“Alla fine, Libera sbucò
in piazza Dumo. Il sole non era ancora sorto, ma già decine di persone la
stavano attraversando come formiche operaie indaffarate, gettando solo uno
sguardo di sfuggita alla mole imponente della Galleria e alle guglie della
cattedrale. Come ogni volta che le ammirava, Libera sentì che il cuore le si
gonfiava per il senso di amore e appartenenza. Ogni miracolo era possibile in
una città come questa.”
Libera, la fioraia del
Giambellino i cui bouquet si dice portino fortuna, è in piena crisi
esistenziale. Il lavoro non manca ma da quando quel biglietto ingiallito è
stato ritrovato nella tasca di quella vecchia camicia a quadri nulla è come
prima e anche quelle poche certezze acquisite nel tempo sono svanite.
Si
potrebbe dimenticare tutto e cominciare una nuova vita ma Libera ha bisogno di
fare chiarezza per provare a ritrovare la serenità e poi come dire di no alla
sua voglia, e a quella della madre Iole, di investigare? Le due detective da
Milano viaggeranno fino alla Calabria tra misteri, luoghi magici e… amore.
Per la terza volta
Libera, Iole e Vittoria tornano tra le mani (e dentro le menti) dei lettori e
sebbene si tratti del terzo capitolo (dopo “La sposa scomparsa” e “La fioraia
del Giambellino”, entrambi per Sonzogno) potrebbe tranquillamente essere letto
autonomamente.
La stessa indipendenza
insita nelle persone delle tre protagoniste, tre donne tanto diverse tra loro,
tre generazioni differenti, ma al contempo molto simili.
“Non si uccide per amore”
(Sonzogno, marzo 2018) di Rosa Teruzzi è forse tra i tre libri quello più sentito, più intimo,
nel quale la protagonista indiscussa è Libera, quasi cinquantenne, rimasta
vedova troppo giovane, alle prese con una madre figlia dei fiori e una figlia, Vittoria, che non le parla, quasi volesse
attribuirle colpe immeritate.
Rosa Teruzzi
Una donna affascinante, amante dei fiori e della
lettura, le cui passioni non si sono mai esaurite ma la cui educazione la porta
troppo spesso a chiudersi in se stessa e reprimere le proprie emozioni. Libera
ama la bellezza, gode di ogni particolare della natura e della sua città,
Milano, con scenari inediti, con la vista delle zone periferiche e ancora una
volta con il fascino del casello ferroviario ora divenuto abitazione delle tre
donne.
“Era proprio quello che
ci voleva. La bellezza, per Libera, rappresentava l’antidoto perfetto alle
asperità della vita e al suo gusto amaro.”
Oltre a ciò non mancano
le risate: le parti più investigative del romanzo sono intriganti e divertenti,
come potrebbe non esserlo con una vecchietta come Iole che si inventa di tutto
pur di apparire giovanile e far colpo sugli uomini? Libera non può fare altro
che lasciarsi trascinare e anche il viaggio in Calabria, per quanto doloroso,
diventa una bellissima avventura che le porterà in posti magici e forse persino
tra le braccia dell’amore.
Un romanzo da divorare,
con un finale davvero inaspettato, che fa sperare in un graditissimo prosieguo.
“Entrai nella libreria e
aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora
venuto in mente di imbottigliare.” Carlos Ruiz Zafón
Cari amici lettori, chi
di voi non ama perdersi in una bella libreria in mezzo ai libri, aspirando il
profumo di carta e ammirando tutto ciò che di culturale si può trovare
all’interno? Io sono tra questi e sono certa che come me vi innamorerete della
Libreria Bookbank!
Ci eravamo lasciati con
la Libreria Magna Charta di Stefano Ricci a Lavinio, frazione di Anzio, e
ancora prima eravamo stati a Villacidro, nel sud ovest della Sardegna, alla
Libreria Paese d’Ombre di Gianpiero Carta. Questa volta ci spostiamo in Emilia Romagna, precisamente a Piacenza, nel centro storico, tra vie lastricate e
piccoli affascinanti negozi.
