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martedì 21 marzo 2023

“Piercing” di Murakami Ryū: storia di follia e violenza nella Tokyo più morbosa

Piercing, Murakami Ryū

“Aveva deciso di confidarsi con Yoko, per la prima volta nella vita sentiva il bisogno di parlare con qualcuno del suo passato e dei suoi problemi. Si fidava di lei, le voleva un mondo di bene ed era disposto a rivelarle tutto, a eccezione di un unico episodio accaduto quando aveva diciannove anni: durante una delle sue crisi, aveva ferito una donna con un punteruolo da ghiaccio. Preferiva non dirglielo sia perché ne aveva un ricordo molto vago, sia e soprattutto perché non voleva spaventarla. Era innamorato e non voleva rischiare di perderla.”

Kawashima Masayuki è un graphic designer ventinovenne che vive con la moglie Yōko e la figlia in un bell’appartamento di Tokyo. Fin da piccolo soffre di pavor nocturnus, terrore notturno che si ripercuote sulla vita diurna. Il disturbo sembra essere scemato con l’arrivo di Yōko ma è quando nasce la loro bambina Rie che il padre sente dentro sé il desiderio di trafiggerle la pelle morbida con un punteruolo da ghiaccio. Non può e non vuole farlo e decide così di trascorrere un periodo fuori casa con l’intento di sfogare il suo istinto omicida con una sconosciuta, una giovane prostituta. Kawashima ha un piano preciso che ripassa in continuazione ma qualcosa di inaspettato capita con l’arrivo di Chiaki, una ragazza molto particolare che lavora in un locale sadomaso, che scombina, involontariamente, tutti i suoi piani. È notte a Tokyo, il sesso estremo, le affascinanti luci della città nello sfondo, e la follia di una mente, o forse due, frutto di traumi profondi e profonda morbosità.   

“Piercing” (AtmosphereLibri, 2021, traduzione di Gianluca Coci), romanzo del 1994 dello scrittore Murakami Ryū (classe 1952, vincitore del Premio Akutagawa con “Blu quasi trasparente” e definito l’enfant terrible della letteratura nipponica), è un allucinante e grottesco viaggio nel male oscuro della mente umana.

Murakami Ryū
Una storia incredibile che inizia con un padre che osserva la sua piccola ed inerme bambina e desidera testare la morbidezza di quella pelle. Una scena agghiacciante che ci porta in una famiglia apparentemente felice il cui padre nasconde però un passato terribile che travolge il suo presente.

Una voce interiore alberga nella sua mente, scacciarla è praticamente impossibile e nel momento in cui pensiamo di essere arrivati al culmine della follia umana ecco apparire quella giovane ragazza capace di andare oltre ogni immaginazione.

Squilibrio e violenza sono strettamente legati e l’autore ci trascina dall’uno all’altro con potenza portandoci in alcuni momenti a voler distogliere gli occhi da quelle situazioni così assurde ma profondamente reali.

“Il fatto più assurdo, non ci crederai, è che a un certo punto ci si abitua alla violenza, si impara a sopportarla, quasi che a essere pestato fosse qualcun altro.”

Un romanzo dalle immagini forti ma davvero bello, incalzante, con due protagonisti unici nel loro genere, ricco di suspence che si addentra nella malattia mentale, e tra le sue ripercussioni, come in pochi fino ad ora hanno fatto.

Link per la recensione qui

giovedì 20 luglio 2023

“La solitudine del Minotauro” di Francesco G. Lugli: un giallo milanese all’insegna della perversione e della follia

La solitudine del Minotauro, Francesco G. Lugli

“Come sempre piazza del Duomo brulicava di piccioni affamati e turisti a caccia di ricordi. Il freddo tagliente non scoraggiava la brama di scatti rubati. Nel carosello di pose plastiche e battiti di ali davanti al sagrato, un saxofonista di strada intonava le note Careless Whisper di George Michael, mentre un’anziana donna spingeva lentamente la sua carrozzina vuota, noncurante di ciò che le accadeva intorno, in un ultimo, straziante, sussulto di dignità e indipendenza. La solitudine in mezzo alla folla e al disinteresse; un quadro in movimento lento, che strappò un moto di pietà al Minotauro. Non c’era tempo per i sentimentalismi, se li sciacquò come sapeva fare lui e si accese il sigaro, malgrado il proposito di non fumare prima di pranzo.”

Francesco G. Lugli è tornato e lo ha fatto con un giallo da brividi ambientato a Milano.

