Visualizzazione post con etichetta Einaudi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Einaudi. Mostra tutti i post

lunedì 14 luglio 2025

“Il giorno dell’ape” di Paul Murray: il disfacimento di una famiglia tra follia e finto perbenismo

Il giorno dell'ape, Paul Murray

“Prima di diventare padre, Dickie si immaginava che crescere un figlio fosse una versione più impegnativa di dell’avere un animale domestico. Un bambino, pensava, era una creatura essenzialmente passiva, un recipiente da riempire con il tuo amore. Quelle era almeno l’impressione che se ne ricavava dalla tv.”

La famiglia Barnes sembrava perfetta prima che il padre, Dickie, portasse al fallimento la concessionaria affidatagli dal padre. Questo è sufficiente a creare un disequilibrio che potrebbe non risolversi mai: Imelda, la moglie, ha iniziato a vendere gioielli e mobili per guadagnare qualche soldo, la povertà vissuta fino a poco prima del matrimonio la spaventa; Cass, la figlia più grande, prima della classe, sta precipitando e crede che potrà più frequentare l’università a Dublino; PJ, il figlio dodicenne, improvvisa vittima di bullismo, tenta la fuga da casa per cercare di risolvere la situazione.

Cosa accadde veramente il giorno dell’ape? E siamo sicuri che il problema sia il tracollo lavorativo di Dickie? Come si è arrivati a tutto questo?

“Il giorno dell’ape” (Einaudi, 2025, traduzione di Tommaso Pincio), libro dell'anno per «The New York Times», «The Guardian», «The Washington Post», «The New Yorker», «The Economist». Finalista al Booker Prize, vincitore dell'Irish Book of the Year, del Nero Book Award per la narrativa e del Premio Strega Europeo 2025, è l’ultimo romanzo di Paul Murray, scrittore irlandese classe 1975.

Un romanzo il cui successo è innegabile ma i cui pareri sono spesso contrastanti, talvolta, a mio parere, a causa di una non comprensione dell’intento dell’autore e delle psicologie dei personaggi.

I capitoli, dedicati ai singoli personaggi, si alternano ed ognuno presenta caratteristiche differenti e personali. Lo stile resta lo stesso ma, per fare un esempio, quando la protagonista è Imelda, dal passato difficile e con il desiderio di cambiare radicalmente vita, la punteggiatura sparisce e tutto diventa un flusso di coscienza che ha fine solo con il termine del capitolo. Ciò non rende meno piacevole la lettura né la appesantisce ma ci permette di immedesimarci ancora di più in questa donna, ora madre e moglie, le cui origini non smettono di avere un peso non indifferente.

“Le dispiaceva anche per l’ape. Le api stavano morendo ovunque, in tutto il mondo: PJ ne parlava di continuo. Nessuno conosceva la causa, ma era un male perché le api portavano il polline di pianta in pianta e, senza di loro, anche la natura sarebbe morta.”

“Il giorno dell’ape” è anche un mistero nel momento in cui Cass viene a sapere che il matrimonio della madre non andò come doveva a causa di un’ape e con il coinvolgimento di uno zio, fratello del padre, del quale lei ha sentito parlare solo in rarissimi casi.

Siamo in un’Irlanda con i suoi traumi, con le sue università prestigiose e la vita non sempre semplice ed era quasi d’obbligo, tra le oltre settecento pagine, ricordare l’orrore delle Case Magdalene.

“Facevano parte del convento, un tempo; per sessant’anni ci avevano mandato le ragazze che avevano <<smarrito la retta via>>, per tenere la comunità al riparo dai loro comportamenti peccaminosi. Alcune non ne uscivano più; passavano la vita dietro quelle alte mura grigie a lavare lenzuola dei preti e delle suore in punizione per i loro vecchi peccati. Erano tutte morte adesso.”

Paul Murray
I fatti che accadono sono davvero tanti e anche quando si parla della routine dei protagonisti c’è sempre qualcosa di intrigante che ci fa andare avanti con curiosità. 

“Quando chiedevano a Frank cosa volesse fare da grande, lui diceva: Il criminale, e tutti ridevano. Dickie si sentiva oscurato dal fratello. Frank era il preferito di papà; Frank era il preferito di chiunque, madre a parte, che ovviamente preferiva lui solo per pietà, per cui con contava.”

Gelosie tra fratelli, sessualità incerte, drammi familiari, tresche più o meno nascoste, violenza domestica, povertà e ricchezza, il fascino di Dublino e quello contrapposto delle zone rurali di un’Irlanda sempre meravigliosa.

Un romanzo che ho amato, ben scritto, che rileggerei e che non sarà semplice dimenticare.

Link per l'acquisto qui

martedì 6 luglio 2021

“Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio: candidato al Premio Strega il toccante continuo de “L’Arminuta”

Borgo Sud, Donatella Di Pietrantonio

“Adriana si credeva un angelo con la spada, ma era un angelo sbadato e feriva anche per sbaglio. Se non fosse arrivata, chissà, tutto il resto non sarebbe accaduto.”

