigante con l’unica pecca di non aver sviluppato a dovere la figura dell’aguzzino. Forse nel prossimo romanzo?

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mercoledì 16 luglio 2025

“Pesca estiva in Lapponia” di Juhani Karila: un luccio, un giallo, un balorso tra stagni e folclore lappone

Pesca estiva in Lapponia, Juhani Karila

“A quel punto, all’altra estremità dello stagno si materializzò Näkki. Sorse dall’acqua lentamente, come un’antica statua rivelata dalla marea. Bello come un dio greco. Elina sapeva che Näkki assumeva sembianze maschili, femminili o androgine a seconda della persona che voleva attrarre. Chiunque commettesse l’errore di guarda i suoi occhi vi si perdeva.”

Elina Ylijaako giovane donna, torna ogni estate nella sua terra di origine ma stavolta ha un unico pensiero: catturare quel luccio, non uno a caso, entro il 18 giugno. Il luccio non abbocca e il tritone Näkki, dio delle acque capace di far innamorare perdutamente chiunque lo guardi negli occhi, è deciso a ostacolare Elina. A complicare la situazione l’arrivo in paese della detective finlandese Janatuinen, che sta indagando proprio sul suo conto e che non è abituata ad un luogo che sembra autogovernarsi.

Ben presto scoprirà che la famiglia Ylijaako non gode affatto di una buona reputazione e decide di accertarsene di persona. A farle compagnia un enorme balorso che la seguirà ovunque andrà. Ma perché Elina vuole catturare a tutti i costi il luccio? Forse ha a che fare con il suo passato? 

La Lapponia orientale è una terra selvaggia, ricca di laghi e paludi, la terra dei sami, di tradizioni antiche, di una mitologia per la quale la natura non doveva essere disturbata o distrutta senza motivo e non sorprende che una storia così originale e divertente venga ambientata proprio qui.

Pesca estiva in Lapponia” (Fazi Editore, 2025, traduzione di Delfina Sessa) è l’esordio letterario del finlandese Juhani Karila.

Ciò che inizia in modo strano, con questa donna che sta impazzendo per un luccio di stagno, prosegue poi con una storia molto bella che vede Elina silenziosa e solitaria a causa di una storia d’amore non finita come avrebbe sperato. I ricordi rischiano di ammazzarla, così come la maledizione che incombe su di lei ma c’è chi le vuole bene e riceverà aiuti inaspettati tra dei furiosi e accuse più o meno fondate.

“Era maggio, e la neve ancora resisteva nei fossi e ai bordi delle case, dove d’inverno era stata raccolta in grandi cumuli. Intorno a quelle montagnette gorgogliavano senza sosta rivoli e rivoletti d’acqua. I fringuelli cinguettavano sui pini, sui campi imperversavano i chiurli. Dalle grondaie cascavano grosse gocce d’acqua sfavillanti, ma Elina non sapeva ancora che da quel momento in poi lo scorrere dell’acqua e i versi degli uccelli le avrebbero riportato alla mente quei giorni felici.”

Oltre trecento pagine che ci portano nel suggestivo paesaggio lappone, tra leggende e credenze a noi sconosciute. La storia è surreale ma realistici sono i sentimenti della protagonista e la sua adolescenza.

“Figlia insignificante di una casa insignificante. Però è nata nel bel mezzo di un temporale e perdipiù in un punto del pianeta dove le creature fantastiche migravano tra i mondi e facevano volare scintille.”

Juhani Karila
Realismo fantastico, magia e giallo si alternano in un romanzo davvero bello, particolare e divertente. Provate a immaginare una finlandese sempre vissuta in città che finisce in un paese lappone con una specie di grosso orso che la segue persino nella sua piccola utilitaria: già solo questo fa ridere per la sua assurdità.

“Osservò la luce argentea della notte degli spettri
illuminare a poco a poco le pareti e accolse la paura che filtrò nella stanza insieme alla luce, perché la paura era un’alternativa auspicabile al malessere. Senza neppure andare alla finestra sapeva che dall’altra parte c’erano i suoi genitori che guardavano dentro, nella casa che era stata loro.” 
 

