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lunedì 2 agosto 2021

“Lunga vita alla regina. Venti donne al potere”, il bellissimo libro illustrato per piccoli e grandi di Arianna Ghilardotti e Jennifer Orkin Lewis

Illustrazioni © Jennifer Orkin Lewis ©2021 24 ORE Cultura, Milano

 

“Roxelana stabilì una serie di primati che testimoniano l’eccezionalità del personaggio: fu la prima concubina e diventare moglie legittima, la prima a portare il titolo di Haseki Sultan, ossia ‘sultana consorte’, la prima a cui fu concesso di avere più di un figlio maschio dal sultano (ne partorì cinque) e anche a fargli ufficialmente da consigliera, assistendo attraverso una grata alle riunioni del consiglio di Stato.”

È da qualche anno ormai che si scrivono e pubblicano libri che parlano di donne. Si rivolgono principalmente alle bambine affinché possano leggere le storie di chi li ha precedute o di chi vive in questo mondo le fatiche e le soddisfazioni di essere donna.

“Lunga vita alla regina. Venti donne al potere” (luglio 2021, 24 ORE Cultura) nasce proprio con l’intento di far conoscere ai più piccoli le vite di venti donne, venti regine della storia, che tentarono, con difficoltà ma successo, di emergere dalle ombre dei mariti regnanti.

Un volume molto bello, copertina cartonata rigida con titoli luccicanti, rilegature fuxia e centoventotto pagine una più bella dell’altra.

Le splendide illustrazioni dell’americana Jennifer Orkin Lewis (autrice di libri per bambini, oggetti di merchandising e activity book) rendono ancora più belli i testi della redattrice e traduttrice italiana (esperta di genealogia, storia delle dinastie e letteratura vittoriana) Arianna Ghilardotti.

Le regine protagoniste vengono da ogni parte del mondo: viaggiamo con Atossa regina di Persia, con Wu Zetian imperatrice della Cina, con Roxelana sultana dell’Impero Ottomano, con Lili ‘uokalani regina delle Hawaii e tante altre. Ci sono anche regine più note come Caterina la Grande, Vittoria regina del Regno Unito o Cleopatra regina d’Egitto.

Alcune erano destinate al trono per nascita, altre vi sono giunte attraverso il matrimonio, e molte di loro hanno avuto vite lunghe e avventurose.

Illustrazioni © Jennifer Orkin Lewis ©2021 24 ORE Cultura, Milano
Tutte hanno in comune l’aver vissuto in epoche e luoghi nei quali il potere era nelle mani degli
uomini e l’intraprendenza delle donne non era ben vista. Nonostante tutto e tutti e grazie alla loro determinazione sono comunque riuscite a farsi valere e a cambiare il corso degli eventi.

Storie fuori dal comune che ci portano a scoprire il lato più coraggioso di queste donne, gli intrighi dei loro regni, le passioni, gli abiti e i gioielli bellissimi, le alleanze con altri popoli, le macchinazioni e le loro aspirazioni.

E tantissime sono le curiosità delle quali veniamo a conoscenza: sapevate che Hatshepsut, faraone d’Egitto, si faceva rappresentare con gli attributi maschili della sovranità?

E che Lakshmibai, regina di Jhansi, morì in battaglia vestita da soldato e con la spada in mano?

“Lunga vita alla regina. Venti donne al potere” è un tripudio di storie antiche, ma profondamente attuali, e colori, di passione e di grandi personalità.

Un libro per grandi e piccoli, per tutti coloro che desiderano conoscere pezzi di storia poco noti e soprattutto innamorarsi di grandi donne immortali, da ricordare, e grazie alle quali le nostre vite sono oggi un po’ meno complicate.

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mercoledì 6 settembre 2023

“Weyward” di Emilia Hart: tre donne coraggiose, il potere e fascino della natura e la prepotenza degli uomini

Weyward, Emilia Hart

“Anche sua madre era così? Anche lei avvertiva il richiamo della natura con la stessa forza con cui lo avvertiva Violet in quel momento? E che cosa poteva esserci di così sbagliato in questo?”

Kate vive a Londra, ha 30 anni e un giorno trova il coraggio di fuggire da quella vita e da quell’uomo che si erano trasformati in una vera e propria prigione. Si rifugia nel Weyward Cottage, una vecchia casa di campagna lasciata a lei in eredità da una prozia vista una sola volta tanti anni prima. Subito intuisce che quel posto nasconde dei segreti dalle lontane origini e si sente protetta come non mai. 

Quasi parallelamente ma nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Violet vive insieme al padre e al fratello in una vecchia dimora di famiglia. Lei vorrebbe solamente arrampicarsi tra gli alberi, stare in mezzo alla natura e sapere qualcosa di più su quella madre di cui nessuno vuole parlare e della quale l’unico ricordo è un medaglione con una W.

Nel 1619 Altha vive con la madre che le ha insegnato l’amore per la natura e i suoi segreti e per questo viene accusata di stregoneria. Un contadino del villaggio è morto improvvisamente, pare che lei si trovasse da quelle parti e quale migliore colpevole di una donna che si comporta in modo insolito?

Le donne Weyward sono uniche e tutte strettamente legate alla natura, nessuno può dire loro cosa fare e se anche ancora non lo sanno le loro esistenze saranno per sempre unite, nel bene e nel male, e dovranno combattere in un mondo di uomini troppo spesso violenti.