È notte fonda quando qualcuno bussa con forza alla porta. Adriana, che la sorella non vedeva da tempo, ha un fagotto in braccio e il bisogno di un riparo sicuro. Sembra stia scappando da qualcuno, ma da chi? 

E davvero è in pericolo o si è inventata qualche storia per l’occasione? Adriana ha sempre portato scompiglio e per quanto le voglia bene la sorella sa che quando c’è lei di mezzo le cose cambiano ed è necessario guardare in faccia la realtà come mai prima. 

Non a caso emergono subito i problemi: Piero, in passato sempre premuroso e gentile, è ormai assente e distaccato ma affrontare ed accettare la situazione non è né semplice né immediato.

Poi un giorno arriva una chiamata che riporta le due sorelle a Borgo Sud, la zona marinara di Pescara che le ha viste nascere e in parte crescere.

Il passato ritorna più vivo che mai ed è forse arrivato il momento di risolvere le vecchie questioni per troppo tempo lasciate nel dimenticatoio.

“Borgo Sud” (Einaudi, novembre 2020) è il proseguo dell’amatissimo “L’Arminuta” (vincitore del Premio Campiello nel 2017) candidato al Premio Strega 2021. 

Donatella Di Pietrantonio è una maestra nel penetrare tra i sentimenti delle persone, lo fece con “L’Arminuta” e l’ha rifatto ora portandoci nuovamente nel mondo delle due sorelle.

“Con mia sorella ho spartito un’eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate. E rare, improvvise attenzioni. Siamo state figlie di nessuna madre. Siamo ancora, come sempre, due scappate di casa.”

Passato e presente si avvicendano rendendo le cose non certo semplici. Le questioni sentimentali non sono mai state il forte per le due donne ma alle menzogne non ci si abitua mai e ricadere in un buco nero è un attimo.

Donatella Di Pietrantonio
L’infanzia turbolenta è sempre rimasta in secondo piano per riaffiorare nei momenti peggiorie così accade nuovamente facendo riapparire anche quella madre caratterizzata dall’anaffettiva e dalla lontananza prodotte da una vita altrettanto sgangherata.

Nonostante possa essere letto anche autonomamente, senza dubbio “Borgo Sud” si gode maggiormente se si conoscono le vicende dell’Arminuta e della sua famiglia allargata.

È stato bello ritrovare le sorelle adulte, una di loro ora madre, e scoprire quali strade hanno intrapreso.

Ancora una volta ci si commuove e si soffre con loro, si attraversano momenti difficili, le insicurezze, si ritrova l’Abruzzo con il suo mare e la sua schiettezza e si riallaccia quel legame che si era creato inizialmente con il primo romanzo.

“Li stavo perdendo tutti: Piero, mia madre, Adriana. C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni.”

L’Arminuta non si dimentica, la si ama e anche questa volta, superata l’ultima pagina si continua a stare con lei e Adriana e a chiedersi cosa stiano facendo ora senza di noi.

Link per l'acquisto qui


lunedì 17 maggio 2021

“Supereroi. Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita” di Paolo Genovese: quando l’amore è più imperfetto, instabile e profondo che mai

Supereroi, Paolo Genovese

“Anna come sono tante, Anna permalosa, Anna bello sguardo, Sguardo che ogni giorno Perde qualcosa. Se chiude gli occhi lei lo sa, Stella di periferia, Anna con le amiche, Anna che vorrebbe andar via. Marco grosse scarpe e poca carne, Marco cuore in allarme, Con sua madre una sorella, Poca vita sempre quella, Se chiude gli occhi lui lo sa, Lupo di periferia, Marco col branco, Marco che vorrebbe andar via.”

Queste sono le parole della canzone “Anna e Marco” di Lucio Dalla ma è anche la storia dei due omonimi protagonisti di “Supereroi” (Einaudi, 2020) del regista, sceneggiatore e scrittore romano Paolo Genovese.

Anna è proprio così, un po’ permalosa, a volte insicura ma altre piena di fiducia che vorrebbe sempre andare via, soprattutto quando comincia ad intravedere la felicità tanto agognata. Marco ha il cuore in allarme, sotto diversi punti di vista, sa bene cosa vuole ma a volte anche lui vorrebbe andare via.

Marco e Anna si incontrano quasi per caso e da quel momento, seppure ad intermittenza, il loro legame diventa indissolubile. Il loro è un amore imperfetto come tanti e come tanti combattono quotidianamente, consapevoli che, come il titolo suggerisce, servono i superpoteri per amarsi tutta una vita. E non sempre il finale sarà come ce lo eravamo immaginato.

“Con gli anni ho capito che l’uomo perfetto non esiste, tantomeno l’amore perfetto. E che forse l’unica perfezione sta in quell’energia che lo fa resistere al tempo.”

“Supereroi” è un romanzo che si fa divorare, che colpisce per l’imperfezione dei suoi personaggi, per l’essere così reale e realistico, per l’amore che scaturisce da ogni pagina.