Nel milanese sono stati ritrovati una serie di cadaveri ai quali sono stati asportati gli organi e subito gli inquirenti decidono di creare una speciale task force guidata da Remo Giorgi, detto Il Minotauro. Quest’ultimo rimette in sesto la vecchia squadra di fidatissimi ma questa volta risolvere il caso sarà molto più difficile di quanto non sia mai stato in passato. 

I criminali non lasciano tracce e si divertono a giocare con il commissario della Digos Giorgi, inoltre la loro perversione li lascia a bocca aperta e li fa precipitare in un vero proprio inferno che sembra non avere fine. Ogni volta sono un po’ più vicini ma forse c’è dell’altro, qualcuno parla della leggenda metropolitana de La Bruja: sarà davvero collegata ai massacri che stanno avvenendo nella penombra del capoluogo lombardo o è solo una fantasia per depistare le indagini? E si tratta realmente di traffico di organi o qualcuno vuole solamente giocare con le persone?

“La solitudine del Minotauro” (Laurana Editore, giugno 2023) è il libro perfetto per questa calda estate, con una storia davvero cruda nella quale le atrocità e i dettagli raccapriccianti non si risparmiano. La follia dilaga, bene e male si incontrano e scontrano e quanto di terribile potrebbe accadere, accadrà.

Ci si immerge in una brutta storia di traffico di organi che ci fa riflettere sull’esistenza o meno, ancora oggi, di simili commerci nel mondo, nella nostra Italia, e se le motivazioni e modalità possano essere le stesse del romanzo.

“Bastò un cenno del Minotauro e la porta venne giù di schianto. Si prepararono al peggio, anche se lì di lì a poco il loro concetto di ‘peggio’ sarebbe stato riscritto più volte. Quello che trovarono avrebbe cancellato per sempre la linea ideale di demarcazione tra realtà e orrore, sanità mentale e follia.”

Francesco G. Lugli
Ma non è solo questo. Lugli riesce sempre a creare personaggi i cui animi vengono scandagliati in profondità e che difficilmente si dimenticano. 

Il Minotauro, Remo Giorgi (che tiene sempre in bocca il suo sigaro, forse un omaggio al mitico Andrea G. Pinketts?), non è solamente un commissario ma anche, e soprattutto, un uomo, e l’inquietudine regna in lui per una serie di questioni che non vi spoilero.

Con esso ci confrontiamo con la solitudine della metropoli, osserviamo come ci si possa sentire soli anche in mezzo alla folla e come tutto ciò possa essere logorante.

Duecento pagine coinvolgenti di indagini, di squilibrio mentale, di incontri, di passati dolorosi, di amori.

Un piccolo consiglio: non leggetelo prima di andare a dormire se non volete che gli incubi popolino ripetutamente le vostre notti.

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martedì 7 marzo 2017

“Sylvia” di Leonard Michaels: un memoir sul precipizio di amore e follia

Sylvia, Leonard Michaels
“La naturalezza del nostro essere insieme in quel momento mi fece riflettere: È questo l’amore? E, se ci si innamora di qualcuno, il sentimento per quella persona può mai finire? Sylvia si strinse al mio fianco tenendomi il braccio. Mi sentii sposato a lei per sempre, e immaginai che si aspettasse di passare la notte con me e di fare l’amore. Ogni volta che tornavo in città, trascorrevo qualche notte con lei. Ma non volevo passare la notte insieme. Non volevo fare l’amore.”
Leonard Michaels nacque il 2 gennaio 1933 a New York City da genitori ebrei polacchi. Si laureò alla New York University ed ottenne poi un dottorato in letteratura inglese. Successivamente a questo si trasferì a Berkley nella cui università divenne professore di letteratura. Scrisse diverse raccolte di racconti, saggi e due romanzi. Morì in California nel maggio del 2003 all'età di settanta anni.

Il primo romanzo venne pubblicato nel 1981 (“The Men's Club”), mentre il secondo, “Sylvia”, nel 1992. È proprio di quest’ultimo che vi voglio parlare.

Mi ci sono imbattuta quasi per caso e dopo aver curiosato nella trama, e considerando che raramente le pubblicazioni della Adelphi deludono, non ho potuto far altro che leggerlo.

“Sylvia” (Adelphi 2016, traduzione di Vincenzo Vergiani) narra alcuni anni di vita dell’autore, quelli successivi alla laurea in letteratura durante i quali, tornato nella New York che l’aveva visto crescere, indeciso sul futuro e dedicandosi al dolce far niente, conobbe Sylvia Bloch, una ragazza tanto affascinante quanto enigmatica.