“Weyward” (Fazi Editore, luglio 2023, traduzione di Enrica Budetta), dell’australiana Emilia Hart, è un romanzo indimenticabile, con una copertina stupenda, che ci fa viaggiare per cinque secoli in compagnia di tre donne forte e ribelli che conservano un segreto che parla di fiori, di alberi, di insetti e di quanto di più bello la natura ci offre.

È anche la storia di un mondo patriarcale nel quale le donne più colte vengono chiamate streghe o alle quali viene proibito di coltivare la propria vita per poterle tenere sotto controllo con maggiore facilità.

“Sì, un giorno avrebbe lasciato Orton Hall e girato il mondo… da scienziata. Da biologa, sperava, o forse da entomologa? Qualcosa che aveva a che fare con gli animali, comunque, che, secondo la sua esperienza erano di gran lunga preferibili rispetto agli esseri umani.”

È una storia affascinante di donne che faticano ad andare avanti ma che in un momento
preciso trovano la loro strada e la personale sicurezza, di libri che possono salvare, di uomini che fanno la differenza in mezzo a tanta cattiveria.

“Per un po’ aveva pensato di aver perso per sempre la capacità di godersi la magia della lettura: la capacità di immergersi in un altro tempo, un altro luogo. Era stato come dimenticare di respirare.”

Emilia Hart
“Weyward” è un romanzo coraggioso, magico ed emotivo che ti cattura fin dalle prime pagine e non ti molla più, rimanendo impresso ben oltre la lettura.

La natura fragile e maestosa è specchio delle donne e con esse si intrecciano i rapporti materni e paterni che colpiscono per l’intensità regalandoci storie intense e fortemente attuali, al di là delle ambientazioni temporali.

“Non avevamo mai pensato a noi in questi termini, mia madre e io. Perché ‘strega’ è una parola inventata dagli uomini, una parola che dà potere a chi la pronuncia, non a coloro che descrive. Una parola che erige forche e roghi, che trasforma donne vive in cadaveri.”  

Uno stile travolgente, un libro da tenere vicino al cuore per ricordare che nonostante tutto e tutti la caccia alle streghe non è mai terminata ma che noi stesse possiamo coltivare la forza per andare oltre. 

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lunedì 25 giugno 2018

“Quattro madri” di Shifra Horn: la forza, la solitudine, gli amori e la magia di quattro incredibili donne

Quattro madri, Shifra Horn

“Sono nata nel letto di ottone della mia bisnonna Sarah nell’estate del 1948. Le salve dei cannoni giordani salutarono il fatidico evento con adeguati rumori di sottofondo. Le granate fendevano il cielo incandescente di Gerusalemme, cercando l’indirizzo di chi aveva un appuntamento di sangue con il destino. Quel giorno unii la mia voce alla loro, e gridai per la prima volta. Me l’hanno raccontato le tre donne testimoni del mio arrivo in questo mondo.”
Approcciarsi ai romanzi di scrittori israeliani è sempre un’esperienza particolare, quasi trascendente. Se pensiamo a questa parte della letteratura ci vengono subito in mente voci maschili ma avete mai provato a leggere le tante scrittrici che popolano la letteratura ebraica contemporanea?

Se la risposta è no il mio consiglio è di cominciare con Shifra Horn, ne rimarrete stregati come è capitato a me.

“Quattro madri” (Fazi Editore, giugno 2018, traduzione di Sarah Kaminski) è la storia di quattro generazioni di donne vissute a Gerusalemme nell’ultimo secolo. La voce narrante è quella di Amal, nata nell’estate del 1948, pochi mesi dopo la nascita dello Stato di Israele, l’anno della terribile guerra arabo-israeliana. Amal, appartenente alla quinta generazione, è stata abbandonata dal marito il giorno dopo la nascita del loro figlio maschio ma nonostante ciò la madre, la nonna e la bisnonna sono felici perché finalmente la maledizione che incombeva sulle donne della famiglia è finita e nessuna figlia femmina potrà più ereditarla. 

Ecco che le memorie tornano indietro nel tempo, ricordando Mazal, orfana, dalla quale prese il via la maledizione, seguita da Sarah, una bellezza unica e con capelli dorati simboleggianti i suoi poteri magici, da Pnina Mazal, che sentiva i pensieri di tutti, compresi quelli del fratello che, nato con una disabilità, non poteva parlare, e infine Gheula, la madre di Amal, intelligente, idealista e pronta a difendere i più deboli senza risparmiarsi.

“Quattro madri” andrebbe letto davanti alle fiamme di un falò, in un’atmosfera simile a quelle di un ancestrale passato nel quale le storie, le leggende, si tramandavano per via orale.

Storia e fantasia si incrociano in quello che è certamente un romanzo superlativo, un capolavoro della narrativa che non può che ammaliare il lettore, anche quello più esigente.

In poco meno di quattrocento pagine scorrono cento anni di storia e di tradizioni, si respirano i profumi di una Gerusalemme da sempre epicentro di culture, di lingue, di voci e speranze.

“Continuando a parlare di guerra, raccontai loro anche dell’altra guerra, dell’assedio di Gerusalemme, della fame e della carestia e di come, quando le foglie di malva si seccavano nei campi d’estate, la mia bisnonna sapesse preparare delle gustose leccornie con le foglie di gelso ripiene di riso che comprava al mercato nero, e di come riuscivo ancora a sentire in bocca quel sapore agrodolce.”

