venerdì 22 novembre 2019

“Il grande viaggio di Naoki” di Bruno Pilorget e Mapi: un incredibile viaggio tra chicchi di riso e opere di Katsushika Hokusai

Il grande viaggio di Naoki

“Dovrai dimostrare di essere coraggioso e tenace, rispose il padre della giovane ragazza. Parti domani mattina con un carico di riso. Dovrai venderlo fino all’ultimo grano viaggiando attraverso il paese. Mi riporterai quello che hai guadagnato. E nella tua mano destra, tu terrai giorno e notte trentasei gradi di riso, senza mai aprire il pugno. Al tuo ritorno, se la tua mano conserverà ancora questo riso, potrai chiedere in sposa Yunko, il mio giovane fiore.”
Naoki è innamorato di Yunko, la figlia dell’uomo per il quale lavora. Non è ricco né facoltoso ma l’unica cosa che al padre di Yunko importa è che il pretendente compia un’impresa tutt’altro che semplice: dovrà vendere un carico di riso attraversando il Giappone, tenendo nella mano destra 36 chicchi senza mai schiudere il pugno. Ad accompagnarlo sarà Tomomi, una volpe molto furba che nasconde qualcosa e che forse cerca di intralciare il giovane innamorato.

“Il grande viaggio di Naoki” (Jaca Book 2019, traduzione di Laura Molinari e Vera Minazzi) di Bruno Pilorget e Mapi, è una bellissima storia, una di quelle che sembrano prese da un libro di racconti tradizionali giapponesi, affascinante per i paesaggi mostrati e per la delicatezza delle usanze così differenti da quanto vediamo nel mondo occidentale.

Ma non è tutto. Ad accompagnare la storia quindici bellissime stampe di Katsushika Hokusai, il famosissimo pittore e incisore giapponese, nelle quali ammirare lo stile ukiyo-e, la cosiddetta immagine del mondo fluttuante. 

Realismo e poesia si fondono nella natura che rappresenta la vera protagonista di questo breve romanzo. Come non rimanere ammaliati dai luoghi che attraversa Naoki, dalle persone che incontra, dalla profondità del sentimento che prova per la giovane Yunko?

“A pochi passi da sé, vide, protetta da un grande ombrello, una giovane donna che camminava con una dama di compagnia… Era così bella che Naoki non si accorse della buca nella strada acciottolata e inciampò… Perse l’equilibrio e si ritrovò per terra!”

La trama nasconde un viaggio infinito, quello della vita con le sue scelte complicate, fatta di amici e nemici, di amori e delusioni ma soprattutto di crescita.

Se quindi siete amanti dell’arte, del Giappone ma soprattutto delle storie belle sono certa che vi innamorerete all’istante de “Il grande viaggio di Naoki”!

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martedì 19 novembre 2019

“Cercami” di André Aciman: un ritorno colmo di musica classica e amori senza tempo

“In buona sostanza, non sappiamo in che termini pensare al concetto di tempo, perché il tempo non comprende se stesso come facciamo noi, perché non gli importa niente di che cosa pensiamo di lui, perché in fondo il tempo è solo una metafora incerta e inaffidabile di come consideriamo la vita. In ultima istanza, infatti, non è il tempo a essere sbagliato per noi, e nemmeno noi per il tempo. Forse è la vita a essere sbagliata.”
Avevamo lasciato Elio ed Oliver alle loro vite, dopo una splendida estate italiana trascorsa insieme, alla scoperta di un sentimento che entrambi non conoscevano ancora con tale intensità.

Cosa sarà accaduto nel frattempo? Chi ha amato “Chiamami col tuo nome” (Guanda) non può aver dimenticato quelle pagine intense, quel romanzo di formazione che, nonostante veda protagonista due uomini, va oltre l’omo o l’eterosessualità.

Vent’anni dopo André Aciman (statunitense, nato ad Alessandria d’Egitto in una famiglia ebraico-sefardita di origini turche) torna con “Cercami” (Guanda, ottobre 2019), una sorta di sequel di “Chiamami col tuo nome” (diventato noto al grande pubblico in seguito all’omonima pellicola di Luca Guadagnino del 2018). 

Il romanzo è strutturato in maniera differente rispetto al primo: quelle che vengono raccontate sono tre storie tra loro collegate ma ambientate in luoghi e tempi differenti. Protagonisti indiscussi Elio e suo padre Samuel.