La proprietaria della
Libreria Bookbank, Sara Marenghi, appassionata lettrice, è stata davvero
coraggiosa e si è ritrovata ad intraprendere questo mestiere quasi per caso
dopo una serie di peripezie. La libreria voleva lei e basta e ora, da ben
quattro anni, è lei ad occuparsene, con la passione che tutti i librai
indipendenti investono nella loro attività, una vera e propria scelta di vita.
Nonostante la posizione
centrale non è stato così facile per lei farsi conoscere ma con il tempo questo
sta cambiando, anche (o forse soprattutto) grazie alle particolarissime e
originali iniziative periodicamente organizzate. E grazie anche al canale Youtube.
Leggete l’interessante
intervista e innamoratevi ancora una volta delle librerie italiane indipendenti
con gli/le incredibili librai/e che dedicano ai loro clienti lettori tanto
prezioso tempo!
Benvenuta
nel mio blog Sara! È un piacere per me poterti ospitare. Quando e per quale
motivo hai deciso di intraprendere il mestiere di libraio?
Ciao! Mah… che dire… in
realtà ci sono proprio inciampata, nel mestiere di libraio. Le mie esperienze
lavorative sono le più disparate: giornalista pubblicista con un background in
ambito teatrale e organizzazione eventi.
Sono inciampata in
Bookbank a causa della mia passione per la lettura. E quando sei un lettore, le
librerie di libri usati sono come la luce per una falena: ci voli dentro. I
motivi sono semplicemente due: respiri l’odore dei libri mentre ti fai
scegliere da quello che comprerai, sai che risparmierai (cosa da non
sottovalutare!).
“Mi trasferisco” – mi
dice un giorno Anikò libraia fondatrice di Bookbank – “e vendo l’attività”. Una
frase detta en-passant, tra una chiacchiera e l’altra. Il campanello ha suonato
nella mia testa e dopo incontri e conti mi decido: faccio il salto. “Mi spiace
– mi dice quel giorno Anikò – ma ho concluso ieri con una ragazza che si chiama
Elena”. La delusione mi ammutolì.
“Voglio proprio vedere
chi è ‘sta Elena che mi ha fregato la Bookbank” – ho pensato un giorno e sono
rientrata in libreria. Elena – al contrario dei miei pensieri – si è rivelata
una persona simpatica e tra un libro e l’altro siamo pure diventate amiche.
Molto amiche. “Voglio fare la maestra” – mi dice un giorno Elena – “e vendo
l’attività”. Una frase detta en-passant, tra una chiacchiera e l’altra. Il
campanello ha suonato nella mia testa e dopo una sola notte passata in bianco
mi decido: faccio il salto. Era settembre 2013.
Come
e quando è nata la libreria indipendente Bookbank Libri D’altri Tempi?
Descrivicela anche fisicamente.
Bookbank (BB per gli
amici) è un sogno che abbiamo rincorso, è l’entusiasmo di chi entra in libreria
e sgrana gli occhi, sono le nottate passate a inventariare catalogare spostare
archiviare, è la curiosità di scovare libri “nuovi”, è l’emozione di trovarsi
faccia a faccia con un libro raro e ingiallito, è la fantasia che riempie
l’aria e che nasce proprio lì sotto… al termine della scala chiocciola, è
l’ansia di arrivare a fine mese, è la gioia di ospitare artisti con le loro
opere, è la delusione di un cassetto vuoto, è la felicità di un cuore pieno, è
il sapore di torta e focaccia, è il profumo di tè caldo e di vino speziato, è
la stanchezza dopo i mercatini, è la felice constatazione che tanti clienti
sono diventati tanti amici… bè insomma: BB è un posto meraviglioso!
