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martedì 2 luglio 2024

“Un altro ballo ancora” di Scrittori pigri: amori e rivalità tra le bianche spiagge della Sardegna

Un altro ballo ancora, Scrittori Pigri

“Valeva la pena sopportare un anno di duro lavoro come insegnante di yoga e pilates se poi poteva lasciare Milano per un mese e andare lì a godersi la natura sarda e il profumo del mirto!”

È ormai abitudine di tanti italiani scegliere come meta estiva la Sardegna con il suo mare cristallino e le pinete aromatiche. La famiglia veronese dei Zanetto e quella milanese dei Castelli hanno scelto il Camping Village La Baia come luogo nel quale campeggiare i primi a bordo di un mastodontico camper attrezzato per succulente grigliate, gli altri fissati con gli alimenti rigorosamente biologici e vegani e con la differenziata. 

Ormai si conoscono, e poco si sopportano, da anni e trascorrono più tempo a battibeccare e farsi dispetti che a godersi il luogo. A differenza degli anni precedenti stavolta si sono portati in vacanza anche Renzo, il nonno dei Castelli, e Lena, la nonna della famiglia Zanetto. 

Entrambi sono vedovi e quando i due si incrociano Lena lo riconosce subito: il tempo è passato e i capelli sono ormai bianchi ma non ha dubbi, si tratta proprio del suo Fiorenzo, il primo amore che da ragazza ha stretto forte ballando sulle note di una canzone di Modugno.

Anche lui ha trascorso più di sessant’anni a pensare a lei, a quell’amore mai sbocciato perché ostacolato dalla famiglia di Lena, a sua insaputa.

Sanno di non avere tempo da perdere e trascinati da quel sentimento mai scordato organizzano le loro giornate insieme, anche se ancora una volta le famiglie rivali non sono d’accordo.

Ma l’amore, si sa, va oltre tutto e ancora di più se non si è più dei ragazzini. E chissà che proprio grazie alla forza questo le due famiglie non trovino finalmente il modo di vedersi con occhi differenti. Una cosa è certa: ci sarà da ridere e potrebbe scendere persino qualche lacrima.

“Un altro ballo ancora” (Garzanti, 2023) è un romanzo ma soprattutto un progetto molto particolare: nasce da un collettivo di ventisei scrittori esordienti coordinato da Barbara Fiorio e con la collaborazione di Alice Basso. Un lavoro a cinquantasei mani che non risente minimante della scrittura teoricamente differenti degli scrittori e scrittrici. Nessuno capirebbe mai che si tratta di un romanzo scritto da così tante persone.

Una storia davvero divertente ed estiva, il ritratto delle tipiche famiglie del nord Italia che decidono di trascorrere le loro vacanze nell’isola sarda, con qualche luogo comune ma con tanto romanticismo e con un insegnamento importante: la vita è una sola e va goduta a pieno perché il tempo scorre inesorabilmente.

Scrittori Pigri

“Al calar del sole Lena, Leonardo e Cinzia erano a tavola pronti a gustare una grigliata che avrebbe sfamato mezzo campeggio, mentre Andrea cospargeva con un trito di rosmarino imbevuto d’olio i tredici tipi di carne di loro produzione che sfrigolavano. Loro sì che li amavano gli animali: li facevano nascere, li nutrivano con i migliori prodotti e li macellavano. Con passione, da generazioni.”

Lena e Renzo lo sanno bene e la loro storia è davvero bella, così come lo è ripercorrere il loro passato e comprendere il motivo per il quale non poterono stare insieme da giovani.

Un romanzo leggero, l’ideale da leggere sotto l’ombrellone o altrove in relax, mai banale e ricco di sentimenti, di scene spassose e di seconde possibilità per rendere la propria vita più serena e spensierata e meno rancorosa.

Tra le varie scrittrici anche Cassandra Nudo (suo il capitolo diciotto, Cinzia contro tutti), autrice di vari racconti e nel 2018 del romanzo giallo "L’enigma del maniero" (Pegasus Edizioni) con il quale si classificò al secondo posto del concorso internazionale per inediti ‘PEGASUS Golden Selection’, IV edizione, nella categoria Thriller.

