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mercoledì 31 agosto 2022

“Saldi sull’eternità” di Alessandro Montoro: quando nel futuro anche morire diventa un business

Saldi sull'eternità, Alessandro Montoro

“Di che hai paura, zio? La nostra religione è scientificamente provata, le nostre anime sono immortali. Non è più come una volta, che si avevano sempre dubbi su cosa ci fosse dopo la morte.”

Siamo a Gandhinagar, nell’India del futuro. Tutte le religioni si sono estinte ad eccezione di quella induista e tutto ciò che riguarda la morte non è più un mistero. 

Gli studi sull’anima sono certi e la reincarnazione è ormai scientificamente dimostrata. I due protagonisti, Ashutosh e Sayali, fratello e sorella, si occupano proprio di anime, più precisamente di recuperare quelle reincarnate in animali. Un compito non semplice che si rivela ancora più complicato quando si tratta di ritrovare l’anima della madre scomparsa ormai da anni.

Naturalmente c’è chi specula su tali scoperte e situazioni e le cose diventano più chiare quando lo zio Baji, malato da tempo, decide di ricorrere ad uno dei programmi della Still Eternity che gli permetterà di sottrarsi al ciclo di reincarnazioni che lo attenderebbe dopo la morte. Ma di cosa si occupa realmente questa azienda? Che fine ha fatto lo zio? E perché l’anima della madre non si trova più?

“Saldi sull’eternità” (DelosDigital, collana Futuro Presente, luglio 2022) è l’ultimo racconto lungo di Alessandro Montoro, classe 1990, consulente per una grande multinazionale di IT che negli anni ha ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi scritti e vanta la pubblicazione di un suo racconto nella collana Urania Collezione Mondadori.

Una narrazione fantascientifica di poco più di trenta pagine che ci trasporta in un mondo futuristico nel quale vita, morte e reincarnazione rappresentano un punto focale per l’esistenza dell’umanità.

Alessandro Montoro
Il rapporto con questi aspetti ha rivoluzionato la società ma come al solito non tutto è svelato alla popolazione e i segreti sono ben più numerosi delle verità svelate.

“Il tracciamento del codice anima è diventato più veloce negli ultimi mesi. Pensa, il mio primo bersaglio è stato identificato ben tre anni dopo la morte umana.”

Quanto è pura fantascienza e quanto potrebbe un giorno divenire realtà?

“Saldi sull’eternità” è ben scritto, scorrevole, coinvolgente e dal ritmo serrato, persino divertente in alcuni passaggi e fa riflettere su temi fondamentali anche nella nostra di esistenza ma dei quali ancora non sappiamo abbastanza.

E voi come vi sentireste se la morte non fosse più un’incognita e poteste persino decidere del vostro futuro oltre il trapasso?

A voi l’ardua sentenza e la lettura di questo bel racconto di un autore del quale certamente sentiremo parlare ancora in un futuro non troppo lontano.

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lunedì 25 luglio 2022

“Il collegio” di Caterina Franciosi: dal sogno di un futuro radioso all’inquietante distopica realtà

Il collegio, Caterina Franciosi

“Ma oltre a ciò che la riguardava, sulla scrivania di Montedoro c’era qualcos’altro. Altri documenti che erano scivolati fuori da sotto il raccoglitore. Clarissa aguzzò lo sguardo. Sembravano minacciosi, erano in carta bollata, denunce e richieste di indagini e certificazioni a cui il Collegio doveva rispondere. Cercò di leggere meglio, ma Montedoro se ne accorse e fece sparire ogni foglio.”

Siamo in un’Italia del futuro nel quale la situazione economica non è delle migliori così come non lo è quella sanitaria. La popolazione vive nella costante emergenza e la società ha assunto un aspetto ancora più rigido rispetto al passato. 

Anche la frequenza delle migliori scuole è riservata a pochi e quando si viene a sapere dell’apertura di un esclusivo collegio le gemelle Rebecca e Clarissa tentano subito il test di ammissione che superano brillantemente.

Purtroppo, la scuola è lontana da casa e non potranno rivedere i genitori fino al termine dell’intero ciclo previsto e una volta giunte a destinazione scoprono di essere costantemente sorvegliate e di trovarsi in un luogo impenetrabile. A differenza di quanto indicato inizialmente non è possibile comunicare con le famiglie e le cose precipitano quando le due ragazze vengono inspiegabilmente divise.