Il primo non ha scordato quell’amore di tanti anni fa ma è andato avanti e si trova a vivere un’intensa storia con un uomo che ha il doppio della sua età. Un uomo affascinante, colto e con un passato che si svela con il maturarsi del rapporto tra i due.

“Tipo che secondo me tu non sei molto felice. Ma alla fine sei un po’ come me: alcune persone si ritrovano con il cuore infranto non perché siano state ferite ma forse perché non hanno mai conosciuto nessuno a cui tenessero abbastanza da poterne essere ferite.”
André Aciman

Samuel invece ha divorziato dalla madre di Elio, continua a svolgere la sua professione di docente e a viaggiare tra Liguria e Roma. È durante uno dei viaggi in treno che incontra Miranda, con la metà dei suoi anni ma una personalità che lo affascina immediatamente e una maturità fuori dal comune per quell'età.

“Perché mi liberava da me stesso come se fossi un prigioniero il cui carceriere ero proprio io e nessun altro? E che cos’era quella lozione che non avevo mai provato sulla mia pelle? Che cosa volevo da quest’uomo e che cosa gli avrei dato io in cambio?”

Non vi svelo se compaia nuovamente Oliver ma vi dico che la poesia di “Chiamami col tuo nome” è ancora viva, la musica, quella classica, è la colonna sonora di ogni storia e tutti sono pronti a svelarsi, a restare nudi di fronte agli occhi del lettore, a vivere finalmente senza sotterfugi o compromessi di alcun tipo.

Certo, superare, in quanto a bellezza e profondità, il primo capitolo di questa bellissima storia era veramente difficile ma ammetto che Aciman ci è andato vicino e che non vedo l’ora di leggere qualche altro suo libro.

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lunedì 11 novembre 2019

“Germaine Johnson odia il martedì” di Katherine Collette: un viaggio tra numeri infallibili ed emozioni variabili

Germaine Johnson odia il martedì

“Le relazioni tra numeri sono molto più semplici delle relazioni tra esseri umani. Le persone sono imprevedibili: non sai mai che cosa faranno, non sai mai che cosa diranno. Ma i numeri? I numeri sono affidabili.”
Germaine Johnson vive nell’est dell’Australia e per lei i numeri sono tutto: regolano la sua vita, sono indispensabili nel lavoro e persino nelle relazioni con gli altri. Ma soprattutto i numeri non mentono e restano sempre uguali. 

Sì, perché Germaine è fin troppo razionale e questo la porta talvolta a non essere compresa o a scontrarsi con chi ha a che fare con lei. 

È forse a causa di ciò che viene licenziata e trova un nuovo impiego in Comune, come voce del Telefono amico per la terza età. Inizialmente le sembra una perdita di tempo ma col tempo affina delle strategie per rendere tutto più dinamico e schematico, fino a quando la sindaca non le propone di occuparsi di alcune questioni delicate riguardanti il centro per anziani che in tanti vorrebbero eliminare. 

Germaine si sente importante ma analizzando meglio l’intera situazione comincia a pensare che qualcosa non quadri. Per fortuna c’è sempre il sudoku, la sua grande passione. Ma saranno sufficienti i numeri a risolvere i problemi? E se i nuovi colleghi di lavoro e gli anziani del centro non fossero così male e lei riuscisse per una volta ad andare oltre i meri calcoli?

Germaine Johnson odia il martedì” (Garzanti, agosto 2019, traduzione di Stefano Beretta) è il romanzo d’esordio dell’ingegnere ambientale Katherine Collette che vive a Melbourne con il marito e i due figli.

Si tratta di un romanzo ricco di emozioni e sentimenti, è un viaggio insieme alle fragilità di Germaine, tra alti e bassi, tra incomprensioni e nuove consapevolezze.

Probabilmente, anche se questo non viene mai detto, la protagonista ha la sindrome di Asperger, caratterizzata da un sistema di pensiero di tipo reticolare che la porta ad essere
Katherine Collette
così schematica e a mandarla in tilt quando qualcosa non si svolge secondo ciò che era stato programmato.

Germaine mostra consapevolezza ed è bello osservare come, con il trascorrere del tempo, gli altri imparino a conoscerla e ad apprezzarla. I rapporti interpersonali non sono il suo forte ma capirà in breve chi può considerare amici e di chi fidarsi senza riserve.

“L’idea di un ragazzo della mia età a cui piacevano le stesse cose risultò essere molto migliore della realtà. Talvolta meno si sa, meglio è, talvolta BISOGNA illudersi e fingere di credere a cose che non sono reali.”