Il concetto di base è che l’amore non è mai semplice e questo viene raccontato in maniera schietta e diretta come raramente capita.

“Si volta verso di lei e la tira a sé in uno di quegli abbracci con cui si cerca di trasmettere energia. Lo ha sempre fatto fin da bambino: stringere forte qualcuno, sentire un formicolio e far finta che sia energia che passa di corpo in corpo, come un supereroe che si preoccupa dei più deboli.”

Anna e Marco si rincorrono e sarebbe così semplice lasciarsi andare e decidere di arrendersi all’evidenza, ma siamo esseri umani complessi e dotati di intelligenza che troppo spesso ci porta a rimuginare persino sulle cose più semplici.

Paolo Genovese
E al termine di questa bellissima e commovente storia ci ritroveremo a chiederci quanti sono i momenti della nostra vita che possiamo definire perfetti e quanti ce ne potranno essere in futuro, e chi o cosa ci avvicina alle persone che amiamo: un algoritmo, il destino o semplicemente le nostre decisioni più ragionate?

“I riflessi dell’acqua danzano sulla pietra e i colori dei coralli rimbalzano sul volto di Anna. La sua espressione è quella di chi si è appena accorto che la bellezza e la felicità esistono realmente, basta avere il filtro giusto nell’animo.”

Ma soprattutto: amarsi per tutta la vita è possibile?

Per scoprirlo, o se non altro per rifletterci o semplicemente per immedesimarsi nella storia, non resta che leggere “Supereroi” e sperare che la fine arrivi il più tardi possibile.

Link per l'acquisto qui

lunedì 16 novembre 2020

“Dimmi che non può finire” di Simona Sparaco: un viaggio spirituale al femminile alla ricerca del proprio cammino

Dimmi che non può finire, Simona Sparaco

“I numeri mi stavano tradendo, e non ero disposta ad accettarlo. Mi ero sempre lamentata, ma in realtà – proprio come una supereroina – non volevo perdere il mio potere. Quello che mi rendeva unica. Soprattutto, dopo aver inscenato uno psicodramma lungo un mese, fatto di fughe, ritorni, bugie, volevo aver ragione. A dire il vero, io volevo sempre avere ragione.” 

La nostra vita è circondata da numeri, dalla nostra data di nascita ai giorni che si susseguono sul calendario, da quelli che studiamo a scuola a quelli che vediamo ovunque ci giriamo. Ma se questi divenissero fonte di ossessione

È ciò che accade ad Amanda, quasi trentenne, che fin da piccola considera i numeri come rivelazione di ciò che le capiterà. 

Lei crede che le cifre le indichino la fine dei suoi momenti di felicità e per evitare il peggio preferisce giocare in difesa ed interrompere per tempo qualunque cosa, a discapito della sua vita. 

Abbandonato il lavoro nella redazione di un noto quiz televisivo decide di accettare di occuparsi di un bambino di sette anni; i bambini non le piacciono e qualora dovesse interrompere anche questo impiego il dispiacere non sarebbe poi così grande. Non ha però tenuto conto del fatto che questo bambino le somiglia, le cambierà la vita e soprattutto trasformerà il suo modo di pensare e vedere le cose. E chissà che anche il padre del bambino non possa fare la sua parte…

“Dimmi che non può finire” (Einaudi, ottobre 2020) è il nuovo romanzo di Simona Sparaco, un nuovo viaggio tra le emozioni che tiene incollati alle pagine dall’inizio alla fine.

Amanda è una donna in crisi a causa di un passato e di un presente non semplici. Le vicende della vita l’hanno portata ad essere diffidente e ad affidarsi ai numeri come unico rifugio di salvezza. Quando qualcosa di positivo le capita crede che la durata sarà breve e la felicità è per lei una meta inaccessibile. Il rischio non rientra tra le possibilità ma potrebbe essere l’unica scelta in grado di mostrarle una prospettiva differente.

Simona Sparaco

E poi c’è l’amore, anche questo sempre definito da una precisa data di scadenza. Ma se fosse l’ora di lasciarsi andare e non pensare più a nulla?

“Poi osservai il mio nuovo compagno di banco: costretto a mangiare qualcosa che non gli piaceva, ferito anche lui dalla vita, con un padre assente, una madre morta, una nonna anaffettiva e una domestica di pietra; un innocente innamorato di un’orribile femmina che presto lo avrebbe fatto soffrire. Quel bambino era la cosa più vicina alla versione aggiornata di me che io avessi mai incontrato prima.”

“Dimmi che non può finire” racconta vite reali, mostra il rovescio della medaglia – la ricchezza materiale non significa nulla – ma soprattutto è l’immagine di una donna in evoluzione, una donna sola e smarrita tra le fatiche quotidiane che scoprirà le sue potenzialità e dopo un percorso molto intimo e doloroso si renderà conto di meritare ogni cosa, nel presente e nel futuro.

Bello, divertente, commovente, profondamente attuale e reale.

