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martedì 6 luglio 2021

“Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio: candidato al Premio Strega il toccante continuo de “L’Arminuta”

Borgo Sud, Donatella Di Pietrantonio

“Adriana si credeva un angelo con la spada, ma era un angelo sbadato e feriva anche per sbaglio. Se non fosse arrivata, chissà, tutto il resto non sarebbe accaduto.”

È notte fonda quando qualcuno bussa con forza alla porta. Adriana, che la sorella non vedeva da tempo, ha un fagotto in braccio e il bisogno di un riparo sicuro. Sembra stia scappando da qualcuno, ma da chi? 

E davvero è in pericolo o si è inventata qualche storia per l’occasione? Adriana ha sempre portato scompiglio e per quanto le voglia bene la sorella sa che quando c’è lei di mezzo le cose cambiano ed è necessario guardare in faccia la realtà come mai prima. 

Non a caso emergono subito i problemi: Piero, in passato sempre premuroso e gentile, è ormai assente e distaccato ma affrontare ed accettare la situazione non è né semplice né immediato.

Poi un giorno arriva una chiamata che riporta le due sorelle a Borgo Sud, la zona marinara di Pescara che le ha viste nascere e in parte crescere.

Il passato ritorna più vivo che mai ed è forse arrivato il momento di risolvere le vecchie questioni per troppo tempo lasciate nel dimenticatoio.

“Borgo Sud” (Einaudi, novembre 2020) è il proseguo dell’amatissimo “L’Arminuta” (vincitore del Premio Campiello nel 2017) candidato al Premio Strega 2021. 

Donatella Di Pietrantonio è una maestra nel penetrare tra i sentimenti delle persone, lo fece con “L’Arminuta” e l’ha rifatto ora portandoci nuovamente nel mondo delle due sorelle.

“Con mia sorella ho spartito un’eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate. E rare, improvvise attenzioni. Siamo state figlie di nessuna madre. Siamo ancora, come sempre, due scappate di casa.”

Passato e presente si avvicendano rendendo le cose non certo semplici. Le questioni sentimentali non sono mai state il forte per le due donne ma alle menzogne non ci si abitua mai e ricadere in un buco nero è un attimo.

Donatella Di Pietrantonio
L’infanzia turbolenta è sempre rimasta in secondo piano per riaffiorare nei momenti peggiorie così accade nuovamente facendo riapparire anche quella madre caratterizzata dall’anaffettiva e dalla lontananza prodotte da una vita altrettanto sgangherata.

Nonostante possa essere letto anche autonomamente, senza dubbio “Borgo Sud” si gode maggiormente se si conoscono le vicende dell’Arminuta e della sua famiglia allargata.

È stato bello ritrovare le sorelle adulte, una di loro ora madre, e scoprire quali strade hanno intrapreso.

Ancora una volta ci si commuove e si soffre con loro, si attraversano momenti difficili, le insicurezze, si ritrova l’Abruzzo con il suo mare e la sua schiettezza e si riallaccia quel legame che si era creato inizialmente con il primo romanzo.

“Li stavo perdendo tutti: Piero, mia madre, Adriana. C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni.”

L’Arminuta non si dimentica, la si ama e anche questa volta, superata l’ultima pagina si continua a stare con lei e Adriana e a chiedersi cosa stiano facendo ora senza di noi.

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venerdì 28 maggio 2021

20 anni di Paese d’Ombre: intervista al libraio Gianpiero Carta per lo speciale anniversario della sua libreria indipendente

© Rebecca Mais
“Credo che nessun libraio degno di questo nome abbia mai guardato l’orologio mentre sta aprendo le scatole della novità appena arrivate in magazzino o se è intento ad allestire un tavolo: il vero libraio lavora con passione e credo sia proprio la gioia di fare un mestiere che lo entusiasma a permettere di passare sopra a uno stipendio non esattamente da capogiro, ai turni faticosi, al costante contatto col pubblico che può essere logorante. Le giornate di lavoro in libreria sono lunghe, è vero, ma il fatto stesso di stare in mezzo ai libri, di sentirsi parte attiva della filiera attraverso cui il libro arriva alle mani del lettore, la consapevolezza del proprio ruolo di operatore culturale rappresentano una gratificazione.” (Romano Montroni, “Memorie di un libraio”)

Era il 19 maggio 2001 quando la Libreria Paese d’ombre venne inaugurata a Villacidro, una cittadina del Medio Campidano, nel sud ovest della Sardegna.