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lunedì 13 settembre 2021

“I segreti di una culla vuota” di Federica Cabras: amori e misteri tra dubbi e passione

I segreti di una culla vuota, Federica Cabras

“La verità, e di questo ero pienamente consapevole, è che nonostante fossero passati solo pochi mesi, se non mi fossi data una mossa, in quell’incidente saremmo morti in due. Si può morire di dolore? Si potrebbe dire di no. Invece sì, si chiama sindrome da cuore spezzato.”

Beatrice e Lorenzo sono sposati da pochi anni e quando lui muore in un incidente il mondo le crolla addosso. A peggiorare la situazione il dubbio che si sia trattato di un suicidio. Il loro era un amore passionale e profondo e ora il vuoto sembra essere incolmabile.

Poi un giorno Beatrice si accorge che qualcuno la spia, una donna mai vista prima. Cosa vuole? Forse conosceva il marito o ha a che fare con il piccolo Giorgio, il bambino scomparso tempo prima e ritrovato poi morto? I misteri sono tanti e fondamentale sarà l’aiuto del giornalista Samuele.

“I segreti di una culla vuota” (Officina Milena, 2020) è uno degli ultimi romanzi di Federica Cabras, un giallo che si intreccia con una storia d’amore che potrebbe trasformarsi nella più grande delusione della vita della protagonista.

“Mi resi conto che ogni certezza del mio passato si stava sgretolando. Ogni convinzione, ogni affetto, ogni supposizione. Una mareggiata aveva fatto cedere il mio lungomare e io non potevo ricostruirlo.”

Tutto comincia con un bellissimo e appassionato matrimonio: i due vivono in Sardegna, lui lavora come avvocato e lei in una casa editrice. Vivono in una casa bellissima e niente sembra poter disturbare la loro armonia. La morte del marito arriva come un fulmine a ciel sereno e affrontare il lutto non è mai cosa semplice.

Federica Cabras
Se poi si aggiunge la storia di un povero bambino rapito e ammazzato e la disperazione di una madre, il baratro che si apre è davvero profondo.

“Non c’era più spazio per lei lì, per quell’ammasso di ossa e vestiti sporchi. Non era stata capace di difendere la sua ragione di vita. Che senso aveva restare in vita? Fino a quel momento aveva pensato fosse necessario continuare a respirare.”

“I segreti di una culla vuota” inizia come una storia d’amore per mutare in un giallo nel quale ogni certezza viene frantumata e scordata.

Scorrevole, avvincente, ci riguarda un po’ tutti nel momento in cui ci ritroviamo a chiederci quanto nelle (e delle) nostre esistenze sia reale e quanto no. E quanto conosciamo veramente chi ci sta accanto?

Un romanzo coraggioso - tematiche che possono apparire quasi banali potrebbero non essere così semplici per chi scrive - che non delude gli amanti del mistero, delle storie d’amore appassionate (e appassionanti) e chi ama le protagoniste femminili che rivendicano con forza e speranza il loro posto in questo mondo così complicato.

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martedì 22 giugno 2021

“La rinnegata” di Valeria Usala: storie di donne tra amore, rabbia, imposizioni e desiderio di libertà

La rinnegata, Valeria Usala

“Le loro labbra si avvicinarono timide, e solo quando il maestrale li costrinse a staccarsi per tornare a casa si resero conto, mano nella mano, di essere cresciuti spaiati come delle vecchie scarpe in saldo al mercato – consumati a furia di andare in giro ma felici, insieme, di andare da qualche parte.”

Teresa vive a Lolai, in un piccolo paese del sud della Sardegna, è sposata e ha tre figli e la vita non è per lei così semplice. A complicarla ulteriormente la morte del marito che la lascia così in balia degli sguardi degli uomini e dei pettegolezzi delle donne. Una bella donna non passa mai inosservata, le invidie sono tante e nonostante lei tenti in ogni modo di far tacere le voci non c’è nulla da fare. L’unica soluzione è quella di continuare per la sua strada, fidandosi di poche persone, con determinazione e indipendenza

Le è sempre stato detto che una donna senza un uomo non è niente ma lei non la pensa così e farà di tutto per rifiutare le avances di un uomo viscido e senza scrupoli.

