Visualizzazione post con etichetta dislessia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dislessia. Mostra tutti i post

mercoledì 1 novembre 2017

"Il pesce che scese dall'albero" di Francesco Riva: perché crescere felici e in autonomia è possibile nonostante la dislessia

Il pesce che scese dall'albero, Francesco Riva
“Credo infatti che ognuno di noi nasca per compiere una missione, una personalissima rivoluzione umana, e credo che ognuno venga al mondo con le capacità necessarie per poterla attuare e diventare quindi un esempio per gli altri. Grazie all’impegno costante nel coltivare le proprie passioni e credere nei propri sogni, con gli strumenti giusti si possono raggiungere risultati che nessuno si aspetterebbe. Nemmeno noi.”
Di recente avrete sentito parlare della settimana dedicata alla dislessia, o meglio ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Se prima l’argomento era quasi tabù ora se ne comincia a parlare ovunque e sorgono anche i primi dubbi sui numeri che crescono di giorno in giorno. C’è chi si chiede se oggi tutti sono dislessici, se stiano nascendo speculazioni riguardo le certificazioni (i cui costi non sono per nulla bassi) e se chi opera nelle scuole (a partire dalla primaria) sia adeguatamente preparato a cogliere caratteristiche degli alunni che facciano presagire ad un disturbo dell’apprendimento e soprattutto ad utilizzare misure dispensative e strumenti compensativi che non penalizzino gli studenti.

Di storie ce ne sono tante e di recente mi sono ritrovata a leggere quella di Francesco Riva, autore de “Il pesce che scese dall'albero” (settembre, 2017) edito dalla Sperling & Kupfer, casa editrice che ultimamente ha pubblicato altri interessanti libri sull'argomento.

Francesco racconta il suo percorso dalle scuole elementari ad oggi. Comincia con le difficoltà nella lettura e nell'imparare le tabelline a memoria. Ecco quindi le classiche accuse, Francesco non ha voglia di studiare, è pigro, e finisce in fondo all'aula. Ma se fosse solamente dislessico? A pronunciare tali parole una maestra lungimirante che cambia la prospettiva di Francesco e dei suoi genitori. 

Francesco Riva
Sarebbe bello poter dire che da quel momento in poi fu tutta discesa ma senza dubbio ebbe inizio il cammino alla scoperta delle sue capacità e degli strumenti che gli sarebbero stati utili per compensare le sue difficoltà che altro non sono che una maniera differente di funzionamento del cervello e non una malattia come tanti forse credono. 

E in mezzo a tante battaglie Francesco diventa così bravo da entrare in un’accademia teatrale dove scopre che recitare è una passione un’occasione per sperimentarsi. Nasce così uno spettacolo teatrale, un monologo, che gira l’Italia e che racconta la sua storia di ‘dislessico felice’ come lui stesso ama definirsi.

“Il pesce che scese dall’albero” è la storia di riscatto di un bambino, ora divenuto uomo, che non si è mai lasciato trascinare dalla negatività o dagli ostacoli incontrati lungo la via. Sono passati tanti insegnanti e tanti pregiudizi, ci sono stati tentativi di sminuirlo affidandogli compiti differenti dai compagni, di farlo sentire ‘diverso’ nel senso più negativo del termine. Ma Francesco non è mai stato solo e in tanti, i genitori prima di tutto, l’hanno aiutato a comprendere e a trovare gli strumenti più adatti a lui.

“Insomma, stavo applicando lo strumento compensative delle mappe concettuali mentali: visualizzavo eventi e concetti in forma di immagini e sensazioni, così da creare un piccolo schema logico su cui basare il discorso senza perdermi in arzigogoli."

I disagi a scuola prima o dopo li vivono tutti e spesso gli insegnanti contribuiscono a diffondere un’aura negativa. Francesco espone, con anche esempi pratici, le sue difficoltà e immedesimarsi nella sua storia risulta molto semplice. Al tempo stesso mostra i suoi punti di forza e tutti quegli aspetti che hanno fatto sì che riuscisse ad esprimersi al massimo nonostante tutto.


Francesco è sceso da quell'albero ed è salito su un altro ancora più alto sul quale solo lui è in grado di arrampicarsi. E chissà che le sue parole non possano essere di conforto per chi ha vissuto una storia simile alla sua o per chi solo ora per la prima volta scopre i disturbi specifici dell’apprendimento e ha voglia di capire e saperne di più. 