Il giovane GianpieroCarta, laureato pochi anni prima in Scienze Politiche, apriva questa nuova attività con entusiasmo e coraggio e sono questi che gli hanno permesso di festeggiare i primi venti anni della sua splendida libreria, un must per gli amanti dei libri di Villacidro e dei paesi dei dintorni.

Situata nel centro storico, a pochi passi dalla chiesa patronale di Santa Barbara, la Libreria Paese d’ombre vuol omaggiare Giuseppe Dessì, lo scrittore che a Villacidro trascorse la sua infanzia e l’adolescenza, che con l’omonimo romanzo “Paese d’ombre” vinse il Premio Strega nel 1972.

Non è quindi un caso che all’interno della libreria vi sia una parte consistente dedicata alla letteratura sarda, comprendendo sia autori/autrici del passato che attuali. Non mancano i best sellers, i grandi classici mondiali, la manualistica, i libri di varia ed una stanza (la libreria è divisa in due da uno stretto corridoio) interamente dedicata ai libri per bambini con alle pareti splendidi disegni a tema.     

La sorella Elisabetta, la cugina Paola, entrambe evidentemente appassionate di libri, sono tra coloro che più spesso gli amici – clienti della libreria hanno potuto incontrare oltre a Gianpiero.

La Libreria Paese d’ombre è un bel posticino nel quale trascorrere del tempo per acquistare qualche bel libro e fare una piacevole chiacchierata con il libraio o la libraia di turno.

Lascio ora la parola a Gianpiero che ancora, dopo venti anni, svolge il suo mestiere con passione e sempre con un sorriso per chi varca la soglia della sua libreria.


© Paola Lilliu

Innanzitutto, auguri per i venti anni della tua libreria e complimenti per questo importante traguardo Gianpiero! Come stai vivendo questo anniversario e come pensi di festeggiarlo?

Ti ringrazio per i graditi auguri.

Festeggerò come sempre, condividendo cultura, amicizia, sorrisi, speranza e ottimismo con i miei amici clienti.

Questo momento lo sto vivendo in modo inaspettato, nel senso che non avrei mai pensato di arrivare a venti anni di attività da librario; ma i libri ti appassionano, ti seducono e se riesci a creare un rapporto di amicizia e fiducia con i clienti... ecco venti anni in un secondo.

 

Nel corso degli anni, e prima che tu aprissi, diverse librerie hanno tentato l’impresa ma hanno tutte, chi prima, chi dopo, chiuso. Cosa ha permesso a te di resistere e consolidare l’attività?

Penso nell'aver puntato fin dall'inizio attività nella completa indipendenza; in questo modo ho avuto la possibilità di poter plasmare la libreria seguendo le esigenze e gli umori dei clienti nel corso degli anni e dopo tanti errori. Poi è stata strutturata in modo non molto ampio, ma a dimensione locale. Non esistono piccole librerie, ma piccoli lettori.

 

Un noto giornale provinciale scrisse che il tuo era (in riferimento all’apertura della libreria), tra le altre cose, un test di maturità per Villacidro. Quindi ti chiedo: dopo venti anni ritieni che Villacidro sia culturalmente cresciuta?

Credo che Villacidro sia sempre stata una cittadina culturalmente ricca e dinamica; ultimamente è presente una buona vivacità letteraria, soprattutto tra i giovani e le donne. Il punto cruciale è che non riesce ad esprimere tutto questo fervore culturale in modo armonico ed omogeneo. Quindi voglio rispondere alla Tua domanda in modo positivo, pur nella sua caoticità e faziosità.

 

Quali differenze noti oggi rispetto a venti anni fa? Forse è cambiato il tipo di clientela? O sono differenti i generi di libri venduti?

Al pari della clientela è cambiato anche il libraio... ci siamo trasformati nel corso degli anni e nel corso dei vari avvenimenti storici e culturali. Oggi noto una maggiore attenzione nella scelta del libro, una conoscenza maggiore dei vari libri richiesti; sicuramente merito delle varie rubriche, trasmissioni, blog e pagine di giornali che dedicano finalmente il meritato spazio ai libri.

Per quanto riguarda i generi dei libri venduti, ho notato una sensibile ascesa dei libri per ragazzi, soprattutto album e il settore della saggistica.