Le loro furono giornate, mesi e poi anni di convivenza caratterizzata da lunghe giornate d’amore lascivo, di ore trascorse a sognare, di voglia di perdersi nel piacere.

Erano anno critici per i giovani americani, e non solo. Si inseguivano eroi da venerare, libri che potessero essere di ispirazione, Elvis Presley e la Beat Generation predominavano e venir trascinati dal desiderio di scrivere e vivere di questo era diventato piuttosto comune.
Leonard Michaels

Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e le cose cominciarono a cambiare quando i baci divennero grida e le tranquille ore a scrivere incubi quotidiani. La follia divenne un’abitudine, gli sbalzi di umore di lei, l’allegria improvvisa, l’andirivieni di sentimenti al limite con la violenza fisica.

Sylvia era complicata anche per se stessa probabilmente, una donna che amava lasciarsi trascinare dalla mode, dalle droghe e da chi le capitava sotto tiro. Le esperienze forti riuscivano a farla sentire viva, pur essendo morta dentro da chissà quanto tempo. Sylvia che aveva ripreso a studiare, Sylvia che amava e odiava con la stessa intensità e che proprio per questa ragione è difficile da dimenticare.

“Sylvia” è intenso e crudele, forte e poetico e alla fine ci si domanda cosa davvero vi fosse dietro la sua storia. Un disagio psichico? Un passato turbolento? Forse aveva solamente bisogno di essere amata in modo incondizionato? 

E lui, Leonard Michaels, quanto è stato realmente influenzato da lei? È vero, ha deciso di ricordarla in un libro, ma non sarà stato un volerla intrappolare ancora una volta?

Sarebbe stato bello poter leggere anche il suo punto di vista, se solo non vi fosse stato un termine così rapido per la sua fragile esistenza.  




sabato 25 novembre 2017

“Vincent sul divano” di Marco Marrocco: tra arte, follia, sofferenza e perdizione

Vincent sul divano, Marco Marrocco
“Alcuni vedono un Van Gogh e dicono che visionario! No, io vedo Van Gogh e dico fratello, finalmente la realtà parla attraverso te. Le tue pennellate sono parole esatte, senza errori, e ti fai capire benissimo, anche da chi non parla la tua lingua. Si vede che quei corvi, prima che li inchiodassi sulla tela, ti hanno squassato l’anima, e se ne sono andati in giro per il tuo corpo sbattendoti le viscere.”
Ci sono libri che si leggono per svagare la mente e e viaggiare verso mondi fantastici, altri per scoprire le vite di grandi della cultura a trecentosessanta gradi. 

“Vincent sul divano” (Fefè Editore, 2017, prefazione di Domenico Mazzullo, postfazione di Barbara Alberti) è uno tra questi ultimi.

Marco Marrocco trova Vincent Van Gogh seduto sul suo divano e anziché sorprendersi o spaventarsi lo accoglie come uno di famiglia, lo osserva con occhi sinceri e mai compassionevoli. 

E ne scaturiscono bellissime riflessioni, crude, disorientanti, che spaziano nel tempo e nello spazio. 

Van Gogh non parla ma è mai stato necessario per lui pronunciare parole che andassero oltre i suoi dipinti e le pennellate così eloquenti?

Al centro di questo amabile volumetto anche la malattia mentale, quella che gli è stata associata tante e forse troppe volte. Ma quante volte si è cercato di sondare il principio della sofferenza dell’artista olandese? 

Ci prova Domenico Mazzullo, psichiatra clinico e psicoterapeuta, nella sua interessantissima prefazione ricca di particolari che raramente vengono presi in considerazione quando si rievoca la vita di Van Gogh.
Marco Marrocco

E se fosse l’arte stessa ad assorbire le esistenze di chi ci si immerge completamente? Cosa è la follia e chi può realmente essere definito folle? Qualcosa di tangibile o una definizione strampalata per definire chi la vita l’ha vissuta fin troppo intensamente e con profondo supplizio?

“Vincent sul divano” è un mix di ragionamenti che ne portano ancora altri e il lettore non può che rimanere affascinato dalle visioni portate da Marco Marocco che non a caso lavora nel mondo del cinema ed è perciò avvezzo alla realizzazione di mondi e storie.

