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La porta, Georges Simenon |
“Ma che cosa ne sapeva in realtà? Le mogli che stavano a casa tutto il giorno non avevano a volte gli stessi dubbi riguardo ai loro mariti? Però erano donne, e non erano menomate dalla mancanza delle mani. Quando il loro compagno tornava a casa potevano abbracciarlo e andare a passeggio con lui senza che la gente si voltasse a guardarli con aria di commiserazione. Non soffrivano, nonostante questo, dello stesso tipo di gelosia che ogni tanto assaliva lui? Non accadeva loro di cercare nell’uomo che tornava a casa la traccia di un profumo estremo?”
Bernard Foy e Nelly sono sposati, vivono in un bel quartiere di Parigi e si amano da più di vent’anni, oggi ancora come allora. Bernard non ha più le mani, perse in guerra saltando su una mina, e da tempo ormai trascorre il suo tempo dipingendo abat-jour, osservando ciò che accade fuori dalla finestra e soprattutto aspettando il rientro dal lavoro della moglie.
Questa routine è divenuta di recente un’ossessione a causa della gelosia per quella vita più movimentata della sua che conduce Nelly.
A peggiorare il tutto la richiesta da parte di un’amica di
sbrigare piccole commissioni per il fratello illustratore che, inchiodato su
una sedia e rotelle, si è trasferito nel loro palazzo.
Quello di Bernard è ora
un vero e proprio malessere fisico per il quale neppure i medici sanno cosa
fare; il consiglio del dottor Aubonne è di prendersi una vacanza lontana da
casa ma per lui sarebbe un ulteriore motivo di stress e il suo controllo maniacale
potrebbe venir meno.
Si tratta di angosciosi
pensieri senza fondamento o c’è qualcosa di più? Il loro amore è davvero ancora
saldo come i primi tempi o il passato complicato di entrambi ha modificato il
loro rapporto senza che loro siano in grado di ammetterlo?
“La porta”, scritto da
Georges Simenon nell’estate del 1961, appartenente al ciclo romanzi duri
è ora tradotto in italiano da Laura Frausin Guarino e pubblicato dall’Adelphi
(giugno 2024).
Simenon ci ha abituato
alle storie di uomini sposati (e non) in crisi e questa volta si aggiungono la
guerra, quella che gli ha rubato le mani insieme a tutto ciò che riguarda il senso
del tatto, e la storia di abusi e di un passato per nulla semplice della moglie.
Il protagonista maschile non
può non riportarci a Jeffries, il protagonista costretto in sedia a rotelle del
racconto di Cornell Woolrich reso poi famoso da “La finestra sul cortile” di
Hitchcok. Come lui anche Bernard osserva tutto ciò che accade al di là della sua finestra, sa ciò
che fanno i vicini di casa, saluta la moglie dalla finestra e conosce l’orario
esatto al quale rientra ogni sera, ogni minuto di ritardo peggiora la sua ansia
e le ossessioni volano ancora più alte.
“Perché, dopo tutto,
erano vent’anni che viveva con lei e non si era sempre tormentato a quel modo.
Era geloso, certo, come, aveva ragione di credere, la maggior parte degli
uomini sono gelosi. Era perché si sentiva invecchiare mentre sua moglie, al
contrario, ringiovaniva? Oppure i medici si sbagliavano e lui si trovava in
condizioni di salute molto precarie?”
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Georges Simenon |
E se fosse solo malato e
i medici non fossero in grado di stilare una diagnosi corretta?
Vi è un’unica certezza:
tra Bernard e Lucy qualcosa è cambiato e nonostante i loro tentativi di
mascherare la situazione questa non potrà che precipitare in un finale
inaspettato ma col senno di poi intuibile fin da subito.
Uno dei romanzi più belli
di Simenon, un crescendo di tormenti, gelosie e sensi di colpa circondati da un amore
profondo presumibilmente senza fine.
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