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lunedì 14 luglio 2025

“Il giorno dell’ape” di Paul Murray: il disfacimento di una famiglia tra follia e finto perbenismo

Il giorno dell'ape, Paul Murray

“Prima di diventare padre, Dickie si immaginava che crescere un figlio fosse una versione più impegnativa di dell’avere un animale domestico. Un bambino, pensava, era una creatura essenzialmente passiva, un recipiente da riempire con il tuo amore. Quelle era almeno l’impressione che se ne ricavava dalla tv.”

La famiglia Barnes sembrava perfetta prima che il padre, Dickie, portasse al fallimento la concessionaria affidatagli dal padre. Questo è sufficiente a creare un disequilibrio che potrebbe non risolversi mai: Imelda, la moglie, ha iniziato a vendere gioielli e mobili per guadagnare qualche soldo, la povertà vissuta fino a poco prima del matrimonio la spaventa; Cass, la figlia più grande, prima della classe, sta precipitando e crede che potrà più frequentare l’università a Dublino; PJ, il figlio dodicenne, improvvisa vittima di bullismo, tenta la fuga da casa per cercare di risolvere la situazione.

Cosa accadde veramente il giorno dell’ape? E siamo sicuri che il problema sia il tracollo lavorativo di Dickie? Come si è arrivati a tutto questo?

“Il giorno dell’ape” (Einaudi, 2025, traduzione di Tommaso Pincio), libro dell'anno per «The New York Times», «The Guardian», «The Washington Post», «The New Yorker», «The Economist». Finalista al Booker Prize, vincitore dell'Irish Book of the Year, del Nero Book Award per la narrativa e del Premio Strega Europeo 2025, è l’ultimo romanzo di Paul Murray, scrittore irlandese classe 1975.

Un romanzo il cui successo è innegabile ma i cui pareri sono spesso contrastanti, talvolta, a mio parere, a causa di una non comprensione dell’intento dell’autore e delle psicologie dei personaggi.

I capitoli, dedicati ai singoli personaggi, si alternano ed ognuno presenta caratteristiche differenti e personali. Lo stile resta lo stesso ma, per fare un esempio, quando la protagonista è Imelda, dal passato difficile e con il desiderio di cambiare radicalmente vita, la punteggiatura sparisce e tutto diventa un flusso di coscienza che ha fine solo con il termine del capitolo. Ciò non rende meno piacevole la lettura né la appesantisce ma ci permette di immedesimarci ancora di più in questa donna, ora madre e moglie, le cui origini non smettono di avere un peso non indifferente.

“Le dispiaceva anche per l’ape. Le api stavano morendo ovunque, in tutto il mondo: PJ ne parlava di continuo. Nessuno conosceva la causa, ma era un male perché le api portavano il polline di pianta in pianta e, senza di loro, anche la natura sarebbe morta.”

“Il giorno dell’ape” è anche un mistero nel momento in cui Cass viene a sapere che il matrimonio della madre non andò come doveva a causa di un’ape e con il coinvolgimento di uno zio, fratello del padre, del quale lei ha sentito parlare solo in rarissimi casi.

Siamo in un’Irlanda con i suoi traumi, con le sue università prestigiose e la vita non sempre semplice ed era quasi d’obbligo, tra le oltre settecento pagine, ricordare l’orrore delle Case Magdalene.

“Facevano parte del convento, un tempo; per sessant’anni ci avevano mandato le ragazze che avevano <<smarrito la retta via>>, per tenere la comunità al riparo dai loro comportamenti peccaminosi. Alcune non ne uscivano più; passavano la vita dietro quelle alte mura grigie a lavare lenzuola dei preti e delle suore in punizione per i loro vecchi peccati. Erano tutte morte adesso.”

Paul Murray
I fatti che accadono sono davvero tanti e anche quando si parla della routine dei protagonisti c’è sempre qualcosa di intrigante che ci fa andare avanti con curiosità. 

“Quando chiedevano a Frank cosa volesse fare da grande, lui diceva: Il criminale, e tutti ridevano. Dickie si sentiva oscurato dal fratello. Frank era il preferito di papà; Frank era il preferito di chiunque, madre a parte, che ovviamente preferiva lui solo per pietà, per cui con contava.”

Gelosie tra fratelli, sessualità incerte, drammi familiari, tresche più o meno nascoste, violenza domestica, povertà e ricchezza, il fascino di Dublino e quello contrapposto delle zone rurali di un’Irlanda sempre meravigliosa.