Ci sono le tradizioni e cerimonie ebraiche come il Bar Mitzvà, c’è il ricordo del passaggio
Shifra Horn
della cometa di Halley, che in tanti temevano mortalmente, ci sono i pensieri di donne che hanno amato e sofferto, rinchiuse in una solitudine propria del mondo femminile per antonomasia.

C’è quel letto di ottone sul e attorno al quale si sono avvicendate le storie delle donne protagoniste, tutte madri, tutte amanti, tutte affascinanti e tutte prima o poi abbandonate.

“E così, cullata nel suo letto di ottone che mi risucchiò nel suo grembo con la gentile insistenza del silenzioso, discreto, vecchio materasso, che aveva soffocato i singhiozzi di persone da tempo perdute, e inghiottito i lamenti appassionati di quanti erano affogati nella sua morbidezza, mi immersi in quella montagna di foto. In quella notte insonne, fra un cambio di pannolini e l’allattamento, mi preparai a imbarcarmi per un viaggio in cerca della mia famiglia.”

I vortici della sensualità ci introducono tra le tradizioni ebraiche e quelle arabe, in un mondo orientale che alimenta il surrealismo della narrazione.

“Quattro madri” è una corale potente e commovente di voci femminili che, come le donne di ogni etnia e tempo, si ribellano al tentativo di apparire, agli occhi degli uomini, inferiori.

Mazal, Sarah, Pnina Mazal e Gheula sono appassionate, ognuna a modo proprio, e le loro incredibili storie sono la memoria, non sempre fedele alla realtà storica, di un popolo tormentato alla ricerca, proprio come loro, di indipendenza, di libertà, di speranza e disincanto.

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giovedì 15 giugno 2023

Il libro nipponico del mese di Serena Lavezzi: “La ragazza dell’altra riva” di Mitsuyo Kakuta


“Un sorriso nel primo volto incontrato al mattino è un benvenuto al giorno che inizia.” Yoshimoto Banana

Anche giugno è arrivato (quanto breve è sembrato il mese precedente!) e con esso un tempo meteorologico piuttosto strano. Forse un invito a stare ancora un po’ di più a casa a leggere un bel libro sul divano?

Di certo c’è che sempre più lettori e lettrici sperimentano, con successo, la lettura di libri di scrittori e scrittrici giapponesi.

Serena Lavezzi
Questo mese è protagonista “La ragazza dell’altra riva” (Neri Pozza, traduzione di Gianluca Coci) di Mitsuyo Kakuta. Una storia al femminile nel quale diverse realtà si incontrano e scontrano e dove vediamo donne alla presa con la realtà non sempre così semplice e con doveri imposti.

A consigliarci questo quarto libro del 2023, per la rubrica Il libro nipponico del mese, è sempre la nostra Serena Lavezzi, scrittrice piemontese autrice di diversi romanzi e saggi ambientati in Giappone e nell’Asia orientale, colei che gestisce un Profilo Instagram, da poco rinnovato, sempre ricco di attività e che di recente si è arricchito grazie ad un Gruppo di Lettura, che si riunisce una volta al mese, dedicato al Giappone.

Attenzione: per mantenere l’atmosfera della cultura giapponese Serena Lavezzi ha scelto di mantenere l’ordine cognome – nome anziché adattarlo all’uso italiano. 

 

BREVE TRAMA: le protagoniste sono due donne che non potrebbero condurre vite più diverse. Sayoko è sposata e ha una figlia piccola, Akari, con cui passa le sue giornate; trascina i giorni trasferendosi da un parco giochi all’altro per evitare di dover far amicizia con le altre madri, che si uniscono in gruppetti chiusi. Akari, introversa quanto lei, non riesce mai a farsi degli amici e gioca sempre da sola. Sayoko non sopporta più questa situazione e decide di trovarsi un lavoro, così da avere una buona scusa per mandare la bambina all’asilo dove finalmente potrà interagire con i suoi coetanei. Così deciso si mette a spulciare gli annunci lavorativi, va a diversi colloqui ma nessuno pare volerla assumere visto che è una casalinga.

Finché non incontra Aoi, giovane donna in carriera a capo di una piccola società di pulizie e viaggi. Fin da subito si intuisce che l’organizzazione interna dell’azienda è confusa e che Aoi spesso vive alla giornata, reinventandosi a seconda dell’affare migliore.

Le due donne fanno da subito amicizia e Sayoko inizia a lavorare per lei come donna delle pulizie, nonostante le discussioni asfissianti con il marito e la suocera, contrari.

Ai capitoli dedicati al presente di questa piccola azienda si intervallano quelli dove ci viene narrata l’adolescenza turbolenta di Aoi, che scopriremo poi intrecciarsi inconsapevolmente con quella di Sayoko. 

PERCHÉ DOVRESTI LEGGERLO: è un romanzo che parla delle donne giapponesi di oggi, divise tra problemi legati alla maternità, aspettative sociali ingombranti e snervanti e la ricerca del lavoro. Adoro e consiglio questa autrice, sono stata ammaliata dalla sua scrittura e da questi due personaggi di donne che tentano di costruirsi un Io, un’indipendenza d’animo e d’intenti rispetto ai doveri famigliari e alla società che pretende da loro un annullamento personale totale.