Cosa sta accadendo? Perché le classi sono così rigidamente separate? A cosa servono le materie che studiano quotidianamente? E cosa è in realtà questo progetto segretissimo al quale tutti accennano senza fornire dettagli?

“Il collegio” (DelosDigital, collana Futuro Presente, 2021) è un racconto lungo di CaterinaFranciosi, talentuosa scrittrice romagnola classe 1990, amministratrice del seguitissimo blog Il Salotto Letterario che si occupa di interviste e recensioni.

Caterina Franciosi
Una storia ben scritta che fa rabbrividire dalla prima all’ultima pagina, anche, ma non solo, per le somiglianze che si intravedono con la nostra di società.

Tutto ha dell’assurdo e in situazioni simili è facile farsi abbagliare da una proposta così allettante, soprattutto per genitori che non saprebbero come garantire il giusto futuro alle figlie.

“Riponiamo in voi ogni nostra speranza per un futuro migliore”.

L’interno del collegio è misterioso, così come le persone che lo abitano e i discorsi poco chiari che circolano.

La verità non è semplice da accettare ed è ben peggiore di quanto le ragazze avrebbero mai potuto immaginare.

Una storia fantascientifica al confine con il distopico da divorare in questa calda estate e con il quale rimanere con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, sperando che tutto ciò rimanga nella finzione della Franciosi.

Caterina Franciosi - PaginaAutrice Facebook

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lunedì 4 luglio 2022

“Sesso civile” di Luca Franceschini: una fuga rocambolesca alla ricerca di una libertà ormai dimenticata

Sesso civile, Luca Franceschini
“Ora sentiva il fiato dell’Ordine sul collo. Una bestia braccata che doveva fuggire e rinunciare a tutto ciò che aveva ottenuto. L’invidiabile posizione di archeologo sarebbe diventata un ricordo. Si domandava: un ricordo di una vita peggiore e priva di libertà? O un ricordo di una vita migliore e spensierata, dove si era saputo inventare una posizione, un buon reddito e lo spazio per i vizi?”

Demri si è finalmente risvegliata dal coma ma non ricorda niente del passato e la realtà nella quale vive è assurdo: una società fatta di Centri d’Accoppiamento, iniezioni ormonali e rapporti umani ridotti a obblighi burocratici.

Cos’è accaduto al mondo che conoscevamo e perché è obbligata a sottoporsi a pratiche delle quali non comprende il significato?

Poi appare Christian che vive anche lui lì ma per chissà quale ragione decide di aiutarla, di portarla via da quel posto, in un luogo più sicuro e con meno imposizioni. Ma qualcuno li spia e scappare non sarà così semplice.

“Sesso civile” (Delos Digital, collana Futuro Presente, aprile 2022) è l’ultimo romanzo del toscano Luca Franceschini, classe 1980, laureato in filosofia, e vincitore di diversi Premi anche come fumettista.

Un romanzo breve fantascientifico davvero ben scritto che catapulta i lettori in un futuro che potrebbe essere non troppo lontano dalla realtà, soprattutto osservando a ciò che sta accadendo al nostro presente.

Il ritmo è incalzante e le pagine scorrono rapide nel desiderio di capire cosa è accaduto alla ragazza rediviva e come funziona quel mondo così strano.

Luca Franceschini

“Ma non era la società attuale la concreta e più alta realizzazione dell’idea di libertà? La libertà di poter godere di tutte le necessità senza il pensiero di doverle guadagnare o comprare, garantite dalla Delimitazione, compreso il sesso? Cosa mai ci poteva essere di più libero?”

Ancora di più ci rendiamo conto di quanto la libertà sia importante e quanto questa condizioni ogni atto della nostra esistenza. I protagonisti sembrano capirlo durante il loro tentativo di fuga ma un finale inaspettato potrebbe ribaltare quanto accaduto fino a quel momento.

“Sesso civile” è intrigante e coinvolgente, una storia che ha dell’assurdo ma raccontata così bene che immaginarsi in quella realtà diventa piuttosto semplice.

Per fortuna è “solo” fantascienza e dopo l’ultima pagina un bel sospiro di sollievo è inevitabile anche se non sarebbe male poter leggere un continuo: che fine ha fatto Demri? E il povero Christian che scelte ha preso poi?