Perciò se amate l’arte ed esplorare storie cogliendo dettagli inediti che vi conducono verso nuove prospettive questo è il libro che fa per voi. 

Saranno sufficienti poche pagine per creare in voi la consapevolezza di avere davanti qualcosa di forte, di affascinante, di coinvolgente e sconvolgente al tempo stesso.

Buona lettura!

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domenica 10 dicembre 2017

“Io sono l’usignolo” di Emanuela Navone: tra follia, tragedie, e intriganti segreti da svelare

Io sono l'usignolo, Emanuela Navone
“Passai mezz’ora a spulciare ogni angolo alla ricerca dei settimanali del 1979, ma non li trovai. Ero sorpreso: come poteva mancare un’intera annata? E se fosse stata proprio quella dell’incendio? Perplesso, misi a posto e uscii dall’archivio. Forse la giovane dal sorriso lentigginoso poteva aiutarmi. Al banco informazioni non c’era. La biblioteca era deserta. Aspettai ancora qualche minuto, poi uscii. L’aria del mattino mi spalancò i polmoni e una nuova consapevolezza mi si presentò davanti: c’era qualcosa legato a quell’incendio. Qualcosa che, forse, doveva restare nascosto. E io dovevo scoprirlo.”
Rubino Traverso si è appena trasferito, con moglie e figlia, a Val Salice, piccolo paese ligure alle pendici della montagna. Giornalista di professione scopre che il paesino rischiò di bruciare a causa di un brutto incendio nel quale morirono il sindaco, la moglie e il figlio. Non ci sarebbe nulla di strano se la gente non parlasse di un certo Florian Chevalier, detto l’usignolo, che parrebbe essere il colpevole di questo storia. Rubino comincia così ad indagare per il suo articolo ma comincia a ricevere minacce che lo intimoriscono, ma non abbastanza da convincerlo ad abbandonare le ricerche.

“Io sono l’usignolo” (autopubblicazione, 2017) è un thriller coinvolgente e davvero ben scritto. La suspense comincia subito, fin dalle prime pagine. Il mistero sull'incendio è ciò che scatena tutto e da quel momento in poi è un susseguirsi di colpi di scena fra i quali alcuni davvero inaspettati e difficilmente prevedibili.

Rubino Traverso è un personaggio ben tratteggiato, con i suoi punti di forza e le sue debolezze. Queste ultime lo porteranno a tragici esiti per i quali dovrà prendersi le proprie responsabilità e ciò lo rende ancora più umano e realistico.

Gli altri personaggi, per quanto interessanti, gravitano intorno a lui, ma lui è il vero incontrastato protagonista nel quale immedesimarsi e per il quale i giudizi da parte del lettore diventano superflui.

In bilico tra mistero e follia “Io sono l’usignolo” si fa divorare ed è inevitabile ritrovarsi a riflettere su ciò che accade nel romanzo, con qualche brivido di orrore e l’incredulità dei tanti segreti che, forse, prima della fine, verranno svelati. 
“Rimasi sveglio a lungo, quella sera. Tante immagini mi tiravano i capelli. Rossana. De Simone. Il mio articolo. Florian Chevalier. Davvero lui si aggirava ancora per il paese? E dov’era? E chi si divertiva a lasciarmi messaggi criptici che puzzavano di minaccia?”
 




TITOLO: Io sono l’usignolo
AUTORE: Emanuela Navone
EDITORE: Autopubblicato
GENERE: Thriller
NUMERO DI PAGINE: 330
DATA DI USCITA: 10/12/2017
PREZZO ED. CARTACEA: ND
PREZZO ED. DIGITALE: 2,99 €
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Biografia di Emanuela Navone:

Emanuela è nata a Genova e vive in un paesino sperduto sui monti proprio sul confine con il Piemonte. Scrive da quando era una bambina, e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. È cresciuta a pane e Stephen King, e gran parte della sua esistenza l’ha trascorsa leggendo i suoi horror e i fantasy della Bradley, Tolkien, Goodkind e autori meno famosi.

Nel 2014 ha finalmente ottenuto la laurea dopo anni di lacrime e sangue e si è trovata nel mondo reale e ha scoperto che era pieno di denti aguzzi. È diventata assistente editor per Edicolors, una casa editrice specializzata in narrativa per l’infanzia; poi, cedendo allo smisurato ego che la divora, ha deciso di diventare freelance.

Vive in una grande casa circondata da gatti — prima o poi diventerà come la gattara dei Simpson. Oltre alla scrittura, adora la musica metal e la fotografia. La trovate spesso in giro per i boschi con la sua fedele reflex e la testa sulle nuvole.