Ahahah! Fisicamente per
me è quasi impossibile descrivertela… è sempre in movimento! Da quando l’ho
rilevata (circa 4 anni fa) ad oggi è cambiata tantissimo e cambierà ancora! Eh
sì, ho questo difetto: non riesco stare ferma. Comunque sia ci provo. BB è
piccola ma disposta su tre piani… anzi due piani e un soppalco. Ha i colori
caldi del legno e tutte le pareti coperte da libri. Fuori ci sono fioriere che
regalano alla struttura in ferro battuto della libreria un’aria vagamente
francese e retrò.
Appena entri sulla
sinistra ho allestito un piccolo banco con macchinetta del caffè, dolcetti e
spezie. Alle mie spalle ci sono infatti gli scaffali di quella che io chiamo
“piccola Bottega letteraria” con marmellate biologiche, vini, miele a KM 0,
birre artigianali, spezie, e le famose Tisane Letterarie.
Al piano di sotto (si
accede attraverso una scala a chiocciola) c’è lo spazio dove organizzo le varie
attività. Alle pareti scaffali di libri (ovviamente) e bel centro un grande
tavolo con sedie. Di lato c’è sempre un angolo “buvette”.
Il soppalco è un piccolo
gioiello intimo: due poltrone, un tavolino, un vecchio giradischi e
una lampada
liberty e qualche valigia sparsa qua e là. Dal soppalco puoi affacciarti sulla
libreria, facendo attenzione all’intricato Potus e rose rosse appese che
formano il “soffitto” dell’ingresso.
La libreria è nata nel
2005 da un’idea di Anikò, lettrice ungherese che trasferitasi a Piacenza ha
pensato di inventarsi un’attività che prima non c’era. Da Anikò è passata Elena
e poi a me, Sara. Tre ragazze che hanno sempre inseguito un sogno e la passione
dei libri.
La
tua libreria è nel centro storico di Piacenza, una delle parti più belle della
città. Da chi è composta la tua clientela? Tra questi vi sono anche turisti?
Piacenza è una città
strana, chiusa e abitudinaria. Sono in pieno centro storico, a 23 passi dal
Corso Vittorio Emanuele (la via dello shopping centrale, per intenderci) eppure
i piacentini fanno davvero fatica a girare l’angolo. Pian piano mi sto facendo
conoscere, ma è davvero dura. La clientela è davvero varia: dagli studenti in
cerca dei classici che servono a scuola, alle maestre per rifornire le
biblioteche scolastiche, ragazzi con le idee ben chiare su cosa leggere, e
altri che si fanno attrarre dai gadget (autoprodotti e con materiale di
riciclo) o dalle Tisane Letterarie. La parte più consistente però riguardano i
Lettori (sì proprio con la L maiuscola) che non si fanno attrarre solo
dall’ultimo best-seller, ma che si regalano il tempo di spulciare tra gli
scaffali.
Sì qualche turista c’è,
ma non sempre ci capita per caso. Mi son accorta che grazie ai social c’è chi
viene a cercare proprio BOOKBANK!
Curiosando
nel sito Internet della libreria ho visto che organizzi sempre tante iniziative
di vario tipo, per piccoli e grandi lettori. Quale riscontro hai al riguardo?
Io
vengo dal mondo del teatro e per me la LIBRERIA non è un punto di arrivo ma di
partenza. L’idea è quella di creare attorno alla Bookbank un mondo fatto di
persone che parlano, che imparano, che guardano, che ridono, che si incontrano.
Ed è per questo che invento tante attività, laboratori, incontri, mostre
d’arte…
Da
sempre, per esempio, in BookBank si incrociano scrittura e arte: piccole e
preziose esposizioni si alternano tra gli scaffali carichi di libri,
moltiplicando le storie e creando nodi continui con l’illustrazione, la
fotografia o i collage. E da sempre si viene qui anche per imparare ma
soprattutto per sperimentare, per giocare. Laboratori, corsi, incontri in cui
si parla di letteratura in inglese (Teatime with Jane) o in francese (Un verre de vin avec Jean Paul) davanti a un tavolo carico di dolci o a un
buon bicchiere di vino – e a chi passa per la libreria arriva l’eco delle
risate e non può non sorridere, di riflesso.