Un romanzo che ho amato, ben scritto, che rileggerei e che non sarà semplice dimenticare.

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mercoledì 24 luglio 2024

“Sirene” di Emilia Hart: dall’Australia la storia di quattro donne che non potranno mai essere separate

Sirene, Emilia Hart

“La cosa strana era che anche gli altri sembravano evitarla: i suoi compagni di corso si ritraevano al suo passaggio, mormorando tra di loro; un Mar Rosso di pettegolezzi. Lucy aveva pensato che fosse perché tutti sapevano di lei e Ben, che erano una coppia o che lo stavano diventando. Si era permessa di provare un pizzico di orgoglio. Quanto si era sbagliata.”

2019. Lucy si sveglia di soprassalto, si trova nella stanza del suo ex ragazzo e sta tentando di strangolarlo. Non ricorda il motivo per il quale si trova lì e terrorizzata decide di allontanarsi dal campus universitario e di rifugiarsi dalla sorella Jess che spera possa aiutarla a capire il sogno che da qualche tempo popola le sue notti: la scena vivida e inquietante di due sorelle che stanno naufragando.

Jess però non è a casa e Lucy non capisce perché abbia deciso di trasferirsi in quella cittadina di cui si parla perfino nei podcast su casi di uomini scomparsi improvvisamente e il panico aumenta quando inizia a sentire voci femminili tra le onde.

Ma oltre al presente c’è anche il passato: nel 1800 le sorelle Mary ed Eliza dall’Irlanda vennero imbarcate su una nave diretta in Australia, insieme ad altre donne tacciate delle colpe più assurde. Il viaggio fu straziante e con l’avanzare dei giorni le due ragazze iniziarono a notare degli strani cambiamenti nei loro corpi, fino al giorno del naufragio.  

Cosa unisce queste donne? Si tratta di una fantasia o forse qualcosa di reale è accaduto e sta per accadere nuovamente?

“Sirene” (Fazi Editore, luglio 2024, traduzione di Enrica Budetta) è il secondo romanzo dell’australiana Emilia Hart dopo il bellissimo "Weyward" pubblicato sempre dalla Fazi esattamente un anno fa.

“Aveva chiesto a Lucy di fare una scelta. A volte, però, non c’è scelta. C’è soltanto amore.”

Ancora una volta veniamo catapultati in un mondo di donne che lottano per la loro indipendenza, per fuggire da un patriarcato che tenta da sempre di soffocarle.

Ma le voci di chi lotta non possono essere soffocate ed è questo che rende il romanzo così attuale e intenso: pensate solo a quanto spesso sentiamo parlare di abusi all’interno delle mura scolastiche o di violazione della privacy in riferimento, tra le altre cose, alla diffusione di immagini senza consenso.

Sono storie che si ripetono da secoli e che in “Sirene” si mescolano alla cultura millenaria degli aborigeni australiani e alla storia dell’Australia che venne adoperata come enorme colonia penale per i detenuti europei.

“Come tutti gli australiani, conosce già le informazioni basilari: i criminali britannici e irlandesi vennero esiliati in Australia, che all’epoca era solo un pugno di colonie. Sa di Arthur Phillip e della Prima Flotta, le undici navi che approdarono a Botany Bay il 26 gennaio del 1788, distruggendo le popolazioni indigene che prosperavano in quei luoghi da millenni.”

Quasi quattrocento pagine appassionanti con quel tocco di magia finalizzato a raccontare le storie delle quattro donne, alle quali se ne aggiungono delle altre, alla ricerca di una qualche giustizia e di una parvenza di serenità per le loro esistenze.

Emilia Hart

“La direttrice non aveva voluto accettare ciò che Ben aveva fatto a Lucy o magari l’idea che innumerevoli altri giovani uomini – persino, forse, il suo stesso figlio – potessero essere capaci di fare la stessa cosa. Era una realtà troppo sgradevole, troppo spaventosa, e così aveva voltato la testa dall’altra parte.”

I colpi di scena non mancano e la scrittura di Emilia Hart ci trascina, come una marea, dall’inizio alla fine tenendoci per mano e chiedendoci di avere coraggio per unirci ad una storia che può apparire in parte fantastica ma che in fondo, riguarda semplicemente tutte noi.

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