sabato 21 dicembre 2024

“Vedo gente” di Francesco Muzzopappa: il nuovo divertente romanzo prodotto da Storytel

Vedo gente, Francesco Muzzopappa

Lorenzo Scianna, giovane veneto destinato, secondo i genitori, ad occuparsi della pasticceria di famiglia, è in realtà uno scrittore, amante di Kafka, con piccole pubblicazioni pregresse che gli hanno dato delle soddisfazioni ma non quella fama che gli permetterebbe di essere riconosciuto tra gli scaffali delle librerie.

Nonostante ciò, decide che scriverà il romanzo della vita ma dovrà prima lasciar andare la pesantezza che da sempre lo contraddistingue. 

La crisi esistenziale è dietro l’angolo e decide di riesumare l’amico immaginario della sua infanzia, Franz, che incontrava sempre mentre faceva il bagno nella vasca. Franz non è però più un bambino, è cresciuto e ha anche lui un problema: è innamorato di Anima, l’amica immaginaria di Nina, una famosa influencer

Lorenzo non è interessato a quel mondo ma ci si ritrova suo malgrado per aiutare quell’amico che in passato è stato così importante. Ne verrà fuori una storia paradossale nel quale tutti dovranno imparare qualcosa di nuovo contaminando le proprie vite e imparando a prendersi un po’ meno sul serio.

Le nuovissime serie comedy "Vedo gente" a firma di Francesco Muzzopappa, è una produzione Storytel Original disponibile dal mese di giugno: una commedia sentimentale, in forma di serie comedy, letta e interpretata dall’attore e doppiatore Alessandro Tiberi.

Dieci puntate per un totale di 8 ore e 58 minuti, un ascolto molto piacevole che parte da una trama non troppo originale ma prosegue in modo divertente e con un linguaggio che ricorda quello tipico delle commedie inglesi e americane, mette in scena la psicologia dei personaggi in dialoghi credibili e serrati, con un registro profondamente ancorato alla realtà, ma allo stesso tempo ironico, in alcuni tratti stile Woody Allen.

Lorenzo è un personaggio al quale ci si affeziona e con il quale ci si ritrova a riflettere su diverse tematiche: l’amicizia, il rapporto con i genitori, i social e ciò che gira intorno, i libri e la qualità di ciò che viene pubblicato.

Francesco Muzzopappa
Di base ritroviamo il rapporto tra uomo e donna e quanto di esilarante ci possa essere nelle situazioni che si possono, più o meno consapevolmente, creare.

L’inaspettato colpisce e diverte e quasi senza accorgersene ci si ritrova in una storia piacevole, ironica e con una dose di profondità che non guasta.

Ascoltare un libro, anziché leggerlo fisicamente, può comunque essere piacevole, soprattutto se, come me, se ne ha l’abitudine fin da piccoli. O se lo si fa per esigenze particolari.

Mi sono ritrovata ad ascoltare “Vedo gente” tra una faccenda domestica e l’altra e mi ha fatto trascorrere ore piacevoli, incuriosita da una storia che volevo capire come sarebbe andata a finire. Complice il fatto di aver, in passato, letto, ed amato, altri libri di Muzzopappa. 

L’ascolto perfetto per questo periodo, senza troppe pretese, per andare oltre la malinconia del Natale e farsi qualche bella e salutare risata. 

Ascoltalo su Storytel qui

martedì 17 dicembre 2024

“Il villaggio perduto” di Camilla Sten: brividi ed orrore alla ricerca di un passato misteriosamente occultato

Il villaggio perduto, Camilla Sten

“Un suono mi sale in gola. Porto la mano alla bocca per soffocarlo. Una risata folle mi graffia e mi lacera il petto, tentando di farsi strada tra le dita. Ho paura di quello che potrà succedere se tolgo la mano. Se la lascio uscire.”

Alice Lindstedt è una giovane regista di documentari precaria convinta che quella storia che da sempre la ossessiona possa essere la via per il successo.

Nell’estate del 1959 il piccolo villaggio minerario di Silvertjärn è stato teatro di un evento inspiegabile: i suoi novecento abitanti sono svaniti nel nulla, lasciandosi dietro soltanto una città fantasma, il cadavere di una donna lapidata nella piazza del paese e una neonata di pochi giorni abbandonata sui banchi della scuola. 

Nonostante le indagini e le perlustrazioni a tappeto della polizia, non si è mai trovata alcuna traccia dei residenti, né alcun indizio sul loro destino. La nonna di Alice viveva nel villaggio, e tutta la sua famiglia è scomparsa insieme a loro. 

Le domande senza risposta sono troppe, e Alice decide di realizzare un documentario per ricostruire ciò̀ che è realmente accaduto. Raggruppa una troupe di amici fidati, o presunti tali, e si reca sul posto per i primi sopralluoghi: ben presto capiranno che non tornare indietro sarà più complicato di quanto avrebbero mai immaginato.

“Il villaggio perduto” (Fazi Editore, luglio 2024, traduzione Giuseppe Marano) è il coinvolgente thriller di Camilla Sten, autrice svedese classe 1992, figlia della famosa scrittrice di gialli Viveca Sten.

Una storia che parte con un mistero per sfociare poi in una serie di vicende terrificanti che ci accompagnano in un crescendo di tensione all’interno delle case diroccate di questo piccolo villaggio abbandonato la cui storia surreale nasconde un passato spaventoso.

Un inizio alla The Blair Witch Project che vira presto verso uno scenario inquietante con quel legame con il reale e vicende del passato che aiuta a rendere il tutto più credibile e veritiero.