Germaine è schietta e in questa sua schiettezza si nasconde una saggezza che talvolta rischia di essere fraintesa, se non accolta con sincerità e voglia di varcare i confini.

Oltre trecento pagine (nonostante la piacevolezza della lettura al posto dell'autrice mi sarei dilungata meno) all'insegna della positività, dell’ironia e della diversità intesa come caratteristiche che ci definiscono e rendono ciò che siamo.

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lunedì 28 ottobre 2019

“Una merce molto pregiata” di Jean-Claude Grumberg: la guerra e il treno dei desideri

Una merce molto pregiata, Jean-Claude Grumberg

“Per loro grande fortuna – non tutte le disgrazie vengono per nuocere – il povero boscaiolo e la povera boscaiola non avevano bambini da sfamare. Tutti i giorni il povero boscaiolo ringraziava il cielo per quella benedizione. La povera donna, invece, in cuor suo, se ne rammaricava. È ben vero che non aveva bambini da sfamare, ma non aveva nemmeno bambini da amare.”
Immaginate di fare un viaggio nel tempo, sono gli anni ’40 in una delle zone più povere d’Europa. Vivete tra i boschi, vostro marito fa quello che può per portare qualcosa da mangiare a casa ma non è semplice, inoltre anche lui si è indurito e la casa non è più il rifugio confortevole di una volta. 

Ogni giorno provate a raccogliere qualcosa da mettere sotto i denti e vi trovate davanti a quei binari sui quali più volte avete visto passare il treno

Voi non ci siete mai salite ma vi piacerebbe perché lì sopra è certo che ci siano chissà quali ricchezze e chissà quali bontà. La fame è tanta e nonostante il treno non sia lussuoso, ma voi non ne avete mai visto altri, la vostra fantasia vola alta. Sapete solo che si tratta di un treno merci e quella parola è piuttosto allettante. Immaginate che poi davanti a quel treno troviate un fagottino con dentro un bambino, quello mai avuto, un dono dal cielo o forse un dono da parte di quel treno tanto misterioso.

Questo è “Una merce molto pregiata” (Guanda, aprile 2019) del drammaturgo e scrittore di libri per bambini francese Jean-Claude Grumberg, la storia di due boscaioli che in piena Seconda guerra mondiale ricevono un dono davvero inusuale e particolarmente pregiato. Chi lo manda? Perché? E come sarà prendersene cura? 

 Le pagine sono poche ma la storia, che parte come si trattasse di una delle fiabe, talvolta terrificanti, dei fratelli Grimm, una di quelle ambientante nella Foresta Nera, è bellissima, intensa, più reale di quanto potremmo immaginare, e straziante.

“C’erano una volta, in un grande bosco, una povera boscaiola e un povero boscaiolo. No no no, state tranquilli, non si tratta di Pollicino! Nient’affatto. Io, proprio come voi, detesto quella storia ridicola. Quando mai, e dove poi, si sono visti dei genitori abbandonare i loro bambini perché non potevano sfamarli? Ma andiamo…”

“Una merce molto pregiata” è una piccola opera d’arte, un incontro di storia, storie e sentimenti mai sopiti, la testimonianza di un tempo che fu e che mai dovrà essere scordato.

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martedì 15 ottobre 2019

“Lo stato dell’unione: Scene da un matrimonio” di Nick Hornby: gli sterili discorsi di una coppia in crisi

Lo stato dell'unione: scene da un matrimonio

“Ma la vita è lunga, e noi siamo soltanto a metà del cammino.”
"Alta fedeltà" è stato apprezzato a livello globale e così tanti suoi libri dopo questo ma ho trovato le trame sempre un po’ troppo o forse non abbastanza. Poi qualche giorno fa ho letto dell'uscita del nuovo “Lo stato dell’unione: Scene da un matrimonio” e mi sono detta: perché no? 

Lui si chiama Tom ed è un critico musicale al momento disoccupato; Lei Louise, gerontologa che ha tradito il marito.  Il loro è un momento di crisi e decidono di affidarsi ad una consulente matrimoniale. Si tratta di un incontro settimanale che viene preceduto dalle conversazioni dei due in un pub. Cercano di capire cosa sia accaduto dall'inizio della loro unione ad oggi e tra situazioni paradossali e metafore ricche di ironia, quasi sarcasmo, ci si chiede se si tratti di un rapporto che potrà mai essere ricucito.