Aggiungete una storia d’amore ed un contesto affascinante con una natura rigogliosa e una volta letto non vi scorderete più di questo libro. Anche perché, purtroppo, di scrittori finlandesi tradotti in Italia, ce ne sono ancora troppi pochi. Ma ogni volta è una garanzia di originalità e di umorismo.

“Dall’altro lato della strada, nel piazzale della stazione di servizio, c’era un’anziana con le braccia abbandonate lungo i fianchi che pareva imbambolata. L’agente si domandò per quale motivo in Lapponia si vedessero in giro poche persone alla volta. Come se, per uscire di casa, bisognasse aspettare il proprio turno.”

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lunedì 14 luglio 2025

“Il giorno dell’ape” di Paul Murray: il disfacimento di una famiglia tra follia e finto perbenismo

Il giorno dell'ape, Paul Murray

“Prima di diventare padre, Dickie si immaginava che crescere un figlio fosse una versione più impegnativa di dell’avere un animale domestico. Un bambino, pensava, era una creatura essenzialmente passiva, un recipiente da riempire con il tuo amore. Quelle era almeno l’impressione che se ne ricavava dalla tv.”

La famiglia Barnes sembrava perfetta prima che il padre, Dickie, portasse al fallimento la concessionaria affidatagli dal padre. Questo è sufficiente a creare un disequilibrio che potrebbe non risolversi mai: Imelda, la moglie, ha iniziato a vendere gioielli e mobili per guadagnare qualche soldo, la povertà vissuta fino a poco prima del matrimonio la spaventa; Cass, la figlia più grande, prima della classe, sta precipitando e crede che potrà più frequentare l’università a Dublino; PJ, il figlio dodicenne, improvvisa vittima di bullismo, tenta la fuga da casa per cercare di risolvere la situazione.

Cosa accadde veramente il giorno dell’ape? E siamo sicuri che il problema sia il tracollo lavorativo di Dickie? Come si è arrivati a tutto questo?

“Il giorno dell’ape” (Einaudi, 2025, traduzione di Tommaso Pincio), libro dell'anno per «The New York Times», «The Guardian», «The Washington Post», «The New Yorker», «The Economist». Finalista al Booker Prize, vincitore dell'Irish Book of the Year, del Nero Book Award per la narrativa e del Premio Strega Europeo 2025, è l’ultimo romanzo di Paul Murray, scrittore irlandese classe 1975.

Un romanzo il cui successo è innegabile ma i cui pareri sono spesso contrastanti, talvolta, a mio parere, a causa di una non comprensione dell’intento dell’autore e delle psicologie dei personaggi.

I capitoli, dedicati ai singoli personaggi, si alternano ed ognuno presenta caratteristiche differenti e personali. Lo stile resta lo stesso ma, per fare un esempio, quando la protagonista è Imelda, dal passato difficile e con il desiderio di cambiare radicalmente vita, la punteggiatura sparisce e tutto diventa un flusso di coscienza che ha fine solo con il termine del capitolo. Ciò non rende meno piacevole la lettura né la appesantisce ma ci permette di immedesimarci ancora di più in questa donna, ora madre e moglie, le cui origini non smettono di avere un peso non indifferente.

“Le dispiaceva anche per l’ape. Le api stavano morendo ovunque, in tutto il mondo: PJ ne parlava di continuo. Nessuno conosceva la causa, ma era un male perché le api portavano il polline di pianta in pianta e, senza di loro, anche la natura sarebbe morta.”

“Il giorno dell’ape” è anche un mistero nel momento in cui Cass viene a sapere che il matrimonio della madre non andò come doveva a causa di un’ape e con il coinvolgimento di uno zio, fratello del padre, del quale lei ha sentito parlare solo in rarissimi casi.

Siamo in un’Irlanda con i suoi traumi, con le sue università prestigiose e la vita non sempre semplice ed era quasi d’obbligo, tra le oltre settecento pagine, ricordare l’orrore delle Case Magdalene.

“Facevano parte del convento, un tempo; per sessant’anni ci avevano mandato le ragazze che avevano <<smarrito la retta via>>, per tenere la comunità al riparo dai loro comportamenti peccaminosi. Alcune non ne uscivano più; passavano la vita dietro quelle alte mura grigie a lavare lenzuola dei preti e delle suore in punizione per i loro vecchi peccati. Erano tutte morte adesso.”