Link per l'acquisto qui

lunedì 8 giugno 2020

“Lo scarafaggio” di Ian McEwan: quando la vera bestia schifosa è l’uomo

Copertina del libro Lo scarafaggio di Ewan McEwan
Lo scarafaggio, Ewan McEwan

Quella mattina Jim Sams, un tipo perspicace ma niente affatto profondo, si svegliò da sogni inquieti per ritrovarsi trasformato in una creatura immane. Per un pezzo rimase disteso sul dorso (non precisamente la sua posizione preferita) a osservarsi costernato i piedi lontanissimi, l’esiguità degli arti. Appena quattro, naturalmente, e pressoché inamovibili. Le sue zampette brune, per le quali già provava una certa nostalgia, si sarebbero agitate disinvoltamente in aria, seppure invano.”

Cosa può esserci di peggiore per uno scarafaggio di svegliarsi nei panni di un umano? Questo è ciò che capita una mattina a Jim Sams, ora uomo, non uno qualsiasi bensì il primo ministro del Regno Unito.

Per Jim tutto è nuovo, deve prendere confidenza con quei lunghi e pochi arti e capire come funziona quel mondo che lui osservava dal basso; una cosa però l’ha capita subito: questo popolo può essere facilmente governato, è sufficiente trovare la politica giusta.

È così che Sams riunisce il Consiglio dei ministri e decide che il suo scopo sarà raggiunto quando nel Regno Unito verrà approvato l’Inversionismo, in parole povere una politica che rovescerà tutto ciò che era stato fatto fino a quel momento, coinvolgendo principalmente il mondo del lavoro.

“Dunque come poteva fiorire l’economia inversionista in un mondo cronologista?”

Lo scarafaggio” (Einaudi, maggio 2020) è oggi più attuale che mai ed è scaturito in modo così naturale dalla mente di un Ian McEwan sempre attento ai cambiamenti della società e protagonista di un movimento, quello della Brexit, che cambierà radicalmente la vita della popolazione inglese.

Omaggiando chiaramente Franz Kafka e rifacendosi agli spassosi pamphlet satirici di Jonathan Swift

Ian McEwan
McEwan mostra uno dei tanti paradossi che ritroviamo a vivere in questo periodo storico.

A suscitare ripugnanza non è l’uomo che si sveglia scarafaggio ma lo scarafaggio che si ritrova nel corpo e nella mente di un uomo, essere solitario che si fa avanti tradendo, fingendo, mostrandosi egoista.

Ma è veramente l’uomo ad agire in questo modo o assistiamo ai piani di uno scarafaggio che tenta di traslare nel nostro mondo il suo modo di vivere?

Centoventi pagine ricche di ironia che fanno tanto riflettere apparendo a tratti quasi macabre ed un finale inaspettato del quale godere pienamente per l’assurdità dello stesso e, forse soprattutto, per lo scampato pericolo.

 Link per l'acquisto qui  

mercoledì 3 giugno 2020

“L’invenzione di noi due” di Matteo Bussola: la fatica dell’amarsi e l’importanza delle parole

L'invenzione di noi due, Matteo Bussola

“Cominciai a scrivere a mia moglie dopo che aveva del tutto smesso di amarmi. Solo allora mi venne l’idea. È triste, tragico persino, ma torniamo a occuparci delle cose quasi sempre quando sono finite. Forse la fine è l’unica condizione in grado di smuoverci davvero. Forse è solo che, per risvegliare il nostro desiderio di agire, abbiamo bisogno di una distanza, la sensazione di dover recuperare un’opportunità che ci appare lontanissima, perduta. Irrimediabile.”

Di storie d’amore ne leggiamo e ne circolano davvero tante ma quante di queste potrebbero essere descritte come verosimili e in quante riusciamo realmente a rivedere noi stesse/i?

Sì, non nego che sognare ad occhi aperti a volte sia piacevole ma lo è ancora di più ritrovarsi tra pagine che raccontano verità.

“L’invenzione di noi due” (Einaudi, maggio 2020), ultimo romanzo di Matteo Bussola, è la storia di Milo e Nadia, marito e moglie da anni e legati da qualcosa che credevano fosse così forte che avrebbe permesso di non cambiare mai il loro amore

Ma la realtà non è così semplice, lei sembra essersi spenta e lui non sa più cosa fare per riportarla a sé. Fino a quando non gli viene l’idea di scrivere delle lettere alla moglie fingendosi un altro. Tra le parole che si scambiano ci sono tutte le paure, le speranze e quelle confessioni che mai si erano scambiati prima di allora. Nadia comincia a ritrovare la voglia di andare avanti, Milo se ne rende conto ma con la consapevolezza di non essere stato lui ad evocare tali emozioni e la gelosia fa capolino per la prima volta nel suo cuore. Ora non gli rimane più tanto, meglio fingere ancora o raccontare la verità?

“L’invenzione di noi due” è il racconto del cambiamento, perché nulla è statico, tantomeno le relazioni tra persone che stanno insieme da tanti anni. Una narrazione delicata che non si fa problemi a mostrarsi nella sua spietatezza, nel suo essere così reale, senza remore nell’esprimere emozioni vere, non edulcorate.