“Eccola, finalmente. Ecco la svolta che stavo cercando. Uno scoop incredibile. Solo che non avrei mai potuto immaginare quale sarebbe stato il prezzo da pagare.”

Camilla Sten
Trecentosessanta pagine durante le quali è difficile staccarsi, attirati dalla narrativa della scrittrice, dalla tensione crescente che ci conduce in uno scenario dal fascino macabro.

Quando tra i libri ritroviamo l’orrore della vita reale e quotidiana non possiamo non pensare a Stephen King e questa storia lo ricorda tanto, con in più l’atmosfera scandinava che già di per sé risulta cupa ed affascinante al tempo stesso.

“Sente il rumore già quando superano la schiera di case. È un rumore orribile, come di un animale che soffra di un dolore insostenibile. È un mugghio sordo che non sembra poter giungere da una gola umana.”

Il romanzo perfetto per questo freddo periodo dell’anno e per un regalo di Natale sentito e da brividi. 

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domenica 27 ottobre 2024

“Inseparabili” di Michael Robotham: un nuovo caso per lo psicologo forense Cyrus Haven

Inseparabili, Michael Robotham

“Se potessi raccontarvi una sola cosa di mio fratello, sarebbe questa: due giorno dopo il suo diciannovesimo compleanno ha ucciso i nostri genitori e le nostre sorelle gemelle, perché sentiva delle voci nella testa.”

Vent’anni fa il fratello di Cyrus Haven ha ucciso i loro genitori e le due sorelle gemelle e ora Elias sta per uscire dall’ospedale psichiatrico dove è rimasto recluso per tutti quegli anni. Cyrus lo aiuterà a far parte nuovamente della società ma i dubbi sono tanti e nonostante il tempo trascorso non è semplice dimenticare quanto accaduto: riuscirà a fidarsi di quel fratello che è ormai diventato uno sconosciuto? Ed Evie, che ora vive stabilmente a casa di Cyrus e che non ha perso il dono di capire quando le persone mentono, come prenderà questa convivenza?

Nel frattempo, Cyrus, psicologo forense, viene convocato per un misterioso duplice omicidio; un pensionato è stato ucciso nel suo appartamento e pochi giorni dopo anche la figlia viene trovata morta in un canale, legata in modo molto particolare e con la testa rasata. Chi è stato? E per quale motivo? Si tratta di un sadico o c’è dietro qualcosa d’altro?

Evie dovrà imparare a vivere nel mondo reale, mentre Cyrus dovrà scavare nel profondo di se stesso per non ricadere in quel dolore con il quale forse non si è ancora abituato a convivere veramente.

“Inseparabili” (Fazi Editore, settembre 2024, traduzione di Giuseppe Marano) è il terzo capitolo della serie con Cyrus Haven, dopo “Brava ragazza, cattiva ragazza” (aprile 2022) e “La ragazza cheviene dal buio” (novembre 2022).

“Lo psicanalista Jung ha coniato il termine ‘sincronicità’ per descrivere avvenimenti che sembrano più di una semplice coincidenza. Li abbiamo vissuti tutti. Pensiamo a qualcuno che non vediamo e non sentiamo da anni e all’improvviso squilla il telefono, oppure lo incontriamo per caso al supermercato, o veniamo a sapere che è morto o sta male. Spesso attribuiamo a questi eventi un significato particolare, come se esulassero dal rapporto di casualità. È il motivo per cui alcuni credono in Dio o nei segni zodiacali, o che il nostro destino sia predeterminato.”

Cyrus ed Evie sono più uniti che mai e lui non desidera altro che guidarla verso qualcosa di simile alla normalità. Un intento non semplice per uno psicologo forense con un nuovo inquietante caso ed un fratello paziente psichiatrico da gestire.

Entrambi hanno un passato terribile alle spalle e lottano per dimenticarlo o se non altro per imparare a convivere con quei traumi che hanno identificato le loro esistenze per troppo tempo.

“La gente pensa che gli eventi traumatici debbano essere messi in tavola come un mazzo di carte da dividere per seme o per figure uguali, perché sembri tutto ordinato e preciso. Io invece voglio mischiare il mazzo e dare le carte di nuovo. Non voglio una ‘conclusione’, voglio un’altra mano.”

Michael Robotham
In questo terzo capitolo la figura di Evie, giovane ragazza che solo ora sta vivendo una sorta di adolescenza, emerge come mai prima, con tutte le sue paure, con la tenerezza di chi prende consapevolezza solo ora del suo corpo, di come gli altri potrebbero percepirlo e non ancora conscia della sua bellezza.

“Il sacchetto di carta è rimasto nello spazio tra i sedili in fondo, in attesa di una proprietaria migliore. Qualcuna che può apparire bella esteriormente senza sentirsi brutta dentro.”

Ogni trama di questa serie è solida e coinvolgente e anche stavolta Robotham non delude e ci trascina nelle sue indagini e nei suoi timori con un finale che ci fa tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora.

Un romanzo veloce, trascinante, ben congegnato, trame e storie che si incrociano ma che riescono magistralmente a mantenere il giusto equilibrio.

Se si ama il genere, il thriller psicologico, Michael Robotham è lo scrittore con il quale si sa di andare sempre sul sicuro, con quel giusto dosaggio di tensione sempre in crescendo, di violenza, di indizi seminati un po’ ovunque, di atmosfere cupe e misteriose e di sentimenti profondi.

