venerdì 14 dicembre 2018

“Il giornale di domani” di Marco Giuli: scaricabile gratis l’ultimo inquietante racconto dello scrittore romano



“E dalle indagini sarebbe emerso che c'è un filo conduttore che lega queste morti I poliziotti hanno studiato per giorni e incrociato dati trovando un unico filo conduttore che li attraversa per il luogo in cui sono avvenuti, la dinamica e l’età delle vittime, tutte persone di mezza età di sesso maschile. Così i dieci omicidi sono stati riuniti in un unico faldone dopo essere stati analizzati anche con le nuove tecniche investigative. Delitti imperfetti dunque che sarebbero riconducibili tutti ad una stessa mano, quella di un killer astuto, freddo ma che adesso avrebbe le ore contate.”
Antonio era in dirittura di arrivo, il lavoro sarebbe terminato presto e si sarebbe goduto il meritato pensionamento. Ma sarebbe stato così positivo? Non era più giovane e la vecchiaia si faceva sentire con tutti i suoi acciacchi. Poi un giorno salì su quell’autobus e conobbe Lory, una donna molto bella e misteriosa, e subito dopo quel ragazzo con il cappuccio gli consegnò il giornale, quello di domani…
Il giornale di domani, Marco Giuli

“Il giornale di domani” (autopubblicazione, dicembre 2018) è il regalo di Marco Giuli (già autore di diversi racconti) per questo Natale. Sì, perché il racconto è scaricabile gratuitamente dal suo sito Internet in formato digitale.
Indubbia l’influenza del maestro Stephen King, passione che lo ha portato ad aprire e gestire una pagina Facebook su di lui, il racconto si colloca tra il genere thriller e l’horror, con tanto di colpo di scena finale.
C’è da dire che la storia non è esattamente originale ma è comunque sempre piacevole leggere ricordando i grandi che ne hanno narrato di simili.
Come non immedesimarsi poi nel protagonista che fatica nell'acquisire consapevolezza della propria età anagrafica?

“Una volta, per una corsetta come quella appena fatta, non avrebbe avuto nemmeno un accenno di alterazione del battito cardiaco. Anche solo dieci anni prima, l’avrebbe accusata di meno. E invece eccolo lì, con le mani sulle ginocchia a riprendere fiato e almeno due persone che si stavano alzando per lasciargli il posto. Sembrava ieri quando era lui ad alzarsi. Quando è avvenuto il passaggio? Pensò, ma non riuscì a darsi una risposta.”

Un racconto perfetto per questo periodo dell’anno e in aggiunta può essere letto gratuitamente!

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Biografia autore
Marco Giuli nasce a Roma nel 1987. Una mattina, poco più che un bambino, nota un libro tutto stropicciato sul comodino di sua nonna e comincia a leggerlo. E’ un romanzo di Stephen King (Cose Preziose) e da quel giorno nasce in lui una passione per la lettura delle opere del Re che lo spinge, negli anni, ad emularlo. 
Nel 2016 scrive la sua prima raccolta di brevi racconti intitolata Come quando finisce l’apnea (autopubblicata su Amazon.it). Nel 2017 partecipa all’iniziativa 1.000 parole, edita da Montecovello, con il racconto: Autocombustione di un organo chiamato cuore. Nel 2018 decide di partecipare nuovamente all’iniziativa 1.000 parole proponendo ben tre racconti: Il Dubbio; Una storia normale e Sulla via di Santiago (quest’ultima vincitrice del contest come “migliore Opera”). 
Successivamente autopubblica due racconti: Per prendersi una vittoria e Il giornale di domani.
Quando non è dedito alla scrittura gestisce la pagina Facebook Stephen King Italia

martedì 11 dicembre 2018

“La casa del diavolo” di Nicola Rocca: un viaggio nella psiche dell’uomo tra amore, morte e forze sataniche

La casa del diavolo, Nicola Rocca

“Luciano Ardemagni avvertì un leggero capogiro, poi un fremito lungo la schiena. Si sforzò di fare un profondo respiro, ma si sentì mancare. Comprese in quel momento che lui non si sarebbe mai liberato di quella Bestia. Perché lui, il demonio, l’aveva dentro. E lo avrebbe visto ovunque andasse.”
Luciano Ardemagni sapeva che c’era qualcosa di strano in quella casa, da troppo tempo ormai percepiva quella presenza e farsi ricoverare in una clinica psichiatrica era stata la soluzione migliore. 