“Certi giorni, avrei voluto che Nadia non ci fosse per poterla desiderare ancora, per sognare che esistesse da qualche parte, per avere nostalgia di un chissà.”

Milo e Nadia sono due di noi: lei una donna all’apparenza complicata, ma che in realtà

Matteo Bussola
desidera solo evolversi insieme al suo compagno di vita; lui da’ tante cose per scontato, troppe, e fatica a cogliere i segnali che lei gli invia. Lui è arrendevole, preferisce lasciare le cose così come sono per timore di creare danni, ferito da esperienze passate che ancora bruciano.

“Ma è un fatto che chi ha perso un pezzo di sé, si tratti di un braccio o di un piede, passerà il resto della vita a cercare di tenersi insieme.”

La voce narrante è quello di Milo, un uomo, cosa che non capita così spesso quando si tratta di romanzi che raccontano storie di amore. Ed è forse proprio questo aspetto a renderla una storia per tutti, e in particolare per i lettori maschili, per riflettere, per capire che nulla mai va dato per scontato e che la diversità è ciò che sempre ci contraddistingue, con i suoi pro e i suoi contro.

“Scrivere un romanzo è come l’amore: l’ispirazione può avere la forma di una folgorazione iniziale, ma poi non procede per scatti brucianti, piuttosto si muove per passi lenti, sentieri tortuosi, e richiede una lunga, difficile fedeltà, mentre la storia ma mano si viene formando.”

“L’invenzione di noi due” è amore puro, sincero, forte, è un libro la cui lettura è necessaria e capace di cambiare la nostra vita.

È anche amore per i libri e per la scrittura, così importante e capace di scavare dentro di noi, tra le viscere, andando oltre ogni parola che potrebbe mai essere pronunciata da bocca umana.

Link per l'acquisto qui

giovedì 16 gennaio 2020

“Le leggende della tigre” di Nicolai Lillin: un incredibile viaggio tra leggende e coraggiose donne siberiane

Le leggende della tigre, Nicolai Lilin

“Ogni uomo che porta i propri desideri nella foresta si connette al grande mondo della natura, dove tutto è legato da fili invisibili: gli alberi più vecchi agli insetti più piccoli, gli animali più feroci alle creature più fragili. L’anima della Taiga è come l’acqua del grande Oceano, avvolge ogni cosa. Se apri il tuo cuore e ti liberi dalle distrazioni, riesci a percepire dentro di te la sua energia pulsante, il suo respiro che ti attraversa il corpo.”
Ancora una volta Buon Anno Nuovo a tutti lettrici e lettori!

Questa è la mia quarta recensione del 2020 ma si tratta del primo libro letto in questo nuovo anno! Ho voluto inaugurare l’anno con un autore che non avevo mai letto prima d’ora ma che mi attira dai tempi di “Educazione siberiana”.

Si tratta di Nicolai Lilin e del suo “Le leggende della tigre” (Einaudi, ottobre 2019) con il quale mi ha davvero conquistato.

Siamo in Siberia e due veterinari stanno attraversando la foresta per raggiungere un raro esemplare di tigre bianca. Sono giovani ed inesperti e quando sopraggiunge la tempesta non sanno come affrontarla né dove e come ripararsi. Improvvisamente compare un bambino vestito di bianco che mostra loro la via verso una baita di legno, la loro salvezza. 

Dentro vengono accolti da Filaret, un vecchio misterioso che li scalda con il suo fuoco e con tisane calde. Ma soprattutto con le sue incredibile storie di spiriti, di sciamani, di pionieri in cerca di fortuna, di uomini per metà animali, di amori difficili.

Storie che si intrecciano con arcaiche leggende siberiane, miti della Taiga affascinanti e fuori dal tempo.

Quasi centocinquanta pagine colme di ricchezza culturale e spirituale, di rispetto per la natura, di uomini ma soprattutto donne coraggiose che non si limitano ad occuparsi del focolare domestico. La visione di un mondo che non esiste più ma che continua, con la sua eco, ad insegnare tanto all'uomo cosiddetto moderno.

Filaret altro non è che un cantastorie che con i suoi racconti ha riempito un'esistenza e si occupa ora di ammonire ed arricchire il passaggio di coloro che vi arrivano con buone intenzioni.

Un libro che affascina, da leggere e rileggere, del quale rimanere incantati per la sua poesia, il sapore antico e il suo saper essere così visionario.

Una piccola curiosità: fra le varie leggende narrate vi è quella di Masha e Orso, ben diversa da quella che conosciamo tramite i cartoni animati, tanto per cominciare Masha si chiama Katerina e non è una bambina…


Link per l'acquisto qui

lunedì 8 aprile 2019

“Breve storia amorosa dei vasi comunicanti” di Davide Mosca: quando l’amore nasce per osmosi


Breve storia dei vasi comunicanti
“Lui supera i cento chili, lei non arriva ai quarantacinque. Cominciano a parlare. Continuano a parlare. Parlando, discutono e s’amano per sei mesi, o almeno ci provano. La notte di Capodanno salgono sulla bilancia per la prima volta da molto tempo. Lui pesa settanta, lei cinquanta. Che sia l’inizio o la fine non importa a nessuno dei due.”
Ci sono storie che ti entrano nel cuore, sai che non le dimenticherai e hai la consapevolezza che non sarai l’unica ad avere questa percezione. Questo è quanto ho provato leggendo “Breve storia amorosa dei vasi comunicanti” edito pochi giorni fa dall'Einaudi.

