lunedì 11 luglio 2022

“Guarda le luci, amore mio” di Annie Ernaux: quando gli ipermercati rivelano la loro umanità

Guarda le luci, amore mio, Annie Ernaux

“Era stato quello il giorno in cui, per la prima volta, avevo pensato che anche in un capannone privo di grazia erano ospitate delle storie, delle vite. E mi ero chiesta perché i supermercati non fossero mai presenti nei romanzi che si pubblicavano, quanto tempo ci volesse affinché una realtà nuova potesse assurgere alla dignità letteraria.”

È ormai qualche anno che leggo Annie Ernaux, è unica nel panorama letterario contemporaneo e troverei sicuramente interessante anche la sua lista della spesa.

“Guarda le luci, amore mio” è l’ultimo libro (marzo 2022) della scrittrice francese pubblicato da L'Orma editore, tradotto da Lorenzo Flabbi.

Nel 2012 l’editore francese Seuil chiese ad Annie Ernaux uno scritto per la collana “Raccontare la vita” e lei scelse di parlare di un tema poco trattato, l’ipermercato.

Un luogo che visitiamo abitualmente ma che spesso non osserviamo con l’attenzione che meriterebbe. Mettiamo prodotti nel nostro carrello in maniera quasi maniacale, presi dall’abitudine di un’azione che compiamo fin da piccoli.

C’è così tanto da vedere, così tante persone da osservare e con cui parlare se ve ne fosse l’occasione e ciò che Annie Ernaux ci regala è una sorta di diario sul quale vengono registrate le visite all’Auchan, il ‘suo’ ipermercato abituale, le impressioni di fronte alle grandi quantità di merce, a come questa viene esposta, libri compresi, alla gente che come lei frequenta quei luoghi, ai vari comportamenti.

“Tuttavia, a pensarci, in nessun altro spazio, pubblico o privato che sia, agiscono e convivono individui tanto differenti per età, reddito, cultura, origine geografica ed etnica, stile di abbigliamento. In nessun altro spazio chiuso ci si può trovare decine di volte l’anno in presenza dei propri simili, con l’opportunità di farsi un’idea sul modo di essere e di vivere degli altri.”

Sembra quasi mostrarci i segreti di uno dei luoghi più frequentati dall’essere umano ma di pagina in pagina ci rendiamo conto che si tratta semplicemente di ciò che abbiamo quotidianamente sotto i nostri occhi.

Annie Ernaux
È la vita vera, quella fatta di gioie, frustrazioni, curiosità; è un pullulare di persone di ogni etnia e carattere, dai più piccoli agli anziani, dai più pignoli ai più superficiali.

“Suscitano pensieri, fissano in ricordi sentimenti ed emozioni. Quante storia di vita si potrebbero scrivere anche solo attraversando da una parte all’altra uno dei centri commerciali che frequentiamo. Fanno parte del paesaggio dell’infanzia di chiunque abbia meno di cinquant’anni.”

Sembra difficile da credere ma anche l’ipermercato racchiude in sé e dona ai visitatori emozioni di ogni tipo, da quelle positive a quelle negative.

E ancora una volta Annie Ernaux utilizza la sua penna con maestria, esprimendo le sue opinioni e osservando in piena libertà, sempre con quell’occhio femminile che non dimentica le donne e il loro (il nostro) infinito e sensibile mondo.

Link per l'acquisto qui

venerdì 8 luglio 2022

“Gli ultimi bambini di Tokyo” di Tawada Yōko: lo smarrimento e l’amore nel Giappone distopico del post-nucleare

Gli ultimi bambini di Tokyo, Tawada Yōko

“Quando si fugge dal luogo di un incendio è probabile che si faccia così. Fuoco equivaleva a dolore. Fin dal passato Marika non era mai stata brava con gli addii e con il trascorrere degli anni era diventata più impacciata. Come una bambina pensava che se strappare una benda doveva provocare un dolore simile a quello percepito quando si sfiora una ferita aperta, tanto valeva lasciare che la benda si imbrattasse, diventando scura e appiccicosa e cominciasse perfino a imputridire assieme alla pelle: era comunque meglio non toglierla mai.”