Certo, terminare lì i suoi anni non faceva esattamente parte dei suoi progetti ma poi la donna ritrovata morta in quella che era stata casa sua gli fece capire che il demonio era il vero colpevole. E i nuovi abitanti della villetta ne stavano pagando le conseguenze, nonostante i moniti, nonostante quelle stranezze iniziali e tutte le sparizioni…

“La casa del diavolo” (ENNEERRE, ottobre 2018) è l’ultimo romanzo di Nicola Rocca, scrittore della bergamasca classe 1982, già autore di diversi romanzi e racconti.

Un romanzo che arriva dopo la pubblicazione, un anno fa circa, de “Il burattinaio” e del racconto “L’ostaggio”.

Una storia la cui trama gioca con l’amore e la morte, con la paura dell’ignoto e il desiderio di affidarsi ad una forza superiore oscura.

A differenza dei precedenti romanzi questo è senza dubbio il più maturo, come scrittura e
Nicola Rocca
come intreccio, ben pensato ed organizzato, e oltre al morto con relative indagini si aggiunge l’aspetto processuale molto interessante ed intrigante.

“Quei tempi erano solo un ricordo. Questo, invece, era il presente. Non c’erano più i genitori che cercavano di tenerti buono con la storia del Lupo Cattivo o dell’Uomo Nero. Qui c’era solo la realtà, in cui scopri che l’Uomo Nero esiste per davvero. E si chiama Diavolo. Luciano percepì un brivido lungo tutto il corpo.”

“La casa del diavolo” gioca su quelle paure irrazionali dell’uomo, il diavolo ha sempre il suo fascino, così come le case infestate, ed è profondamente attuale per via delle tematiche trattate.

Nicola Rocca ci regala un nuovo thriller da divorare, da gustare di fronte ad un caminetto acceso e, perché no, da regalare a Natale!

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Biografia di Nicola Rocca:

Nicola Rocca
Nicola Rocca nasce a Bergamo il 23 settembre 1982 e vive a Sotto il Monte.

Esordisce nel mondo della narrativa, nel dicembre del 2013, con “FRAMMENTI DI FOLLIA” (Editrice GDS, ora ripubblicato in nuova edizione), un’antologia di racconti thriller/noir (finalista al Premio Giuseppe Matarazzo 2013). Nell’estate del 2014 pubblica “CHI ERA MIO PADRE?” (Silele Edizioni), il suo primo romanzo thriller, che nel gennaio del 2015 scala le classifiche di Amazon, rimanendo in vetta per più di tre settimane.

A quel punto decide di autopubblicarsi, e lo fa con alcuni brevi racconti in formato digitale (Cold Case; L’unica soluzione possibile; Un ragazzo sveglio; Un impellente bisogno, Prato Gol; Un maledetto figlio di Puttana; L’ostaggio).

Soddisfatto, crea il marchio Enneerre, con il quale pubblica LA MORTE HA L’ORO IN BOCCA (2015), il suo secondo romanzo e DUE GOCCE D’ACQUA (2016), il suo terzo romanzo. Nel giugno del 2017 esce la seconda edizione di CHI ERA MIO PADRE? con il marchio Enneerre.
IL BURATTINAIO, ottobre 2017, che l’autore ama definire un esperimento, è il suo quarto romanzo. 


mercoledì 5 dicembre 2018

“Mentre tutti dormono” di Astrid Lindgren e Kitty Crowther: alla scoperta dei folletti invernali della tradizione scandinava

Mentre tutti dormono, Astrid Lindgren

“È notte, tutti dormono nella vecchia fattoria in mezzo al bosco. Qui tanto tempo fa qualcuno – nessuno sa chi – dissodò un terreno incolto e costruì la propria casa. Le stelle brillano nel cielo, stanotte; la neve risplende candida; è una notte terribilmente gelida. È una di quelle notti in cui le persone si rintanano al caldo delle loro piccole case e fanno in modo che il fuoco del focolare resti sempre acceso. Nella solitudine del bosco c’è una vecchia fattoria. Tutti dormono. Tutti, tranne qualcuno.”
Tra i boschi, vicino alle fattorie, mentre tutti dormono qualcuno resta sveglio e questo è il tomte (così chiamato in svedese, il corrispondente del nisse danese), una figura mitologica del folclore nordico tradizionalmente associato al solstizio d’inverno e più di recente al periodo natalizio. Se infatti andrete nella stagione invernale in Scandinavia troverete tomte sparsi ovunque!

La scrittrice svedese Astrid Lindgren (che ricorderete soprattutto per Pippi Calzelunghe), e l’illustratrice anglo-svedese   Kitty Crowther ci mostrano il tomte come un piccolo folletto anziano, con barba e berretto rosso a punta che la notte coccola gli animali che si trovano nelle stalle, nutre il gatto che condivide con lui la piccola casa e veglia sul sonno dei bambini ignari della sua presenza.

