mercoledì 24 ottobre 2018

"Sogni (e altri racconti inediti)” di Ryūnosuke Akutagawa: dalla gioventù all’età adulta dell’autore giapponese


“Aggrottando severamente le sopracciglia, cominciò a camminare con passo sempre più rapido lungo la buia secca sotto il ponte. Intanto, l’acqua cresceva centimetro per centimetro, metro per metro, inesorabilmente. E, al tempo stesso, l’odore delle alghe e dell’acqua che si levava dal fiume gli si avvolgeva freddo sulla pelle. In alto, sopra il ponte, la luce vivida del sole del tramonto si era ormai spenta, e si vedeva solo la massicciata scurissima in pietra che ritagliava perfettamente il cielo vagamente limpido del crepuscolo. Ma la donna ancora non veniva.”
Ci sono piccole case editrici che si occupano di grandi autori e pubblicano perle della letteratura mondiale. Una di queste è l’italiana, o meglio pistoiese, Via del Vento Edizioni, fondata nel 1991 da Fabrizio Zollo con l’intento di pubblicare testi inediti e rari di grandi letterati italiani e stranieri del Novecento. Da allora sono innumerevoli i testi pubblicati e le collane sono oggi ben quattro (due delle quali cessate di recente).

“Sogni” (maggio 2017, Collana «ocra gialla, test», testi inediti e rari del Novecento, cura e traduzione di Marco Ruggiero), libretto di pregiata fattura, edito in sole duemila copie singolarmente numerate, contiene cinque racconti di Ryūnosuke Akutagawa (1892 – 1921, tra i maggiori scrittori giapponesi del Novecento), inediti in italiano.

I primi due racconti, “La fede di Wei Sheng” e “Donna” fanno parte dei racconti giovanili di Akutagawa; “Dopo la morte”, “La malinconia di Taneko” e “Sogni”, vennero invece scritti nell'ultima fase di produzione letteraria dell’autore.

Ryūnosuke Akutagawa
Le particolarità sono piuttosto visibili: nei primi due il linguaggio è differente (chi conoscerà la lingua giapponese, fortunati voi, avrà la possibilità di cogliere appieno tali particolarità) e differenti sono anche le tematiche trattate. Dai riferimenti alla letteratura cinese classica alle trame più frammentarie e al cinismo degli ultimi anni di vita.

Splendido anche “La malinconia di Taneko” che mostra l’avvento nel Paese del Sol Levante della cultura occidentale e di come questa poteva essere causa di ansie.

“Se quei fili avessero avuto una voce, la rosa, inondata dalla luce del sole del pomeriggio, sarebbe di certo risuonata come suonerebbe un violino sospeso nel vento in cima ad un ramo.”

Immaginazione, tradizione, realtà e vicende autobiografiche si susseguono in questi cinque racconti che permettono di approfondire la conoscenza dell’autore giapponese divenuto noto per “Rashōmon” (del quale ricordiamo la splendida trasposizione cinematografica di successo di Akira Kurosawa del 1950) e al quale è stato dedicato uno fra i più prestigiosi premi letterari in Giappone.

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