 CURIOSITÀ SULL’AUTRICE: Mitsuyo Kakuta Ha vinto molti premi, i suoi libri sono stati trasposti sul piccolo e grande schermo. È sposata con lo scrittore Ito Takami. 

 


TITOLO:
LA RAGAZZA DELL’ALTRA RIVA

AUTRICE: MITSUYO KAKUTA (1967, Yokohama)

CASA EDITRICE: NERI POZZA

N° PAGINE: 331

ANNO PUBBLICAZIONE: 2017

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PREZZO CARTACEO: € 9,40

PREZZO E-BOOK: € 6,99






mercoledì 24 luglio 2024

“Sirene” di Emilia Hart: dall’Australia la storia di quattro donne che non potranno mai essere separate

Sirene, Emilia Hart

“La cosa strana era che anche gli altri sembravano evitarla: i suoi compagni di corso si ritraevano al suo passaggio, mormorando tra di loro; un Mar Rosso di pettegolezzi. Lucy aveva pensato che fosse perché tutti sapevano di lei e Ben, che erano una coppia o che lo stavano diventando. Si era permessa di provare un pizzico di orgoglio. Quanto si era sbagliata.”

2019. Lucy si sveglia di soprassalto, si trova nella stanza del suo ex ragazzo e sta tentando di strangolarlo. Non ricorda il motivo per il quale si trova lì e terrorizzata decide di allontanarsi dal campus universitario e di rifugiarsi dalla sorella Jess che spera possa aiutarla a capire il sogno che da qualche tempo popola le sue notti: la scena vivida e inquietante di due sorelle che stanno naufragando.

Jess però non è a casa e Lucy non capisce perché abbia deciso di trasferirsi in quella cittadina di cui si parla perfino nei podcast su casi di uomini scomparsi improvvisamente e il panico aumenta quando inizia a sentire voci femminili tra le onde.

Ma oltre al presente c’è anche il passato: nel 1800 le sorelle Mary ed Eliza dall’Irlanda vennero imbarcate su una nave diretta in Australia, insieme ad altre donne tacciate delle colpe più assurde. Il viaggio fu straziante e con l’avanzare dei giorni le due ragazze iniziarono a notare degli strani cambiamenti nei loro corpi, fino al giorno del naufragio.  

Cosa unisce queste donne? Si tratta di una fantasia o forse qualcosa di reale è accaduto e sta per accadere nuovamente?

“Sirene” (Fazi Editore, luglio 2024, traduzione di Enrica Budetta) è il secondo romanzo dell’australiana Emilia Hart dopo il bellissimo "Weyward" pubblicato sempre dalla Fazi esattamente un anno fa.

“Aveva chiesto a Lucy di fare una scelta. A volte, però, non c’è scelta. C’è soltanto amore.”

Ancora una volta veniamo catapultati in un mondo di donne che lottano per la loro indipendenza, per fuggire da un patriarcato che tenta da sempre di soffocarle.

Ma le voci di chi lotta non possono essere soffocate ed è questo che rende il romanzo così attuale e intenso: pensate solo a quanto spesso sentiamo parlare di abusi all’interno delle mura scolastiche o di violazione della privacy in riferimento, tra le altre cose, alla diffusione di immagini senza consenso.

Sono storie che si ripetono da secoli e che in “Sirene” si mescolano alla cultura millenaria degli aborigeni australiani e alla storia dell’Australia che venne adoperata come enorme colonia penale per i detenuti europei.

“Come tutti gli australiani, conosce già le informazioni basilari: i criminali britannici e irlandesi vennero esiliati in Australia, che all’epoca era solo un pugno di colonie. Sa di Arthur Phillip e della Prima Flotta, le undici navi che approdarono a Botany Bay il 26 gennaio del 1788, distruggendo le popolazioni indigene che prosperavano in quei luoghi da millenni.”

Quasi quattrocento pagine appassionanti con quel tocco di magia finalizzato a raccontare le storie delle quattro donne, alle quali se ne aggiungono delle altre, alla ricerca di una qualche giustizia e di una parvenza di serenità per le loro esistenze.

Emilia Hart

“La direttrice non aveva voluto accettare ciò che Ben aveva fatto a Lucy o magari l’idea che innumerevoli altri giovani uomini – persino, forse, il suo stesso figlio – potessero essere capaci di fare la stessa cosa. Era una realtà troppo sgradevole, troppo spaventosa, e così aveva voltato la testa dall’altra parte.”

I colpi di scena non mancano e la scrittura di Emilia Hart ci trascina, come una marea, dall’inizio alla fine tenendoci per mano e chiedendoci di avere coraggio per unirci ad una storia che può apparire in parte fantastica ma che in fondo, riguarda semplicemente tutte noi.

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giovedì 31 marzo 2022

“La pittrice di Tokyo” di Sarah I. Belmonte: arte, amore, donne e storia tra Giappone e Sicilia

La pittrice di Tokyo, Sarah I. Belmonte

“Ma consegnò più tristezza di quella che potevo immaginare di provare. La valanga, che arginavo con bacchette di bambù, si ruppe travolgendomi, e non riuscii a finire il mio pane e latte, lo osservai gonfiarsi oltremodo dentro a una vecchia ciotola ormai sbeccata che mi ero portata cinquant’anni prima. E io ero come quel pane, piena di Palermo, dentro un involucro partorito da qualche parte in Giappone.”