“La rinnegata” (Garzanti, aprile 2021) è il romanzo d’esordio della giovane scrittrice Valeria Usala.

Una storia che ci porta indietro nel tempo, in una Sardegna profondamente legata alle tradizioni e ad una cultura di tipo matriarcale nella quale era comunque l’uomo a comandare; la donna era colei che gestiva la quotidianità familiare ma una donna senza marito e figli non era nessuno.

“Per anni aveva creduto di conoscere solo la pesantezza ineluttabile di quei semi, e il loro ricongiungersi col suolo. Eppure, c’era stato un tempo in cui aveva vissuto anche la leggerezza della pula e di quel maestrale ostinato, che adesso era pronto a condurla altrove.”

Le rinnegate qui sono due, madre e figlia, per motivi differenti ma legati da un filo sottile.

La storia della madre è bellissima e si intreccia con le credenze della Sardegna più ancestrale, con il maestrale che soffia forte, con l’amore disilluso, con la forza di una natura selvaggia e feroce.

Valeria Usala

Dalla madre si passa poi alla figlia, anche lei personaggio interessante, ma ciò che manca è quella magia iniziale che si unisce a dei buchi narrativi che rendono la storia a tratti meno scorrevole e meno intensa.  

“Il muro di cordiale falsità che le donne avevano eretto, al contrario, era una montagna decisamente più alta da scalare e una frustrazione impossibile da combattere. Lo sguardo maschile la faceva sentire violata, ma quello femminile la sminuiva a tal punto da renderla invisibile.”

“La rinnegata” è amore, rabbia, libertà e paura, ma lascia il sapore di un’opera prima la cui scrittura non è ancora affinata e la cui trama non è stata sviluppata in modo completo.

Un libro che vale comunque la pena di essere letto, perché racconta una storia per troppo tempo dimenticata che andava raccontata, perché narra di donne bistrattate dalla società che non si arrendono, perché il silenzio non è, e mai sarà, la scelta migliore.

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venerdì 28 maggio 2021

20 anni di Paese d’Ombre: intervista al libraio Gianpiero Carta per lo speciale anniversario della sua libreria indipendente

© Rebecca Mais
“Credo che nessun libraio degno di questo nome abbia mai guardato l’orologio mentre sta aprendo le scatole della novità appena arrivate in magazzino o se è intento ad allestire un tavolo: il vero libraio lavora con passione e credo sia proprio la gioia di fare un mestiere che lo entusiasma a permettere di passare sopra a uno stipendio non esattamente da capogiro, ai turni faticosi, al costante contatto col pubblico che può essere logorante. Le giornate di lavoro in libreria sono lunghe, è vero, ma il fatto stesso di stare in mezzo ai libri, di sentirsi parte attiva della filiera attraverso cui il libro arriva alle mani del lettore, la consapevolezza del proprio ruolo di operatore culturale rappresentano una gratificazione.” (Romano Montroni, “Memorie di un libraio”)

Era il 19 maggio 2001 quando la Libreria Paese d’ombre venne inaugurata a Villacidro, una cittadina del Medio Campidano, nel sud ovest della Sardegna.

Il giovane GianpieroCarta, laureato pochi anni prima in Scienze Politiche, apriva questa nuova attività con entusiasmo e coraggio e sono questi che gli hanno permesso di festeggiare i primi venti anni della sua splendida libreria, un must per gli amanti dei libri di Villacidro e dei paesi dei dintorni.

Situata nel centro storico, a pochi passi dalla chiesa patronale di Santa Barbara, la Libreria Paese d’ombre vuol omaggiare Giuseppe Dessì, lo scrittore che a Villacidro trascorse la sua infanzia e l’adolescenza, che con l’omonimo romanzo “Paese d’ombre” vinse il Premio Strega nel 1972.

