La portinaia del 17, Emma Cortesi
“Parigi si svegliava, quella mattina, sotto un cielo indeciso, in bilico tra pioggia e sole. La luce lattiginosa si appoggiava delicata sui tetti, come un velo ancora umido di sogni. Si era in quell’orario incerto tra il torpore della notte e il baccano del giorno, quando anche i clacson sono poco inclini alla protesta e le finestre esitano ad aprirsi.”
Avevo alte aspettative
per questo giallo – thriller ambientato in uno dei quartieri più belli di
Parigi e posso ora dire che non mi ha per nulla deluso, anzi!
Ma prima ecco un minimo di trama: nel cuore di Montmartre, in rue des Saules, la vita scorre tranquilla in un palazzo signorile e la portinaia, Berthe, sa tutto degli inquilini tutti un po’ strampalati a modo loro.
Così, quando una mattina Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, Marthe si allarma immediatamente e con l’aiuto del commissario in pensione Lefevre s’introduce nell’appartamento di Gorin dove lo trovano morto. Si tratta di un semplice infarto, lo dimostra anche la posizione, dice il collega di Lefevre ancora in servizio ma con non troppa volontà di andare oltre, ma i due novelli investigatori capiscono che qualcosa non va, è tutto troppo perfetto e su quel tappeto ci sono delle strane macchie.
Quando poi trovano alcuni vecchi diari e misteriose fotografie realizzano che
c’è molto di più e che quell’uomo solitario e sempre cordiale nascondeva un
passato tanto affascinante quando doloroso.
“La portinaia del 17. I
segreti del Vieux Moulin” (Fazi Editore, luglio 2026) è il romanzo di esordio
della giovane Emma Cortesi, classe 2001, un bellissimo mistery che ci trasporta
in una delle zone più belle e particolari di Parigi, tra i suoi abitanti e le
loro abitudini ma senza quei luoghi comuni che spesso e volentieri
infastidiscono solamente.
I gialli ambientati in
palazzi, condomini, sono sempre affascinanti e quando uno scrittore o una
scrittrice riesce, come in questo caso, a delineare dei personaggi così
interessanti e a creare una trama degna dei più grandi, allora l’esperienza di
lettura è al top. Ancora meglio se le atmosfere e le situazioni ci ricordano quelle di alcuni libri di Georges Simenon.
“Ma so che il male,
quando arriva, non fa rumore. E che a volte basta un’ombra su una porta per
farlo entrare.”
A rendere ancora più
bello questo romanzo è una storia d’amore tra i palchi dei teatri della
Emma Cortesi
capitale
francese nei quali si mescolano libri e arte e subito ci immaginiamo in uno dei
caffè storici parigini nel fermento culturale dei primi del Novecento, tra gli
artisti più importanti e influenti di quegli anni che il quartiere di
Montmartre lo vivevano e riproducevano nelle loro tele e nei loro libri.
Oltre duecento pagine in
cui investigare con Berthe e Lefevre, immergersi in un passato parigino tra i
più interessanti e misteriosi, con quel tocco di ironia che non guasta mai, e
le atmosfere rétro che fanno di questo romanzo una vera e propria dichiarazione
d’amore per la città francese.
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