Siamo nella Palermo del 1938, alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Jolanda è una giovane donna in età da marito che di sposarsi non vuole sentirne; macchina fotografica sempre in spalla vuole essere libera, lavorare, cosa non semplice in quegli anni per una donna siciliana, e godersi la vita. È questo il motivo per il quale si ritrova a scrivere poesie sotto falso nome e a svolgere il lavoro da fotoreporter che il padre le permette di svolgere in attesa del matrimonio. Poi un giorno scopre che una misteriosa benefattrice ha pagato per lei un biglietto per Tokyo ed è così che viene a conoscenza di O’Tama Kiyohara, artista giapponese che per amore trascorse più di cinquant’anni a Palermo, creando un ponte tra le sue due isole. È per Jolanda un nuovo entusiasmate inizio fatto di bellezza, di tradizioni, di nuove visioni e, chissà, di nuovi amori.

“La pittrice di Tokyo” (Rizzoli, gennaio 2022) è l’ultimo bellissimo romanzo della scrittrice siciliana Sarah I. Belmonte nel quale storia e tradizione, biografia e finzione si fondono con forza e delicatezza al tempo stesso.

O'Tama Kiyohara è stata realmente un'artista giapponese vissuta a lungo a Palermo insieme al marito Vincenzo Ragusa, noto scultore, ed è reale il fatto che fu la prima artista giapponese a dipingere nello stile occidentale.

Una storia al femminile che narra la difficoltà delle donne nel realizzare le proprie aspirazioni e andare oltre le mire matrimoniali di genitori che non comprendevano quanto fosse importante anche per esse poter vivere nella libertà di pensiero e di movimento.

“Mi conosce troppo bene, ma sa che cosa sarebbe successo se in giro si fosse saputo che quelle parole erano di una donna e non di un uomo, come se la libertà e la giustizia avessero un sesso, come se potessero essere partorite solo da loro. Eppure a partorire sono le donne, ma le nostre idee devono restare dietro alle spalle di un Signor Nessuno qualsiasi.”

Sarah I. Belmonte
Il fascino della Sicilia si fonde con quello giapponese mostrando quanto lontani e quanto simili i due mondi possano essere.

Si parla di arte, di amore passionale, di donne coraggiose e ferme nelle loro idee, donne che per raggiungere i loro obiettivi si imbarcano per un lungo viaggio verso mete lontane dalle loro origini e famiglie.

“La vita non è mai un viaggio con un’unica rotta e il passato deve essere un luogo a cui ritornare per essere felici.”

“La pittrice di Tokyo” è bello, sognante, spietato, fortemente attuale per le tematiche trattate, ben scritto e non si vorrebbe mai giungere ad una conclusione.

Sarah I. Belmonte, nella cui scrittura mi ero piacevolmente imbattuta già qualche anno fa, ha scritto un romanzo molto bello grazie al quale ci ha permesso di conoscere le vicende di una grande donna innamorata dell’arte e della vita che ha saputo riscattarsi dalle imposizioni di una società arcaica e le cui opere sono ancora qui per ricordarci le sue abilità e il suo esempio di femminilità a tutto tondo e di determinazione.

Se amate il Giappone vi innamorerete di questo romanzo, se non lo amate comincerete a farlo al termine di questa incantevole lettura. 

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mercoledì 21 dicembre 2022

“Il ritrattista di Nudi” di Riccardo Carmenati: un viaggio ad Ancona tra lettere e ritratti misteriosi

Il ritrattista di nudi, Riccardo Carmenati

“A quel punto Jaime, divenuto unico erede della contessa, aveva cominciato a dipingere. Dipingeva donne nude o seminude, da quanto aveva capito. Ovviamente, come si può ben capire, nacquero altre storie sulle avventure con queste donne. Racconti in cui si parlava dei compensi che Jaime avrebbe richiesto, ovvero in cibo, pagamento di bollette o cose varie ma, come potete ben immaginare, non mancavano quelle che parlavano di compensi in natura.”

Ancona. Un giovane ragazzo spagnolo parte per l’Italia e si ritrova nella bellissima città delle Marche. Qui conosce la contessa Ameliya di Teschen in Ferretti, ormai vedova da tempo, che lo ospita nella sua villa come fosse un figlio e gli lascia in eredità tutto ciò che possiede. 

Per Jaime è l’inizio di una nuova vita e il suo desiderio di viaggiare si esaudisce quando inizia a ritrarre donne nude che colgono l’occasione per aprirsi e raccontargli i pensieri più intimi. A Siviglia ha lasciato Rosalia, la donna amata alla quale scrive lettere che però non spedisce mai.

Ad imbattersi in lui è il giornalista Ludovico Bonelli che lo intervista e al quale lascia, misteriosamente, quelle lettere che legge insieme alla collaboratrice Elisabetta.

Che mistero si nasconde dietro i comportamenti e le lettere di Jaime? E perché ha deciso di affidarsi proprio a Ludovico?

“Il ritrattista dei nudi” (Bookabook, ottobre 2022) è il secondo romanzo dell’archeologo dorico Riccardo Carmenati.

Una storia che affascina inizialmente, con questo uomo che osserva Ancona, la sua storia, la sua arte e tutto ciò che lo circonda, con occhi che si sorprendono per le cose più piccole.