Il lettore assiste a veri e propri brevi sketch nei quali marito e moglie interagiscono esponendo i problemi personali e osservando altri pazienti che si affidano alla medesima consulente.

“Lo stato dell’unione: Scene da un matrimonio” (Guanda, ottobre 2019, traduzione di Elettra Caporello) è questo e non molto altro, purtroppo.

Le pagine sono poche e poco intense. Sì, l’ironia non manca ma cosa resta di questi dialoghi che di concreto hanno poco?

Mi aspettavo qualcosa di più, poi una settimana fa circa mi sono ritrovata a leggere un’intervista ad Hornby su Robinson de La Repubblica che mi ha lasciato piuttosto esterrefatta.

Tra le varie esternazioni Hornby afferma che un tempo la lettura era un rimedio contro la noia, mentre
Nick Hornby
oggi ci sono altre forme di espressione come Youtube, Spotify o Twitter. Non a caso i figli non leggono e, col senno di poi, se ciò che avevano a disposizione erano i libri del padre, forse è meglio così.

Asserisce persino che la cultura non renda le persone migliori, mi chiedo quindi cosa scriva a fare questo scrittore inglese campione di vendite in tutto il mondo (forse si tratta puramente di una questione di introiti economici?) e perché non ci mettiamo a fare altro che non sia leggere? Una bella giornata su Facebook o Instagram può certamente scacciare via la noia, no?

In fondo oggigiorno i livelli di attenzione sono bassissimi, quindi chiudiamo questi inutili libri, frequentiamo maggiormente i social e lasciamo perdere le inutili e noiose librerie, se poi i libri che ci troviamo sono di questo genere…

Infine, e sulla falsa riga della citazione qui sopra, non posso che ricordare che la vita è troppo breve per sprecarla con libri che non valgono la pena di essere letti!

domenica 15 settembre 2019

IT - Capitolo due di Andrés Muschietti: la trasposizione thriller-comica del romanzo di Stephen King



Premetto che questo che leggerete è solo il mio parere, che si tratta della recensione di chi ha letto e amato il libro e che eviterò gli spoiler.

Ho atteso con curiosità IT – Capitolo due (USA, 2019), nonostante il primo non mi avesse convinto pienamente. Forse non era male come film horror a sé, sottolineo che ne ho visto di migliori, mancava però la magia alla Stand by me che riempie le pagine del romanzo di Stephen King e non capii, né capisco ora, perché sia stato necessario modificare alcuni fatti e personaggi. 

Mi basta pensare a Mike rappresentato come una sorta di schiavo orfano che nel primo film avrebbe potuto tranquillamente non esserci.

Sono consapevole del fatto che non sia sempre possibile riprodurre tutto ciò che leggiamo, però stravolgere i fatti, invertire ruoli, trasformare i luoghi non è mai la scelta migliore.

È ciò che purtroppo capita anche nel secondo capitolo, ancora una volta diretto dall’argentino Andrés Muschietti. Venuta a conoscenza della durata della pellicola, ben 165 minuti, mi sono detta che in effetti per raccontare quanto mancava (viste le oltre 1200 pagine del romanzo) di tempo ne era serviva tanto.


Ma andiamo alla trama. Sono trascorsi ventisette anni dall’inizio delle vicende (da ricordare che non siamo negli anni Ottanta come nel libro ma alcuni anni dopo il 2010), i sette ragazzi sono cresciuti e Mike, che ha proseguito la sua vita a Derry nel Maine, ricorda ancora tutto ciò che è accaduto e richiama gli amici perché sono ricominciati gli omicidi e le scomparse. Avevano giurato di cancellare IT dalla faccia della terra e questa torna ad essere nuovamente la loro missione. Il ritorno è per tutti doloroso ma il sacrificio è necessario per ricordare il passato e tentare di eliminare il clown assassino.

Fin qui tutto bene, la prima ora del film non è male, peccato che le cose che dovrebbero spaventare sono veramente poco realistiche, ci si solleva dalla poltrona solamente quando qualche essere, non troppo inquietante, appare all'improvviso, e le volte non sono tante.   

Ci sono vari ruoli invertiti, il perché andrebbe chiesto al regista, alcuni davvero fastidiosi per chi ha letto il romanzo. Si ha l’impressione che abbia voluto inserire degli elementi del libro per accontentare i lettori per poi cambiare rotta e fare un po’ di testa sua.