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lunedì 11 maggio 2020

“Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi: una magica storia di amore e speranza tra passato e futuro

Finché il caffè è caldo, Toshikazu Kawaguchi

“Ma se in realtà cambiare il presente era impossibile, allora Gorō sarebbe partito comunque e loro due si sarebbero lasciati. Eppure Fumiko desiderava ancora con tutto il cuore tornare il passato: tutto quello che voleva era tornare indietro e dare un’occhiata. Era focalizzata sul processo in sé di tornare indietro e non vedeva l’ora di sperimentare questo fenomeno incredibile.”
Non sempre i libri che leggiamo ci catturano dalla prima pagina. Avevo superato le dieci e stavo cominciando a chiedermi perché si parlasse tanto di questo romanzo sul web. 

Poi è accaduto un fatto curioso, una delle protagoniste si è seduta su quella sedia nel piccolo caffè giapponese e si è ritrovata nel passato nel quale sperava di incontrare il marito che nel presente è malato. In quel momento è scattato quel qualcosa che mi ha permesso di andare avanti con curiosità e ora posso dire di essermi innamorata di questa storia!

“E se quella sedia ha il potere di cambiare il cuore delle persone, di sicuro un senso deve averlo.”

“Finché il caffè è caldo” (Garzanti, marzo 2020) è il romanzo di esordio (con il quale ha vinto il Suginami Drama Festival) dello sceneggiatore e regista giapponese, classe 1971, Toshikazu Kawaguchi

Tutto accade in un caffè, uno di quelli piccoli e accoglienti nei quali tutto potrebbe accadere e nel quale potremmo incontrare chiunque. È un luogo molto particolare, non tutti lo sanno ma se ci si siede su quella sedia e si rispettano alcune semplici regole si può tornare indietro nel passato o persino viaggiare in avanti nel futuro
Toshikazu Kawaguchi

I rischi non mancano, tutto comincia nel momento in cui il caffè caldo viene versato nella tazza ma se non lo si beve prima che si raffreddi tutto potrebbe tramutare in un incubo.

Ma a rendere così bello questo romanzo non sono tanto i viaggi nel tempo ma le storie che questi raccontano, tutte molto forti, commoventi, pregne di amore e sofferenza.

“L’acqua cade dall'alto al basso, è la forza di gravità. Anche le emozioni forse agiscono secondo la stessa legge. Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere.”

Le emozioni non mancano ed è difficile non farsi trascinare da Fumiko che rimpiange di aver lasciato partire il ragazzo senza dirgli cosa pensava veramente, da Kòtake che cerca se stessa e il marito che sembra ormai essersi perso, da Hirai che spera di poter rimediare con la sorella e da Kei che desidera solo essere una buona madre.

Poco più di centosettanta pagine da leggere con piacere, ricordando che il presente è ciò che abbiamo ora e che dobbiamo coltivarlo a dovere, sorseggiandolo con calma, perché nella realtà non ci è possibile viaggiare nel tempo e se anche si potesse non è detto che i risultati sarebbero quelli attesi.

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lunedì 17 luglio 2023

“I tuoi occhi sono foglie” di Marilena Guglielmi: un romanzo floreale tra misteri e desiderio di felicità

I tuoi occhi sono foglie, Marilena Guglielmi

“Quando Andrea era bambino, Lea e Anna Bianca facevano a gara per tenerlo sotto una campana di vetro. Perché era il più piccolo; sembrava così indifeso rispetto a Yuri. Nello stesso tempo Andrea aveva, e ha, qualcosa del veggente; può sembrare distratto, e invece a volte scorge ciò che è invisibile per chiunque altro. Anna Bianca pensa che al suo misterioso potere di capire le piante e di farle crescere e prosperare; un lasciapassare per il mondo vegetale, di cui non sembra un semplice ospite ma un consanguineo, come se la linfa gli scorresse nelle vene.”

Ci sono libri che fanno venir voglia di essere letti a primo sguardo e questa attrazione prosegue non appena lo si tiene tra le mani e si apre sfogliano le prime pagine.

Questo è quanto mi è capitato con “I tuoi occhi sono foglie” (Il Canneto Editore, 2022), l’ultimo romanzo di Marilena Guglielmi, torinese di adozione, ma di origine genovese e con una laurea in Lingue straniere a Nizza.

Tutto inizia con Andrea in stato confusionale all’interno del vagone di un treno con direzione Ventimiglia. Tutto ciò che ricorda è di essere partito dal piccolo borgo provenzale di Mouans Sartoux e di aver incontrato lì Mathieu, vecchio compagno di giochi che non vedeva da anni. È accaduto qualcosa in quel posto e in ospedale dicono che è stato ad un passo dalla morte. Anna Bianca trasalisce quando il figlio la chiama e subito parte con il primogenito Yuri. 