Se ne parlava un po’ ovunque da un mese circa, se non più, mi incuriosiva ma mi insospettiva un po’ tutta quella pubblicità. Ora posso dire che Davide Mosca, autore di una decina di romanzi e direttore di una libreria a Milano, ha fatto centro con pagine forti e colme di sentimento.

“Le favole non esistono. A meno che tu non ci creda.”

Remo ha ventiquattro anni, è uno scrittore, o prova ad esserlo, ed un peso che aumenta di giorno in giorno. La sua consolazione è il cibo, o almeno così crede. Si sente un fallito, persino la ragazza non ha retto e se ne è andata. Poi c’è Margherita, conosciuta per caso nel bar che frequenta con gli amici, Sta per diplomarsi, lavora la sera nel ristorante dei genitori e annota maniacalmente ogni caloria che ingurgita. Lui è bulimico, con i suoi oltre cento chili, lei anoressica e non raggiunge i quaranta. Entrambi combattono con demoni che hanno colonizzato le loro esistenze ma può un incontro cambiare qualcosa? Se ballare insieme significasse riconoscersi e rinascere?

“Breve storia amorosa dei vasi comunicanti” è bellissimo e questo è senza dubbio l’aggettivo che più gli si addice. Comincia con parole dirette e d’amore e termina allo stesso modo.

È uno di quei libri pieni di frase belli, da segnarsi, da ricordare, da fare proprie.

Remo e Margherita sono tanto complicati quanto affascinanti in maniera sfacciatamente normale. Le loro vite non sono semplici per diversi motivi, lui ha voglia di parlare e di essere ascoltato, lei desidera essere lasciata in pace e vuole allontanarsi da chi non fa altro che chiedere senza dare nulla.

“Io ballavo il sabba con i miei demoni ogni giorno. E ogni giorno era buio. Ero inquisitore e strega. Bruciavo il demone e il demone ero io.”

La voce narrante è maschile e anche questo rende il romanzo particolare. Remo cresce e
Davide Mosca
acquisisce coscienza pagina dopo pagina con il dubbio che possa non farcela. Ma quando incontra Margherita tutto cambia e lui quasi non se ne accorge o comunque non subito.

“Mi zittii, stanco della mia voce. Non parlavo così tanto da mesi. Quella piccoletta aveva il potere di farmi credere che le mie storie fossero interessanti. Che potesse esservi qualcuno desideroso di ascoltarle. E fin quando le storie continuano, è come se la realtà non esistesse più.”

È una storia intima e al tempo stesso plateale, è la scoperta di due coscienze che faticano ad emergere e che trovano la forza l’uno dall'altra.

“Prima o poi tutti abbiamo l’impressione che qualcosa ci chiami su una strada. Era bello tornare a percepire quel genere di voci. Margherita era la mia.”

“Breve storia amorosa dei vasi comunicanti” mostra come per cadere verso il basso basti un nulla mentre ciò che è difficoltosa è la risalita; è la storia di due disagi, di come vengono vissuti nella quotidianità, nelle notti di insonnia, nei momenti di crisi, di solitudine, di confusione.

“Due occhi bastano per vedere la bellezza, ma ne servono quattro per viverla.”

“Breve storia amorosa dei vasi comunicanti” è una bellissima e concreta storia d’amore, un romanzo come pochi altri, diverso non tanto per ciò che racconta ma per come lo fa.

Intenso, reale, commovente, indimenticabile, denso di significato e di sensibilità.

“E mentre ci dimenavamo nell'odore penetrante dei nostri copri pensavo che essere innamorati è davvero essere cretini insieme.”


Link per l'acquisto qui


lunedì 11 marzo 2019

“Fedeltà” di Marco Missiroli: l’amore, il desiderio e il coraggio di scoprire se stessi

Fedeltà, Marco Missiroi

“E ora che si faceva toccare dal suo fisioterapista con un’intensità giusta in una zona di confine, nell’attesa di comunicargli dove fosse il punto esatto del dolore, Margherità torno lì: suo marito, la porta del bagno, edificio 5 dell’università, piano terra, toilette femminile. Era quello il punto esatto che le doleva da due mesi.”
È tra i libri dei quali si parla maggiormente in questo momento, almeno per quanto riguarda gli scrittori italiani. Con “Il senso dell’elefante” (Guanda) nel 2012 Marco Missiroli ha vinto il Premio Campiello Giuria dei Letterati, il Premio Vigevano - Lucio Mastronardi e il Premio Bergamo; nel 2015 con “Atti osceni in luogo privato” (Feltrinelli) vince il Premio SuperMondello e il Premio letterario Elba.