Ha pubblicato, sempre come self, il breve Prontuario di editing e il racconto Reach, contenuto anche nella raccolta a scopo benefico Only Hope.

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martedì 28 gennaio 2020

“La giusta distanza” di Sara Rattaro: perché la vita altro non è che una giostra di emozioni

La giusta distanza, Sara Rattaro

“Era questa la verità? O eravamo anche altro? Due sopravvissuti al tempo e alla vita che ti attacca come un cane rabbioso?”
Chi, come me, legge da sempre Sara Rattaro sa che sfogliare le pagine dei suoi libri significa addentrarsi in un intrico di emozioni forti, tra storie realistiche nelle quali l’amore, in tutte le sue forme, è il protagonista incontrastato.

“La giusta distanza” (Sperling & Kupfer, gennaio 2020) è fresco di stampa e ho provato a farlo durare il più possibile ma anche questa volta le quasi 250 pagine sono volate.

Questa è la storia di un uomo e una donna seduti uno accanto all’altra su un volo internazionale. 

Improvvisamente una serie di turbolenze scuotono il velivolo, la paura dilaga e i due si stringono la mano, come se lo avessero sempre fatto, come se quel momento fosse l’ultimo della loro vita. 

L’aereo, con una manovra di fortuna, riesce ad atterrare, ma qualcosa ha legato i due irrimediabilmente e trascorrono insieme la notte. Ma chi sono quest’uomo e questa donna che sembrano non avere nessuno da avvisare e solo loro stessi per consolarsi? Quali le loro storie e i loro tormenti?

“La giusta distanza” non è solo questo, va ben oltre la storia di due sconosciuti che si avvicinano per il timore di non avere altri giorni a loro disposizione.

Non voglio svelare troppo ma è una storia di sofferenza, di amore, di opportunità mancate, di vita quotidiana fatta di soddisfazioni, di perdite, di conquiste e di decisioni difficili.

“Ma se non si può appartenere a un mondo che non
Sara Rattaro
esiste, allora perché avevo la sensazione che tutta quella follia mi sarebbe mancata?”

È anche la storia di una giovane ragazza, poi donna, la cui vita è circondata dalla matematica, l’unica sua certezza. È questa che l’aiuta a prendere le scelte più difficili e con questa paragona ciò che le accade.

“In matematica, per definire la distanza dobbiamo sapere quanto misura la lontananza tra due punti. In una relazione umana, la distanza è il più breve percorso intrapreso tra due persone per incontrarsi.”

Ma soprattutto è un groviglio di storie d’amore, quelle tra genitori e figli, tra amanti, tra persone che si conoscono casualmente e altrettanto casualmente tentano di andare avanti.

“La bellezza di un amore non è né all'inizio né alla fine, è nel mentre.”

Un romanzo ancora una volta profondo, commovente, storie nelle quali riconoscersi, frasi da ricordare, speranze da tenere nel cuore, pagine da leggere e rileggere ogni volta con nuova emozione.

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venerdì 4 giugno 2021

“La donna gelata” di Annie Ernaux: lo smarrimento e la passione di una ragazza sulla strada dell’età adulta tra sentimentalismo e sessualità

La donna gelata, Annie Ernaux


“Percorso ammirevole, quello di una libertà senza scarti o deviazioni, ma io non ne sono mai stata capace. Mi attendono anni di tira e molla con me stessa, di compromessi. È pieno di ragazze che stanno sole per mesi, le si vedono andare in giro tutte le sere, quasi sdegnose, per poi un bel giorno essere beccate in un anfratto buio con un tale, urletti di sorpresa e di riprovazione, da loro non ce lo saremmo mai aspettare, e poi rivederle di nuovo sole. Lascia perdere, quelle è stramba. Sono una stramba anche io.”

Dopo “L’evento” la casa editrice L’orma editore è tornata con “La donna gelata” (febbraio 2021, traduzione di Lorenzo Flabbi), non l’ultimo romanzo (risale infatti al 1981 la pubblicazione da parte delle Éditions Gallimard) ma l’ultima traduzione in italiano della francese Annie Ernaux.

La scrittrice, classe 1940, all’epoca aveva quarantuno anni e quella che racconta è la sua storia di ragazza adolescente verso l’età adulta.