I tre sono reduci della morte improvvisa di Lea, amata figlia e sorella, e sapere che anche Andrea ha rischiato di passare a miglior vita li rende ancora più vulnerabili. Per scoprire cosa è accaduto sarà necessario tornare nella Francia dalla quale i ragazzi sono stati sradicati in giovane età, scoprire che ci sono degli altri morti, tutti compagni di classe di Andrea, e compiere un viaggio nel tempo e nella memoria colmo di dolore e di misteri irrisolti.

“I tuoi occhi sono foglie” è una storia che parla di lutti, di tentativi di rinascita, di speranza e a renderlo ancora più bello e particolare sono i legami con la natura e con le piante: il titolo di ogni capitolo è un fiore o una pianta che si ritrovano all’interno dello stesso con un significato ogni volta differente e sempre particolare e rilevante per la storia.

“Le piante la guidano in questa metamorfosi, insegnandole a vegetare, affondare le radici nella terra e aspettare. Bambini, ragazzi, uomini… Sono cresciuti, ormai. Lei sarà il rosmarino, la pianta dei ricordi.”

Marilena Guglielmi
Tutto comincia con un giallo, Andrea è stato ad un passo dalla morte, e prosegue con il racconto delle vite dei protagonisti e di personaggi collaterali che dal passato riemergono per dare un senso a ciò che è accaduto e a ciò che sta accadendo nel presente.

“I tuoi occhi sono foglie” è attesa, è il tentativo di riemergere da un dolore difficile da elaborare, che pare avvolgere tutto e tutti, è poesia, è un incontro di anime disorientate che si cercavano da tempo senza saperlo.

“Il lavorio della sua mente le ricorda una frase che Yuri ha incorniciato e appeso in camera: “Se vuoi comprendere le cause create nel passato, guarda gli effetti che si manifestano nel presente. E se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro, guarda le cause nel presente.”

Un romanzo davvero bello, profondo e misterioso, da leggere con gli occhi e con il cuore, che si fa divorare ma al tempo stesso porta a soffermarsi per riflettere sulle vite dei protagonisti e di riflesso sulle nostre.

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lunedì 16 novembre 2020

“Dimmi che non può finire” di Simona Sparaco: un viaggio spirituale al femminile alla ricerca del proprio cammino

Dimmi che non può finire, Simona Sparaco

“I numeri mi stavano tradendo, e non ero disposta ad accettarlo. Mi ero sempre lamentata, ma in realtà – proprio come una supereroina – non volevo perdere il mio potere. Quello che mi rendeva unica. Soprattutto, dopo aver inscenato uno psicodramma lungo un mese, fatto di fughe, ritorni, bugie, volevo aver ragione. A dire il vero, io volevo sempre avere ragione.” 

La nostra vita è circondata da numeri, dalla nostra data di nascita ai giorni che si susseguono sul calendario, da quelli che studiamo a scuola a quelli che vediamo ovunque ci giriamo. Ma se questi divenissero fonte di ossessione

È ciò che accade ad Amanda, quasi trentenne, che fin da piccola considera i numeri come rivelazione di ciò che le capiterà. 

Lei crede che le cifre le indichino la fine dei suoi momenti di felicità e per evitare il peggio preferisce giocare in difesa ed interrompere per tempo qualunque cosa, a discapito della sua vita. 

Abbandonato il lavoro nella redazione di un noto quiz televisivo decide di accettare di occuparsi di un bambino di sette anni; i bambini non le piacciono e qualora dovesse interrompere anche questo impiego il dispiacere non sarebbe poi così grande. Non ha però tenuto conto del fatto che questo bambino le somiglia, le cambierà la vita e soprattutto trasformerà il suo modo di pensare e vedere le cose. E chissà che anche il padre del bambino non possa fare la sua parte…

“Dimmi che non può finire” (Einaudi, ottobre 2020) è il nuovo romanzo di Simona Sparaco, un nuovo viaggio tra le emozioni che tiene incollati alle pagine dall’inizio alla fine.

Amanda è una donna in crisi a causa di un passato e di un presente non semplici. Le vicende della vita l’hanno portata ad essere diffidente e ad affidarsi ai numeri come unico rifugio di salvezza. Quando qualcosa di positivo le capita crede che la durata sarà breve e la felicità è per lei una meta inaccessibile. Il rischio non rientra tra le possibilità ma potrebbe essere l’unica scelta in grado di mostrarle una prospettiva differente.