Mentre la neve copre ogni cosa e il silenzio regna il misterioso tomte fa il suo giro e tutti gli animali lo aspettano con ansia e affetto.

A differenza di altre creature simili il tomte non fa dispetti, o meglio solamente se stuzzicato, ma è un vero e proprio guardiano della natura e dei suoi abitanti e i bambini possono così dormire sonni più tranquilli sapendo che ci sarà sempre lui, figura invisibile rassicurante.
Astrid Lindgren

“Gli umani non lo vedono mai, ma sanno che c’è. A volte, la mattina, trovano le orme dei suoi piccoli piedi impresse nella neve. Ma nessuno lo ha mai visto.”

“Mentre tutti dormono” (Il gioco di leggere Edizioni, 2015, traduzione di Roberta Colonna Dahlman) è un libro da leggere e rileggere nel periodo invernale, da sfogliare per le bellissime illustrazioni e, perché no, da regalare a Natale.

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lunedì 3 dicembre 2018

“Rosmarino” di Brigitte Minne e Carll Cneut: tra fate, streghe e stereotipi di genere

Rosmarino, Brigitte Minne, Carll Cneut

“Ma la mamma si sbaglia. Il Bosco delle Streghe è perfetto per Rosmarino. Il luogo ideale dove costruirsi una casa sull’albero. Fabbricarsi una barca per andare sullo stagno. Raccogliere frutti di bosco e mangiare noci. Le streghe poi sono delle buone diavole. Gentilissime con Rosmarino. Una di loro le presta perfino i suoi pattini a rotelle.”
A dispetto del nome di genere maschile Rosmarino è una fata. È ancora una bambina ma sa chiaramente cosa vuole ed è certo che non voglia essere una fata. Troppe regole, troppe restrizioni e cos'è poi questa idea che le fate debbano essere tutte carine, gentili, belle ed educate? 

Ormai ha deciso, andrà a vivere nel Bosco delle Streghe. La mamma sa che è un luogo orribile abitato da terribili streghe ma Rosmarino scoprirà che ciò che si dice non corrisponde alla realtà e chissà che non decida di trattenersi lì più di quando sua madre aveva previsto…

“Rosmarino” (Topipittori, 2017, adattamento di Giovanna Zoboli) è il bellissimo libro illustrato di Brigitte Minne e Carll Cneut e si colloca in quella serie di libri contro gli stereotipi di genere che sempre più affollano, finalmente, gli scaffali delle librerie.

Le illustrazioni di Carll Cneut (belga classe 1969, vincitore di diversi riconoscimenti sia come scrittore che come illustratore) sono bellissime e la storia è davvero carina e ricca di significati ed è la lettura perfetta per genitori e figli.
Brigitte Minne

Oggi più che mai è importante andare oltre gli stereotipi della donna relegata a determinati compiti, lavori, comportamenti.

“Rosmarino” è questo, la libertà di scegliere chi e cosa essere. Perfino sua madre si ricrede su ciò che pensava di sapere e apre la mente verso nuovi orizzonti e nuove concezioni.

“In breve Rosmarino pensa che le fate siano noiose. Brutta faccenda essere una fata.”

Oltre che questo Brigitte Minne, scrittrice belga (tradotta in otto lingue differenti) classe 1962, vincitrice di diversi premi, sceneggiatrice e conduttrice di programmi televisivi per bambini, ha creato una storia davvero divertente, molto particolare e molto, molto, attuale.

Il libro perfetto da regalare a Natale

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venerdì 30 novembre 2018

“Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” di Luis Sepúlveda: una storia dal lontano Cile tra leggenda e realtà


Mi sembrò molto strano il comportamento degli uomini in questo loro incontro in mare. La minuscola sardina non attacca un’altra sardina, la lenta tartaruga non attacca un’altra tartaruga, il vorace pescecane non attacca un altro pescecane. A quanto pare gli uomini sono l’unica specie che attacca i propri simili, e non mi piacque questa cosa che imparai da loro.”
Solamente Luis Sepúlveda poteva far parlare una balena bianca e che voce le affida! Una voce che viene da lontano, dal Cile, lo Stato che lo vide nascere e crescere, il Paese che gli trasmise antiche leggende e tradizioni mai dimenticate.

Grazie al nonno e allo zio sviluppò l’amore per la lettura che l’ha portato ad essere uno splendido scrittore ed è da una delle letture più amate, il “Moby Dick” di Melville (pubblicato nel novembre del 1851) che a sua volta prende spunto da una storia vera, che nasce la storia di cui vi voglio parlare.