“Non prendermi per pazza, non lo sono. Ho solo visto qualcosa in te. In te che dipingevi. In te che eri lì, seduto da solo a cogliere l’essenza di questa città che ha ospitato me finora e ospiterà te d’ora in poi. So di non aver portato in casa un pazzo o un maniaco. So che tu sei speciale. L’ho letto nei tuoi occhi prima.”

Con il proseguire del libro ci si addentra nella storia di Jaime e in quelle di Ludovico ed
Elisabetta ma quando inizia la lettura delle lettere qualcosa cambia ed una serie di digressioni, secondo me evitabili, creano una sorta di stacco con il resto della narrazione rendendola a tratti noiosa.

Riccardo Carmenati
Inoltre, alcune delle frasi pronunciate da Jaime nelle lettere risultano quasi paradossali, in particolare quando si lancia in esaltate elucubrazioni sulle donne.

Una buona scrittura ed una buona storia che avrebbero potuto essere valorizzate con una maggiore cura del testo.

Un romanzo intrigante, e in alcuni momenti persino avventuroso, di oltre duecento pagine, che non arriva però, e purtroppo, a svilupparsi nel massimo delle sue possibilità. 

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mercoledì 9 novembre 2022

“La definizione della felicità” di Catherine Cusset: la difficoltà e il fascino di essere donne e l’attrattiva della condivisione

La definizione di felicità, Catherine Cusset

“I libri, le ceramiche giapponesi – quelle che si erano salvate dalla furia di Boris -, le marionette indonesiane, il batik che ricopriva il divano, tutto sarebbe scomparso. Compresi la sua faccia, il ricordo del suo sorriso, dei suoi occhi neri e vivaci. E la sua voce. Mi vedevo davanti l’immagine di un torrente che travolge, che spazza via tutto. Anche la memoria è friabile, come gli argini di un fiume, e si sparpaglia come polvere.”

Francia, anni Sessanta. Due donne trascorrono le loro esistenze in modi differenti e senza avere la minima idea dell’esistenza l’una dell’altra.

Clarisse ha subito un evento traumatico a sedici anni e anziché affrontarlo o superarlo ha tentato di dimenticarlo. Con gli anni si è ritrovata in una vita caotica tra tentativi di amori contrastanti e passionali e giornate vissute come arrivavano, senza troppe pretese.

Ève ha sempre avuto una famiglia stabile e dopo gli studi classici ha incontrato quello che sarebbe diventato il marito con il quale è espatriata conducendo un’esistenza borghese e diventando cuoca a domicilio. Le sue decisioni sono sempre state ponderate, forse fin troppo.

Poi un giorno le vite delle due donne, così diverse tra loro, si incrociano ed intrecciano grazie ad un legame che avevano sempre ignorato. E qualcosa cambia per entrambe che rivivono il passato e rielaborano il presente tenendo conto l’una delle esperienze dell’altra e diventando così indispensabili.

“La definizione della felicità” (Astoria Edizioni, settembre 2022, traduzione di Margherita Belardetti) è l’ultimo romanzo della scrittrice francese (che per anni ha vissuto a New York dove ha insegnato Letteratura francese del Seicento) Catherine Cusset.

“A Clarisse piaceva improvvisare e lasciarsi sorprendere. Spariva in un vicolo o in un bazar, da cui emergeva due ore più tardi con un magnifico oggetto appena acquistato, mentre lui smaniava, preoccupato e snervato. Per farsi perdonare lo coccolava. Più lui voleva spicciarsi, più lei tergiversava. Non erano per niente affiatati. Ma arrivava la sera. Un indiano tirava fuori una chitarra, Hendrik cantava. Neil Young o i Beatles. Clarisse sentiva sciogliersi ogni riserva.”

Una doppia storia al femminile, due percorsi di vita, con una forte componente spirituale, che le vede viaggiare per il mondo, seppure in maniere differenti.

Catherine Cusset
Una istintiva e priva delle paure che travolgono quotidianamente la maggior parte delle persone; l’altra sempre molto coscienziosa e con progetti futuri dalle basi solide.

“La paura era ciò che i suoi genitori alimentavano in lei, così che sarebbe restata per sempre vergine e timorata. Non le sarebbe successo niente, se non avesse avuto paura.”

Un romanzo che si fa divorare e che fa riflettere in continuazione, sulle storie delle protagoniste, sulle nostre vite, su quanto può capitare ad una donna dall’infanzia alla maturità passando per l’adolescenza.

"La definizione della felicità" è intenso, emozionante, bello da tenere in mano e toccare e sfogliare; ci conduce oltre le apparenze e, tra una difficoltà e l’altra fa anche sognare e ci ricorda quanto essere donne possa essere complicato e meraviglioso al tempo stesso.

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domenica 18 febbraio 2018

“Uomini che restano” di Sara Rattaro: donne fragili e deluse alla ricerca di un cielo comune

Uomini che restano, Sara Rattaro
“La mattina dopo è arrivata. Mi sembrava impossibile. Io avevo vissuto la mia Apocalisse e il sole era sorto un’altra volta. In tutte le parti del mondo, senza esitazione. Ho allungato una mano sulla parte vuota del nostro letto. E l’ho trovata fredda, inoccupata. Era tutto vero.”
Fosca e Valeria, due donne coraggiose prese alla sprovvista dagli imprevisti della vita ed entrambe lasciate dai compagni. Le motivazioni sono differenti ma per nessuna delle due è semplice affrontare queste situazioni, un po’ perché dopo anni credevano di conoscere la persona che stava loro accanto ma anche perché non si aspettavano tanta freddezza e insensibilità.