Link per l'acquisto qui

sabato 25 febbraio 2017

“I miei bambini hanno i superpoteri. Storia della nostra dislessia” di Carlotta Jesi: Disturbi Specifici dell’Apprendimento, questi sconosciuti…

I miei bambini hanno i superpoteri, Carlotta Jesi
“Oggi mia sorella ha una laurea, due figlie e un lavoro che ama. E mentre affonda il cucchiaino nel cuore che il barista ha disegnato al centro del suo cappuccino, scoppia a ridere e mi consiglia: <<Diglielo che è dislessico e che, come me, crescerà più sveglio e in gamba di te, quella secchiona di sua mamma>>. Ci provo. Dopo che hai fatto i test. Dopo che ho imparato a districarmi tra una selva di sigle – DSA, ADHS, BES – e di possibili terapie.”
DSA, BES, PDP, PEI… ne avete mai sentito parlare? Avete forse dei figli che vanno a scuola e siete venuti a conoscenza del fatto che alcuni di loro usufruiscono di particolari agevolazioni?

Ci troviamo in un periodo storico in cui si tende ad indagare maggiormente, favoriti anche dall'avanzamento delle tecnologie, sui vari disturbi dell’apprendimento.

Spesso sentiamo dire che Leonardo da Vinci fosse dislessico, che lo fossero anche Albert Einstein, Roald Dahl e tanti altri personaggi ancora in vita.

Ma quando si tratta di qualcosa di più reale, quando ci si accorge che si tratta di un disturbo molto più diffuso di quanto potessimo immaginare forse le cose cambiano? 

Perché dover sentire genitori che si lamentano di queste ‘agevolazioni’ o altri che ironizzano sul fatto che ‘oggi sono tutti dislessici’?

In fondo è un po’ come quando si parla di cancro e si pensa che una volta non ci si ammalasse di questo. Semplicemente non veniva diagnosticato e se una persona moriva per una malattia sconosciuta non vi era molto da dire al riguardo. Fortunatamente la medicina ha fatto progressi e tutto dovrebbe essere più semplice, a livello personale e scolastico. Ma è davvero così?
DSA

Carlotta Jesi ha scritto un libro davvero utile per la comprensione di ciò che accade tra figli con DSA, genitori, insegnanti, e personale medico. “I miei bambini hanno i superpoteri” (Sperling & Kupfer, gennaio 2017) è lo sfogo, talvolta in forma ironica, sdrammatizzare è più che mai necessario, di una madre che ha dovuto reinventarsi e ingegnarsi per aiutare il proprio figlio a non sentirsi inferiore agli altri, nonostante l’incomprensione degli insegnanti non ancora pronti, né istruiti a sufficienza, ad avere a che fare con bambini dalle capacità superiori a quanto si potrebbe pensare.

Una madre volenterosa ma che troppo spesso si è sentita sola, anche se ha letto di quel DSA sulla carta e ha visto il PDP con l’indicazione degli strumenti compensativi per il suo bambino.

Perché la scuola non può adattarsi all’idea che ogni studente possieda un suo cervello e che possa così studiare e svolgere compiti in modo differente dagli altri? Per quale ragione si continua a voler uniformare gli studenti, ottenendo invece il risultato opposto?

Carlotta Jesi
Carlotta Jesi ricorda i vari momenti della giornata del figlio, la vita fuori e dentro la scuola, l’importanza dello sport e delle attività extrascolastiche, le scoperte riguardanti le sue intuizioni e la capacità di svolgere determinati lavori con ingegno tanto spontaneo da lasciare strabiliati.

Una storia che potrà essere utile ad altri genitori di figli con DSA, l’esempio di una famiglia alla prese con momenti difficili, con una stanchezza fisica e psicologica complicata da scacciare via, con la visione di un futuro che non potrà che essere migliore, con l’impegno per un figlio che quando rileggerà queste pagine potrà rendersi conto in maniera più consapevole di ciò che è stato e che si auspica non sarà più, per lui e per tanti altri bambini.

Un libro che fa riflettere, che suggerisce quanto possa essere sbagliato giudicare prima di conoscere i fatti. E poi, avete mai pensato che, visti i numeri dei DSA, questi possano rappresentare la ‘normalità’ e che ad avere ‘qualcosa che non va’ siano gli altri?

“Ecco come ce l’abbiamo fatta! Imparando a riconoscere, e a usare, i superpoteri che la dislessia si porta appresso: immaginazione, intuito, creatività. Sfidarla con le sue stesse armi? L’idea è questa. Per sentirci ogni giorno un po’ più forti e rispedire al mittente l’infida tiritera che ti sussurra in testa: <<Non sei capace, non ce la farai mai, non vali niente>>. Scommettiamo che è il contrario?”