Bookbank
si occupa in particolare di compravendita di libri di seconda mano, fuori
catalogo, rari ed antichi. Quale è il motivo di questa scelta? Ed è possibile
anche acquistare libri appena pubblicati?
La
mia idea (utopica lo so) è quella di ridare vita ai libri. Questo dei libri
usati è un mondo così magico che non potrei farne a meno. La bellezza di
conoscere le persone e le case dove vado a recuperare i libri, di conoscere le
storie che hanno da raccontarti, il profumo della carta, i tesori che ci trovi
dentro (lettere, segnalibri, santini, fiori, biglietti del treno, cartoline,
biglietti…) e questo secondo me si trasmette anche a chi ci entra. Qui non
trovi l’ultimo libro fresco di stampa, qui devi farti trovare dal libro. Ti
devi regalare il tempo. E’ questa la filosofia di Bookbank: essere
controtendenza a questo mondo che ci vuole sempre di corsa e sempre frenetici.
Oltre
ad un bel sito Internet hai anche una pagina Facebook molto seguita e un canale
Youtube. Ritieni che il diffondersi delle nuove tecnologie abbia influenzato il
tuo mestiere di libraio?Se sì, in
negativo o in positivo?
Vero che l’essenziale è
invisibile agli occhi, ma essere visibili conta eccome! E i Social in questo mi
hanno (e mi stanno) davvero aiutando. Certo che è un secondo mestiere, perché
se vuoi farlo bene allora richiede impegno e dedizione…
Quanti
libri leggi in media in un anno?
Non lo so, di preciso.
Leggo per lavoro e per diletto. Ho una media di 1 libro a settimana, ma poi ci
sono momenti che riesco dedicarmi più tempo e allora leggo di più.
L’ultimo
libro letto?
“L’uomo di Londra” di Simenon, “Silveberg”
di Asimov. Li ho quasi letti in contemporanea.
Per
quale motivo un lettore dovrebbe preferire la tua libreria indipendente ad una
grande catena?
Qui ci entri per un libro, ma anche per un
caffè, per due chiacchiere, per un consiglio. Decidi
di passare in Bookbank per
le tante iniziative che organizzo, perché c’è sempre qualcuno per scambiare
opinioni e quattro risate. Qui trovi due
BUONI FELICITA’ unici: “Una libraiatutta per sé” e “Colibrì”.
E poi qui ci vieni perché
è un posto dove si sta bene. Qui ci entri perché ti regali il tempo... e ti
pare poco?
Un
augurio per il libraio che ti succederà in questa rubrica?
Il nostro mondo è meravigliosoooooooooooooooooo
che riempie il cuore (ma non il cassetto! :-) )
Grazie per il tuo tempo
Sara e grazie per il tuo lavoro che contribuisce a diffondere il piacere della
cultura. La prima volta che capiterò a Piacenza verrò sicuramente a trovarti e
spero faccia così anche chi ci sta leggendo.
“Se potessi tornare
indietro credo che rifarei tutto, anche gli errori che mi hanno portato sino a
qui perché, a ogni modo, mi hanno regalato le emozioni migliori. Sono proprio
le emozioni, forse, tra le uniche cose nella vita che non possiamo gestire. Vorrei
poter spegnere anche un solo istante il flusso di sensazioni che mi invade
costantemente, che non mi permette di respirare e che mi fa sentire quasi
indifesa.”
Elisa ha diciotto anni e
si è appena diplomata. Nonostante la soddisfazione per i successi scolastici
non riesce ad essere pienamente felice a causa del tradimento del suo
ragazzo con Greta, la sua peggior nemica di sempre. L’amica Manuela pensa
quindi di portarla con
sé in vacanza al mare, non dalla zia, come inizialmente concordato, ma in una splendida villa con altri coetanei. Inizialmente Elisa è
riluttante ma gli basterà accorgersi della presenza di Bruno, la sua prima
cotta adolescenziale, per cambiare idea e decidere di buttarsi in una nuova
avventura, nonostante lui abbia la fama di provarci con tutte.