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giovedì 25 luglio 2024

“L’attesa” di Seichō Matsumoto: soldi e sesso nel nuovo intrigante poliziesco del Simenon giapponese

L'attesa, Seichō Matsumoto

“Non si trattava solo di trovarlo, l’avvocato: era escluso che Ishii avesse i soldi per pagare la parcella, quindi voleva che pensasse anche lei alle spese legali. Aveva litigato con la sua convivente, ne aveva causato la morte, e per il processo chiedeva a lei di farsi carico delle spese legali: aveva passato il segno. Anche la richiesta a Hamaguchi mentre gli agenti lo portavano via le sembrava un po’ troppo ben orchestrata.”

Primi anni Settanta. Isako e Nobuhiro sono sposati da alcuni anni e lei hai trent’anni in meno di lei. La speranza è che entro tre anni l’anziano marito muoia e le lasci tutto, terreni e soldi, escludendo le figlie, avute dalla precedente moglie, che sono sempre state contrarie a questo matrimonio. 

Quando poi scopre che il marito ha problemi al cuore e che in passato ha già avuto un infarto miocardico insiste affinché rediga il prima possibile un testamento completamente a suo favore. 

Il marito è debole e spesso subisce i capricci della moglie senza protestare e Isako non si fa problemi a manipolare gli uomini che incontra lungo la sua strada alla perenne ricerca di soldi e sesso, le uniche cose che contano veramente per lei. 

Tutto si complica quando a casa di uno degli amanti, Kanji, avviene una morte sospetta, forse un omicidio; lei era presente poco prima che ciò avvenisse e le viene chiesto di cercare, e pagare, un buon avvocato, con la promessa di non coinvolgerla nella vicenda. 

Un altro ex amante facoltoso, Shiotsuki, le da’ una mano ma né lui né l’avvocato Saeki riusciranno a resisterle. Isako, dark lady senza sensi di colpa, andrà dritta verso il suo intento ma calcolare tutto nei minimi particolari non è così semplice: e se qualcosa le fosse sfuggito?

“L’attesa” (Adelphi, luglio 2024, traduzione di Gala Maria Follaco) di Seichō Matsumoto, venne pubblicato per la prima volta a puntate sul mensile giapponese “Bungei Shunjū” e arriva finalmente in Italia per la gioia degli amanti dello scrittore di romanzi polizieschi nipponico.

Posso dire subito una cosa: Matsumoto non delude mai, non lo fa neppure stavolta con una storia che coinvolge dalla prima all’ultima pagina.

Da una parte un marito con un lavoro di prestigio che risulta ben presto essere in pericolo, dall’altra una moglie alla quale è permesso fare tutto ciò che vuole, forse per il timore che possa abbandonarlo, vista la differenza di età, che trascorre il tempo a tramare per il suo benessere fisico ed economico.

“Io so solo che quando penso alla signora Isako rivedo i tratti stenografati a quella tavola rotonda: una donna con la carnagione chiara, la pelle sottile e liscia e le forme prorompenti non è tipo da occuparsi di un uomo solo.”

Seichō Matsumoto
“L’attesa” è doppia e riguarda in entrambi i casi Isako: da una parte attende la morte del marito, dall’altra che il processo contro Kanji si concluda il prima possibile e secondo le sue aspettative.

Un giallo nel giallo con dettagli che ci portano ad indagare su quanto accaduto e con le intriganti caratterizzazioni dei personaggi ai quali Matsumoto ci hai ormai abituate.  

Non a caso viene definito il Simenon giapponese, le assonanze tra i due sono numerose ed entrambi sono capaci di farci entrare nelle storie e nelle menti dei protagonisti come pochi altri sono in grado di fare.

Il ritratto di una società che si mostra ancora molto attuale, un romanzo per gli amanti degli intrecci ben realizzati, del Giappone realistico e dei colpi di scena che in Matsumoto non mancano mai.

E tra le ultime pagine del volume un glossario utilissimo per la comprensione dei termini giapponesi meno noti.  

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mercoledì 24 luglio 2024

“Sirene” di Emilia Hart: dall’Australia la storia di quattro donne che non potranno mai essere separate

Sirene, Emilia Hart

“La cosa strana era che anche gli altri sembravano evitarla: i suoi compagni di corso si ritraevano al suo passaggio, mormorando tra di loro; un Mar Rosso di pettegolezzi. Lucy aveva pensato che fosse perché tutti sapevano di lei e Ben, che erano una coppia o che lo stavano diventando. Si era permessa di provare un pizzico di orgoglio. Quanto si era sbagliata.”

2019. Lucy si sveglia di soprassalto, si trova nella stanza del suo ex ragazzo e sta tentando di strangolarlo. Non ricorda il motivo per il quale si trova lì e terrorizzata decide di allontanarsi dal campus universitario e di rifugiarsi dalla sorella Jess che spera possa aiutarla a capire il sogno che da qualche tempo popola le sue notti: la scena vivida e inquietante di due sorelle che stanno naufragando.

Jess però non è a casa e Lucy non capisce perché abbia deciso di trasferirsi in quella cittadina di cui si parla perfino nei podcast su casi di uomini scomparsi improvvisamente e il panico aumenta quando inizia a sentire voci femminili tra le onde.

Ma oltre al presente c’è anche il passato: nel 1800 le sorelle Mary ed Eliza dall’Irlanda vennero imbarcate su una nave diretta in Australia, insieme ad altre donne tacciate delle colpe più assurde. Il viaggio fu straziante e con l’avanzare dei giorni le due ragazze iniziarono a notare degli strani cambiamenti nei loro corpi, fino al giorno del naufragio.  