Paul Murray
I fatti che accadono sono davvero tanti e anche quando si parla della routine dei protagonisti c’è sempre qualcosa di intrigante che ci fa andare avanti con curiosità. 

“Quando chiedevano a Frank cosa volesse fare da grande, lui diceva: Il criminale, e tutti ridevano. Dickie si sentiva oscurato dal fratello. Frank era il preferito di papà; Frank era il preferito di chiunque, madre a parte, che ovviamente preferiva lui solo per pietà, per cui con contava.”

Gelosie tra fratelli, sessualità incerte, drammi familiari, tresche più o meno nascoste, violenza domestica, povertà e ricchezza, il fascino di Dublino e quello contrapposto delle zone rurali di un’Irlanda sempre meravigliosa.

Un romanzo che ho amato, ben scritto, che rileggerei e che non sarà semplice dimenticare.

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lunedì 16 giugno 2025

“Erin. The Beast Player” di di Nahoko Uehashi: dal Giappone un fantasy che incontra folclore e manga

Erin. The Beast Player, Nahoko Uehashi

“Quel pensiero tornò ad affacciarsi alla sua memoria un giorno alle porte dell’estate mentre, appoggiata al recinto del pascolo, osservava le ōjū. A quel punto, Erin aveva capito cosa non le quadrava nelle bestie reali del rifugio: il loro manto era opaco. Il pelo delle ōjū selvatiche brillava di una luce splendente quando volavano contro il sole del mattino: uno splendore stupefacente, che mancava completamente alle bestie in cattività.”

Si può colmare la distanza che separa gli esseri umani dagli animali? È l’amore a unire tutte le forme di vita, o la paura?

Quando si parla di letteratura giapponese non è mai semplice individuare chi si dedica al genere fantasy. Spesso lo si accosta, per parte della sua produzione letteraria, a Banana Yoshimoto, ma il suo è più un connubio tra onirico e trascendentale.

Nahoko Uehashi, invece, classe 1962, scrittrice e antropologia, è diventata famosa proprio per i suoi romanzi e manga fantasy per ragazzi, tra i quali "Erin. The Beast Player" (Fazi Editore, 2025, traduzione di Roberta Lo Cascio) che ha riscosso notevole successo in patria.

Erin vive insieme alla madre Soyon nel villaggio dei custodi del granducato dell’Aruhan. Quest’ultima ha l’importante responsabilità di prendersi cura dei temibili serpenti d’acqua dell’esercito del granduca, i tōda. Accade però che alcuni esemplari muoiono improvvisamente e Soyon viene condannata a morte per non essersene occupata come avrebbe dovuto. Qualcosa non torna nella morte di quegli animali ma non c’è altro da fare, Erin deve scappare e grazie all’ultimo coraggioso gesto della madre riesce a mettersi in salvo.

Approdata sulla remota costa di un lago nel regno di Ryoza, Erin viene accolta da un vecchio apicoltore che le insegna tutto sulle api e sulle ōjū selvatiche, gigantesche e in apparenza pericolosissime creature alate. Erin è una mezzo sangue ma ha un dono e sarà il primo essere umano a creare, grazie anche alle note di un’arpa, un legame speciale con un cucciolo di ōjū.

Il suo rapporto con questi esseri viventi è unico ma tutto ciò la coinvolge in complotti politici che mettono in pericolo lei, chi le sta intorno e le amate creature alate. Dovrà combattere e farsi valere o tutto ciò che ha costruito nella sua giovane vita verrà distrutto.

Nahoko Uehashi
“Erin. The Beast Player”, dalla copertina davvero bella, è una saga fantasy coinvolgente, che si fonde con il romanzo di formazione, il cui centro è il rapporto tra uomo e animali, la volontà da una parte di lasciare libere le creature che sempre lo sono state e il desiderio umano, dall’altra, di domare tutto ciò che ancora non lo è.

Quasi 450 pagine di scoperta di un mondo fantastico con tanti tratti a noi, purtroppo, noti: dal maltrattamento degli animali al razzismo nei confronti di etnie differenti o di persone dalle origini miste.

“Avevano sempre fatto così da che Erin ne aveva memoria, e fino a quel momento non le era sembrata una cosa degna di nota. Ma quel giorno, immersa nella vasca tiepida delle terme deserte, non poté fare a meno di chiedersi come mai la madre avesse sempre scelto di fare il bagno quando non c’era più nessuno in giro. Era come se loro due fossero in qualche modo separate dagli altri abitanti del villaggio.”