Avete mai sentito parlare dell’isola cilena Mocha? E di Mocha Dick?

Mocha Dick era un capodoglio albino ed è il protagonista narrante di “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” (Guanda, novembre 2018), l’incredibile storia dell’incredibile balena che viveva nei mari circostanti l’isola dalla quale prende il nome. 

Una balena unica nel suo genere, molto intelligente e curiosa. La Gente del Mare la conosceva bene e rispettava e tutto andava bene prima che arrivassero i balenieri da ogni parte del mondo. La vita degli abitanti del mare cambiò in quel momento e Mocha Dick, che proteggeva il suo mondo, non capiva cosa accadesse ma dovette ricredersi sugli uomini e rispondere con la stessa aggressività e crudeltà con la quale agivano loro, con tutto il dolore che questo le portò.

Mocha Dick è la voce di racconti senza tempo, di un presente doloroso, di un futuro incerto. La sua voce è lontana e saggia, ci parla con amore e dolcezza per voi divenire triste, sconsolata, arrabbiata. 

“Gli uomini: così piccoli eppure così implacabili come nemici, pensai, ma nell'occhio dell’anziano capodoglio vidi che sulla costa, oltre l’isola Mocha, c’erano uomini diversi, chiamati lafkenche o Gente del Mare. Loro prendono dalla riva il necessario per vivere e ringraziano la generosità del mare celebrando un rito antico.”
Luis Sepúlveda, © Rebecca Mais

All'improvviso la rivoluzione, la rabbia travolge tutto e tutti, impossibile provare un sentimento differente di fronte alla ferocia dell’uomo.

Ma ci sono anche il mare con i suoi spettacolari abitanti, le altre balene e quegli occhi, così piccoli rispetto al resto del corpo, che racchiudono tutte le memorie del mondo.

Un inno alla natura, alle sue creature, una storia che insegna il rispetto nei confronti di coloro che abitano questa nostra Terra, compresi noi stessi.

Solo pochi giorni fa si parlava di una baleniera giapponese in viaggio verso l’Antartide con l’obiettivo di catturare e uccidere oltre trecento balene. E allora ci chiediamo: perché? Per una inesistente ricerca scientifica? Per proporre piatti a base di carne di balena o strani intrugli frutto della superstizione? Perché dare vita a continue sanguinose stragi senza senso?

Ancora una volta Sepúlveda ci regala una storia bellissima, con la sua scrittura sempre delicata ma incisiva, una favola, purtroppo reale, che spero doni una sensibilità nuova ai più piccoli e nuove consapevolezze ai lettori più grandi.

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mercoledì 28 novembre 2018

“Per prendersi una vittoria” di Marco Giuli: quando il destino è più forte di ogni volontà

Per prendersi una vittoria, Marco Giuli

“Era dolore quello che provava? Probabilmente si, anche se era sicuro che fosse più un mix di rabbia e disperazione. Non doveva andare così. Destino infame a volte ingannatore. La radio muta come a rispettare il silenzio voluto da Marco e i finestrini alzati per non far uscire il dolore. Poche auto viaggiavano nel senso contrario al suo e Marco provò un senso di invidia per loro. Non avrebbe saputo spiegarlo, ma era come se quello fosse il lato di strada buono e ora stesse percorrendo il tratto malvagio.”
Marco e Mattia, due amici romani, due ragazzi come tanti che decidono di partire per Liverpool per quella partita di Champions League che sperano veda vittoriosa la loro Roma. Uno dei due, Mattia, è costretto su una sedia a rotelle per una grave malattia ma questo non li ha fatti desistere dall'idea di salire sul Maggiolino di Marco e percorrere quella lunga strada per godersi la partita di calcio, godere di quello spettacolo e soprattutto della compagnia reciproca, lontano da tutto e da tutti. Non sanno però che il destino ha in serbo uno scherzo imprevisto, qualcosa che non avrebbero mai immaginato.

“Per prendersi una vittoria” è il racconto lungo, l'ultima pubblicazione, del romano Marco Giuli (noto per essere l’amministratore della pagina Facebook Stephen King talia, con quasi 10.000 followers), un racconto on the road nel quale l’amicizia tra i due protagonisti è centrale e tramite la quale viene rivissuta l’intera, seppure breve, esistenza dei due, tra gioie e sofferenze. 

Ci sono le incertezze di Marco e il supplizio di Mattia, costretto da troppo tempo su quella sedia e con il cuore oppresso da una storia familiare mai risolta.