Cosa unisce queste donne? Si tratta di una fantasia o forse qualcosa di reale è accaduto e sta per accadere nuovamente?

“Sirene” (Fazi Editore, luglio 2024, traduzione di Enrica Budetta) è il secondo romanzo dell’australiana Emilia Hart dopo il bellissimo "Weyward" pubblicato sempre dalla Fazi esattamente un anno fa.

“Aveva chiesto a Lucy di fare una scelta. A volte, però, non c’è scelta. C’è soltanto amore.”

Ancora una volta veniamo catapultati in un mondo di donne che lottano per la loro indipendenza, per fuggire da un patriarcato che tenta da sempre di soffocarle.

Ma le voci di chi lotta non possono essere soffocate ed è questo che rende il romanzo così attuale e intenso: pensate solo a quanto spesso sentiamo parlare di abusi all’interno delle mura scolastiche o di violazione della privacy in riferimento, tra le altre cose, alla diffusione di immagini senza consenso.

Sono storie che si ripetono da secoli e che in “Sirene” si mescolano alla cultura millenaria degli aborigeni australiani e alla storia dell’Australia che venne adoperata come enorme colonia penale per i detenuti europei.

“Come tutti gli australiani, conosce già le informazioni basilari: i criminali britannici e irlandesi vennero esiliati in Australia, che all’epoca era solo un pugno di colonie. Sa di Arthur Phillip e della Prima Flotta, le undici navi che approdarono a Botany Bay il 26 gennaio del 1788, distruggendo le popolazioni indigene che prosperavano in quei luoghi da millenni.”

Quasi quattrocento pagine appassionanti con quel tocco di magia finalizzato a raccontare le storie delle quattro donne, alle quali se ne aggiungono delle altre, alla ricerca di una qualche giustizia e di una parvenza di serenità per le loro esistenze.

Emilia Hart

“La direttrice non aveva voluto accettare ciò che Ben aveva fatto a Lucy o magari l’idea che innumerevoli altri giovani uomini – persino, forse, il suo stesso figlio – potessero essere capaci di fare la stessa cosa. Era una realtà troppo sgradevole, troppo spaventosa, e così aveva voltato la testa dall’altra parte.”

I colpi di scena non mancano e la scrittura di Emilia Hart ci trascina, come una marea, dall’inizio alla fine tenendoci per mano e chiedendoci di avere coraggio per unirci ad una storia che può apparire in parte fantastica ma che in fondo, riguarda semplicemente tutte noi.

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mercoledì 3 luglio 2024

“Lia” di Maria Cristina Russo: una donna alla ricerca d’amore tra gelosie e uomini violenti

Lia, Maria Cristina Russo

“Poi si alzò, andò ad aprire il forno e tirò fuori la teglia con il gâteau, mise una grossa fetta nel suo piatto e una in quello di Carlo e cominciò a mangiare e per la prima volta da anni mangiò in silenzio senza che nessuno le dicesse che c’era troppo sale o troppo poco, che la tovaglia aveva una macchia o che i capelli erano in disordine. Mangiò, sparecchio e andò a dormire e dormì come non le capitava da tempo.”

Lia attende come ogni sera che il marito rientri a casa dal lavoro. È in ansia perché non sa con quale umore rientrerà e se la cena gli andrà bene, poi qualcuno bussa alla porta di casa: è l’Ispettore di Polizia Giuseppe Cafiero che le comunica che il marito è stato ucciso. 

Quasi non le sembra vero, il marito non rientrerà né stasera né mai più e lei, ora cinquantenne, è finalmente è libera di fare ciò che vuole quando vuole, senza dover aspettare qualcuno che per trent’anni l’ha maltrattata fisicamente e psicologicamente.

Cafiero inizialmente si insospettisce dell’atteggiamento della moglie ma parlandoci scopre la sofferenza al quale è stata sottoposta per anni e il sollievo che ora prova con la scomparsa dell’uomo.

Nel frattempo, Lia inizia a conoscere persone nuove e fa amicizia, in modo molto particolare, con il vicino di casa John Westmoreland, affascinante e misterioso professore universitario di origini inglesi. Approfondisce inoltre la conoscenza con Cafiero e grazie a lui conosce quell’amore che non aveva mai sperimentato prima.

Tutto andrebbe bene e la storia potrebbe terminare così, se non fosse che per lei ci sono altri progetti e non tutti gli uomini che ora le sono accanto raccontano la verità.

“Lia” (Ivvi Editore, 2024) è il romanzo d’esordio di Maria Cristina Russo, già autrice di racconti contenuti nella raccolta “Ortensia e altri fiori” edito da Albatros Il Filo.

Maria Cristina Russo
Una storia dolorosa, di violenza domestica come purtroppo ne sentiamo quotidianamente. Si inizia con la morte di un uomo violento e la strada dovrebbe ora essere tutta in discesa per Lia, peccato che talvolta al peggio non c’è fine e di esperienze negative se ne aggiungeranno altre, troppe, alla sua vita.

Dall’amore passionale per l’Ispettore si passa alla strana amicizia con il vicino di casa e nessuno potrebbe immaginare come poi andrà a finire, un po’ come per ricordarci, ancora una volta, che non è sempre così semplice capire chi ci troviamo di fronte e quanto sia complicato fidarsi.

Oltre centosettanta pagine nelle quali viviamo il dolore e poi la speranza con Lia, il suo amore è anche il nostro, così come il finale che avremmo preferito fosse ben differente da questo.

Un esordio interessante e importante con un’unica pecca, l’editing che avrebbe dovuto sicuramente essere più accurato evitando così fastidiosi errori e refusi.