Se siete amanti delle saghe fantasy, del Giappone, del suo aspetto folcloristico, degli animali, delle storie che emozionano, questo è il libro che fa per voi!

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giovedì 12 giugno 2025

“La vita contro” di Rita Ragonese e l’amore, perché nessuno si salva da solo

La vita contro, Rita Ragonese

“Umberto se l’è chiesto più volte, in effetti, che cosa li lega, loro due. Perché di legame si tratta, anche se sembrano condividere solo il freddo della macelleria. Qualcosa scorre, tra l’essere di uno e l’essere dell’altro, come proveniente da lontano, come da un nonno in comune ormai morto, mai conosciuto.”

Umberto e Angela non avrebbero mai immaginato prima di potersi incontrare. Lui sta per andare in pensione, è un alcolista, è cresciuto a CEP, un quartiere popolare affacciato sulla laguna di Venezia.

Lei ha da poco superato i venti anni, è appena uscita dal carcere della Giudecca, proveniente da una rispettata famiglia ottusamente cattolica, la cui infanzia è stata scandita dalle ossessioni di un padre bigotto.

Umberto e Angela si incontrano in un supermercato di Mestre dove lui è un burbero e apprezzato macellaio e lei, ospite di una comunità con la speranza di ottenere l’affido di suo figlio Martin, è una stagista proprio in quel reparto.

Lui è stato abbandonato dalla moglie e dal figlio dopo una terribile tragedia accaduta vent’anni prima che non ha mai smesso di tormentarlo; lei ha creduto a Florian, il giovane padre di suo figlio, che l’ha coinvolta in modo attivo e subdolo in una serie di attività criminali.

“Che deboli le persone, a volte basta niente per piegarle. E poi ancora niente per raddrizzarle.”

Come era prevedibile inizialmente Umberto e Angela si scontrano ma sono più vicini di quanto pensano, con due passati diversi all’apparenza ma non nella sostanza, e si ritrovano a proteggersi a vicenda, a scoprirsi con tenerezza e con quella comprensione che da tempo mancava ad entrambi.

Con un finale inaspettato ma intimamente toccante e importante.

“Sale in gola un fremito leggero. Una dolcezza, un senso di pietà. Può anche provare ad ascoltarli, questi piccoli sussulti che increspano il mare di stanchezza in cui galleggia. Tanto, da perdere non c’è più niente. L’assenza è una forma di vita che non può durare.”

Quella che ci regala Rita Ragonese con “La vita contro” (Fazi Editore, 2024) è una favola per adulti in cui un uomo e una donna tentano di ritrovate la propria dignità, il primo in silenzio, senza disturbare, pensa di averlo fatto fin troppo nella sua vita; la seconda con veemenza, trascinata dalla voglia di avere tutto e subito ma senza credere abbastanza in se stessa.

Rita Ragonese
Un romanzo che tocca nel profondo, due personaggi che si fanno sentire e ricordare oltre la lettura, un'ambientazione differente che ci permette di conoscere una realtà poco nota dei dintorni di Venezia e Mestre. 

“Lasciare là Martin e andarsene, che follia. Angela però ci pensa, a come sarebbe: andare via da sola, finalmente liberata da quel fardello che è la maternità.”

Un’immagine di maternità, tra le tante, che esprimono la non meccanicità di tale esperienza.

Una storia difficile che si riempie di speranza e amore, la consapevolezza che nessuno si salva da solo perché siamo esseri sociali e nulla vi è di più importante del supporto reciproco, se sincero, desiderato e voluto.

“Lo amava di amore filiale, perché alla fine qualcuno bisognerà pure amare nella vita. Che se non ami qualcuno non potrai mai capire quando odi qualcun altro.”