Il Giappone è ormai isolato dal resto del mondo, il disastro nucleare non ha lasciato scampo a terreno e mari e i bambini nascono con corpi deboli e deformi. Al contrario gli anziani, i sopravvissuti al disastro, sono ultracentenari, svolgono le attività quotidiane con tenacia e vegliano su quei piccoli fragili con la speranza che possano vivere il più a lungo possibile. Mumei è uno di quei bambini e il bisnonno Yoshirō si occupa di lui da sempre. 

Yoshirō ha paura e si sente in parte responsabile di quanto accaduto, al contrario Mumei vive con serenità, nonostante le condizioni fisiche non lo aiutino, ed è incredibilmente saggio per la sua età. Lui e i suoi coetanei saranno coloro che porteranno avanti il Giappone, ma solo se riusciranno ad andare avanti in questa complicata esistenza.

“Gli ultimi bambini di Tokyo” (Atmosphere Libri, collana Asiasphere, dicembre 2021, traduzione e postfazione di Veronica De Pieri) è l’ultimo romanzo tradotto dal giapponese a essere pubblicato in italiano di Tawada Yōko, scrittrice nata a Tokyo nel 1960 e trasferitasi negli anni Ottanta in Germania. La traduzione inglese le è valso, nel 2018, il prestigioso National Book Award negli Stati Uniti.

A pubblicarlo una giovane casa editrice che ci regala titoli davvero interessanti e senza la quale non ci sarebbe possibile leggere tanti autori ed autrici asiatici mai tradotti prima in lingua italiana.

Questo romanzo davvero bello e particolare è un distopico postatomico, il mio primo distopico giapponese a dire il vero. Non sapevo cosa aspettarmi e mi sono trovata immersa in un mondo assurdo ed onirico.

Benché non se ne parli apertamente tutto parte dal disastro nucleare di Fukushima-Dai-ichi del marzo 2011, nel romanzo un incidente molto più grave di quanto non sia stato nella realtà, e ciò che viene descritto è il Giappone dopo l’evento.

Non è più possibile uscire dai confini giapponesi e vige tutta una serie di regole restrittive: non è possibile pronunciare parole straniere, è proibito nominare le città straniere, alcuni argomenti riguardanti il passato sono tabù e nuovi divieti possono essere stabiliti da un momento all’altro.

“Quello che lui poteva insegnarli era l’agricoltura della lingua, ma sperava che loro stessi piantassero, coltivassero, raccogliessero e mangiassero parole, fino a saziarsene.”

È un mondo paradossale nel quale i bambini hanno i capelli grigi e gli anziani sono fisicamente più giovani di loro.

Tawada Yōko
I più piccoli saranno gli emissari del futuro (non a caso il titolo originale è Kentōshi = emissario), nulla è casuale nel racconto, neppure i nomi lo sono: Mumei è ‘il senza nome’ e Yoshirō ‘l’uomo giusto’. Quest’ultimo di professione è scrittore ed è un po’ l’alter ego ed il portavoce della storia intera. Il punto di vista di ogni cosa è il suo, i suoi sono occhi perspicaci e pronti ad ogni evenienza.

“Avrebbe dovuto scegliere fra loro il più adatto come “emissario”: il suo lavoro consisteva nel trovarsi nell’ambiente ideale per l’osservazione quotidiana di tanti ragazzini delle elementari. Tra tutti aveva puntato gli occhi su Mumei, ma non avrebbe potuto fornire un giudizio definitivo se non dopo aver considerato con attenzione, per diversi anni, la sua crescita.”

La scrittura è scorrevole e si presta al tempo stesso ad una lettura attenta e minuziosa. Ci troviamo sì in una realtà distopica ma siamo sicuri che non si possa trattare di immagini profetiche?

Ci si augura naturalmente che nulla di quanto scritto in questo libro possa avverarsi ma averne una visione così lucida fa riflettere, rabbrividire e ci trasporta in una poesia apocalittica difficile da dimenticare.

“Prendeva ampi respiri osservando il cielo. Non aveva preoccupazioni. La generazione di Mumei era provvista della capacità di non disperarsi. Come al solito erano gli anziani quelli da compatire.”

La scrittura di Tawada Yōko è riconoscibile e nonostante la distruzione e il disastro del nucleare ogni pagina è permeata di speranza, di giochi di parole che permettono di sdrammatizzare; l’ordine naturale è ribaltato ma ogni cosa ha senso e la bellezza è ovunque, tra le pagine del libro, negli occhi di scrive e di chi legge.