Sono gli anni Cinquanta, siamo nella provincia francese, le donne conducono le loro esistenze seguendo i dettami di un’epoca che le vedeva brave mogli e casalinghe, costrette dai dettami di una società tradizionalista che si preparava alla liberazione degli anni Settanta.

Lei trascorreva le giornate tra la scuola e l’attività commerciale dei genitori. Una madre amante dei libri che non amava dedicare il proprio tempo a spolverare o ad attività casalinghe non indispensabili. Un padre che non si faceva problemi a lavare i piatti, sbucciare le verdure o cucinare. Nonostante ciò, entrambi i genitori cominciarono ad un certo punto a chiedersi quando la figlia avrebbe deciso di sposarsi e costruire una famiglia. 

Al tempo stesso a scuola le voci erano diverse: le più ammiravano le madri che tiravano a lucido la casa quotidianamente e speravano di trasformarsi il prima possibile nelle loro sosia; altre, una minoranza, guardavano oltre, o almeno così era all’apparenza. Troppi tabù, troppe incoerenze, troppa voluttà in alcuni casi, per comprendere come comportarsi, chi ascoltare, cosa e a chi credere. Educazione sociale, sentimentale e sessuale vanno di pari passo, la donna che non poteva esprimersi liberamente, l’universo maschile che dettava le regole, l’inesistenza della collaborazione tra marito e moglie.

Annie Ernaux

Sono trascorsi diversi anni ma le parole di Annie Ernaux sono ancora una volta attualissime. Di strada se ne è fatta tanto, in quanto a diritti delle donne, ma tanto c’è da fare e troppo ci ricorda ancora un passato che fatica a trasformarsi una volta per tutte annullando la distanza tra uomo e donne, tra ruoli maschili e femminili.

“Quanto a me, non avrei mai voluto avere una madre il cui volto non si fosse illuminato di piacere davanti a libri e riviste, che non si fosse concessa quei momenti di follia settimanale, lontana dai barattoli di marmellata e dai clienti a credito, da tutto quel cibo in scatola, freddo, no, non la volevo una madre convinta che leggere fosse una perdita di tempo.”

Tra i titoli più attesi di questo nuovo anno, “La donna gelata” è un flusso di coscienza, uno sgorgare di parole che dovevano essere tirate fuori come uno sfogo necessario, una liberazione che venisse resa nota per aiutare a comprendere meglio la società nella quale viviamo oggi.

Passione e desiderio, in tutte le loro forme, non mancano mai e rendono così unica questa scrittrice unica nel panorama letterario contemporaneo.

Per quanto ancora dovrà essere complicato per una donna farsi avanti, esprimere le proprie ambizioni senza essere sottoposta ad un giudizio maschile, vivere una vita di coppia che vada oltre i luoghi comuni, distaccarsi dall’immagina sempiterna dell’angelo del focolare dedito allo stiraggio e alla lettura di riviste femminili?

Annie Ernaux ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, è una donna che ha vissuto tanto, e sempre ardentemente, ed è proprio questo il motivo per il quale è necessario che venga letta, perché possa essere un esempio o se non altro un riferimento importante per chi come lei si è sentita disorientata, e lo si sente ancora, in una realtà non ancora abbastanza pronta a cancellare un mondo che del maschilismo ha fatto la sua forza.

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venerdì 14 aprile 2017

“Cicatrice” di Sara Mesa: la sottile linea tra realtà e finzione che vola nel web

Cicatrice, Sara Mesa
“Tra una fermata e l’altra salgono e scendono passeggeri, un colpo, una gomitata, perdoni, mi scusi, cedere il posto a quell’anziano, e Sonia pensa. Continuare. Nonostante tutto, continuare. Una spirale senza fine. Buchi, necessità, mancanze. Parole, etichette, scatole, prezzi. Salgono passeggeri. Tutto sempre in eccesso. L’espansione. Filtrazione. Infilarsi persino nel buco più piccolo. Piccola spinta, qualcuno protesta. Apparire in ogni spiraglio. In quello che legge. In quello che scrive. In quello che indossa. In quello che pensa. La sua pretesa. E la finzione di sottomissione. Di accettazione. Di amore.”
Sonia è una giovane donna spagnola che ha vinto una borsa di studio per lavorare all’archivio comunale ma più di tanto non può fare lì e si annoia. 

Un lavoro grigio che la porta a dirigersi verso altre mete ritrovandosi così ad esplorare il mondo delle chat. Ne individua una letteraria e ne prende parte: qui si parla di libri, di cinema, di cultura in generale e le pare interessante. 