In comune hanno poi Genova, la città che le ha viste nascere e crescere e che nonostante tutto le lega indissolubilmente a lei. Per una casualità Fosca e Valeria si conoscono, sul tetto di un palazzo che accoglie le loro sofferenze e diventa spontaneo confidarsi, diventare amiche e scoprire poi che Valeria sta combattendo con il cancro e che il suo lui se ne è andato proprio nel momento del bisogno.

“Uomini che restano” (Sperling & Kupfer, febbraio 2018) dopo pochi giorni già alla seconda ristampa, è l’ottavo romanzo di Sara Rattaro, quello che lei stessa definisce ‘della maturità’.

Ancora una volta la scrittrice genovese conquista il pubblico italiano con una nuova storia ricca di emozioni e di spunti di riflessione.

Si parte da un tradimento per compiere poi un flashback nel passato alla ricerca di una spiegazione a ciò che è accaduto. I traditori sono gli uomini, ma i due hanno storie ben differenti e comprendere le loro ragioni sarà complicato, se non impossibile.

Ci sono poi la malattia, le complicazioni del dover ammettere l’omosessualità, la necessità di fingere per portare avanti realtà sempre negate.

“Pensai a quanto sarebbe stato doloroso se fosse capitato a lui.
Certo, io avrei insistito per essere accanto a lui in quel momento, ma noi eravamo profondamente diversi. Lo sono gli uomini e le donne. Noi soffriamo, loro si
Sara Rattaro, ©Rebecca Mais
impauriscono. Promisi a me stessa che lo avrei protetto da tutto questo. Lui e il nostro amore.”


E questa volta c’è anche Genova, la città dell’autrice e quella delle protagoniste di “Uomini che restano”. Sara Rattaro dà voce ad una Genova ferita che riflette gli animi tormentati dei protagonisti.

“Uomini che restano” ribadisce il coraggio delle donne e mostra quello degli uomini, non di tutti ma di quelli che restano con promesse reali, parole sincere e gesti concreti colmi di affetto.

“Una delle poche certezze che abbiamo è che questa vita arriverà alla fine. Quello che possiamo sperare è che nel frattempo sia accaduto qualcosa di veramente speciale.”

“Uomini che restano” si fa divorare, emoziona, provoca rabbia, dolore e conforto nel momento in cui il lettore comincia a comprendere e a prendere in considerazione punti di vista differenti.

Lo stile diretto e sempre riconoscibile di Sara Rattaro colpisce al cuore ancora una volta e dimenticarsi di Fosca, Valeria, Lorenzo e Ale sarà impossibile.

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martedì 22 giugno 2021

“La rinnegata” di Valeria Usala: storie di donne tra amore, rabbia, imposizioni e desiderio di libertà

La rinnegata, Valeria Usala

“Le loro labbra si avvicinarono timide, e solo quando il maestrale li costrinse a staccarsi per tornare a casa si resero conto, mano nella mano, di essere cresciuti spaiati come delle vecchie scarpe in saldo al mercato – consumati a furia di andare in giro ma felici, insieme, di andare da qualche parte.”

Teresa vive a Lolai, in un piccolo paese del sud della Sardegna, è sposata e ha tre figli e la vita non è per lei così semplice. A complicarla ulteriormente la morte del marito che la lascia così in balia degli sguardi degli uomini e dei pettegolezzi delle donne. Una bella donna non passa mai inosservata, le invidie sono tante e nonostante lei tenti in ogni modo di far tacere le voci non c’è nulla da fare. L’unica soluzione è quella di continuare per la sua strada, fidandosi di poche persone, con determinazione e indipendenza. 

Le è sempre stato detto che una donna senza un uomo non è niente ma lei non la pensa così e farà di tutto per rifiutare le avances di un uomo viscido e senza scrupoli.

“La rinnegata” (Garzanti, aprile 2021) è il romanzo d’esordio della giovane scrittrice Valeria Usala.

Una storia che ci porta indietro nel tempo, in una Sardegna profondamente legata alle tradizioni e ad una cultura di tipo matriarcale nella quale era comunque l’uomo a comandare; la donna era colei che gestiva la quotidianità familiare ma una donna senza marito e figli non era nessuno.

“Per anni aveva creduto di conoscere solo la pesantezza ineluttabile di quei semi, e il loro ricongiungersi col suolo. Eppure, c’era stato un tempo in cui aveva vissuto anche la leggerezza della pula e di quel maestrale ostinato, che adesso era pronto a condurla altrove.”

Le rinnegate qui sono due, madre e figlia, per motivi differenti ma legati da un filo sottile.

La storia della madre è bellissima e si intreccia con le credenze della Sardegna più ancestrale, con il maestrale che soffia forte, con l’amore disilluso, con la forza di una natura selvaggia e feroce.

Valeria Usala

Dalla madre si passa poi alla figlia, anche lei personaggio interessante, ma ciò che manca è quella magia iniziale che si unisce a dei buchi narrativi che rendono la storia a tratti meno scorrevole e meno intensa.  

