venerdì 5 giugno 2026

“Nella carne” di David Szalay: la vita di István nel romanzo vincitore del Booker Prize 2025

Nella carne, David Szalay

“István ha qualcosa di strano, qualcosa che non gli quadra del tutto. Come entrambi però sottolineano, è un periodo in cui il personale qualificato scarseggia e alla fine gli offrono il posto di lavoro.”

Se questo romanzo fosse terminato con un E visse felice e contento sarebbe stato corretto formalmente ma non contestualmente.

Perché dire che il protagonista di questo romanzo è o è mai stato felice è davvero complicato da affermare, così come asserire che qualcuno sia mai riuscito a non trovarlo un tipo enigmatico.

A pensare questo sono in tanti ma per un motivo o per un altro un lavoro István lo trova sempre.

La storia inizia quando a quindici anni si trasferisce con la madre in una nuova città, fatica a farsi degli amici ma lega con un ragazzo, anch’esso un tipo solitario, fissato con il sesso

La madre si accorge dell’attitudine del figlio e decide di metterlo a disposizione della vicina di appartamento che ha bisogno di qualcuno che l’aiuti con la spesa.

Parte così la storia di formazione di un ragazzo dall’infanzia non semplice che trascorre i suoi anni a tentare di sperimentare e scoprire se stesso e, suo malgrado gli altri.

Ogni cosa, che sia cercare un lavoro o approcciarsi ad una donna, la fa con indifferenza, partendo dalla sua Ungheria, arrivando a Londra e attraversando alcuni tra i fatti storici europei più importanti degli ultimi quarant’anni come il crollo della Cortina di ferro, la pandemia, la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico.

István è in balia di forze più grandi di lui e non ci è sempre chiaro se gli vada bene essere trascinato o se ancora una volta sia la sua indifferenza a farla da padrone.

“Nella carne” (Adelphi, 2025, t

David Szalay
raduzione di Anna Rusconi) è il quarto romanzo dello scrittore canadese con cittadinanza ungherese David Szalay, una storia che per tanti aspetti ricorda lo “Stoner” di Edward Williams ma che, a differenza di quest’ultimo, ci porta a sentimenti ancora più contrastanti, tra dispiacere per le sorti del giovano uomo, smarrimento e repulsione.

“Forse è a quell’età, pensa István, che hai la prima
percezione di non coincidere esattamente con il tuo corpo, di occupare lo stesso spazio senza essere proprio la stessa cosa, perché una parte di te resta indietro rispetto alla trasformazione fisica e ne è sorpresa come potrebbe esserlo un osservatore esterno, e a quel punto non ti senti più in totale armonia, ma ti viene da parlare del tuo corpo come fosse un’entità leggermente separata, benché ti riesca sempre meno di opporti ai suoi desideri”.

Alcuni diranno che in queste pagine non accade poi così tanto e che si saranno addirittura annoiati, altri, come me, racconteranno di essere rimasti sorpresi e ammaliati da questo romanzo carismatico e di aver terminato con un pizzico di delusione per la curiosità, al limite del morboso, sulla vita futura dell’ambiguo e disturbante István.  

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