Le cose non
sono semplici come sembrano e a complicare tutto si metterà nuovamente la cara
Greta.
“Le emozioni di
un’estate” (collana Un cuore per capello, PubGold, febbraio 2018), è il romanzo
di esordio, di genere Young Adult, nato sulla piattaforma Wattpad, di Soul
Attempt.
Si tratta di una storia
d’amore, una di quelle da sogno, con un lui bellissimo, dolce e affidabile,
nonostante il passato da latin lover. Lei più giovane, ma non di tanto, e
diffidente in quanto scottata da poco da un brutto tradimento. E quale migliore
location della spiaggia, del mare, per una simile storia?
“Le cicatrici restano
sempre e qualche volta tornano a ricordarti che il dolore è sempre lì, dietro
l’angolo.”
Una parte iniziale forse
un tantino prolissa ma non per questo meno godibile. Che sorpresa quando poi a
un certo punto l’atmosfera romantica viene di colpo surclassata da un fatto
davvero inaspettato che trasforma il romanzo in un qualcosa di molto simile ad un thriller.
L’amore è il vero
protagonista ma non mancano l’amicizia (anche questa da sogno!), la sofferenza, la delusione, la
felicità, la tristezza, e tutti quegli umani sentimenti che accompagnano le
giornate dei protagonisti.
Un romanzo rosa per i più
giovani e per coloro che amano tornare indietro nel passato, tra i ricordi più
dolci e romantici. Poco più di trecento pagine che volano via e che lasciano un
delicato ricordo nel cuore dei lettori.
Nata in un paesino di
provincia, trapiantata in città. Mamma a tempo pieno, lettrice compulsiva con
la passione per l'arte digitale e la grafica.
Laureata in Scienze della
Comunicazione, ha seguito un Master sulla Multimedialità.
Attratta da tutto ciò che
suscita un'emozione.
La scrittura è stata da
sempre la via alternativa per raccontare e raccontarsi. Ha sperimentato la
poesia e i racconti brevi, alcuni dei quali sono stati selezionati in varie
antologie.
Wattpad è stata una scoperta e il modo
migliore per avere un confronto diretto con i lettori.
“Tutto questo iniziò
l’estate in cui Oliver venne a casa nostra. È inciso in ogni canzone che
spopolava allora, in ogni romanzo che ho letto durante e dopo il suo soggiorno,
in ogni cosa, dal profumo del rosmarino nelle giornate calde al frinire
concitato delle cicale di pomeriggio: odori e suoni, in mezzo ai quali ero
cresciuto e con cui fino ad allora avevo convissuto ogni anno della mia vita ma
che poi d’un tratto riscoprivo eccitanti, arricchiti di una sfumatura
particolare, per sempre colorata da ciò che accadde quell’estate.”
Metà anni Ottanta. Elio
ha diciassette anni e come ogni estate sta trascorrendo le vacanze nella villa
di famiglia nel Ponente ligure. Il padre, docente universitario, ogni anno
invita uno studente a trascorrere con loro i mesi più caldi e quest’estate
arriverà Oliver un ventiquattrenne newyorkese in possesso di dottorato di
ricerca alle prese con la tesi postdottorato.
Qualcosa li attira l’uno
all’altro, dal primo momento; è sufficiente uno sguardo ma per tanto tempo prevalgono
l’indifferenza, simulata e la paura. Elio e Oliver non potranno non cedere al
desiderio dando spazio ad una esperienza che resterà unica nella loro
esistenza.
Confesso che prima che si
cominciasse a parlare del film di Luca Guadagnino (Italia, Francia, Brasile,
Stati Uniti d'America, 2017; Oscar a James Ivory per la miglior sceneggiatura
non originale) non ne conoscevo il libro. Forse avevo intravisto la copertina
tempo prima ma non ci avevo prestato attenzione.