 

© Paola Lilliu

“Come ho detto tante volte, i libri sono merci, ma non sono merci come tutte le altre, perché sono prodotti dello spirito, plasmano la nostra personalità, il nostro modo di stare al mondo: noi siamo anche i libri che leggiamo”. Queste sono le parole di Romano Montroni nell’introduzione di “Memorie di un libraio” di Orwell. Cosa rappresentano per te i libri? E dal momento che siamo anche i libri che leggiamo, tu quali libri leggi solitamente? Quali ti hanno formato?  

I libri, per me, rappresentano degli insegnanti di vita; degli amici che mi trasmettono sicurezza e consapevolezza in ogni occasione, che ti danno il consiglio giusto nei momenti più difficili, ma anche la battuta ad effetto nei momenti ironici.

Non ho un genere di libri preferito, mi piace spaziare e affrontare i vari generi, come poesia o libri per ragazzi. Tra i romanzi che mi hanno formato partendo dall'adolescenza posso citare “Il signore delle mosche” di William Golding, il “Giovane Holden” di J.D. Salinger. In una età un po' più matura potrei inserire “Sulla strada” di Jack Kerouac, “Martin Eden” di Jack London”, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Come ultimi inserirei “Fiabe italiane” di Calvino, “Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni e “Stoner” di John Williams.

 

Cosa della tua libreria ami in modo particolare e perché?  

Ciò che amo maggiormente è la sua collocazione, ossia presso il centro storico della cittadina. Luogo purtroppo sempre più abbandonato a discapito della sua bellezza.

 

Cosa ami del tuo mestiere di libraio indipendente?

Semplicemente l'indipendenza, la libertà di scelta in tutti i campi senza condizionamenti. Ho fatto questa scelta fin dal principio nel rispetto del mio spirito libero da compromessi.

 

La pandemia non ha reso la vita facile a nessuno ma fortunatamente, ormai da mesi, si è deciso di non imporre la chiusura alle librerie. Come hai vissuto l’ultimo anno e come va ora che l’estate è vicina?

Dopo il grande spavento e disorientamento iniziale, ora riusciamo a convivere con il nostro sgradito ospite. La pandemia perlomeno ha avuto il merito di avvicinare/riavvicinare parecchie persone alla lettura; forse per evadere dalla drammatica realtà, per poter viaggiare tramite la lettura, per aggrapparsi a delle certezze o per evadere dalla monotonia e piattezza dei media.

 

Le nuove tecnologie e i social network hanno contribuito a ridurre le distanze, in ogni aspetto della vita. È stato così anche per te e la tua libreria?

Qualsiasi innovazione tecnologica, se usata bene e per scopi positivi, conferisce dei vantaggi. Nel mio caso, ha permesso maggiore visibilità e contato diretto con i potenziali clienti. Tutto ciò mi è possibile tramite l'utilizzo di vari social-media. Curiamo una pagina Facebook quotidianamente, che ha un discreto successo; soprattutto apprezzate le foto della mia collega Paola.

 

Nel corso degli anni non ti sei limitato a vendere libri nella tua libreria ma hai partecipato a diversi eventi. Ce n’è uno, o più di uno, che ti ha dato particolare soddisfazione o che ricordi in modo particolare?

© Paola Lilliu

Partecipiamo volentieri e con entusiasmo agli eventi esterni, di qualsiasi genere; come affermai già venti anni fa durante l'intervista per l'apertura libreria: “Sono i libri che spesso devono andare incontro ai lettori e non viceversa”.

L'evento più gradevole e a cui partecipo ogni anno con molta soddisfazione e #ioleggoperché, che consiste in una raccolta e donazione di libri alle varie biblioteche scolastiche del territorio. Ricordo in modo particolare una manifestazione legata all'evento #ioleggoperché, dove i ragazzi dell'istituto Alessandro Volta di Guspini/Arbus/Villacidro, per incrementare la donazione di libri, organizzarono un buffet con torte e vari dolci a forma di libro. La soddisfazione personale principale è la finalità di questa manifestazione: rimpinguare le scarne biblioteche scolastiche.

 

In venti anni di esperienza come libraio indipendente hai visto passare tante persone: sono stati di più quelli che Orwell definisce ‘snob da prima pagina’ o gli appassionati di letteratura?

Fortunatamente posso affermare “appassionati di letteratura”. Anche perché in una piccola libreria indipendente giungono lettori “maturi”, che sanno già ciò che cercano. Spesso chiedono consigli, ma hanno sempre un'idea ben precisa e definita.