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martedì 10 giugno 2025

“Vita nostra. Tentativi ed errori” di Marina e Sergej Djačenko: il capitolo conclusivo della magica duologia

Vita nostra. Tentativi ed erroriMarina e Sergej Djačenko

“Saška respirava con affanno dalla bocca. Non riusciva ad afferrare nessun livello semantico, mentre lo schema tracciato in blu sulla lavagna bianca si snodava, si protraeva, si disponeva nel tempo e nello spazio. L’intreccio dei simboli creava un buco nella realtà che apriva un varco nel mondo del caos, e da quel varco – da quella frattura – spirava un freddo atroce. Proprio nell’istante in cui Saška desiderò allontanarsi, lo schema, come una creatura vivente, percepì la sua presenza. Irruppe nella sua testa come una piovra metallica, ficcandole i tentacoli negli occhi e nelle orecchie, e la sensazione fu talmente netta, talmente fisica, che Saška avrebbe voluto urlare.”

Saška ha superato i tre anni all’Istituto di Tecniche speciali di Torpa, ha affrontato l’esame finale per riconoscersi parte del Grande Discorso, scoprendo di essere una Parola d’ordine.

Il suo ruolo è importante come le era stato predetto e la potenza di questo la potrebbe condurre al sovvertimento dell’ordine delle cose. La giovane ragazza però è stanca e nonostante la voglia di lavorare duramente non sia mai scemata si rende conto di non avere le forze necessarie. Farit, che sa sempre esser convincente, trova il modo per farla tornare a scuola per correggere i propri errori e provare a riecheggiare come parte del Discorso.

Qui ritrova i suoi compagni, scopre accaduti che fino a quel momento ignorava e soprattutto capisce che grazie e a causa dei suoi poteri non può più permettersi di fallire, il prezzo da pagare sarebbe peggiore delle morte e dovrà scegliere se lasciarsi andare o farsi valere e andare fino in fondo, ricordando che nulla può fermare l’amore da lei tanto cercato.

“Vita nostra. Tentativi ed errori” (Fazi Editore, 2024, traduzione di Silvia Carli 2024) è il seguito, e la conclusione, di “Vita nostra” dei coniugi Marina e Sergej Djačenko, originari di Kiev e attualmente residenti in California.

Siamo tornati a Torpa, paesino affascinante ed inquietante al tempo stesso, nessuno pare sapere cosa accado dentro le mura di quella scuola ma noi sì e vogliamo saperne ancora di più.

“Il centro storico di Torpa, per quanto strano, era accogliente e pittoresco. I ciottoli brillavano sotto la luce dei lampioni, le stradine serpeggiavano tortuose e i muri in mattoni ospitavano oscure nicchie misteriose.”

Saška è cresciuta ma ancora non pienamente consapevole del suo potere vaga alla ricerca di qualcosa che forse è amore, forse è solo rivalsa per tutto ciò che ha subito per arrivare fino a lì.

Ancora una volta ci troviamo avvolti da un’aura magica, un mix di avventura e incanto, fantascienza e filosofia; gli scenari sono davvero particolari e la storia è di quelle che fanno pensare e ripensare alla ricerca di un senso logico che in un certo momento ci rendiamo conto non essere fondamentale.

“Le affiorò un sorriso sardonico: cos’era giusto fare, chiarirsi con lui? La persona che aveva dentro imbrogliò la sua volontà da verbo, come una farfalla in un barattolo che finge di essere morta, in attesa che il tappo si sollevi per librarsi verso la libertà con un ultimo sforzo.”

Marina e Sergej Djačenko
Morti e rinascite sono sempre protagoniste ma Saška, e noi con lei, vorrebbe solamente riecheggiare e risuonare. Spesso tutto ciò che accade non ha senso ma affascina ancora di più proprio per questa ragione. 

Saška scopre anche l’amore, forse per la prima volta, e si rende conto di quanto questo possa farla sentire fragile e inconsistente, un po’ come Perelà che, nel romanzo futurista di Palazzeschi, si trasforma in nuvola di fumo dopo una vita complicata.

“Saška si era fermata sulla soglia del salotto. Si sentì a disagio: all’improvviso ebbe paura che il tempo smettesse di nuovo di essere una successione di secondi ma diventasse un odore o un sapore, e temette di perdere i confini del proprio corpo, di sbriciolarsi in polvere o espandersi in nuvole di fumo.”

Definirlo fantasy sarebbe riduttivo, racchiuderlo in un genere vero e proprio non sarebbe corretto, ma vi è tutto ciò che cerchiamo da un romanzo che sia coinvolgente, ricco di suspence, talvolta commovente e senza dubbio indimenticabile.

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