È poi divertente per lei osservare i vari pseudonimi e provare a crearsi nuove identità e perciò nuove esistenze. Prima conosce Clarice, poi un giorno ecco che riceve un messaggio da un certo Knut Hamsun, che lei aveva solamente intravisto tra i vari nomi, il quale le propone di inviargli una foto per ricevere in cambio qualunque libro desideri. 

Sonia accetta e da quel momento ne nasce una sorta di amicizia morbosa in cui lui le chiede informazioni di vario tipo e lei gli invia titoli di libri che lui ruba per lei.

Il fatto è che lei si sente lusingata, chi non vorrebbe una persona che ruba libri per noi senza volere altro in cambio, se non uno scambio di messaggi? E se dai libri si passasse all’abbigliamento, alle scarpe e ai cosmetici? 

Nessuno mai aveva mostrato tanta premura nei suoi confronti, nonostante la stranezza e l’essere solitario di lui (non a caso il suo pseudonimo è preso in prestito dall'intellettuale norvegese Knut Hamsun che a causa degli interessi sbagliati concluse la sua esistenza in manicomio). 
 
“Cicatrice” (Bompiani, febbraio 2017, traduzione di Sara Cavarero) è il quarto romanzo di Sara Mesa, scrittrice madrilena classe 1976, insignita di diversi premi letterari.

Sara Mesa
La storia di Sonia è la visione di ciò che stiamo vivendo oggi, immersi come siamo nelle nuove tecnologie e nel web così ricco di informazioni ma anche di minacce che talvolta si palesano in maniera subdola.

Realtà e finzione: il confine diviene così debole in così poco tempo, così come la distinzione tra follia e sanità mentale, la necessità di affetto e la solitudine.

La storia di Sonia mostra quanto sia semplice e rapido passare da una chat a qualcosa di più tangibile ma non per questo reale. Le identità mutano forma, il desiderio di evasione dalla quotidianità prevale e le conseguenze possono essere irreversibili.

Emerge così la questione dell’alfabetizzazione digitale, fondamentale in primo luogo per i più piccoli, ma anche per i meno avvezzi alle nuove tecnologie, che si ritrovano a dover esplorare un mondo che, come la realtà, può diventare rischioso se non approcciato con gli strumenti idonei.

Sara Mesa è riuscita a creare un romanzo che a tratti infastidisce proprio perché l’atteggiamo morboso di lui e la falsa ingenuità di lei paiono così reali da poterli quasi toccare. 

Si viene trascinati dalla prima all’ultima pagina come spettatori inerti e tutto ciò lo rende un libro fuori dal comune, fortemente attuale e aperto a mille riflessioni.  


sabato 15 maggio 2021

"Inno all’amore": la poesia di Marco Giuli


Parte oggi una nuova rubrica dedicata alla poesia!

Per cominciare ogni quindicesimo giorno del mese pubblicherò una poesia dello scrittore romano Marco Giuli ma sono certa che presto gli autori e le autrici aumenteranno.

“Inno all'amore” è una delle cinquanta liriche della raccolta “L'anima de li pensieri mia” (gennaio 2021, autopubblicazione disponibile su Amazon).

Marco Giuli

I temi trattati sono diversi: si va dall’amore all’amata Roma, dalla forzata reclusione all’amicizia senza dimenticare personaggi divenuti (purtroppo) protagonisti della cronaca come Stefano Cucchi o Emanuela Orlandi. Non mancano i momenti di spensieratezza, i ricordi del passato, i pensieri per il futuro e gli affetti più cari.

Il linguaggio è semplice, popolare, dialettale, ma ogni parola è importante e portavoce di sentimenti profondi e talvolta di un disagio che ancora stiamo vivendo a causa del periodo storico particolare che stiamo affrontando.

Una raccolta poetica che nasce nel duemilaventi con componimenti figli della pandemia e portatori di sentimenti comuni a tutti noi.

Per saperne di più su questa e sull’autore andate a leggere l’intervista che trovate qui.

Vi lascio alla lirica in questione, un vero e proprio inno all’amore universale, un amore che lascia svegli la notte, un amore che non si arrende, un amore che sopravvive al di là di tutto e tutti.  

 

La colpa è della luna

se io sto qui a pensà a te

Ormai è tarda notte

e sto già al quinto caffè

Du’ stelle te so’ vicine

e sembrano ditte qualcosa

e tu silenziosa sorridi,

le damigelle con la sposa.