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martedì 2 luglio 2024

“Un altro ballo ancora” di Scrittori pigri: amori e rivalità tra le bianche spiagge della Sardegna

Un altro ballo ancora, Scrittori Pigri

“Valeva la pena sopportare un anno di duro lavoro come insegnante di yoga e pilates se poi poteva lasciare Milano per un mese e andare lì a godersi la natura sarda e il profumo del mirto!”

È ormai abitudine di tanti italiani scegliere come meta estiva la Sardegna con il suo mare cristallino e le pinete aromatiche. La famiglia veronese dei Zanetto e quella milanese dei Castelli hanno scelto il Camping Village La Baia come luogo nel quale campeggiare i primi a bordo di un mastodontico camper attrezzato per succulente grigliate, gli altri fissati con gli alimenti rigorosamente biologici e vegani e con la differenziata. 

Ormai si conoscono, e poco si sopportano, da anni e trascorrono più tempo a battibeccare e farsi dispetti che a godersi il luogo. A differenza degli anni precedenti stavolta si sono portati in vacanza anche Renzo, il nonno dei Castelli, e Lena, la nonna della famiglia Zanetto. 

Entrambi sono vedovi e quando i due si incrociano Lena lo riconosce subito: il tempo è passato e i capelli sono ormai bianchi ma non ha dubbi, si tratta proprio del suo Fiorenzo, il primo amore che da ragazza ha stretto forte ballando sulle note di una canzone di Modugno.

Anche lui ha trascorso più di sessant’anni a pensare a lei, a quell’amore mai sbocciato perché ostacolato dalla famiglia di Lena, a sua insaputa.

Sanno di non avere tempo da perdere e trascinati da quel sentimento mai scordato organizzano le loro giornate insieme, anche se ancora una volta le famiglie rivali non sono d’accordo.

Ma l’amore, si sa, va oltre tutto e ancora di più se non si è più dei ragazzini. E chissà che proprio grazie alla forza questo le due famiglie non trovino finalmente il modo di vedersi con occhi differenti. Una cosa è certa: ci sarà da ridere e potrebbe scendere persino qualche lacrima.

“Un altro ballo ancora” (Garzanti, 2023) è un romanzo ma soprattutto un progetto molto particolare: nasce da un collettivo di ventisei scrittori esordienti coordinato da Barbara Fiorio e con la collaborazione di Alice Basso. Un lavoro a cinquantasei mani che non risente minimante della scrittura teoricamente differenti degli scrittori e scrittrici. Nessuno capirebbe mai che si tratta di un romanzo scritto da così tante persone.

Una storia davvero divertente ed estiva, il ritratto delle tipiche famiglie del nord Italia che decidono di trascorrere le loro vacanze nell’isola sarda, con qualche luogo comune ma con tanto romanticismo e con un insegnamento importante: la vita è una sola e va goduta a pieno perché il tempo scorre inesorabilmente.

Scrittori Pigri

“Al calar del sole Lena, Leonardo e Cinzia erano a tavola pronti a gustare una grigliata che avrebbe sfamato mezzo campeggio, mentre Andrea cospargeva con un trito di rosmarino imbevuto d’olio i tredici tipi di carne di loro produzione che sfrigolavano. Loro sì che li amavano gli animali: li facevano nascere, li nutrivano con i migliori prodotti e li macellavano. Con passione, da generazioni.”

Lena e Renzo lo sanno bene e la loro storia è davvero bella, così come lo è ripercorrere il loro passato e comprendere il motivo per il quale non poterono stare insieme da giovani.

Un romanzo leggero, l’ideale da leggere sotto l’ombrellone o altrove in relax, mai banale e ricco di sentimenti, di scene spassose e di seconde possibilità per rendere la propria vita più serena e spensierata e meno rancorosa.

Tra le varie scrittrici anche Cassandra Nudo (suo il capitolo diciotto, Cinzia contro tutti), autrice di vari racconti e nel 2018 del romanzo giallo "L’enigma del maniero" (Pegasus Edizioni) con il quale si classificò al secondo posto del concorso internazionale per inediti ‘PEGASUS Golden Selection’, IV edizione, nella categoria Thriller.

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giovedì 27 giugno 2024

“La porta” di George Simenon: gelosia e ossessione a Parigi tra ferite di guerra e cuori spezzati

La porta, Georges Simenon

“Ma che cosa ne sapeva in realtà? Le mogli che stavano a casa tutto il giorno non avevano a volte gli stessi dubbi riguardo ai loro mariti? Però erano donne, e non erano menomate dalla mancanza delle mani. Quando il loro compagno tornava a casa potevano abbracciarlo e andare a passeggio con lui senza che la gente si voltasse a guardarli con aria di commiserazione. Non soffrivano, nonostante questo, dello stesso tipo di gelosia che ogni tanto assaliva lui? Non accadeva loro di cercare nell’uomo che tornava a casa la traccia di un profumo estremo?”

Bernard Foy e Nelly sono sposati, vivono in un bel quartiere di Parigi e si amano da più di vent’anni, oggi ancora come allora. Bernard non ha più le mani, perse in guerra saltando su una mina, e da tempo ormai trascorre il suo tempo dipingendo abat-jour, osservando ciò che accade fuori dalla finestra e soprattutto aspettando il rientro dal lavoro della moglie. 

Questa routine è divenuta di recente un’ossessione a causa della gelosia per quella vita più movimentata della sua che conduce Nelly.