Non è quindi un caso che all’interno della libreria vi sia una parte consistente dedicata alla letteratura sarda, comprendendo sia autori/autrici del passato che attuali. Non mancano i best sellers, i grandi classici mondiali, la manualistica, i libri di varia ed una stanza (la libreria è divisa in due da uno stretto corridoio) interamente dedicata ai libri per bambini con alle pareti splendidi disegni a tema.     

La sorella Elisabetta, la cugina Paola, entrambe evidentemente appassionate di libri, sono tra coloro che più spesso gli amici – clienti della libreria hanno potuto incontrare oltre a Gianpiero.

La Libreria Paese d’ombre è un bel posticino nel quale trascorrere del tempo per acquistare qualche bel libro e fare una piacevole chiacchierata con il libraio o la libraia di turno.

Lascio ora la parola a Gianpiero che ancora, dopo venti anni, svolge il suo mestiere con passione e sempre con un sorriso per chi varca la soglia della sua libreria.


© Paola Lilliu

Innanzitutto, auguri per i venti anni della tua libreria e complimenti per questo importante traguardo Gianpiero! Come stai vivendo questo anniversario e come pensi di festeggiarlo?

Ti ringrazio per i graditi auguri.

Festeggerò come sempre, condividendo cultura, amicizia, sorrisi, speranza e ottimismo con i miei amici clienti.

Questo momento lo sto vivendo in modo inaspettato, nel senso che non avrei mai pensato di arrivare a venti anni di attività da librario; ma i libri ti appassionano, ti seducono e se riesci a creare un rapporto di amicizia e fiducia con i clienti... ecco venti anni in un secondo.

 

Nel corso degli anni, e prima che tu aprissi, diverse librerie hanno tentato l’impresa ma hanno tutte, chi prima, chi dopo, chiuso. Cosa ha permesso a te di resistere e consolidare l’attività?

Penso nell'aver puntato fin dall'inizio attività nella completa indipendenza; in questo modo ho avuto la possibilità di poter plasmare la libreria seguendo le esigenze e gli umori dei clienti nel corso degli anni e dopo tanti errori. Poi è stata strutturata in modo non molto ampio, ma a dimensione locale. Non esistono piccole librerie, ma piccoli lettori.

 

Un noto giornale provinciale scrisse che il tuo era (in riferimento all’apertura della libreria), tra le altre cose, un test di maturità per Villacidro. Quindi ti chiedo: dopo venti anni ritieni che Villacidro sia culturalmente cresciuta?

Credo che Villacidro sia sempre stata una cittadina culturalmente ricca e dinamica; ultimamente è presente una buona vivacità letteraria, soprattutto tra i giovani e le donne. Il punto cruciale è che non riesce ad esprimere tutto questo fervore culturale in modo armonico ed omogeneo. Quindi voglio rispondere alla Tua domanda in modo positivo, pur nella sua caoticità e faziosità.

 

Quali differenze noti oggi rispetto a venti anni fa? Forse è cambiato il tipo di clientela? O sono differenti i generi di libri venduti?

Al pari della clientela è cambiato anche il libraio... ci siamo trasformati nel corso degli anni e nel corso dei vari avvenimenti storici e culturali. Oggi noto una maggiore attenzione nella scelta del libro, una conoscenza maggiore dei vari libri richiesti; sicuramente merito delle varie rubriche, trasmissioni, blog e pagine di giornali che dedicano finalmente il meritato spazio ai libri.

Per quanto riguarda i generi dei libri venduti, ho notato una sensibile ascesa dei libri per ragazzi, soprattutto album e il settore della saggistica.

 

© Paola Lilliu

“Come ho detto tante volte, i libri sono merci, ma non sono merci come tutte le altre, perché sono prodotti dello spirito, plasmano la nostra personalità, il nostro modo di stare al mondo: noi siamo anche i libri che leggiamo”. Queste sono le parole di Romano Montroni nell’introduzione di “Memorie di un libraio” di Orwell. Cosa rappresentano per te i libri? E dal momento che siamo anche i libri che leggiamo, tu quali libri leggi solitamente? Quali ti hanno formato?  