Simona Sparaco

E poi c’è l’amore, anche questo sempre definito da una precisa data di scadenza. Ma se fosse l’ora di lasciarsi andare e non pensare più a nulla?

“Poi osservai il mio nuovo compagno di banco: costretto a mangiare qualcosa che non gli piaceva, ferito anche lui dalla vita, con un padre assente, una madre morta, una nonna anaffettiva e una domestica di pietra; un innocente innamorato di un’orribile femmina che presto lo avrebbe fatto soffrire. Quel bambino era la cosa più vicina alla versione aggiornata di me che io avessi mai incontrato prima.”

“Dimmi che non può finire” racconta vite reali, mostra il rovescio della medaglia – la ricchezza materiale non significa nulla – ma soprattutto è l’immagine di una donna in evoluzione, una donna sola e smarrita tra le fatiche quotidiane che scoprirà le sue potenzialità e dopo un percorso molto intimo e doloroso si renderà conto di meritare ogni cosa, nel presente e nel futuro.

Bello, divertente, commovente, profondamente attuale e reale.

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venerdì 28 dicembre 2018

“Non si diventa mai adulti. E altre cose che ho impiegato quarant'anni a imparare” di Pamela Druckerman


Non si diventa mai adulti, Pamela Druckerman
“Hai quarant'anni quando… sai come deludere qualcuno; hai smesso di frequentare persone che ti fanno sentire malissimo; sai che se una donna vuole passare il suo tempo libero con te, ci sono buone probabilità che ti apprezzi; hai talmente poco tempo da sacrificare il sonno, ma hai bisogno di dormire per poter fare tutto quel che devi, il paradosso ti rende perpetuamente improduttiva; sai che la maggior parte dei conflitti coniugali è causata o dalla mancanza di sesso o dalla mancanza di sonno.”
C’è chi si lamenta degli anni che passano e chi preferirebbe smettere di festeggiare i compleanni ma dopotutto ogni anno che passa significa che ci siamo ancora quindi perché non prenderla con filosofia e trovare il modo di godersi al meglio l’età che si ha?

Deve averla pensata così anche Pamela Druckerman, la giornalista e scrittrice autrice di “Non si diventa mai adulti. E altre cose che ho impiegato quarant'anni a imparare” (Sonzogno, agosto 2018, traduzione dall’inglese americano di Paola Bertante). Lei ha superato di recente i quarant’anni e ha iniziato a riflettere sul suo passato accostandolo al suo presente. Cosa cambia quando si supera questa età? Ci si sente ancora come dei ventenni o si è proiettati verso il futuro?

Pamela la prende con filosofia e si gode il presente giorno per giorno e con tutta la sua ironia ci racconta come è arrivata ai quarant’anni, quale è la percezione degli altri e come questa età era concepita fino a qualche anno fa.

Oltretutto non solo è una quarantenne ma è anche una donna americana che si è trasferita in Francia! Sono perciò diversi i motivi che portano l’autrice, protagonista del suo stesso libro – diario, a sentirsi disorientata dopo anni di presunte certezze.
Pamela Druckerman

Il suo sguardo è ironico e il suo modo di analizzare ciò che accade e ciò che gli altri pensano e dicono è originale, divertente e fa capire quanto l’esperienza di vita e gli anni già vissuti contino per i giorni e gli anni che verranno.

“Una volta terminato il libro sull'educazione dei figli, invece, avevo l’impressione di aver dato il massimo. Non avrei cambiato una virgola. A quarant'anni non mi preoccupavo più delle mie potenzialità. Finalmente, davo il meglio di me stessa.”

C’è il marito, ci sono i figli, c’è soprattutto una donna con la sua indipendenza, con tutto ciò che le piace e che non le piace, con i momenti felici, quelli di incertezza, le malattie, la scrittura.

Una lettura piacevole, scorrevole, un inno alla femminilità, al non prendersi mai, o quasi, sul serio, al tenere conto della propria età ma con positività ed emozione.

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mercoledì 21 novembre 2018

“Preghiera del mare” di Khaled Hosseini: un messaggio universale di speranza ed amore contro le guerre

Preghiera del mare, Khaled Hosseini

“Ma quella vita, quel tempo, ora sembra un sogno persino a me, come un brusio che svanisce in lontananza. Prima ci sono state le proteste, poi l’assedio. Il cielo che sputava bombe. La fame. I funerali. Sono cose che conosci.”
Ci sono libri pieni di parole che non dicono poi tanto e non lasciano grandi tracce alla fine. Altri nei quali bastano poche pagine per trasmettere un messaggio forte che resta nella mente e nel cuore del lettore.