Ora comunque capisco perché alcuni lo abbiano scambiato per un film comico: troviamo un po’ di tutto, dalle battute volgari che dovrebbero far ridere a Gollum che fa visita a IT (si stava annoiando nella Terra di Mezzo), dal falò al volpino mannaro ma il clou si raggiunge quando parte “Angel of the morning” nella versione di Juice Newton... Splendida canzone, se nel giusto contesto.

Non parliamo del finale… con scene ripetitive e… chi ha visto capirà cosa intendo.

Ma non dimentico il bellissimo cameo di Stephen King in persona, uno dei motivi per i quali vale la pena di sorbirsi quasi tre ore di film!

Nel frattempo io ritorno col pensiero al romanzo, continuerò a chiedermi ‘perché????’ e a nutrire la speranza che qualcuno riesca a creare una miniserie finalmente fedele nella quale respirare le stesse atmosfere. 





martedì 3 settembre 2019

Due figlie e altri animali feroci di Leo Ortolani: le peripezie delle adozioni internazionali e l’amore degli aspiranti genitori

Due figlie e altri animali feroci, Leo Ortolani

“E poi sono così piccole, che quando un po’ pioviggina, al pomeriggio, e le vesti con le mantelline di plastica colorate, una azzurra e l’altra gialla, sembrano due hobbit del SIGNORE DEGLI ANELLI, che camminano tra i fiori, più alti di loro, e vedi solo queste due testine che si raccontano qualcosa nel loro linguaggio, che pare un cinguettio, colorate come due pappagallini, gli uccellini più inutili del mondo. Che però tutti adorano.”
La calda estate pare essere al termine, il che significa meno caldo e il giungere dell’autunno, la mia stagione preferita. 

Spero abbiate letto tanto in questi ultimi mesi. Io l’ho fatto e tra i vari libri ci sono stati vari romanzi a fumetti, fra i quali “Due figlie e altri animali feroci” (Bao Publishing, aprile 2019) di Leo Ortolani.

Conoscevo questo fumettista, e sicuramente anche voi avrete sentito parlare del suo Rat-Man, ma non avevo mai letto nulla di suo.

Con “Due figlie e altri animali feroci” è stato amore a prima vista. Lo stile dei fumetti mi piace tantissimo e amo il fatto che questo libro sia nato da uno scambio di lettere internazionali che risale al periodo trascorso da Ortolani e la moglie in Colombia, per adottare due piccole e dolcissime selvagge.

Si parla di adozioni, delle difficoltà che due aspiranti genitori devono affrontare per riuscire a portarsi a casa un bambino, o in questo caso due bambine, molto legate tra loro, la burocrazia infinita, i ‘depistaggi’, le domande assurde, i bluff di alcune associazioni.

Un percorso non certo semplice, solo i più decisi ce la fanno, ma ricco di emozioni, soprattutto nel momento in cui ci si ritrova davanti a delle scricciole così curiose, ma anche impaurite e dai caratteri particolari e tutte da scoprire.

L’ironia è la protagonista principale, lo è in questo libro così come lo è nella vita di tutti giorni ed Ortolani ci mostra come sia importante sdrammatizzare anche nelle situazioni più complicate.

Leo Ortolani
Oltre centottanta pagine nelle quali Ortolani si trasforma in padre, con tutti i dubbi e le incertezze del caso, fa sfoggio del suo spagnolo, e scopre con Cate una Colombia non troppo inedita. 

Di inedito ci sono le due piccole delle quali è impossibile non innamorarsi, immedesimandosi nell’amore dei due neo genitori.

“E in questo Lucy Maria Repetita Iuvant non ha tutti i torti. In questo hotel, ma anche nell’hotel di Cali, quando chiediamo qualcosa, sembra sempre che non ci capiscano. Ora, se le cose le dico io, a meno che non incontri uno di Padova, qui in Colombia non è che parlino il veneto, e va bene, non mi capite, non c’è problema. Ma se parla in spagnolo la Cate, che lo ha studiato all’università e ci ha fatto pure la tesi, in spagnolo, allora cosa devo pensare?”

La mia prossima lettura di Ortolani sarà “Cinzia” (novembre 2018), la storia della transessuale platinata nata nella saga di Rat-Man.

Sono d’obbligo i complimenti a Leo Ortolani per il coraggio nello scrivere e disegnare storie di questo tipo e alla Bao Publishing che quest’anno compie dieci anni e vanta un catalogo (creato dalla collaborazione di sole 14 persone) ricchissimo e incredibilmente interessante.


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