 

Il cliente più bizzarro che abbia varcato la soglia della tua libreria? 

Come cliente bizzarro posso citare un ragazzo che durante le giornate uggiose, piovose, ma specialmente quando vi sono anche tuoni e fulmini si presenta puntualmente in libreria. Un giorno incuriosito gli chiesi il motivo di questa “tempistica metereologica” in libreria, lui rispose: “perché i libri mi danno sicurezza, riescono a rilassarmi e presso questa libreria mi sento a casa ed al sicuro. So che in mezzo ai libri sono protetto, non mi succederà niente e mi passa la paura”.

 

 Cosa ti auguri per i prossimi venti anni della tua libreria?

Altri venti anni e più di passione, amicizia e condivisione.


Pagina Facebook Libreria qui

venerdì 15 giugno 2018

Aspettando il Premio Strega 2018: “Il figlio prediletto” di Angela Nanetti, lo strazio dell’amore, l’intolleranza dell’uomo


Il figlio prediletto, Angela Nanetti
“I ricordi adesso erano una poltiglia di terra impastata di rosso, ce l’avevo in bocca, scricchiolava tra i denti, gli colava sul mento. Aveva l’odore che saliva dalla tonnara durante la mattanza. Si alzò di scatto rovesciando la sedia e corse fuori, si sporse dal parapetto e vomitò l’anima.”
Giugno 1970, piccolo paese della Calabria. Tutto comincia dentro una macchina, dove Nunzio e Antonio, giovani promesse del calcio, consumano il loro amore segreto.

Improvvisamente alcuni uomini incappucciati e armati tirano fuori i due giovani dal veicolo e li colpiscono violentemente, uccidendo Antonio. 

Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio, dolorante nel corpo ma soprattutto nell’anima, viene fatto salire su un treno con destinazione Londra. Il padre e i fratelli hanno voluto tutto questo e ora Nunzio dovrà trovare da solo la forza per andare avanti e costruirsi una nuova vita. Anni dopo a ripensare a questa storia è la nipote di Nunzio, Annina, giovane donna anche lei in fuga da una realtà nella quale gli uomini comandano e le donne ubbidiscono, approdata in una Londra dalle mille possibilità con sempre in mente il pensiero della madre e della nonna rimaste a casa.

“Perché le madri non muoiono, sono come le montagne, anche le sante Rosalie. Muore l’Aspromonte? No, moriamo noi.”

Il figlio prediletto” (Neri Pozza, 2018)  è una storia straziante e davvero forte. Da una parte la ribellione nei confronti di una realtà assurda, dall'altra la mancanza di fiducia nell'umanità.
Angela Nanetti

Nunzio e Annina sono legati da un filo rosso che non può essere spezzato, nonostante le differenze di età. Entrambi lottano per una libertà della quale sono stati privati, ma qualcosa di forte li riporta alle origini, verso madri enigmatiche e sofferenti e padri da cancellare. 

A fare da cornice il contesto storico, quello dell’Italia con i suoi immigrati verso il nord dell’Europa e quella dell’Inghilterra che vedeva una donna, Margaret Thatcher, imporsi al governo, nel bene e nel male.

“Il figlio prediletto” colpisce dritto al cuore, il lettore soffre con Nunzio, con Antonio, con Annina, e non li dimentica, mai, neppure dopo aver lasciato quelle pagine così importanti e grevi. 

Un romanzo inquieto, una scrittura, quella di Angela Nanetti (scrittrice e autrice principalmente di libri per ragazzi), che si mostra con tutta la sua forza e prepotenza; è davvero un peccato che non sia presente nella cinquina dell’ambito Premio Strega 2018.
  
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lunedì 11 giugno 2018

Aspettando il Premio Strega 2018: “Anni luce” di Andrea Pomella, on the road tra le capitali europee sulle orme della generazione grunge anni ‘90