Di quest’ultimo mi sono innamorata per la scrittura, per il sapore di romanzo di formazione di altri tempi. 

E quando ho saputo della pubblicazione di “Fedeltà” (Einaudi, febbraio 2019) non potevo che esserne entusiasta ed incuriosita.

Ammetto che non si è trattato di una lettura così scorrevole, non perché mi sia annoiata o perché la storia fosse pesante ma perché si tratta di un libro che va masticato lentamente, poi digerito con calma e infine ripensato per non rischiare di commettere l’errore di giudicare fatti e/o persone.

“Fedeltà” è la storia di Carlo e Margherita, ma anche quella di Andrea e di Sofia. I primi due sono sposati, e tutto nasce da un presunto malinteso nato nel bagno dell’università dove Carlo è stato visto con una studentessa. Lui dice di averla soccorsa, Sofia, la studentessa, conferma la versione del Professore, ma nella mente della moglie si insinua immediatamente il tarlo del dubbio

Non sono in crisi, la loro intesa è quella di sempre ma il tradimento potrebbe cambiare tutto tra i due. Carlo insegue qualcosa che apparteneva al passato e Margherita si accorge di desiderare qualcosa di simile nel momento in cui incontra Andrea, fisioterapista, più giovane di lei e in possesso di quella leggerezza che non ricordava più. E poi c’è Anna, la madre di Margherita, che con la sua esperienza è colei che supervisiona le varie situazioni e tiene insieme i legami tra loro.

La trama è forse un primo indizio per comprendere la particolarità di questo romanzo, non si
Marco Missiroli @ Rebecca Mais

parla di un tradimento come tanti altri letti altrove, ma di ciò che i protagonisti vivono di fronte al bivio della fedeltà. Carlo si chiede
“se tradire, per lui, fosse stato il modo per tornare a essere fedele a Margherita?".

E questo è il punto cruciale: amore e fedeltà sono forse due cose differenti, amore nei confronti di una e desiderio dell’altra, senza voler rovinare il rapporto con la prima ma anzi con l’intento di rafforzarlo?

“Invece rimasero qualche minuto, poi lui si alzò dal divano e per salutarla la baciò, quando uscì dall'appartamento fu certo di fuggire. Dalla casa che l’avrebbe seppellito di debiti, dal tentativo di riparazione materiale, dal sigillo di una maturità ufficiale.”


La necessità di sentirsi desiderati, di tornare a periodi più leggeri e privi di responsabilità sono la vera chiave di un rapporto?

Non è forse una mera necessità fisiologica della quale potremmo fare tranquillamente a meno? Ma soprattutto, evitare il contatto fisico con la persona desiderata ci fa essere comunque fedeli al nostro partner?

E dove si trova il confine? Il punto di rottura?

“Poteva concedersi un vaso comunicante, la compiutezza con una moglie e la compiutezza con un’amante. Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito? Cosa toglieva consumarsi con un’altra ragazza, accaparrandosi una gioia momentanea e dando, possibilmente, una gioia momentanea.”

“Fedeltà” fa riflettere e fa venir voglia di scagliarsi contro i protagonisti con le loro scelte spesso poco condivisibili. “Fedeltà” è il continuo ideale di “Atti osceni in luogo privato”: nel primo Libero sperimenta e si scopre, ora quel tempo è passato ma forse qualcosa rimane di quell'età, di quelle scelte. 

Anche Milano è diversa, è una città dal passato importante (con le vecchie vie raccontante dal grande Buzzati) ma ora più matura che dona ma pretende anche tanto e si contrappone alla Rimini, luogo di nascita e formazione dell’autore, simbolo di leggerezza e poesia.

Link per l'acquisto qui 

lunedì 11 febbraio 2019

“Il libro dei libri da leggere per diventare grandi" di Pierdomenico Baccalario: il meglio dei libri per una vita letterariamente soddisfacente


“Di che libro si tratta? Quale storia racconta? Chi l’ha scritto e per quale motivo? Se siete nella condizione di doverne scegliere uno, e uno soltanto, provate a cercarlo tra quelli che si trovano in questo piccolo elenco. Sono praticamente sicuro che ognuno di loro sia in grado di generare spontaneamente nuovi lettori, cioè quegli strani esseri che, una volta terminata una lettura, salteranno a chiedere alla maestra o alla zia Priscilla o alla stanza deserta dove sono stati di nuovo dimenticati: <<Non ne avresti per caso un altro?>>”
Quaranta libri, quaranta suggerimenti per lettori di ogni età. Si comincia con le letture per i più piccoli fino ad arrivare a quelle per giovani adulti, ognuno di queste può essere però apprezzata e da amata da un lettore di qualunque età.

“Il libro dei libri da leggere per diventare grandi” (Einaudi Ragazzi, ottobre 2018) è l’ultimo libro di Pierdomenico Baccalario, scrittore e sceneggiatore classe 1974, che forse avrete sentito nominare con lo pseudonimo Ulysses Moore.