“Il muro di cordiale falsità che le donne avevano eretto, al contrario, era una montagna decisamente più alta da scalare e una frustrazione impossibile da combattere. Lo sguardo maschile la faceva sentire violata, ma quello femminile la sminuiva a tal punto da renderla invisibile.”

“La rinnegata” è amore, rabbia, libertà e paura, ma lascia il sapore di un’opera prima la cui scrittura non è ancora affinata e la cui trama non è stata sviluppata in modo completo.

Un libro che vale comunque la pena di essere letto, perché racconta una storia per troppo tempo dimenticata che andava raccontata, perché narra di donne bistrattate dalla società che non si arrendono, perché il silenzio non è, e mai sarà, la scelta migliore.

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venerdì 4 giugno 2021

“La donna gelata” di Annie Ernaux: lo smarrimento e la passione di una ragazza sulla strada dell’età adulta tra sentimentalismo e sessualità

La donna gelata, Annie Ernaux


“Percorso ammirevole, quello di una libertà senza scarti o deviazioni, ma io non ne sono mai stata capace. Mi attendono anni di tira e molla con me stessa, di compromessi. È pieno di ragazze che stanno sole per mesi, le si vedono andare in giro tutte le sere, quasi sdegnose, per poi un bel giorno essere beccate in un anfratto buio con un tale, urletti di sorpresa e di riprovazione, da loro non ce lo saremmo mai aspettare, e poi rivederle di nuovo sole. Lascia perdere, quelle è stramba. Sono una stramba anche io.”

Dopo “L’evento” la casa editrice L’orma editore è tornata con “La donna gelata” (febbraio 2021, traduzione di Lorenzo Flabbi), non l’ultimo romanzo (risale infatti al 1981 la pubblicazione da parte delle Éditions Gallimard) ma l’ultima traduzione in italiano della francese Annie Ernaux.

La scrittrice, classe 1940, all’epoca aveva quarantuno anni e quella che racconta è la sua storia di ragazza adolescente verso l’età adulta.

Sono gli anni Cinquanta, siamo nella provincia francese, le donne conducono le loro esistenze seguendo i dettami di un’epoca che le vedeva brave mogli e casalinghe, costrette dai dettami di una società tradizionalista che si preparava alla liberazione degli anni Settanta.

Lei trascorreva le giornate tra la scuola e l’attività commerciale dei genitori. Una madre amante dei libri che non amava dedicare il proprio tempo a spolverare o ad attività casalinghe non indispensabili. Un padre che non si faceva problemi a lavare i piatti, sbucciare le verdure o cucinare. Nonostante ciò, entrambi i genitori cominciarono ad un certo punto a chiedersi quando la figlia avrebbe deciso di sposarsi e costruire una famiglia. 

Al tempo stesso a scuola le voci erano diverse: le più ammiravano le madri che tiravano a lucido la casa quotidianamente e speravano di trasformarsi il prima possibile nelle loro sosia; altre, una minoranza, guardavano oltre, o almeno così era all’apparenza. Troppi tabù, troppe incoerenze, troppa voluttà in alcuni casi, per comprendere come comportarsi, chi ascoltare, cosa e a chi credere. Educazione sociale, sentimentale e sessuale vanno di pari passo, la donna che non poteva esprimersi liberamente, l’universo maschile che dettava le regole, l’inesistenza della collaborazione tra marito e moglie.

Annie Ernaux

Sono trascorsi diversi anni ma le parole di Annie Ernaux sono ancora una volta attualissime. Di strada se ne è fatta tanto, in quanto a diritti delle donne, ma tanto c’è da fare e troppo ci ricorda ancora un passato che fatica a trasformarsi una volta per tutte annullando la distanza tra uomo e donne, tra ruoli maschili e femminili.

“Quanto a me, non avrei mai voluto avere una madre il cui volto non si fosse illuminato di piacere davanti a libri e riviste, che non si fosse concessa quei momenti di follia settimanale, lontana dai barattoli di marmellata e dai clienti a credito, da tutto quel cibo in scatola, freddo, no, non la volevo una madre convinta che leggere fosse una perdita di tempo.”

Tra i titoli più attesi di questo nuovo anno, “La donna gelata” è un flusso di coscienza, uno sgorgare di parole che dovevano essere tirate fuori come uno sfogo necessario, una liberazione che venisse resa nota per aiutare a comprendere meglio la società nella quale viviamo oggi.

Passione e desiderio, in tutte le loro forme, non mancano mai e rendono così unica questa scrittrice unica nel panorama letterario contemporaneo.

Per quanto ancora dovrà essere complicato per una donna farsi avanti, esprimere le proprie ambizioni senza essere sottoposta ad un giudizio maschile, vivere una vita di coppia che vada oltre i luoghi comuni, distaccarsi dall’immagina sempiterna dell’angelo del focolare dedito allo stiraggio e alla lettura di riviste femminili?

Annie Ernaux ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, è una donna che ha vissuto tanto, e sempre ardentemente, ed è proprio questo il motivo per il quale è necessario che venga letta, perché possa essere un esempio o se non altro un riferimento importante per chi come lei si è sentita disorientata, e lo si sente ancora, in una realtà non ancora abbastanza pronta a cancellare un mondo che del maschilismo ha fatto la sua forza.

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