Link per l'acquisto qui

mercoledì 6 luglio 2022

“Il cuore di tutto” di Sara Rattaro: quando è sufficiente aprire gli occhi per cogliere l’amore che ci circonda

Il cuore di tutto, Sara Rattaro

“Il suo sguardo era spezzato. Il mio telefono ha trillato e così anche quello dei ragazzi che avevo intorno. Per un attimo hanno abbassato tutti la testa per visualizzare lo schermo.”

Ale vive a Roma ed era una quindicenne come tante prima di ricevere quel messaggio su WhatsApp e vedere gli occhi sbarrati della sua migliore amica. Qualcosa è accaduto e lei e la sua famiglia sono costretti a trasferirsi a Genova. Scuola nuova, amici nuovi ma sempre il pensiero di quanto è accaduto nella mente. 

Poi, un giorno, incontra in biblioteca un ragazzo dagli occhi verdi che nasconde un libro tra gli altri sullo scaffale. La curiosità è tale da portarla a curiosare in quello che scopre essere il diario di Costanza, la zia malata di Alzheimer di quel misterioso ragazzo. Lui si chiama Matteo, vorrebbe fare lo scrittore ma il tragico crollo del ponte Morandi ha fatto crollare un po’ anche la sua famiglia e non sa più cosa volere o meno. 

Ale e Matteo hanno più cose in comune di quanto pensano e la nuova vita di lei, fatta anche di nuove amicizie, forse non è poi così brutta.

“Il cuore di tutto” (Mondadori, giugno 2022) è il nuovo romanzo della scrittrice genovese Sara Rattaro. A differenza dei precedenti stavolta i protagonisti sono adolescenti ed è proprio a loro che questa storia si rivolge.

“Mi avvicino al mio posto e guardandomi intorno non riesco a non pensare che ogni storia non è altro che uno dei mille fili che compongono un tessuto, il cui pregio dipenderà solo dal suo intreccio con tutti gli altri fili che incontrerà nella trama.”

Tutto parte da un fatto grave di cyberbullismo che verrà svelato nel corso delle pagine e si sviluppa come una storia di rinascita: figli e genitori devono affrontare cambiamenti, nuove situazioni e nuove dinamiche. Il bene dei figli viene prima di tutto ma non bisogna scordare il passato né farsene fagocitare.

“Mi sono dovuta fermare un attimo come se avessi già vissuto quel momento. Ero felice mentre qualcuno a cui volevo bene viveva l’inferno.”
Sara Rattaro

Per Ale e Matteo è ancora più complicato, un po’ per l’età non semplice, un po’ per la crudeltà di fatti non decisi da loro ma per il quale provano, ingiustamente, sensi di colpa.

E poi c’è la storia tanto bella quanto triste di Costanza, un viaggio nel tempo nella vita di una giovane donna che dovette sacrificare gli anni più belli per inseguire l’idea di una famiglia che si scomparì da un giorno all’altro.

“Lei però non sembrava questo. Non ero nemmeno così certo che la mia fosse attrazione. Non era voglia di baciarla o di avvicinarmi a lei. Era più desiderio di non smettere di osservarla.”

Ma la speranza non svanisce mai veramente, a tutto si può trovare rimedio o se non altro si può tentare di riemergere, di rivalutare la realtà e renderla più abitabile.

“Il cuore di tutto” è bello, tenero, emozionante, spiazzante e pieno di quell’amore che è possibile nella vita di tutti i giorni, nelle persone e nei loro occhi desiderosi di felicità.

“Quello che conta è che siamo tutti qui, sopravvissuti a qualcosa, a formare un cuore. Il cuore di tutto.”

Link per l'acquisto qui

lunedì 4 luglio 2022

“Sesso civile” di Luca Franceschini: una fuga rocambolesca alla ricerca di una libertà ormai dimenticata

Sesso civile, Luca Franceschini
“Ora sentiva il fiato dell’Ordine sul collo. Una bestia braccata che doveva fuggire e rinunciare a tutto ciò che aveva ottenuto. L’invidiabile posizione di archeologo sarebbe diventata un ricordo. Si domandava: un ricordo di una vita peggiore e priva di libertà? O un ricordo di una vita migliore e spensierata, dove si era saputo inventare una posizione, un buon reddito e lo spazio per i vizi?”