Anni luce, Andrea Pomella

“È la storia di un’amicizia, e riguarda, certo, anche i Pearl Jam, Ma non solo i Pearl Jam. Riguarda tutto ciò che si metteva in moto quando dalle casse dello stereo usciva una loro canzone, il vortice di angosce, divertimenti, memorie, furori, gioie, inquietudini che si incanalava attraverso la loro musica. Non solo i Pearl Jam, perché non si possono raccontare i Pearl Jam senza accennare a cosa è stato il grunge, e quindi senza allargare il cerchio a quelle band di Seattle che, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, sconvolsero il mondo della musica scatenando l’ultima, grande fluttuazione della storia del rock, prima dell’attuale glaciazione.”
Tutti noi abbiamo vissuto quello strano e contrastante periodo che va dall'adolescenza all'età adulta, ognuno in modo differente e con sfondi e colonne sonore diverse. Il protagonista del romanzo è un giovane ragazzo romano degli anni ’90, frontman di una band che ha come punto di riferimento la musica grunge ed in particolare i Pearl Jam

C’è l’amicizia con Q, il chitarrista con il quale si crea un rapporto quasi simbiotico. E poi quel viaggio in Europa, sui treni e per le strade delle capitali e delle città più piccole e se il whisky è finito tornare in Italia perché lì costa meno e poi ripartire subito, macinando chilometri ed esperienze nuove e inaspettate. Un viaggio iniziatico che porta verso la conclusione di quel primo periodo della vita, o forse addirittura verso la conclusione di un’intera generazione.

“Anni luce” (ADD Editore, febbraio 2018) è la visione di quegli anni di Andrea Pomella, l’autore di questo particolare romanzo di formazione che rievoca emozioni e sensazioni forti che si mescolano con le parole di Eddie Vedder che hanno narrato una generazione. Ma non è necessario amare i Pearl Jam per apprezzare questa storia on the road: è sufficiente dotarsi di sensibilità e voglia di osservare questi ragazzi in balia di un’età bastarda la cui
Andrea Pomella
voce andava seguita per godere appieno, o così almeno credevano, di ciò che la vita offriva loro proprio in quel momento.

“Ero la vittima di uno scippo o forse quello era l’unico momento di tutta la mia vita in cui l’alba, la volpe, la città, il cielo rosato, il vento che proveniva dal mare, la fame e la sete, la via lattea, il gelo vellutato che copriva l’erba del prato, il mio zaino da vagabondo, le anime calde che ancora dormivano intorno ai piedi della collina nelle loro case di Scozia, tutto – all'improvviso – faceva di me un’unica, immensa cosa consapevole.”

Ci sono le incertezze, le speranze, la voglia di cristallizzarsi in quei giorni incredibili così pieni di vuoto e paura. C’è una società italiana che stava cambiando inevitabilmente, nella quale anche il pensiero mutava e finalmente il divorzio era legale. “Credo di appartenere alla prima generazione dei figli di divorziati” scrive Pomella, e non si sapeva bene come parlare di quella ‘cosa’ che provocava ancora scandalo, e gli altri “non sapevano come comportarsi con me”.

“Anni luce” è intenso, veloce, disorientante, ricco di musica, di impressioni, di ricordi, di passato e soprattutto uno dei più interessanti candidati al Premio Strega 2018.

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lunedì 4 giugno 2018

Aspettando il Premio Strega 2018: “La madre di Eva” di Silvia Ferreri: la disforia di genere e la ricerca di sé stessi

La madre di Eva, Silvia Ferreri


“È un sogno che avevo messo da parte finché non è rispuntato fuori e mi è arrivato in faccia violento e secco come un ceffone. Come una profezia inascoltata. Quando mi è tornato improvvisamente quel giorno, ricordo che mi fermai immobile sulla sedia, col fiato sospeso per paura che mi sfuggisse di nuovo. Perché non me l’ero ricordato prima? Per anni mi sono chiesta se quel sogno avesse potuto dirmi qualcosa, se avessi potuto darmi un indizio. O se fosse solo un sogno. Per anni mi sono tormentata con l’idea che avrei potuto fare qualcosa per cambiare il corso delle cose. Se solo fossi stata più attenta, più pronta. Invece che così lenta a capire.” 
Eva si è sempre sentito Alessandro, fin dai primi anni di vita. Da piccolissimo credevano si trattasse di un gioco da bambini ma ben presto genitori e insegnanti si rendono conto che c’è dell’altro sotto. Eva è nata nel corpo sbagliato, un corpo femminile che come un abito che non piace non sente suo e desidera solamente togliersi. Sono anni di tormento e malcontento, di contrasto con i genitori, di derisione

Finalmente al compimento dei diciotto anni può entrare nella sala operatoria di una clinica serba e cambiare sesso. A raccontare l’attesa di quei diciotto anni è la madre, stanca, impaurita, arrabbiata ma soprattutto piena di amore per quella figlia che non riesce a trovare pace.