“Eccolo là, il lascito
della giovinezza, le due mascotte della mia vita, fame e paura, che mi
vegliavano e mi dicevano: Tanti prima di te hanno sfruttato l’occasione e sono
stati ricompensati, perché non lo fai anche tu? Nessuna risposta. Tanti hanno
esitato, perché esiti anche tu? Nessuna risposta. E poi arrivò, più sprezzante
che mai: Se non dopo, Elio, quando?"
La curiosità è stata perciò
la motivazione principale che mi ha portato alla lettura di
André Aciman
“Chiamami col tuo
nome” (Guanda, 2008, traduzione di Valeria Bastia), romanzo d’esordio dello
statunitense (di origini turche, cresciuto ad Alessandria d’Egitto) André
Aciman.
Un romanzo che tocca il
cuore, che si impone al lettore con incisività e brutale tenerezza. Elio rivive
il suo passato come se tutto ciò fosse accaduto il giorno prima, a mostrare
l’importanza di quel breve ma davvero intenso e sublime rapporto, che va persino oltre l’amore,
con un altro uomo.
Un uomo non qualsiasi,
uno di origine ebraiche come lui, amante come lui dei libri, della poesia e con
in comune una serie di innegabili passioni in comune.
“Era questo in fin dei
conti, ad attirarmi in lui, con un impulso irresistibile che travalicava il
desiderio o l’amicizia o il fascino di condividere la stessa fede religiosa.”
È un racconto intimo, che
non si risparmia in nulla e che per questo a tratti può risultare davvero forte
(come la famosa ‘scena’ della pesca) ma ancora più reale.
Non c’è finzione, non ci
sono giri di parole, Elio e Oliver tra le onde di quel mare e tra le viuzze
della Roma più affascinante, sono nudi agli occhi del lettore. La loro è
un’esperienza talmente profonda e totale da risultare una tra le più belle della
letteratura europea contemporanea. Link per l'acquisto qui
“Il vento è l’elemento dominante: ora incarnato nella vibrazione del
pianto segreto, ora nel riflesso del chiarore evocativo, audace e avvolgente.
Il libro è diviso in due sezioni: poesie e aforismi. Nella prima parte gli
effetti ritmici del verso si intrecciano a quelli emotivo/sensoriali in cui la
sintesi si identifica con il sentimento della fragilità. Nella seconda parte
gli aforismi si fanno carico di asserzioni che fotografano impressioni e
nervature registrando o profetizzando il declino della permanenza. Ogni
circuito vitale, così come i sentimenti, è pervaso da un equilibrio instabile e
continuamente sottoposto al movimento naturale dell’aria. Mariano Ciarletta
costruisce il significato poetico attraverso schemi sintattici di facile
lettura perché diretti, immediati gettando fili armonici tra l’esperienza
surreale e l’accettazione della grezza realtà di ogni giorno. Il campo di
ricerca, infatti, è il sentire e il vivere pienamente ciò che è compiuto e che,
naturalmente, scompare tra una folata di vento e la resistenza della memoria.”
Questo è quanto scrive Rita Pacilio nella prefazione all’ultima raccolta
di poesie e aforismi intitolata "Il vento torna sempre" (La Vita Felice, marzo 2018) di Mariano Ciarletta, giovane scrittore campano già autore di
altre raccolte poetiche e di romanzi horror, insignito di diversi premi letterari
nazionali.
La sua è una poesia genuina, priva di pizzi e merletti, versi che si
susseguono con la consapevolezza che non tutto è semplice nella vita ma che gli
ostacoli si possono incontrare in ogni momento e in ogni luogo, fisico e
dell’anima.
Poesie come riflessi dello spirito, aforismi come immagini del pensiero.
Mariano Ciarletta è dottore in gestione e
conservazione del patrimonio archivistico e librario, titolo conseguito
all’Università degli studi di Salerno.