"Sono stufo di questa vita lo capisci? Sono stufo di te, di mia madre, sono stufo delle medicine che che prendo senza vedere mai un briciolo di miglioramento, sono
Marco Giuli
stufo di essere sempre dipendente da qualcuno o da qualcosa, sono stufo del sangue che esce dal naso, stufo di nasconderlo, stufo dei vomiti improvvisi che mi vengono, anche nel cuore della notte e mi sveglio pensando di morire annegato nel mio stesso vomito. Ma che vita è questa?"

Ci sono le loro speranze, l’amore e la voglia di vivere appieno ogni momento, senza pensieri e senza costrizioni. 

Peccato si metta in mezzo una forza superiore, quella che chiamiamo fatalità, alla quale i ragazzi non possono fare altro che sottomettersi.

Un racconto scorrevole con una bella copertina, una scrittura piacevole e dallo stile riconoscibile che può però ancora essere arricchita con l’aggiunta di maggiori dettagli che rendano le storie di tutti i protagonisti ancora più legate senza il timore di perdersi.

Una bella lettura per i momenti sotto le coperte con la consapevolezza che neppure queste saranno sufficienti per scacciare il brivido finale

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Sito Internet Marco Giuli qui



lunedì 26 novembre 2018

“Il ricordo” di Henri de Régnier: un intrigante inedito dell’aristocratico scrittore e poeta francese

Il ricordo, Henri de Régnier

“Quando arrivai a Esparnan, ero molto malato. Mi erano state raccomandate le acque di quella stazione termale dei Pirenei, e io mi ero deciso, senza peraltro fidarmi più di tanto, a seguire le prescrizioni del medico. Temevo proprio che nessuna cura potesse aver ragione dello stato di estrema depressione nervosa che avevano prodotto in me certi avvenimenti intimi sui quali è inutile insistere. Tutto ciò che posso dire è che ne avevo profondamente e crudelmente sofferto, e nel ricordo la ferita era ancora aperta, nel punto più sensibile di me stesso.”

Ci sono piccole case editrici che si occupano di grandi autori e pubblicano perle della letteratura mondiale. Una di queste è la pistoiese Via del Vento Edizioni, fondata nel 1991 da Fabrizio Zollo con l’intento di pubblicare testi inediti e rari di grandi letterati italiani e stranieri del Novecento. Da allora sono innumerevoli i testi pubblicati e le collane sono oggi ben quattro (due delle quali cessate di recente).

“Il ricordo” (novembre 2016, collana «Ocra gialla», testi inediti e rari del Novecento, cura e traduzione di Angela Calaprice), libretto di pregiata fattura, edito in sole duemila copie singolarmente numerate, è una raccolta di tre racconti dello scrittore e poeta francese Henri de Régnier (1864-1936), tra i fondatori del simbolismo e del verso libero (e marito della poetessa Marie de Heredia nota con lo pseudonimo maschile di Gérard d’Houville utilizzato per le sua pubblicazioni), inedito in Italia.

“Il ricordo”, “Il ritorno dei Re Magi, “Il segreto della felicità” sono racconti di fantasia che non si distaccano però completamente dalla realtà, il primo e il terzo in particolare.

Ne “Il ricordo” un uomo ricorda con sofferenza la donna amata, propensa, ahimè, al libertinaggio. Un amore che lo porta alla perdita di quella felicità tanto agognata. Impossibile non ricollegare il racconto alle vicissitudini personali dell’autore.
Henri de Régnier

“Il ritorno dei Re Magi” presenta questi tre personaggi in maniera inedita, tre re sì, ma tre uomini con aspirazioni, vizi e difetti che compiono il viaggio di ritorno a casa dopo aver incontrato il Figlio di Dio.

“Il segreto della felicità” completa la racconta con la storia di due fratelli segregati dal padre califfo i quali, quando il padre muore, si ritrovano con una libertà che non è fonte di felicità come avevano sempre immaginato. Il fratello minore decide così di intraprendere un viaggio alla ricerca di questa misteriosa felicità.

“Chi avrebbe detto, quando eravamo prigionieri di nostro padre, che la sua morte non sarebbe stata per noi l’inizio della felicità? Non desideravate voi forse il potere? Non desideravo forse io la libertà? Ora voi siete potente e io libero, ed ecco che, se voi vi lamentate della vostra sorte, nemmeno io sono contento della mia.”

Potremmo dire che la felicità è il filo conduttore dei tre racconti, quella ricercata dai diversi protagonisti e chissà, forse dallo stesso Henri de Régnier.


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