Tra questi ultimi vi è “Preghiera del mare” (SEM, 2018, prefazione di Roberto Saviano) di Khaled Hosseini (“Mille splendidi soli” e “E l’eco rispose”) lo scrittore e medico afghano naturalizzato statunitense sempre molto sensibile a determinate tematiche.

In questo suo nuovo libro si parla di guerra, di migrazione, di terre ferite, di mare tanto immenso quanto terribile ed oscuro.

Ci sono le parole di un padre che scrive una lettera, una preghiera al figlio. Si tratta di un padre che ha paura ma che al tempo stesso spera in un futuro differente per la propria famiglia.

Le sue parole ricordano il passato, divenuto ormai evanescente, ripercorrono il terribile
Khaled Hosseini
presente fatto solamente di incertezza, e fanno intravedere un futuro di attesa.

Le illustrazioni di Dan Williams completano questo splendido lavoro circondando le parole e rendendole ancora più forti e dolorose.

Quella di “Una preghiera del mare” è una storia che viene da lontano ma che sempre più si avvicina a noi e ci riguarda in maniera profonda ed intima.

Poco più di cinquanta pagine che feriscono, commuovono, che ricordano quelle guerre infinite in diverse parti del mondo e quelle persone che si trovano costrette ad abbandonare tutto per un qualcosa che chissà cosa sarà, se vita ci sarà ancora…

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mercoledì 20 dicembre 2017

“Il burattinaio” di Nicola Rocca: quando passato e presente si scontrano con effetti impensabili

Il burattinaio, Nicola Rocca
“Che quel cane di Silvio volesse incastrarlo? Che stesse organizzando una fuga? Magari dall'altra parte del mondo? Anzi, magari si era già imbarcato sul primo volo disponibile per Ilpiùlontanopossibile. E lui lì, in quella casa che puzzava di morte. Gli occhi di Carlo saettarono sul corpo esanime di Ilenia.”
Tutto andava bene prima di quella chiamata. Silvio era disperato e non sapeva cosa fare con quel cadavere. Alla fine l’aveva fatto, aveva ammazzato Ilenia, preso da un momento improvviso di follia. E ora se la deve sbrigare Carlo Noccia che non può certo dire di no all'amico di una vita. 

Prova così a chiedere aiuto a dei conoscenti, alcuni tra i quali sono esperti in simili situazioni. Ma nessuno vuole prendersi il carico di una simile responsabilità, inoltre lo stesso Carlo teme di ritrovarsi tra le mani di qualche traditore. Meglio quindi sbrigarsela da solo ma qualcosa va storto e le cose precipitano

Dov'è Silvio e Carlo e sicuro di ciò che sta per fare? E perché continuano a tornargli in mentre i racconti del nonno?

Nicola Rocca, scrittore bergamasco classe 1982, insignito di diversi riconoscimenti per i suoi scritti, è tornato con un nuovo romanzo. Ormai ha abituato bene i suoi lettori e ne sforna uno all'anno, con l’intramezzo di qualche racconto nei mesi precedenti. Il genere, lo sappiamo, è il thriller e va detto che di libri in libro diventa sempre più convincente e avvincente.
Nicola Rocca

Anche questa volta a farla da protagonista è l’aspetto psicologico, tutto passa infatti per la psiche del protagonista con un epilogo incredibile che fa intuire l’immensità della mente umana.

Ne “Il burattinaio” (ENNEERRE, ottobre 2017) i colpi di scena non mancano, nulla è come sembra in un primo momento ed è un piacere per il lettore indagare sul terribile omicidio e cercare, insieme al protagonista, di nascondere quello scomodo cadavere.

Anche perché non è così difficile mettersi nei panni di Carlo Noccia e chiedersi cosa avremmo fatto noi al suo posto. Avremmo rischiato tanto per un amico?

Quasi duecento pagine che scorrono in maniera piacevole, un thriller in piena regola, con vari momenti di riflessione per il lettore, da gustare durante queste feste natalizie e da far trovare sotto l’albero di chi ama il genere.
“Il passato è fatto di ricordi, è certezza allo stato puro. Il futuro, al contrario, è un punto interrogativo. Oggi siamo qua e domani… Chi lo sa?! Il presente, invece, dipende solo da te. Tu e tu solo puoi decidere quale direzioni fargli prendere, quale consistenza conferirgli. Hai la facoltà di stravolgerlo, o di lasciare tutto com'è.” 

