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martedì 19 novembre 2019

“Cercami” di André Aciman: un ritorno colmo di musica classica e amori senza tempo

“In buona sostanza, non sappiamo in che termini pensare al concetto di tempo, perché il tempo non comprende se stesso come facciamo noi, perché non gli importa niente di che cosa pensiamo di lui, perché in fondo il tempo è solo una metafora incerta e inaffidabile di come consideriamo la vita. In ultima istanza, infatti, non è il tempo a essere sbagliato per noi, e nemmeno noi per il tempo. Forse è la vita a essere sbagliata.”
Avevamo lasciato Elio ed Oliver alle loro vite, dopo una splendida estate italiana trascorsa insieme, alla scoperta di un sentimento che entrambi non conoscevano ancora con tale intensità.

Cosa sarà accaduto nel frattempo? Chi ha amato “Chiamami col tuo nome” (Guanda) non può aver dimenticato quelle pagine intense, quel romanzo di formazione che, nonostante veda protagonista due uomini, va oltre l’omo o l’eterosessualità.

Vent’anni dopo André Aciman (statunitense, nato ad Alessandria d’Egitto in una famiglia ebraico-sefardita di origini turche) torna con “Cercami” (Guanda, ottobre 2019), una sorta di sequel di “Chiamami col tuo nome” (diventato noto al grande pubblico in seguito all’omonima pellicola di Luca Guadagnino del 2018). 

Il romanzo è strutturato in maniera differente rispetto al primo: quelle che vengono raccontate sono tre storie tra loro collegate ma ambientate in luoghi e tempi differenti. Protagonisti indiscussi Elio e suo padre Samuel.

Il primo non ha scordato quell’amore di tanti anni fa ma è andato avanti e si trova a vivere un’intensa storia con un uomo che ha il doppio della sua età. Un uomo affascinante, colto e con un passato che si svela con il maturarsi del rapporto tra i due.

“Tipo che secondo me tu non sei molto felice. Ma alla fine sei un po’ come me: alcune persone si ritrovano con il cuore infranto non perché siano state ferite ma forse perché non hanno mai conosciuto nessuno a cui tenessero abbastanza da poterne essere ferite.”
André Aciman

Samuel invece ha divorziato dalla madre di Elio, continua a svolgere la sua professione di docente e a viaggiare tra Liguria e Roma. È durante uno dei viaggi in treno che incontra Miranda, con la metà dei suoi anni ma una personalità che lo affascina immediatamente e una maturità fuori dal comune per quell'età.

“Perché mi liberava da me stesso come se fossi un prigioniero il cui carceriere ero proprio io e nessun altro? E che cos’era quella lozione che non avevo mai provato sulla mia pelle? Che cosa volevo da quest’uomo e che cosa gli avrei dato io in cambio?”

Non vi svelo se compaia nuovamente Oliver ma vi dico che la poesia di “Chiamami col tuo nome” è ancora viva, la musica, quella classica, è la colonna sonora di ogni storia e tutti sono pronti a svelarsi, a restare nudi di fronte agli occhi del lettore, a vivere finalmente senza sotterfugi o compromessi di alcun tipo.

Certo, superare, in quanto a bellezza e profondità, il primo capitolo di questa bellissima storia era veramente difficile ma ammetto che Aciman ci è andato vicino e che non vedo l’ora di leggere qualche altro suo libro.

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venerdì 6 aprile 2018

“Chiamami col tuo nome” di André Aciman: l’intima narrazione della scoperta dell’Amore


Chiamami col tuo nome, André Aciman
“Tutto questo iniziò l’estate in cui Oliver venne a casa nostra. È inciso in ogni canzone che spopolava allora, in ogni romanzo che ho letto durante e dopo il suo soggiorno, in ogni cosa, dal profumo del rosmarino nelle giornate calde al frinire concitato delle cicale di pomeriggio: odori e suoni, in mezzo ai quali ero cresciuto e con cui fino ad allora avevo convissuto ogni anno della mia vita ma che poi d’un tratto riscoprivo eccitanti, arricchiti di una sfumatura particolare, per sempre colorata da ciò che accadde quell’estate.”

Metà anni Ottanta. Elio ha diciassette anni e come ogni estate sta trascorrendo le vacanze nella villa di famiglia nel Ponente ligure. Il padre, docente universitario, ogni anno invita uno studente a trascorrere con loro i mesi più caldi e quest’estate arriverà Oliver un ventiquattrenne newyorkese in possesso di dottorato di ricerca alle prese con la tesi postdottorato.

Qualcosa li attira l’uno all’altro, dal primo momento; è sufficiente uno sguardo ma per tanto tempo prevalgono l’indifferenza, simulata e la paura. Elio e Oliver non potranno non cedere al desiderio dando spazio ad una esperienza che resterà unica nella loro esistenza.

Confesso che prima che si cominciasse a parlare del film di Luca Guadagnino (Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti d'America, 2017; Oscar a James Ivory per la miglior sceneggiatura non originale) non ne conoscevo il libro. Forse avevo intravisto la copertina tempo prima ma non ci avevo prestato attenzione.


“Eccolo là, il lascito della giovinezza, le due mascotte della mia vita, fame e paura, che mi vegliavano e mi dicevano: Tanti prima di te hanno sfruttato l’occasione e sono stati ricompensati, perché non lo fai anche tu? Nessuna risposta. Tanti hanno esitato, perché esiti anche tu? Nessuna risposta. E poi arrivò, più sprezzante che mai: Se non dopo, Elio, quando?" 
La curiosità è stata perciò la motivazione principale che mi ha portato alla lettura di
André Aciman
“Chiamami col tuo nome” (Guanda, 2008, traduzione di Valeria Bastia), romanzo d’esordio dello statunitense (di origini turche, cresciuto ad Alessandria d’Egitto) André Aciman.
Un romanzo che tocca il cuore, che si impone al lettore con incisività e brutale tenerezza. Elio rivive il suo passato come se tutto ciò fosse accaduto il giorno prima, a mostrare l’importanza di quel breve ma davvero intenso e sublime rapporto, che va persino oltre l’amore, con un altro uomo.

Un uomo non qualsiasi, uno di origine ebraiche come lui, amante come lui dei libri, della poesia e con in comune una serie di innegabili passioni in comune. 
“Era questo in fin dei conti, ad attirarmi in lui, con un impulso irresistibile che travalicava il desiderio o l’amicizia o il fascino di condividere la stessa fede religiosa.”
È un racconto intimo, che non si risparmia in nulla e che per questo a tratti può risultare davvero forte (come la famosa ‘scena’ della pesca) ma ancora più reale.

Non c’è finzione, non ci sono giri di parole, Elio e Oliver tra le onde di quel mare e tra le viuzze della Roma più affascinante, sono nudi agli occhi del lettore. La loro è un’esperienza talmente profonda e totale da risultare una tra le più belle della letteratura europea contemporanea.

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