I libri, per me, rappresentano degli insegnanti di vita; degli amici che mi trasmettono sicurezza e consapevolezza in ogni occasione, che ti danno il consiglio giusto nei momenti più difficili, ma anche la battuta ad effetto nei momenti ironici.

Non ho un genere di libri preferito, mi piace spaziare e affrontare i vari generi, come poesia o libri per ragazzi. Tra i romanzi che mi hanno formato partendo dall'adolescenza posso citare “Il signore delle mosche” di William Golding, il “Giovane Holden” di J.D. Salinger. In una età un po' più matura potrei inserire “Sulla strada” di Jack Kerouac, “Martin Eden” di Jack London”, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Come ultimi inserirei “Fiabe italiane” di Calvino, “Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni e “Stoner” di John Williams.

 

Cosa della tua libreria ami in modo particolare e perché?  

Ciò che amo maggiormente è la sua collocazione, ossia presso il centro storico della cittadina. Luogo purtroppo sempre più abbandonato a discapito della sua bellezza.

 

Cosa ami del tuo mestiere di libraio indipendente?

Semplicemente l'indipendenza, la libertà di scelta in tutti i campi senza condizionamenti. Ho fatto questa scelta fin dal principio nel rispetto del mio spirito libero da compromessi.

 

La pandemia non ha reso la vita facile a nessuno ma fortunatamente, ormai da mesi, si è deciso di non imporre la chiusura alle librerie. Come hai vissuto l’ultimo anno e come va ora che l’estate è vicina?

Dopo il grande spavento e disorientamento iniziale, ora riusciamo a convivere con il nostro sgradito ospite. La pandemia perlomeno ha avuto il merito di avvicinare/riavvicinare parecchie persone alla lettura; forse per evadere dalla drammatica realtà, per poter viaggiare tramite la lettura, per aggrapparsi a delle certezze o per evadere dalla monotonia e piattezza dei media.

 

Le nuove tecnologie e i social network hanno contribuito a ridurre le distanze, in ogni aspetto della vita. È stato così anche per te e la tua libreria?

Qualsiasi innovazione tecnologica, se usata bene e per scopi positivi, conferisce dei vantaggi. Nel mio caso, ha permesso maggiore visibilità e contato diretto con i potenziali clienti. Tutto ciò mi è possibile tramite l'utilizzo di vari social-media. Curiamo una pagina Facebook quotidianamente, che ha un discreto successo; soprattutto apprezzate le foto della mia collega Paola.

 

Nel corso degli anni non ti sei limitato a vendere libri nella tua libreria ma hai partecipato a diversi eventi. Ce n’è uno, o più di uno, che ti ha dato particolare soddisfazione o che ricordi in modo particolare?

© Paola Lilliu

Partecipiamo volentieri e con entusiasmo agli eventi esterni, di qualsiasi genere; come affermai già venti anni fa durante l'intervista per l'apertura libreria: “Sono i libri che spesso devono andare incontro ai lettori e non viceversa”.

L'evento più gradevole e a cui partecipo ogni anno con molta soddisfazione e #ioleggoperché, che consiste in una raccolta e donazione di libri alle varie biblioteche scolastiche del territorio. Ricordo in modo particolare una manifestazione legata all'evento #ioleggoperché, dove i ragazzi dell'istituto Alessandro Volta di Guspini/Arbus/Villacidro, per incrementare la donazione di libri, organizzarono un buffet con torte e vari dolci a forma di libro. La soddisfazione personale principale è la finalità di questa manifestazione: rimpinguare le scarne biblioteche scolastiche.

 

In venti anni di esperienza come libraio indipendente hai visto passare tante persone: sono stati di più quelli che Orwell definisce ‘snob da prima pagina’ o gli appassionati di letteratura?

Fortunatamente posso affermare “appassionati di letteratura”. Anche perché in una piccola libreria indipendente giungono lettori “maturi”, che sanno già ciò che cercano. Spesso chiedono consigli, ma hanno sempre un'idea ben precisa e definita.