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venerdì 12 novembre 2021

“Ombre nella pietra” di Alex Coman: un terrificante distopico tra mondi idilliaci e violenza inaudita

Ombre nella pietra, Alex Coman

“S’incamminò lungo il marciapiede, accontentandosi di sentire l’erba sotto le suole delle scarpe. Si concesse solo un secondo per alzare gli occhi sul soffitto della Bolla e osservare la proiezione del cielo sereno, decorato con qualche nuvola qua e là. Uccelli volavano spensierati sopra le fronde degli alberi, volavano e cantavano.”

Mina e Robi vivono a Monte Alto, circondati dall’oceano che porta un’aria fredda e corrosiva. L’unico modo per non morire è riuscire a trascorrere più tempo possibile nella Bolla, dove l’aria è pulita e la natura prospera. Sono però obbligati ad indossare l’ombra, rinunciando ad ogni libertà e dignità e a poter comunicare con i cittadini.

Il resto del tempo sono costretti a passarlo nella grotta, nel grigiore e sempre esposti ad ogni pericolo e minaccia da parte degli altri abitanti. Ogni persona indossa un collare ed è tramite questo che vengono assegnati gli incarichi. Ogni ordine, ogni informazione, anche vitale, è nota a tutti e tutti possono farne un uso che non sempre è lecito. Mina e Robi sono legati l’uno all’altro, l’una morirebbe per l’altro e viceversa.

Gli apparenti, e talvolta illusori, momenti di serenità possono ribaltarsi da un momento all’altro. Robi ha dovuto obbedire agli ordini ritrovandosi in una situazione da incubo e quando viene a sapere delle sobillazioni nei confronti di Mina s’infuria e si convince di dover fare qualcosa a tutti i costi.  

“Ombre nella pietra” (Delos Digital, maggio 2021) è l’ultima pubblicazione dello scrittore ternano (nato in Romania, si è trasferito a Terni all'età di tredici anni insieme alla famiglia) Alex Coman (da sempre appassionato di scrittura, fa parte dello staff del Terni Horror Fest, festival che si svolge ogni anno nella sua città; è uno degli ScrittoriSopravvissuti, una trasmissione su Radio Galileo in onda ogni giovedì ed è uno dei recensori del sito www.leggeredistopico.com; nel 2020 ha pubblicato il suo prima romanzo, “Tra le stupide righe”, Argento Vivo Edizioni).

Alex Coman

Un racconto lungo, cinquanta pagine circa, che ci catapulta in un mondo distopico dalle sfumature dark, quasi horror. L’uomo si trasforma in ombra, l’aria è tossica e la si può respirare per sole centocinquanta ore di fila, ed un collare collegato in rete tiene tutti sotto controllo e impartisce ordini che ledono l’emancipazione e la rispettabilità umana.

Il racconto contrappone i due mondi ancora esistenti, quello della Bolla, rigoglioso e colorato, e quello delle grotte, grigio e privo di forme di vita vegetali o animali.

Ad accumunarli è però la violenza, identica nelle sue forme, nel futuro distopico del racconto così come nella nostra realtà presente.  

“Mina si chiuse il piccolo cancelletto di ferro battuto alle spalle e si ritrovò sul marciapiede verde, piante e fiori alti fino alle ginocchia a delimitarlo dalla strada di prato, il verde puntellato dai colori dei petali. Si chiese ancora una volta se qualcuno si fermava mai a sdraiarsi sopra, a sentire l’erba tra le dita e sulla schiena.”

Un mix di fantascienza, thriller e distopico

“Ombre nella pietra” è spaventoso, intrigante, molto ben scritto. Le pagine scorrono veloci ma nulla di quanto leggiamo è banale ed è impossibile non rabbrividire al pensiero che, in un futuro non troppo lontano, potremo trovarci a vivere scenari simili.

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lunedì 6 febbraio 2023

“Oltre le crepe del cuore” di Rosa Provenzano: quando amore e condivisione vanno oltre ogni discriminazione

Oltre le crepe del cuore, Rosa Provenzano

“Non era un uomo ripugnante, schivato ed evitato, anzi le donne erano attratte da quel suo mondo apparentemente perfetto. Ma lui non era attratto dalle donne. Era di un uomo che voleva innamorarsi. Ogni notte immaginava di avere qualcuno vicino a sé, di sentire il suo respiro, di accarezzare il suo corpo, di svegliarsi fra le sue braccia, qualcuno a cui non aveva ancora dato né un volto, né un nome.”