Demri si è finalmente risvegliata dal coma ma non ricorda niente del passato e la realtà nella quale vive è assurdo: una società fatta di Centri d’Accoppiamento, iniezioni ormonali e rapporti umani ridotti a obblighi burocratici.

Cos’è accaduto al mondo che conoscevamo e perché è obbligata a sottoporsi a pratiche delle quali non comprende il significato?

Poi appare Christian che vive anche lui lì ma per chissà quale ragione decide di aiutarla, di portarla via da quel posto, in un luogo più sicuro e con meno imposizioni. Ma qualcuno li spia e scappare non sarà così semplice.

“Sesso civile” (Delos Digital, collana Futuro Presente, aprile 2022) è l’ultimo romanzo del toscano Luca Franceschini, classe 1980, laureato in filosofia, e vincitore di diversi Premi anche come fumettista.

Un romanzo breve fantascientifico davvero ben scritto che catapulta i lettori in un futuro che potrebbe essere non troppo lontano dalla realtà, soprattutto osservando a ciò che sta accadendo al nostro presente.

Il ritmo è incalzante e le pagine scorrono rapide nel desiderio di capire cosa è accaduto alla ragazza rediviva e come funziona quel mondo così strano.

Luca Franceschini

“Ma non era la società attuale la concreta e più alta realizzazione dell’idea di libertà? La libertà di poter godere di tutte le necessità senza il pensiero di doverle guadagnare o comprare, garantite dalla Delimitazione, compreso il sesso? Cosa mai ci poteva essere di più libero?”

Ancora di più ci rendiamo conto di quanto la libertà sia importante e quanto questa condizioni ogni atto della nostra esistenza. I protagonisti sembrano capirlo durante il loro tentativo di fuga ma un finale inaspettato potrebbe ribaltare quanto accaduto fino a quel momento.

“Sesso civile” è intrigante e coinvolgente, una storia che ha dell’assurdo ma raccontata così bene che immaginarsi in quella realtà diventa piuttosto semplice.

Per fortuna è “solo” fantascienza e dopo l’ultima pagina un bel sospiro di sollievo è inevitabile anche se non sarebbe male poter leggere un continuo: che fine ha fatto Demri? E il povero Christian che scelte ha preso poi?

Link per l'acquisto qui

lunedì 16 maggio 2022

“Gli amanti di Brera” di Rosa Teruzzi: amore e mistero nella nuova indagine delle Miss Marple del Giambellino

Gli amanti di Brera, Rosa Teruzzi

“Chissà se valeva anche per la vita, si chiese Libera. Sei i suoi cicli ricalcavano quelli dell’orto. Se esisteva una stagione in cui, dopotutto, si imparava ad amare. La vecchia pendola che Gabriele aveva ereditato dal nonno batté le quattro del mattino quando lei, finalmente, si addormentò.”

Milano, fine settembre. L’estate è ormai alle porte quando Viviana, affascinante professoressa quarantenne di inglese, sparisce con un suo giovane studente, Davide. 

Tutti, programmi televisivi compresi, si scagliano contro di lei descrivendola come una mangiauomini che avrebbe rapito un giovane ragazzo per soddisfare i suoi vari appetiti sessuali e soprannominandola ‘il fiore nero di Brera’. 

A Libera e alla madre Iole la questione non importerebbe se Furio, uno dei corteggiatori della fioraia del Giambellino, non avesse chiesto loro aiuto in quanto molto legato alla professoressa scomparsa. Le 2 donne, affiancante dalla Smilza e incoraggiate dal Dog, cominciano le loro indagini e ben presto si rendono conto di non essere le uniche a seguire le tracce della coppia.

Sono giorni frenetici e Libera deve anche preoccuparsi di Gabriele, con il quale forse potrà finalmente intraprendere la relazione amorosa da troppo tempo bramata, e della figlia Vittoria divenuta ancora più misteriosa e sfuggente del solito. Senza dimenticare che il misterioso rapinatore conosciuto nel precedente capitolo, potrebbe essere suo padre…

“Gli amanti di Brera” (Sonzogno, aprile 2022) è il sesto capitolo che vede protagoniste le ormai mitiche MissMarple del Giambellino. Ogni libro può essere letto indipendentemente dai precedenti ma naturalmente cominciare dal primo permette di godere maggiormente delle protagoniste e delle trame che si susseguono portando con sé qualcosa dei capitoli precedenti.

