venerdì 4 agosto 2017

"Terre promesse" di Milena Agus: l’estenuante ricerca di utopiche illusioni pregne di amore


Terre promesse, Milena Agus
“Dopo la festa, quasi tutto il paese andò dietro agli sposi fino alla stazione. Ma quando il treno si mosse, Ester non si affacciò al finestrino per salutare quelli che erano stati tutta la sua vita fino ad allora, e quando la nave salpò da Porto Torres, non guardò la sua isola scomparire nell’acqua, né vide gli uccelli migratori volare verso la loro terra promessa, in senso contrario, a sud.”

Milena Agus è una di quelle scrittrici italiane che colpiscono qualunque cosa scrivano. Ha uno stile tutto suo, inconfondibile; le sue storie ammaliano e lasciano dentro una strana sensazione, una via di mezzo tra tristezza, malinconia e amorosa speranza.

Non potevo perciò che leggere anche l’ultimo romanzo, “Terre promesse” (Nottetempo, maggio 2017) ed innamorarmi ancora una volta degli strambi, ma sempre profondamente reali, protagonisti.

Tutto ha inizio con Ester, giovane ragazza di un paese della provincia di Cagliari, fidanzata di Raffaele, finito in un lager per non dover combattere dalla parte di Hitler e tornato a casa dopo alcuni anni salvo ma gonfio e irriconoscibile. Ormai però il matrimonio non si poteva annullare e dopotutto Ester voleva solo lasciare la Sardegna quindi quale migliore occasione? Ester e Raffaele cominciano così la loro vita insieme a Genova, con il mare, le navi nel porto e il vento che soffia costante che affascinano lui ma con un amore ormai scomparso. Ma poi il lavoro viene a mancare e sono costretti a trasferirsi a Milano ma nemmeno lì lei è contenta. Le porta un po’ di serenità la nascita di Felicita ma la terra promessa forse si trova all’inizio del suo viaggio e tornare in Sardegna sarà davvero la scelta più giusta?

Milena Agus
“Il peggio della sua vita era passato. In Continente, Raffaele sarebbe tornato a essere il ragazzo prima della guerra. A lei sarebbero spariti il mal di testa e l’insonnia. Finalmente avrebbe abitato in una casa sana, luminosa, con una finestra in ogni stanza, e in inverno sarebbe andata al gabinetto senza doversi mettere il cappotto per attraversare il cortile.”

“Terre promesse” racconta la storia di tre generazioni, quelle della madre, della figlia e del nipote poi. Le donne sono ancora una volta protagoniste e lo sono fino in fondo, al di là di ogni desiderio, di ogni difficoltà. Donne che colgono ogni minima sfumatura della vita, che compiono scelte sbagliate ma che sanno andare avanti e trovare la forza che permette loro di non arrendersi e cogliere quanto di positivo può scaturire da ogni cosa.
Non a caso Ester e Felicita creano oggetti riciclando ciò che gli altri considerano rifiuti.

E poi c’è Cagliari, quella meno nota ma senza dubbio la più affascinante, con i quartieri nascosti e le viuzze strette, la Marina in particolare, con le sue case alte abitate da persone provenienti da ogni parte del mondo che sanno accontentarsi di un piccolo angolo con vista sul mare, con quella musica jazz trasmessa da nonno a nipote a fare da colonna sonora.

“Terre promesse” è un viaggio nel tempo alla ricerca di un qualcosa che chissà se esiste realmente. Tutti noi siamo alla ricerca continua di una terra promessa ma ne vale davvero la pena? Ai lettori l’ardua sentenza!

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