A peggiorare il tutto la richiesta da parte di un’amica di sbrigare piccole commissioni per il fratello illustratore che, inchiodato su una sedia e rotelle, si è trasferito nel loro palazzo.

Quello di Bernard è ora un vero e proprio malessere fisico per il quale neppure i medici sanno cosa fare; il consiglio del dottor Aubonne è di prendersi una vacanza lontana da casa ma per lui sarebbe un ulteriore motivo di stress e il suo controllo maniacale potrebbe venir meno. 

Si tratta di angosciosi pensieri senza fondamento o c’è qualcosa di più? Il loro amore è davvero ancora saldo come i primi tempi o il passato complicato di entrambi ha modificato il loro rapporto senza che loro siano in grado di ammetterlo?

“La porta”, scritto da Georges Simenon nell’estate del 1961, appartenente al ciclo romanzi duri è ora tradotto in italiano da Laura Frausin Guarino e pubblicato dall’Adelphi (giugno 2024).

Simenon ci ha abituato alle storie di uomini sposati (e non) in crisi e questa volta si aggiungono la guerra, quella che gli ha rubato le mani insieme a tutto ciò che riguarda il senso del tatto, e la storia di abusi e di un passato per nulla semplice della moglie.

Il protagonista maschile non può non riportarci a Jeffries, il protagonista costretto in sedia a rotelle del racconto di Cornell Woolrich reso poi famoso da “La finestra sul cortile” di Hitchcok. Come lui anche Bernard osserva tutto ciò che accade al di là della sua finestra, sa ciò che fanno i vicini di casa, saluta la moglie dalla finestra e conosce l’orario esatto al quale rientra ogni sera, ogni minuto di ritardo peggiora la sua ansia e le ossessioni volano ancora più alte.

“Perché, dopo tutto, erano vent’anni che viveva con lei e non si era sempre tormentato a quel modo. Era geloso, certo, come, aveva ragione di credere, la maggior parte degli uomini sono gelosi. Era perché si sentiva invecchiare mentre sua moglie, al contrario, ringiovaniva? Oppure i medici si sbagliavano e lui si trovava in condizioni di salute molto precarie?”

Georges Simenon
E poi c’è la porta di casa spesso socchiusa di quel nuovo giovane inquilino e la moglie sembra sempre più bella e desiderabileprobabilmente non è l’unico a pensarla in quel modo.

E se fosse solo malato e i medici non fossero in grado di stilare una diagnosi corretta?

Vi è un’unica certezza: tra Bernard e Lucy qualcosa è cambiato e nonostante i loro tentativi di mascherare la situazione questa non potrà che precipitare in un finale inaspettato ma col senno di poi intuibile fin da subito.

Uno dei romanzi più belli di Simenon, un crescendo di tormenti, gelosie e sensi di colpa circondati da un amore profondo presumibilmente senza fine.

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martedì 25 giugno 2024

“L’amore è un fiume” di Carla Madeira: lo spiazzante esordio letterario della scrittrice brasiliana

L'amore è un fiume, Carla Madeira

“Se c’è qualcosa che non manca al mondo è la gente destinata a non incontrarsi mai. Si nasce in paesi lontani e non ci si incrocia nemmeno per caso. Un vero spreco. Chissà quanti incontri destinati a non verificarsi mai si sarebbero rivelati travolgenti. Per affinità, per improbabile attrazione, per i casi della vita, per qualche reagente occulto, chi può dirlo? Quanto amore perduto in queste asincronie.” 
Venâncio e Dalva sono sposati e si amano in modo profondo e totale e sono l’invidia di chiunque li osservi. La loro unione va oltre ogni legame terreno e sembrerebbe che nulla possa turbarli. 

Così non sarà a causa di un qualcosa che stravolgerà completamente e in maniera devastante il loro equilibrio. 

In questo non-equilibrio si insinua Lucy, prostituta dal passato complicato, orgogliosa del suo lavoro e del suo essere desiderabile e desiderata. Nessuno può dirle di no e nessuno lo aveva mai fatto prima di Venâncio che arriva, si trascina la prima prostituta che trova e ignora Lucy accendendo in lei una passione incontenibile. Il giorno in cui lei otterrà ciò che voleva arriverà ma sarà ben diverso da come immaginava e sarà lui a volerlo. 

“L’amore è un fiume” (Fazi Editore, traduzione di Daniele Petruccioli, da oggi, venticinque giugno, in tutte le librerie fisiche virtuali, è il romanzo di Carla Madeira, classe 1964, divenuta il nuovo fenomeno della letteratura brasiliana. Un libro veramente forte, spiazzante, commovente e capace di far riflettere travalicando tutti i concetti di morale. 

“Perdere l’amore è un annottare interno, una memoria del corpo evocata dal tramonto, che tinge di rosso il cielo. Per chi rimane solo, dopo avere amato, l’arrivo della sera è intollerabile.” 

Dalva e Lucy, apparentemente così diverse, combattono contro una realtà patriarcale e si ritrovano più vicine di quanto avrebbero mai immaginato. 

È una storia di donne, di uomini sbagliati, di coraggio, di violenza, di lotta e di crescita. Una climx di emozioni e fatti che non possono non disorientare portandoci a giudicare qualcosa che va soppesato con attenzione. 

Ci si ama, ci si odia e ci si perdona ma in quale ordine e con quali motivazioni? 

“Si chiese se una donna abbia il diritto di perdonare l’uomo che la prende a botte. Non trovò risposta, forse non c’era.” 

Carla Madeira dà il meglio di sé in questo suo romanzo d’esordio dalla scrittura riconoscibile,
Carla Madeira

delicata e forte al tempo stesso, senza fronzoli e con immagini e parole dirette. Una vertigine che culmina in un fatto sconvolgente, da brividi. 