La madre di Eva” (Neo Edizioni, 2017) è il primo romanzo della giornalista e scrittrice Silvia Ferreri, uno tra i dodici finalisti del Premio Strega 2018.

Una storia forte, l’immersione in un mondo ancora parzialmente sconosciuto, quello di coloro che necessitano di cambiare sesso a causa di un corpo che nulla ha a che fare con ciò che si sentono dentro di sé. 

Un viaggio lungo diciotto anni durante il quale l’intera famiglia è coinvolta: da una parte il desiderio
Silvia Ferreri
di vedere la propria figlia felice, dall'altra la difficoltà nell'accettare le scelte più difficili come quella di sottoporsi a delicati interventi chirurgici.  

Eva, un nome evocativo, la prima donna che procreò la stirpe umana, un nome beffardo che qui nulla ha a che fare con la femminilità e tutto ciò che le gira intorno.

Difficile schierarsi da una parte o dall'altra, entrambi hanno le loro motivazioni, le loro sofferenze, i loro dubbi. 

Ed entrambi infine si riconoscono in uno stesso obiettivo, per quanto percepito da differenti prospettive.  

Un romanzo attuale, crudo, spiazzante, un grido di libertà contro una natura che si mostra in tutta la crudeltà.

Un ottimo candidato al Premio Strega 2018!

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lunedì 21 maggio 2018

Aspettando il Premio Strega 2018: “Come un giovane uomo” di Carlo Carabba - la fatica del vivere tra le impetuose emozioni dell’anima

Come un giovane uomo, Carlo Carabba

“Nel corso degli anni, ormai cresciuto, avrei tentato più volte, passeggiano o correndo, di risalire a quel tempo smarrito, sperando che il contatto con lo stesso suolo che avevo visto coperto di bianco – come nelle fiabe la ripetizione di un gesto che era stato familiare rivela alla principessa smemorata che è tornata a compierlo le sue nobili origini e che non è quella che sta vivendo l’esistenza a cui è destinata – sapesse ritrovare la vibrazione originaria che aveva prodotto l’eco di ricordi che da tanti anni risuonava nella mia mente, restituendomi il centro perduto della reminiscenza e dell’oblio di cui ignoravo tanto e da cui tanto di quello che ero e sono dipende: la mia infanzia.”
Ci sono libri che ci vengono regalati, altri che troviamo in libreria, altri ancora che scopriamo per caso. Questo in particolare l’ho scoperto con la pubblicazione dei dodici candidati al Premio Strega 2018, la trama mi ha subito incuriosito e la copertina ancora più.

“Come un giovane uomo” (Marsilio, 2018) è la storia di Carlo, o meglio di parte della sua vita, narrata a partire da due coincidenze: la caduta della neve a Roma (dopo vent’anni dalla prima volta in cui la vide) e l’incidente di Mascia, caduta a causa della neve che si scioglieva, ora in coma. Quella stesse neve che una volta fu fonte di felicità ora diviene presagio negativo di un futuro incerto. Nasce così una lunga riflessione che parte dall’infanzia di Carlo, che altro non è che l’autore stesso, tra amicizie trovate e altre perdute, questioni familiari complicate e desideri inespressi a causa di un animo fragile e troppo spesso incerto.
Carlo Carabba


Per gran parte del libro le frasi si trascinano lunghe e a tratti pesanti ma c’è qualcosa in profondità, qualcosa di forte e poetico, che fa andare avanti nella lettura, per la curiosità di conoscere l’intera storia, per la voglia di scoprire se quell'agognata serenità e quel desiderato sfogo dell’anima abbiano poi preso vita.

Non è un libro semplice da leggere, manca forse un po’ di leggerezza a smorzare i toni cupi forieri di dolore, una sofferenza labirintica che si muove tra infanzia e adolescenza, verso un’età adulta che si impone con prepotenza. 

L’elaborazione del lutto è la vera protagonista, attorno ad essa si dipanano i dubbi e le insicurezze dell’autore, Carlo Carabba, – ragazzo e uomo, e soprattutto la paura di non riuscire a gestire le emozioni. Ma va letto per lo stile riconoscibile e sentito, per ricordare che non tutto va come ci aspettavamo ma che nonostante il dolore la vita ha un senso, sta a noi la decidere da che parte dell’esistenza stare.


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