 

Il cliente più bizzarro che abbia varcato la soglia della tua libreria? 

Come cliente bizzarro posso citare un ragazzo che durante le giornate uggiose, piovose, ma specialmente quando vi sono anche tuoni e fulmini si presenta puntualmente in libreria. Un giorno incuriosito gli chiesi il motivo di questa “tempistica metereologica” in libreria, lui rispose: “perché i libri mi danno sicurezza, riescono a rilassarmi e presso questa libreria mi sento a casa ed al sicuro. So che in mezzo ai libri sono protetto, non mi succederà niente e mi passa la paura”.

 

 Cosa ti auguri per i prossimi venti anni della tua libreria?

Altri venti anni e più di passione, amicizia e condivisione.


Pagina Facebook Libreria qui

venerdì 4 agosto 2017

"Terre promesse" di Milena Agus: l’estenuante ricerca di utopiche illusioni pregne di amore


Terre promesse, Milena Agus
“Dopo la festa, quasi tutto il paese andò dietro agli sposi fino alla stazione. Ma quando il treno si mosse, Ester non si affacciò al finestrino per salutare quelli che erano stati tutta la sua vita fino ad allora, e quando la nave salpò da Porto Torres, non guardò la sua isola scomparire nell’acqua, né vide gli uccelli migratori volare verso la loro terra promessa, in senso contrario, a sud.”

Milena Agus è una di quelle scrittrici italiane che colpiscono qualunque cosa scrivano. Ha uno stile tutto suo, inconfondibile; le sue storie ammaliano e lasciano dentro una strana sensazione, una via di mezzo tra tristezza, malinconia e amorosa speranza.

Non potevo perciò che leggere anche l’ultimo romanzo, “Terre promesse” (Nottetempo, maggio 2017) ed innamorarmi ancora una volta degli strambi, ma sempre profondamente reali, protagonisti.

Tutto ha inizio con Ester, giovane ragazza di un paese della provincia di Cagliari, fidanzata di Raffaele, finito in un lager per non dover combattere dalla parte di Hitler e tornato a casa dopo alcuni anni salvo ma gonfio e irriconoscibile. Ormai però il matrimonio non si poteva annullare e dopotutto Ester voleva solo lasciare la Sardegna quindi quale migliore occasione? Ester e Raffaele cominciano così la loro vita insieme a Genova, con il mare, le navi nel porto e il vento che soffia costante che affascinano lui ma con un amore ormai scomparso. Ma poi il lavoro viene a mancare e sono costretti a trasferirsi a Milano ma nemmeno lì lei è contenta. Le porta un po’ di serenità la nascita di Felicita ma la terra promessa forse si trova all’inizio del suo viaggio e tornare in Sardegna sarà davvero la scelta più giusta?

Milena Agus
“Il peggio della sua vita era passato. In Continente, Raffaele sarebbe tornato a essere il ragazzo prima della guerra. A lei sarebbero spariti il mal di testa e l’insonnia. Finalmente avrebbe abitato in una casa sana, luminosa, con una finestra in ogni stanza, e in inverno sarebbe andata al gabinetto senza doversi mettere il cappotto per attraversare il cortile.”

“Terre promesse” racconta la storia di tre generazioni, quelle della madre, della figlia e del nipote poi. Le donne sono ancora una volta protagoniste e lo sono fino in fondo, al di là di ogni desiderio, di ogni difficoltà. Donne che colgono ogni minima sfumatura della vita, che compiono scelte sbagliate ma che sanno andare avanti e trovare la forza che permette loro di non arrendersi e cogliere quanto di positivo può scaturire da ogni cosa.
Non a caso Ester e Felicita creano oggetti riciclando ciò che gli altri considerano rifiuti.

E poi c’è Cagliari, quella meno nota ma senza dubbio la più affascinante, con i quartieri nascosti e le viuzze strette, la Marina in particolare, con le sue case alte abitate da persone provenienti da ogni parte del mondo che sanno accontentarsi di un piccolo angolo con vista sul mare, con quella musica jazz trasmessa da nonno a nipote a fare da colonna sonora.