Dall’amore si passa a qualcosa difficilmente descrivibile per terminare poi con un finale che tenta di rimediare al peggio e che lascia a noi il compito di trovare possibili scenari futuri che possano essere adeguati. 

Come dice il titolo “L’amore è un fiume” e come tutti i fiumi può essere cheto ma anche imprevedibile e straripare improvvisamente e senza avvertimento. 

“L’amore, quando nasce forte, ha fretta di diventare eterno. Non considera di essere fatto di carne madida. Quei due presero a vivere il loro desiderio impreparati a qualunque limite, badavano sempre meno alle regole, agli altri, all’obbligo della compunzione. Gli interessava solo la vertigine. E si sa, ignorare il resto del mondo dà noia al mondo, così incapace di sopportare una dose troppo abbondante di felicità.”
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sabato 2 marzo 2024

“Il dolce sorriso della morte” di Roberto Ottonelli: un agghiacciante thriller milanese tra omicidi ed oscuri passati

Il dolce sorriso della morte, Roberto Ottonelli

“Non avevo un cambio, ma la cosa non mi preoccupò affatto. Mi sentivo bene, forte come non ero mai stato, in grado di vedere tutto con maggiore chiarezza. In una situazione del genere, appena poco tempo prima, sarei rimasto sopraffatto dall’ansia e avrei rischiato di perdere il controllo: adesso ero invece calmo, determinato.”

Milano, periferia sud-ovest. Marco Bordoni è un consulente finanziario che vive da sempre con la madre, l’unica figura femminile con la quale si sia mai approcciato, o quasi. La sua è un’esistenza segnata da un passato di abusi e di violenza con un padre violento e alcolizzato ed una madre troppo apprensiva, in parte per via dei sensi di colpa mai placati. Una vita di incubi notturni e diurni, di comportamenti difficili da controllare, un lato oscuro che emerge con il bisogno di uccidere.  

È questo il motivo per il quale una serie di omicidi si susseguono nel capoluogo lombardo: ad occuparsene l’ispettore capo Barzagli che indaga con il supporto di uno psicoterapeuta esperto di profili criminali. Non sarà semplice decifrare gli indizi e per l’ispettore il caso diverrà una vera e propria ossessione che rischierà di mettere in pericolo non solo la carriera ma tutta la sua vita.

“Il dolce sorriso della morte” (Mursia, collana Giungla Gialla Milano, 2023) è l’ultimo romanzo di Roberto Ottonelli, classe 1978, network engineer e papà affidatario già autore de Il Diavolo dentro (2017), Credidavvero (che sia sincero) (2020) e coautore di diverse raccolte di racconti, nonché vicepresidente e fondatore dell’«Associazione difesa donne: noi ci siamo», impegnata nella sensibilizzazione e prevenzione per il contrasto alla violenza di genere.

Una storia forte, non per cuori deboli, un viaggio nella mente di un uomo disturbato che non ha mai avuto il supporto che gli sarebbe stato necessario e vittima di un passato familiare violento nel quale nessuno mai lo protesse.

Marco Bordoni è ora un uomo ma non possiede gli strumenti per affrontare una vita fisicamente e mentalmente autonoma, gli omicidi diventano la sua valvola di sfogo come reazione di una perenne frustrazione.

Roberto Ottonelli

Poi un giorno quella donna si mostra gentile con lui e si sente un altro uomo, o così crede: ma veramente è possibile cambiare d'improvviso e dimenticare una vita così sofferta?

“Sudore. La macchia scura si espandeva sotto la giacca. Non la poteva notare nessuno, ma io sapevo. Non potevo sottrarmi al supplizio, all’umiliazione così normale, ricorrente, quasi rituale.”

Ancora una volta il bene e il male si contrappongono e lo fanno in maniera così cruda ed intrigante che non è troppo assurdo ritrovarsi, in alcuni momenti, a parteggiare per il protagonista.

“Amavo da sempre leggere, uno degli strumenti migliori attraverso cui interrogarsi e apprendere, anche perché nessuno mi avrebbe potuto giudicare.”

Si parla di amore, non ricevuto, di famiglia, disturbante, di malattia mentale e della difficoltà nella gestione privata e non solo. 

Senza dubbio uno dei romanzi più riusciti di Ottonelli, tra omicidi efferati, tentativi di riscatto e momenti di profonda riflessione nei confronti delle complicate esistenze dei protagonisti e in qualche modo anche delle nostre.

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domenica 25 febbraio 2024

“La mia Ingeborg” di Tore Rengberg: dalla Norvegia un’oscura storia familiare

La mia Ingeborg, Tore Rengberg

“L’amavo in maniera totale, come nessun altro uomo ha mai amato una donna e maledico le forze demoniache che me l’hanno portata via.”

Sono ormai trascorsi anni dalla scomparsa di Ingeborg, un giorno il marito, Tollak, tornò a casa e non la trovò. La cercarono tutti per i boschi che lei attraversava durante le lunghe camminate ma nessuna traccia fu trovata. 

“La mia Ingeborg” (Fazi Editore, febbraio 2024, traduzione di Margherita Podestà Heir) è il lungo racconto di Tollak che finalmente ha deciso di parlare e di far sapere ai suoi figli, ora lontani da casa dopo un’infanzia complicata, e al mondo cosa è accaduto realmente.

Un uomo ormai vecchio e solo che trovava il suo equilibro in quella moglie tanto desiderata e amata, nonostante la rabbia e il disprezzo nei confronti degli altri e di quel mondo che non è più come lo conosceva lui.