Non innamorarsi di Libera è impossibile e lo stesso vale per le altre protagoniste femminili. Ma non solo.

Ogni vecchio e nuovo personaggio porta con sé qualcosa di unico e anche questa volta ci si ritrova ad indagare non solo sui due fuggitivi ma anche sui sentimenti di Libera, eterna indecisa che fatica a lasciarsi andare, su quelli di Iole, che nasconde palesemente qualcosa sul suo passato, e su Vittoria che forse si sta cacciando in qualche pericolosa situazione.

Rosa Teruzzi

“Gli amanti di Brera” è anche un libro che parla di altri libri, di fiori, di desideri, di amori a volte differenti da come avevamo immaginato, di umani timori, di passione e di voglia di serenità.

“Certe canzoni – almeno quelle destinate a restare – sono proprio come i libri, pensò: conoscono già la verità.”

Rosa Teruzzi ci conduce nuovamente, dopo un anno circa, nel suo bellissimo casello ferroviario divenuto casa, che è anche quello di Libera, Iole e Vittoria, per immergerci in una nuova avventura in giro per l’Italia, dalle mille sfaccettature e dai risvolti intriganti e sempre inaspettati.

Un nuovo romanzo al quale appassionarsi, un ritorno sempre gradito nel quale le donne sono le vere protagoniste tutte da scoprire.

E ora, una volta ancora, non ci resta che attendere (speriamo non troppo!) il prossimo libro che so già sarà altrettanto affascinante e ricco di nuove coinvolgenti emozioni.  

Link per l'acquisto qui  

lunedì 2 maggio 2022

“Il tempo della speranza. Le sorelle del Ku'damm” di Brigitte Riebe: il terzo ed ultimo capitolo dell’avvincente saga berlinese

Il tempo della speranza, Brigitte Riebe

“Stavolta però si era sentita molto diversa e persino un pizzico di invidia accompagnava quello struggimento che l’aveva pervasa all’improvviso. Forse perché ormai aveva ventisette anni e non era più una ragazzina? Flori non si era mai soffermata a pensare alla sua età, ma quel giorno, per la prima volta, lo fece.”

È sempre triste giungere al termine di una saga familiare e lo è ancora di più quando, come in questo caso, sentivamo di far ormai parte della vita delle protagoniste e ci eravamo affezionate a tal punto da avere l’impressione di trovarci noi stesse nella Berlino di quegli anni.

Dopo “Una vita da ricostruire” e “Giorni felici” le sorelle Thalheim sono tornate ne “Il tempo della speranza” (Fazi Editore, marzo 2022, traduzione dal tedesco di Teresa Ciuffoletti e Viola Savaglio), il capitolo conclusivo che vede stavolta al centro delle vicende la piccola di casa, Florentine, all’eterna ricerca della propria strada e di qualcuno che sappia capirla e farla stare bene.  

Siamo negli anni Sessanta, anni importantissimi per Berlino, per la Germania e per l’intera Europa. Florentine ha deciso di rientrare a casa dopo un periodo trascorso a Parigi ma non sa cosa la aspetta. Il suo sogno è sempre stato quello di lavorare nel mondo dell’arte ma il padre non la appoggia, la vorrebbe impegnata nell’attività di famiglia, ed entrare all’accademia d’arte sembra più complicato di quanto avrebbe pensato. A peggiorare il tutto un insegnante che la illude e seduce per renderle poi la vita un inferno. 

Ma Florentine è forte e testarda e non sarà certo questo imprevisto a distoglierla dai suoi progetti. Sono in serbo grandi cose per lei, il sangue che scorre nelle vene delle sorelle Thelheim è anche il suo e tutte riusciranno a trovare stabilità e felicità, nonostante le difficoltà e i tentativi di divisione della loro famiglia così come della loro città.

“Ogni parola un colore a cui si abbandonava totalmente, senza vergogna, senza trattenere nulla. Quella notte Flori non aveva bisogno di nascondere il fatto che potesse vedere le parole, che queste diventassero colori nella sua testa.”