“Terre promesse” è un viaggio nel tempo alla ricerca di un qualcosa che chissà se esiste realmente. Tutti noi siamo alla ricerca continua di una terra promessa ma ne vale davvero la pena? Ai lettori l’ardua sentenza!

Link per l’acquisto qui
 

martedì 11 ottobre 2016

La spiaggia di quarzo di Anna Maria Falchi: un appassionante romanzo di formazione al femminile dalle mille sfumature

La spiaggia di quarzo
“Mariella mi invitò proprio lì, nella sua baracca, sulla spiaggia di quarzo. In classe eravamo indivisibili, anche se dopo la scuola non la vedevo mai. Lei usciva con altre amiche, la domenica pomeriggio andava a ballare alle feste organizzate dai ragazzi più grandi e non mi invitava. Diceva che ero troppo infantile per questo genere di cose e che comunque i miei non mi ci avrebbero mandato. Aveva ragione, ma adesso che mamma non c’era più babbo non poteva negarmi il permesso, al solo pensiero mi vennero le lacrime agli occhi. Sarebbe stata la mia prima estate con i miei amici, la mia prima estate con lei.”
Avevo sentito parlare di Anna Maria Falchi (classe 1967, nata a Firenze, ha trascorso infanzia e adolescenza in Sardegna) nel 2013, ai tempi de “L’isola delle lepri” (Guanda). Ne parlavano bene ma presa da altre letture me ne dimenticai. Poi qualche giorno fa mi ritrovo una lista di libri tra i quali vi era “La spiaggia di quarzo” (Guanda, marzo 2016) e ricordando quella spiaggia sulla quale anche io sono stata una volta, anni fa, ecco che ho deciso che era il momento di conoscere Anna Maria Falchi e il suo stile letterario. E ora posso dire di non essermi pentita della mia scelta.

Il romanzo è ambientato in Sardegna, in un paesino dell’oristanese poco lontano dal mare, da una spiaggia detta ‘dei chicchi di riso’ in cui la normale sabbia è frapposta a piccoli granelli di quarzo dalle mille sfumature e forme.

Qui Alessia è tornata dopo anni di assenza e sentendo sotto i piedi quella sensazione provata per così tanto in tempo non può che ripercorre con la mente la sua infanzia e la sua adolescenza risalente agli anni Ottanta.

C’è la casa dei genitori, con un padre insegnante legato ai suoi luoghi e una madre insoddisfatta dalla vita che si è trovata a vivere e desiderosa di trasferirsi in una grande città. C’è la campagna con gli animali e la terra arida, con i campi di pomodori al sole. C’è lo zio accusato di sequestro di persona che finisce nel carcere sull'isola dell’Asinara. C’è poi il mare dove alla conclusione della terza media può finalmente trascorrere il primo Ferragosto sola con gli amici.

Anna Maria Falchi
Con Mariella, l’amica del cuore che legge “Cioè” e attacca in camera i poster di Miguel Bosé, la cugina Serena, Elia, bisognoso di periodiche di trasfusioni per l’anemia mediterranea, e i ragazzi più grandi con desideri e necessità differenti dai primi.

“La spiaggia di quarzo” è un romanzo di formazione al femminile dai tratti apparentemente delicati che narra una storia dai lati oscuri in cui è possibile ritrovarsi e che non si scorda così facilmente.

È il coinvolgente racconto del passaggio di una ragazza dall’infanzia all’adolescenza, tra speranze, rimpianti, mancanze, risvegli e insicurezze. 

È la visione di una Sardegna con i suoi tanti problemi che allora come oggi si desiderava mantenere intatta e che nonostante tutto attirava a sé per ragioni arcane e ai più ignote.

Un viaggio nei tempi andati e tra le onde di un mare che scorre sereno ammonendo però su ciò che mai andrebbe fatto e su chi ci ha preceduto influenzando irrimediabilmente le nostre esistenze.