 

La colpa è dell'amore

che punta e poi pretende

te fa senti no scemo,

che ama e non s'arrende

e se è vero che in amore

vince colui che fugge

io sto qui a pensà a te,

e sta cosa me distrugge.

 

Però a pensacce bene,

la colpa è anche mia

Uno scemo innamorato

che ama alla follia

che non glie frega niente

se er core batte forte

più forte er sentimento

che vincerà anche la morte.



martedì 11 dicembre 2018

“La casa del diavolo” di Nicola Rocca: un viaggio nella psiche dell’uomo tra amore, morte e forze sataniche

La casa del diavolo, Nicola Rocca

“Luciano Ardemagni avvertì un leggero capogiro, poi un fremito lungo la schiena. Si sforzò di fare un profondo respiro, ma si sentì mancare. Comprese in quel momento che lui non si sarebbe mai liberato di quella Bestia. Perché lui, il demonio, l’aveva dentro. E lo avrebbe visto ovunque andasse.”
Luciano Ardemagni sapeva che c’era qualcosa di strano in quella casa, da troppo tempo ormai percepiva quella presenza e farsi ricoverare in una clinica psichiatrica era stata la soluzione migliore. 

Certo, terminare lì i suoi anni non faceva esattamente parte dei suoi progetti ma poi la donna ritrovata morta in quella che era stata casa sua gli fece capire che il demonio era il vero colpevole. E i nuovi abitanti della villetta ne stavano pagando le conseguenze, nonostante i moniti, nonostante quelle stranezze iniziali e tutte le sparizioni…

“La casa del diavolo” (ENNEERRE, ottobre 2018) è l’ultimo romanzo di Nicola Rocca, scrittore della bergamasca classe 1982, già autore di diversi romanzi e racconti.

Un romanzo che arriva dopo la pubblicazione, un anno fa circa, de “Il burattinaio” e del racconto “L’ostaggio”.

Una storia la cui trama gioca con l’amore e la morte, con la paura dell’ignoto e il desiderio di affidarsi ad una forza superiore oscura.

A differenza dei precedenti romanzi questo è senza dubbio il più maturo, come scrittura e
Nicola Rocca
come intreccio, ben pensato ed organizzato, e oltre al morto con relative indagini si aggiunge l’aspetto processuale molto interessante ed intrigante.

“Quei tempi erano solo un ricordo. Questo, invece, era il presente. Non c’erano più i genitori che cercavano di tenerti buono con la storia del Lupo Cattivo o dell’Uomo Nero. Qui c’era solo la realtà, in cui scopri che l’Uomo Nero esiste per davvero. E si chiama Diavolo. Luciano percepì un brivido lungo tutto il corpo.”

“La casa del diavolo” gioca su quelle paure irrazionali dell’uomo, il diavolo ha sempre il suo fascino, così come le case infestate, ed è profondamente attuale per via delle tematiche trattate.

Nicola Rocca ci regala un nuovo thriller da divorare, da gustare di fronte ad un caminetto acceso e, perché no, da regalare a Natale!

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Biografia di Nicola Rocca:

Nicola Rocca
Nicola Rocca nasce a Bergamo il 23 settembre 1982 e vive a Sotto il Monte.

Esordisce nel mondo della narrativa, nel dicembre del 2013, con “FRAMMENTI DI FOLLIA” (Editrice GDS, ora ripubblicato in nuova edizione), un’antologia di racconti thriller/noir (finalista al Premio Giuseppe Matarazzo 2013). Nell’estate del 2014 pubblica “CHI ERA MIO PADRE?” (Silele Edizioni), il suo primo romanzo thriller, che nel gennaio del 2015 scala le classifiche di Amazon, rimanendo in vetta per più di tre settimane.

A quel punto decide di autopubblicarsi, e lo fa con alcuni brevi racconti in formato digitale (Cold Case; L’unica soluzione possibile; Un ragazzo sveglio; Un impellente bisogno, Prato Gol; Un maledetto figlio di Puttana; L’ostaggio).

Soddisfatto, crea il marchio Enneerre, con il quale pubblica LA MORTE HA L’ORO IN BOCCA (2015), il suo secondo romanzo e DUE GOCCE D’ACQUA (2016), il suo terzo romanzo. Nel giugno del 2017 esce la seconda edizione di CHI ERA MIO PADRE? con il marchio Enneerre.
IL BURATTINAIO, ottobre 2017, che l’autore ama definire un esperimento, è il suo quarto romanzo.