Quella che leggiamo è tutta la verità o solamente la sua? E chi in realtà Oddo, accolto da quella famiglia in seguito all’abbandono da parte della madre, lo scemo del villaggio, l’unico che è rimasto con Tollak?

Una storia oscura, un personaggio complesso e distruttivo, un thriller non-thriller che fa riflettere, disgustare e fortemente attuale.

“All’improvviso era arrivato il periodo buio. Si era insinuato come fa la bruma notturna quando cala sui campi.”

Una lettura trascinante, a tratti inquietante, a tratti toccante, impossibile ad un certo punto non chiedersi se siamo più interessati a scoprire che fine ha fatto Ingeborg o alle tenebre che dominano pensieri e azioni di Tollak.

Tore Rengberg
Un uomo testardo, a momenti sensibile, un padre inesistente ed una famiglia che a fatica può essere definita tale.

“Novembre era agli sgoccioli. Mi ero diretto verso la lampada, quella che Ingeborg accendeva sempre dopo cena, quella sotto cui sedeva tutti i giorni, con i suoi libri, i suoi giornali, era una donna che leggeva.”

Redenzione o desiderio di essere protagonista ancora una volta, per l’ultima volta, in quella che nasce come storia d’amore e si trasforma in inferno?

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, “La mia Ingeborg” spiazza e colpisce per la forza della scrittura e la potenza del linguaggio adoperato. 

In poche parole, terribile e bellissimo.

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martedì 13 febbraio 2024

“L’aria innocente dell’estate” di Melissa Harrison: la nostalgia del passato e la crudeltà del presente

L'aria innocente dell'estate, Melissa Harrison

“Ero una strana bambina, ora lo capisco; di sicuro secondo i flemmatici, pratici criteri delle famiglie di agricoltori della zona. Preferivo la compagnia dei libri a quella dei miei coetanei e venivo spesso rimproverata dai miei genitori perché abbandonavo i doveri a metà, distratta dal mondo più ricco e fervido della mia mente.”

Inghilterra, primi anni Trenta. Edith ha quattordici anni e vive con la sua famiglia in una fattoria nella quale il lavoro non manca mai per nessuno. Il paesaggio è quello rurale che affascina da sempre ma la gente non se la passa troppo bene, impoverita dalla recente Grande Guerra e dalla Grande depressione

La quotidianità ben consolidata viene però turbata dall’arrivo di Constance FitzAllen, giornalista di Londra giunta in paese per scrivere sugli usi e costumi dei contadini del luogo. 

Edith, che si è sempre sentita diversa dagli altri e che da sempre preferisce la compagnia dei libri ai giochi, è subito affascinata da questa donna che indossa i pantaloni e che svolge un lavoro solitamente svolto da uomini. Solo con il tempo si renderà conto che Constance, che lei considerava una mentore, non è come lei pensava e sta provando a diffondere le sue idee politiche, portate lì da Londra, che potrebbero essere molto pericolose e danneggiare il piccolo villaggio.

Il tempo del raccolto si avvicina, le pressioni sono tante per tutti e in particolare per Edith, comprendere cosa fare e con chi schierarsi non sarà semplice e basterà poco perché tutto precipiti improvvisamente.

“L’aria innocente dell’estate” (Fazi Editore, 2023, traduzione di Stefano Bortolussi) è il primo romanzo tradotto in Italia della scrittrice britannica Melissa Harrison, classe 1975.

Un vero e proprio capolavoro, l’immagine di un mondo arcaico e patriarcale, l’incontro tra ciò che fu e ciò che ora è, con la paura del nuovo visto con gli occhi della giovane protagonista e con quella dei genitori e degli abitanti del paese.

“È difficile immaginare, quando stai crescendo, che il mondo potrebbe essere diverso da come lo vedi, poiché la normalità ammonta a ciò che sperimenti per la prima volta, e solo il passare del tempo ti fa capire che la tua infanzia avrebbe potuto essere diversa da quello che è stata.”

I dettagli, le descrizioni dei paesaggi che incontrano pensieri e speranze di Edith, sono affascinanti e vividi, pregni di libertà e tormento, di natura incontaminata minacciata dall’avvicinarsi delle città.

“L’aria innocente dell’estate” è la visione di un mondo scandito dai ritmi della campagna accompagnata dai grandi temi di quel periodo storico inglese: la divisione in classi sociali, il patriarcato, le tradizioni contadine, gli ideali politici che si credevano potessero rivoluzionare ogni cosa.

“È inutile che una donna si arrabbi, bambina mia. Non cambia nulla, oppure cambia tutto. E nessuna delle due cose va bene.”

Melissa Harrison

Melissa Harrison è forse nata nell’epoca sbagliata perché in lei, nella sua scrittura e nelle sue storie, c’è così tanto di autori come Thomas Hardy o Charlotte Brontë.

Una narrazione netta e delicata al tempo stesso, protagonisti ben delineati che contribuiscono, ognuno a modo proprio, a mostrarne la realtà, i luoghi e la quotidianità.

Ed un finale potente e spiazzante che davvero non ci saremo mai aspettate.

“Ora mi rendo conto che erano gli ultimi vittoriani, che abitavano un mondo ormai scomparso da tempo, e che visitandoli si godeva di una tregua momentanea dalle ansie dell’età moderna, da quella sensazione sotterranea che in quegli anni tormentava tutti, me compresa: la percezione che le cose stessero andando velocemente nella direzione sbagliata.”

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