E' autore di tre romanzi horror: Rami
nel buio, L’esorcismo di Amanzio Evenshire, Ai bordi dell’abisso, storia di
un esorcismo e The necklace. Oltre alle pubblicazioni in campo narrativo, è
autore di quattro raccolte poetiche, rispettivamente: La foresta delle rose
scarlatte, Tra miti e silenzi, Iridi e Come radice.
Diverse sue poesie sono state pubblicate sulla rivista
nazionale «Fiorisce un cenacolo» e sulla rivista siciliana «Postillare.» Pagina Facebook: Mariano Poesia
Alcuni lo definiscono un
capolavoro, altri una schifezza totale, io dico che la via di mezzo è la
migliore e che dipende anche da come, con quale tecnologia, vedete il film.
Inizialmente non ero
troppo interessata alla pellicola, poi ho cominciato a leggere recensioni
positive e ho capito che vi erano un sacco di rimandi ai mitici anni Ottanta, i
miei anni. Inoltre come potevo resistere alla proiezione IMAX 3D?
“Ready Player One” (Stati
Uniti d’America, 2018) è l'adattamento cinematografico
dell’omonimo romanzo
scritto da Ernest Cline, un film fantascientifico distopico ambientato nel 2045
a Columbus. La popolazione è in pessime condizioni per via di inquinamento e sovrappopolamento.
A causa di ciò le persone passano più tempo nei mondi virtuali che nella realtà
e frequentano OASIS, un incredibile mondo ideato da James Halliday (Mark
Rylance), da poco morto. In palio c’è la sua eredità e a conquistarla sarà
colui che troverà le tre chiavi.
Visto in 3D IMAX “Ready
Player One” è veramente spettacolare. Si tratta di un’esperienza unica ed
immersiva che porta lo spettatore dentro un mondo utopico (ma non troppo) in
cui la realtà virtuale è la protagonista. È un po’ come trascorrere qualche ora
dentro un videogioco che ci trasporta dal futuro al passato grazie alle
infinite citazioni proposte da Spielberg: ci sono tutti, dalla mitica Atari
all’ancora più mitica DeLorean di Ritorno al futuro, da King Kong a Godzilla,
da Batman a Lara Croft, dal Gigante di ferro a Shining (bellissima la parte
ambientata nell’Overlook Hotel!!), solo per citarne alcuni. Ci sono persino
Chucky (la bambola assassina) e Blanka e Chun-Li di Street Fighter!
“Ready Player One”,
uscito nelle sale cinematografiche il 28 marzo 2018, è per i più giovani, che
non coglieranno, se non in rari casi, la gran parte delle citazioni, ma
ameranno l’atmosfera da videogioco, e per i meno giovani che sguazzeranno tra i
piacevoli ricordi del passato.
Sicuramente manca un
approfondimento dei personaggi e certi fatti (come la causa della povertà e della morte di tanti cittadini) vengono solamente accennati, ma siamo certi che
avrebbe aggiunto qualcosa alla trama? Con il rischio poi di trasformarlo in un
film con ribellioni del popolo e proteste pseudo politiche?
I due protagonisti (Tye
Sheridan e Olivia Cooke) poi sono tratteggiati in maniera piacevole e fornendo
loro le caratteristiche essenziali per il film.
Splendidi i costumi, così
come la colonna sonora di Alan Silvestri (compositore, fra gli altri, di
“Ritorno al futuro”) e gli incredibili effetti speciali ad opera di Neil
Corbould.
I 140 minuti scorrono
rapidamente ma probabilmente un piccolo taglio alla parte iniziale non sarebbe
stato così male.
“Ready Player One” è la
parabola dei giorni nostri in cui le persone si rifugiano nel virtuale per
sfuggire ad una realtà non sempre piacevole e per questo motivo oltre che
divertire fa anche riflettere sulla vita che stiamo vivendo e su quella che ci
aspetta, in un futuro non troppo lontano.
E sicuramente fa venir voglia di
tornare a giocare con tutti quei videogiochi che allietavano le nostre giornate
da piccoli e con quelli che ancora oggi divertono piccoli e grandi.