Fabio ha trentaquattro anni e non è per nulla felice della sua vita piena di tormenti e di segreti, quasi nessuno infatti sa della sua omosessualità e per questo e altre ragioni non riesce a vivere serenamente. Gabriel è un giovane ragazzo estroverso con un futuro promettente nonostante il passato difficile e doloroso. 

I due si incontrano per caso, in una libreria, e nonostante le origini differenti si accorgono ben presto di avere tante cose in comune. 

Hanno davanti a loro tante scelte da compiere ma nulla è ancora deciso e tutto dipende dalle loro volontà, dalle loro azioni e dalla forza nei loro cuori.

“Oltre le crepe del cuore” (99 edizioni, 2022) è il romanzo d’esordio della siciliana Rosa Provenzano, classe ’66, insegnante della Primaria e laurea in Belle Arti.

Un incontro fortuito, due ragazzi con il desiderio di una vita felice. Una storia forte che parla di accettazione di sé e degli altri, di voglia di riscatto per scelte fatte dagli altri e contro le quali non è mai stato semplice combattere.

Una storia che inizia con dolcezza e delicatezza per proseguire con forza e rivelando tutte le fatiche di un’adolescenza senza genitori e di un’età adulta vissuta nell’ombra per il timore del giudizio altrui.

Rosa Provenzano
Tra Barcellona, Ginevra, Padova e Venezia è un viaggio in bellissime città ma soprattutto tra animi lacerati che si incontrano, scontrano e soccorrono a vicenda.

“Gli altri… Ma gli altri, in fondo, cosa ne sapevano del mondo che sentiva esplodere dentro di sé quando era da solo, cosa ne sapevano gli altri delle lacrime che versava durante le domeniche passate in solitudine a chiedersi quale senso avesse la sua vita, come potevano capire il male che faceva il tempo che passava… gli altri…”

Un libro ben scritto nel quale i sentimenti e le scoperte personali e reciproche si alternano in continuazione. Non soltanto omosessualità ma amore in tutte le sue sfaccettature ed un insegnamento importante: nulla può essere realizzato se prima non si trova la forza di fronteggiare se stessi e quanto ci impedisce di godere del presente e del futuro con serenità.

Le pagine scorrono rapide una dopo l’altra, così come le vite dei due protagonisti di questa storia fortemente attuale che resta nel cuore, commuove per la schiettezza, il coraggio e la generosità.  

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giovedì 15 luglio 2021

“I miei sbagli”: la poesia di Marco Giuli


“Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole.” (J. W. von Goethe)

Eccoci al terzo appuntamento con la poesia del romano Marco Giuli.

“I miei sbagli” è una delle cinquanta liriche della raccolta “L'anima de li pensieri mia” (gennaio 2021, autopubblicazione disponibile su Amazon).

Marco Giuli
Il linguaggio è semplice, popolare, dialettale, ma ogni parola è importante e portavoce di sentimenti profondi e talvolta di un disagio che ancora stiamo vivendo a causa del periodo storico particolare che stiamo affrontando.

Per saperne di più su questa e sull’autore andate a leggere l’intervista che trovate qui.

Questa lirica si mostra come una sorta di esame di coscienza nel quale l’autore ripensa a quanto fatto in passato, a quanto avrebbe potuto fare, all'amore, ai rimorsi e alla consapevolezza del valore degli errori commessi.

Marco Giuli sa di aver sbagliato ma sa anche che da questo si può imparare e che ogni errore lo ha portato ad essere ciò che è oggi.

Un insegnamento sul passato, una nuova speranza per il presente e per il futuro.  

 

Sai Erichè, ne ho combinate tante in questi anni

e se me guardo indietro avoja a raccontare

se faccio un bilancio di gioie e di danni

rischio soltanto di farmi del male.

 

Non so mai stato un figlio perfetto

E Dio solo sa quanto avrei voluto

che per timidezza non mostravo il mio affetto

nemmeno quando, porca miseria, avrei potuto.

 

Non sono mai stato un bravo fidanzato

anche se di amore ce ne ho messo tanto

anzi a volte per il troppo amor dato

ho perso le persone che avevo accanto.

 

E se ce penso bene, sai Erichè,

non sono mai stato come avrei voluto

ho perso anni a domandarmi perché

raccogliendo risposte nel tempo perduto.

 

Perché in fondo me chiedo, e sta volta davvero

che se so fatto così un motivo ce sarà

Ringrazio Iddio e ne vado fiero

di tutti gli sbagli che me farà fa.