In centosettantuno pagine, arricchite dalle splendide illustrazioni di Andrea Uncini, Baccalario racconta e suggerisce un pezzo importante di letteratura mondiale.

Ci sono tutti i più grandi da Roald Dahl con “Le streghe” a Michael Ende con “La storia infinita”, da Jack London con “Il richiamo della foresta” a Jeff Kinney con “Diario di una schiappa” e Patrick Ness con “Sette minuti dopo la mezzanotte”.

Si comincia con “Nel paese dei mostri selvaggi” di Maurice Sendak e si termina con “Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway” passando per Agatha Christie, Gianni Rodari, Astrid
Pierdomenico Baccalario
Lindgren e tanti altri.

Non si tratta però di un elenco, come a primo acchito si potrebbe pensare, perché per ogni libro vengono indicati trama, personaggi principali, le frasi memorabili da ricordare, il perché valga la pena di essere letto, curiosità, e persino altri titoli che possono essere letti in quanto affini.

Per farvi un esempio avete presente “L’isola del Tesoro” di Stevenson? Sapevate che “La mappa che è stampata su tutte le edizioni del libro non è quella vera. L’originale venne spedita da Stevenson alla casa editrice, ma venne persa (o rubata? Ta-dah!) in qualche ufficio postale tra la Scozia e Londra.”?

Troviamo persino Stephen King con “Il corpo” del quale ci viene raccontato il seguente aneddoto:

“L’autore smaniava per pubblicare questo tipo di racconti lunghi, chiamati novelle, ma nessun editore era disposto a pubblicare testi di quella lunghezza. Così, ne ha scritti altri tre e li ha riuniti tutti insieme in un libro intitolandolo Stagioni diverse. A quel punto, l’editore ha accettato di pubblicarlo.”

Sì, posso dire che questo è proprio il libro dei libri. Centosettanta pagine che sarebbero potute essere molte di più ma nonostante l’autore abbia dovuto fare delle scelte, ha saputo scegliere i titoli migliori, quelli più stimolanti e che non dovrebbero mancare tra gli scaffali delle librerie dei veri bibliofili.

Link per l'acquisto qui

mercoledì 14 novembre 2018

“Leone” di Paola Mastrocola: una storia senza tempo tra poesia, desideri e voglia di rivalsa

Leone, Paola Mastrocola

“Adesso era una di quelle mamme che aspettano i figli davanti a scuola, com'era stato possibile? Era questo stupore che andava a godersi ogni volta, il martedì. Lo vide uscire tra gli ultimi, correva piano, quasi al rallentatore. Guardava ovunque tranne che davanti, dove l’avrebbe vista. Sempre così. Spaesato, perso. Un bambino che sembrava essersi perso di notte nell’era dei dinosauri. O era solo la sua apprensione di madre?”
Leone, un nome importante simbolo di forza e coraggio, ma il nostro Leone coraggioso non lo è per nulla né gli interessa esserlo. Leone ha sei anni, frequenta la prima elementare e ha una mamma giovane, Katia, che si è separata dal marito e lavora sempre. 

La nonna materna di Leone da qualche mese non c’è più e lui ne sente tanto la mancanza ma è un bambino che pensa tanto e così a volte preferisce tenersi dentro le cose e non dirle a nessuno. Un giorno però accade che la madre vede Leone pregare in strada, in mezzo alla gente, come se niente fosse. Perché Leone prega? E da quanto tempo lo fa? Che vergogna per quella madre sempre così discreta… E se poi arrivasse addirittura un diluvio universale in versione ridotta ma altrettanto sconcertante?

“Leone” (Einaudi, ottobre 2018) è l’ultimo romanzo della torinese Paola Mastrocola, una storia dal sapore fiabesco ricco di quella delicatezza che permea da sempre la sua scrittura.

Leone è un bambino delizioso, timido come tanti ma molto più maturo della sua età. Adora la madre ma si rende conto che non sarebbe in grado di comprendere alcuni suoi ragionamenti, inoltre lei è sempre così indaffarata e ha dimenticato cosa significa godersi la vita.

Perché la madre si agita tanto nel vedere Leone pregare? Forse non lo faceva anche lei da
Paola Mastrocola
piccola?

Katia non ha tempo ed è stata travolta dalla vita che le ha fatto dimenticare cos'era e cosa desiderava. Leone è la sua possibilità di tornare bambina, di riprendere le redini di un’esistenza dalle mille sfaccettature.

“Leone” è attualità e poesia, è l’esempio di come la frenesia ci porti a rinchiuderci in noi stessi ignorando gli altri e tutto ciò che di bello abbiamo intorno.

Leone ci insegna che non è mai troppo tardi per sognare, che andare oltre le apparenze non è mai sbagliato, così come non è mai sprecato il tempo dedicato alla riflessione e alle persone che più amiamo.

“Leone” è magico ed intenso, un romanzo senza tempo che si fa divorare, che commuove, che porta il lettore indietro nel tempo e lascia un leggero e piacevole sorriso sulle sue labbra.  

Link per l'acquisto qui