Con “Il tempo della speranza” la scrittrice tedesca Brigitte Riebe ci catapulta ancora una volta in una Berlino dalle mille sfaccettature, ricca di stimoli e di storia: incontriamo Marlene Dietrich al termine della sua carriera, visitiamo la Berlinale e vediamo alcuni dei film più importanti di quegli anni, ascoltiamo la radio, conosciamo Willy Brandt e consorte, assistiamo alla costruzione della chiesa ottagonale accanto alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (gravemente danneggiata negli anni Quaranta) e alla costruzione del Muro che dividerà in due la città. 

Brigitte Riebe
Non manca naturalmente la moda, con gli onnipresenti Grandi Magazzini Thalheim sul Ku’Damm, e non mancano i libri con l’apertura da parte di Silvie di una bellissima libreria.  

“Per questo è sempre più importante occuparsi di libri – di buoni libri – per far sì che la gente non si faccia sommergere da tutto ciò che si vede e sente, ma possa pensare in maniera autonoma.”

Le ragazze sono cresciute davanti ai nostri occhi, e dopotutto cos’è questa indimenticabile trilogia se non un bellissimo, lungo e commovente romanzo di formazione le cui pagine scorrono fin troppo veloci mostrandoci quanto la storia possa influenzare le esistenze di una famiglia, le emozioni e le evoluzioni di esistenze ognuna con la sua particolarità e sensibilità?

Link per l'acquisto qui

lunedì 11 aprile 2022

“Talia, la figlia del fabbricante di bambole” di Cristina Biolcati: orrore e terrore tra bambole reborn e desiderio di genitorialità

Talia, la figlia del fabbricante di bambole, Cristina Biolcati

“La donna se ne vergognava, e per superare quello ci sarebbe voluto del tempo, però almeno adesso lei e Mario avevano un piccolino da accudire; fra le quattro mura domestiche era entrato un barlume di speranza. Un segreto solo loro, che nessuno doveva scoprire.”

Per anni Adua e Mario hanno tentato di avere dei figli ma senza successo e quando vengono a conoscenza della possibilità di ordinare una bambola reborn non ci pensano neppure un secondo. A consegnarla è il corriere ma, inspiegabilmente, insieme al bambolotto viene recapitata anche una bambola, la riproduzione di una bambina di circa sei anni di nome Talia

Loro non l’hanno ordinata e decidono di contattare subito il fabbricante per chiedere spiegazioni. Quest’ultimo presenta la bambola come la sorella maggiore del bambolotto e spiega che non potevano essere separati. 

In un primo momento sembra trattarsi di uno scherzo ma quando il giorno dopo ricevono una chiamata dalla scuola per sapere perché Talia non sia presente i due si insospettiscono e il padre si muove per mostrare che la bambina è in realtà è una bambola. Ma le cose non vanno come dovrebbero e accade qualcosa che non avrebbero mai immaginato.

“Talia, la figlia del fabbricante di bambole” (Delos Digital, marzo 2022) è il nuovo romanzo breve di Cristina Biolcati, scrittrice e poetessa ferrarese e padovana d’adozione, per la collana Innsmouth - Weird Zone che raccoglie racconti oscuri, talvolta bizzarri e le cuiradici possono essere ricondotte a Lovecraft. Non a caso il nome della collana fa riferimento alla cittadina immaginaria dello stesso autore descritta nella storia “La maschera di Innsmouth”, pubblicato nel 1936.

Cristina Biolcati
Talia rappresenta un vero e proprio incubo per i due sfortunati protagonisti che desideravano solamente potersi prendere cura di un bambino o qualcosa di simile.

Da mitologica musa della commedia Talia si trasforma in essere inquietante capace di gesti inaspettati da quella che sarebbe dovuta essere una bella e dolce bambola.

“Talia, la figlia del fabbricante di bambole” ha un ritmo incalzante che rende la lettura più accattivante, è intrigante e fa rabbrividire al momento giusto.

Nonostante la base del racconto ricordi la nota serie televisiva “Servant” (nella quale i coniugi protagonisti assumono una bambinaia che accudisca la loro bambola reborn) la storia si sviluppa poi in maniera differente ed originale, accompagnata da una scrittura raffinata e riconoscibile, rimanendo impressa nella mente del lettore anche al termine della lettura.

Link per l'acquisto qui